sheiladi CLARA DAGHINI – A fasi alterne casa mia sembra scoppiare sotto il peso degli animali bisognosi che mi capitano tra le mani e ogni volta mi giuro solennemente che smetterò di raccoglierne.
Ovviamente non succede mai e ogni volta mi ritrovo al punto di partenza.
Venerdì 18 stavo infatti controllando facebook: e, tra le innumerevoli foto di cani in cerca di casa che ricevo ogni giorno, una fotografia in particolare mi ha colpito.
Ritraeva un cagnolina, probabilmente con qualche gene pitbull, magra al punto da sembrare un modello anatomico. Ogni singolo osso faceva bella mostra di sè. La descrizione diceva che la cagnona era stato ritrovata legata a un palo, senza cibo o acqua e subito portata nel canile del dog project di Enna. Ho provato a passare oltre, ma non ci sono riuscita.
Dopo aver parlato con mia madre e aver telefonato al mio veterinario, chiamo la volontaria che se ne stava occupando. Le offro la mia disponibilità a occuparmene, a portarla a spese mie dal veterinario, a farla ricoverare e quindi a portarla in stallo da una signora senza altri animali in casa. Il mio veterinario infatti riteneva necessario, dopo aver visionato le foto e letto la storia, un ricovero immediato per cominciare a monitorare subito le funzioni renali e cardiache del cane, oltre che per tenerlo sotto flebo di liquidi e nutrienti.
La volontaria si dimostra subito entusiasta, parla immediatamente delle modalità di trasporto. Su mia espressa domanda mi rassicura dicendomi che il cane era stato visionato da un loro veterinario e che poteva viaggiare. Mi assicura che mandano continuamente cani al nord in cargo aereo e che gli standard di sicurezza dei voli cargo alitalia era tale da non rappresentare un pericolo per Sheila, la cagnolina.
Dietro consiglio veterinario, mi informo anche su come avrei dovuto e potuto procedere in caso fosse stato necessario sopprimere la cagnolina, ricevendo rassicurazioni sul fatto che avrei dovuto fare tutto ciò che sarebbe stato ritenuto meglio per lei.
Soddisfatte entrambe, rimaniamo daccordo di cominciare ad organizzarci. Lei pubblica sul gruppo LAV Enna di facebook una richiesta di soldi per il biglietto aereo del cane, in seguito cancellata; io metto in preallerta il veterinario, la futura stallatrice e comincio a prendere contatti con persone interessate all’adozione e addirittura con un educatore cinofilo che mi contatta per offrirmi il suo aiuto professionale.
Sabato 19 ricevo quindi una telefonata dalla stessa volontaria che mi informa che si stava recando in quel momento dal cane in canile per vederlo, ma che tuttavia avevano trovato loro un’adozione, a Milano, da una signora con due cani.
Loro si sarebbero occupati di ricoverarla, chiedendo i soldi ora necessari su facebook.
Faccio quindi presente un paio di perplessità. Il cane può essere ricoverato in clinica solo per un breve periodo, poi necessiterebbe di uno stallo:  e un’adozione presso una signora sconosciuta, con due cani, potrebbe non essere la soluzione adatta a un cane fortemente maltrattato che potrebbe avere problemi a convivere, almeno nel primo periodo, con altri animali.
Mi viene risposto che sono problemi che avrebbero affrontato loro più avanti.
A questo punto, vagamente insospettita, decido di scrivere una nota pubblica sul loro gruppo di raccolta fondi, chiedendo spiegazioni.
Vengo ignorata fino a che altri utenti non cominciano a informarsi e a porre domande. Decidono quindi di bannarmi dalla pagina colletta e dalla pagina ufficiale LAV Enna.
Mi contatta successivamente la signora Luisa Costanzo, la quale mi spiega che il motivo del mio ban è da ricercarsi nel fatto che “stavo rovinando l’evento” “facendo del male a Sheila” e “minando la loro credibilità“.

Ancora disposta a cercare un dialogo, faccio presente che la credibilità va guadagnata rispondendo alle domande e giustificando il proprio operato, soprattutto quando si tratta di chiedere soldi a sconosciuti.
Vengo quindi informata che il veterinario, che ora si scopre avere visitato nuovamente Sheila (nessuno lo aveva scritto fino a qui) aveva deciso che il cane non avrebbe potuto viaggiare.
Il dottore avrebbe prescritto inoltre al cane alcuni integratori vitaminici e commissionato esami. Il ricovero sarebbe stato rimandato a lunedì (o ad oggi, le notizie cominciano a contraddirsi).
Alle perplessità del mio veterinario, che essendo mio amico di facebook decide di commentare senza però qualificarsi come tale, viene risposto in maniera arrogante e aggressiva, senza però spiegare le strane decisioni cliniche prese.
Lui stesso lascia la conversazione perchè ritiene le risposta ricevute, ancora visibili sul mio profilo, così ridicole da non poter neanche essere motivo di discussione.
Decido, ormai fortemente sospettosa, di far presente che la decisione di non far viaggiare Sheila era antecedente a qualsiasi eventuale visita veterinaria, a quanto mi era stato riferito tramite le telefonata.
Mi offrono quindi alcune fotografie del cane “in stallo presso la loro volontaria” per farmi tranquillizzare, e con esse un video fatto nella stessa situazione. Dal video risulta palese come il cane non si trovi in una casa ma in un ufficio, freddo, considerando che entrambe le ragazze inquadrate e persino il cagnolino di una di essere indossano la giacca. La cagna viene ripresa mentre è stesa per terra, su un giaciglio di fortuna fatto da un paio di maglioni.
Non potendo più commentare, né vedere nulla, vengo quindi informata a distanza che, davanti a questo video, più persone si sono fatte le mie stesse domande e i responsabili della pagina hanno quindi cambiato versione di nuovo, dicendo che tali foto non erano state fatte a casa della volontaria stallante ma in un ufficio non meglio precisato, ma che comunque adesso Sheila è in una casa e con un divano a sua disposizione.
Ho ormai tratto le mie conclusioni e non ritengo serio il lavoro portato avanti da queste persone.
Allo stesso modo, trovo inconcepibile il modo in cui il mio impegno è stato trattato e come si rifiutino, o siano impossibilitati a fornire una storia che sia credibile e logica, senza lacune o ovvie contraddizioni.
Spero di essere inutilmente sospettosa e di aver semplicemente parlato con persone poco pratiche.
Questo caso però è un ovvio esempio di come, in un mondo come quello animalista, sia necessario utilizzare una trasparenza e una onestà assolute, visto che ormai pensare male è fin troppo facile.
Questo caso ha portato alla LAV di Enna un’enorme visibilità, il tam tam su facebook è stato enorme e probabilmente si sarebbe potuta gestire molto meglio.
In ogni caso mi auguro che questo cane riuscirà a riprendersi nonostante tutto e le auguro un futuro decidamente più degno del suo passato.
Per quanto mi riguarda, tornerò a fare le cose come le facevo prima: da sola e senza appoggiarmi a nessuna associazione animalista, per quanto grande e nota. Ogni volta che faccio l’errore di provare a lavorare con loro mi ritrovo in situazioni come questa, che sicuramente non aiutano l’animalismo in sè e neanche il singolo cane.

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