mannara1di FULVIA PIRRONE – L’Associazione SAMANNARA (“Salva il cane di Mannara”, o pastore siciliano) fondata nel 2010 da un gruppo di appassionati e allevatori siciliani grazie all’impulso ed alla passione del suo presidente, il veterinario di Enna Dott. Florindo Arengi , in seguito a un lavoro di studio e di ricerca, ha presentato lo standard provvisorio del Pastore Siciliano o Cane di Mannara.
L’obiettivo principale dell’associazione è la tutela di questa razza che purtroppo volge verso l’estinzione, essendo rimasti in Sicilia oramai pochi esemplari, il cui censimento è stato avviato dall’associazione stessa in collaborazione con l’Università Veterinaria di Messina, che ha partecipato all’incontro con il Prof Luigi Liotta, con la quale è stato firmato un protocollo di intesa.
E’ anche allo studio analoga possibilità di collaborazione con la facoltà di Biologia dell’Università di Palermo, che ha  partecipato ai lavori con il Prof. Vincenzo Arizza.
Il progetto dell’associazione vuole dare identità alla razza stessa attraverso un riconoscimento, quindi un pedigree e uno standard di razza.
Tuttavia è necessario prima lavorare sulla selezione della razza al fine di affinarne le caratteristiche precipue.

mannara2Le origini di questa razza sono lontane, come ha evidenziato il Dott. Emanuele Giarrizzo che ne ha studiato la storia. Il nome deriva dal latino manère, cioè il cane che restava nell’ovile. La mannara era il muretto circondato da rovi spinosi su cui il cane attendeva il ritorno del pastore, proteggendo da estranei  il gregge;  infatti il suo ruolo era proprio quello della guardiania del gregge. La cagna veniva fatta partorire proprio all’interno dell’ovile, al fine di fissare l’imprinting con le pecore e maturare il senso di attaccamento proprio nei confronti di queste piuttosto che del pastore/padrone.
Le testimonianze storiche di questa razza risalgono all’’800, era un cane robusto nell’aspetto e nel carattere,  particolarissimo nel manto, intelligente, obbediente e facile da gestire, ottimo guardiano, dignitoso e all’occorrenza aggressivo.
Lo standard provvisorio – illustrato da Salvo Tripoli, giudice ENCI all rounder –  cerca di tenere presente queste caratteristiche che inevitabilmente, a causa del mancato lavoro di selezione, sono in parte andate perse:  infatti la popolazione ad oggi censita mostra una riduzione delle dimensioni del corpo e del cranio, ma il lavoro di selezione dovrebbe mirare ad irrobustire queste caratteristiche o quantomeno ad evitare ulteriori riduzioni .

mannara3Gli obiettivi dell’associazione sono, come detto prima, la tutela e la preservazione della razza attraverso l’istituzione di un libro genealogico aperto ove iscrivere i soggetti più tipici da utilizzare per l’allevamento di selezione, nonché una riconversione della sua funzione nel sociale.
In occasione di questa presentazione è stato fatto un appello al fine di trovare appassionati cinofili che si impegnino a lavorare nella selezione della razza, che è impegnativa e poco remunerativa: quindi ci si appella alla passione.
In rappresentanza dell’ENCI c’era Giovanni Giacobbe Giacobbe, che si è impegnato al massimo delle sue possibilità per relazionare all’ENCI il lavoro  di studio e di ricerca fatto dall’associazione Samannara e per cercare di contribuire alla costruzione di una identità di razza.
L’incontro realizzato da Samannara ha già dato i frutti sperati: infatti pervengono al Club richieste di adesione di nuovi soci e proposte per l’adozione di cuccioli, fattrici e stalloni da utilizzare per la selezione della razza.
Tra i programmi di Samannara c’è anche un’assemblea straordinaria per la presentazione dei risultati già raggiunti al mondo accademico, con un nuovo convegno che verrà organizzato all’Università di Messina.

Riferimenti telefonici ed  email  delle persone cui rivolgersi per raccogliere le nuove adesioni e le disponibilità a tenere cani, cagne e cuccioli per gestirli in allevamento secondo le indicazioni del Club nonchè a contribuire alla migliore gestione del Club stesso (sito web, gestione tessere e soci ed altro):

Rossella Calascibetta, cel. 3392367536 –  [email protected]
Florindo Arengi, cel. 3357793417 – [email protected]

standard_mannara

 

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24 Commenti

      • Dovrebbe essere evidente, a chiunque sia dotato del senso della vista, che si tratta dello stesso identico cane.
        Se leggi quello che scrivono in giro, questi novelli (aspiranti) Von Stephanitz per giustificare presunte differenze di origine e storia, potrai farti ricche risate.
        Entrambi i “team” si riferiscono a fantasiose e leggendarie fonti antiche perdendo di vista la realtà dei fatti. Comiche e pretestuose ricostruzioni che, secondo loro, giustificano inesistenti differenze.
        Come è stato già fatto in passato per altre razze italiane, prevalgono personalismi e campanilismi ottusi che non potranno che nuocere alle “neo” razze e più in generale alla cinofilia italiana.
        Un esempio lampante: Hanno deciso di chiamare “pastore della Sila” un cane che da secoli in molti dialetti Calabresi viene definito (tradotto) “cane da mandria”. Non noti nessuna assonanza?
        Bene, ora prova a rileggere la loro versione dell’etimologia di “mannera”. 😉

        • Che le due razze siano strettamente imparentate è ovvio visto lo scambio di greggi che nei secoli ci sono state fra i due territori.
          Per l’etimologia della parola ” mannara ” nell’isola la parola ha sempre significato e significa tutt’oggi il luogo dove viene ricoverato il gregge
          ma non sono la stessa razza

          • Non confondere etimologia e significato. Sono due cose diverse.
            Se poi ci riferiamo a dialetti che cambiano ogni 10Km, figurarsi. Tra vocali e consomanti che permutano, troncature e accenti, avrebbe il suo bel da fare anche un’esperto glottologo.
            “mannara”, “mannera”, “mandra”, “mandr'” e potrei continuare…

            Non vorrei essere frainteso. Apprezzo che ci siano persone appassionate che si spendono per tutelare antiche razze da sempre ignorate dalla cinofilia ufficiale. Ma non condivido molte di quelle che ritengo forzature, dovute più all’ego ipertrofico di qualcuno che all’obbiettività storica.

            Un’altro esempio: saprai benissimo che molti di questi signori citano, spesso, a sostegno delle loro opinioni, la consistente iconografia che ritrae cani di taglia medio-grande e di colori scuri e pelo lungo che accompagnano contadini, pastori o briganti. Attribuire, come si sostiene, valenza scientifica a queste immagini artistiche (il cui intento era descrivere usi od eventi, non certo i cani in se!) come se si trattasse di un saggio cinotecnico, per quanto mi riguarda, non ha senso.

            Purtroppo, le tue (Non solo tue. Niente di personale 😉 ) parole confermano che stiamo assistendo ad una riedizione del “film” già visto nel caso del Pastore Maremmano, Pastore Abruzzese, Pastore Maremmano-Abruzzese e di altre razze Italiane. Ovvero, tempo e risorse sprecate frammiste a polemiche sterili.

          • Filippo, “mannara” significa da sempre anche mandria(gruppo di ovini/bovini) in siciliano.

            Con buona pace di ogni possibile etimologia, Cane di Mannera, in italiano sarebbe “cane di mandria”. http://www.etimo.it/?term=mandra

            Si potrebbe avere un esperto della storia del Cane di Mannara, o ancora meglio chi si è occupato della parte storica dello standard, per chiarire i nostri dubbi? Perché la storia è molto confusa, e si contraddice più volte, a mio modesto parere.

          • @ Simone. Nella mia zona “mannara” vuol dire “gregge”.
            Infatti vengono definiti volgarmente “cani di mannara” i meticcioni che accompagnano i pastori al pascolo.

  1. Finalmente!i francesi che sono ben patriottici, hanno fatto riconosce ogni razza o pseudo tale che potevano trovare(ne hanno uno sproposito di razze riconosciute) noi ce ne dimentichiamo,e quando qualcuno si ricorda di recuperarle e farle riconoscere,di solito,vanno a finire male(vedi cane corso).speriamo che qui si fatto un bel lavoro!

  2. Apprezzo moltissimo sia il cane che il progetto, ma sarebbe ora di scrivere le storie delle razze un po’ più vicine a ciò che realmente sappiamo e non in base a delle leggende, o quantomeno andrebbero presentate come tali. La storia del Tempio di Adrano è stata appioppata anche al Cirneco, ma la leggenda di Eliano è palesemente esasperata e poco credibile nella sua interezza (oltre mille cani?)- tra l’altro specifica che non sono molossi. In molte altre razze succede che la stessa immagine viene usata come prova dell’esistenza di più di una razza, e questo non ha molto senso: o è una o è l’altra, o nessuna delle due.
    Sarei curioso di vedere le monete mamertine che rappresentano il Cane di Mannera, perché l’unica moneta (questa: http://www.coinproject.com/siteimages/97-840845.jpg) che conosco associata ad Adrano e con un cane a pelo semi-lungo ha un fisico palesemente dolicomorfo ben poco somigliante a questo cane.

  3. SAMANNARA
    Associazione per la salvaguardia del cane di mannara
    Standard provvisorio del Cane di Mannara
    Origine e storia: un antenato del cane di mannara era presente in Sicilia sin dall’età del bronzo, come dimostra il ritrovamento di reperti ossei in siti archeologici a chiara economia agricolo pastorale. Introdotto dai Fenici nel I° millennio a.C nel corso dei loro frequenti commerci lungo le rotte del Mediterraneo e diretto discendente del Molosso d’Epiro. Tracce della sua presenza si trovano nelle monete dei Mamertini del IV secolo a.C. che raffigurano un cane di tipo mastino posto a guardia del tempio di Adrano. Ha subito poi l’influsso dei cani nordafricani dei pastori berberi nomadi, importati in Sicilia forse già durante le guerre cartaginesi tra la fine del IV e gli inizi del III secolo a.C. e poi nell’878 d.C., durante la dominazione araba che ha influenzato per più di due secoli l’agricoltura siciliana.
    Utilizzo: Non è un cane da pastore in senso stretto poiché, oltre a seguire le pecore al pascolo è sempre stato impiegato anche come cane da guardia agli annessi dell’ovile ed alla masseria. Verrebbe quindi posto nella classificazione FCI al 2° gruppo tra i cani del tipo cane da montagna.
    Aspetto generale: Il Cane di Mannara è un cane di mole medio-grande di aspetto rustico ma mai grossolano, fortemente costruito ma sempre molto ben proporzionato e mai pesante; dimorfismo sessuale molto marcato; la conformazione generale è quella del mesomorfo il cui tronco sta nel rettangolo; armonico rispetto al formato e disarmonico rispetto ai profili; tronco più lungo dell’altezza al garrese di circa il 10 %, non deve tuttavia sembrare basso sugli arti. Deve dare l’impressione di una grande facilità di movimento. La sua rusticità e l’armonia dell’insieme devono far pensare ad un cane di antico lignaggio.
    Temperamento, carattere ed attitudini: Impiegato per la guardia agli ovili ed alle greggi che difende dalla predazione di volpi e cani randagi così come un tempo difendeva dall’attacco dei lupi. Cane docile nei confronti delle persone familiari. La sicurezza nei confronti degli animali ad esso affidati deve essere considerata segno distintivo della razza. Poco esigente, adattato da secoli a un’alimentazione povera a base di pane raffermo e scarti di lavorazione del latte.
    Molto legato all’uomo, riservato ma non indipendente, diffidente nei confronti degli estranei che tiene costantemente d’occhio, girando loro intorno con una snervante azione di minaccia. Di notte, specie se in branco, diventa pericoloso per gli intrusi che dovessero avvicinarsi all’ovile od alla proprietà. Possiede in forma inalterata tutti i comportamenti sociali della specie.
    Proporzioni importanti
    La lunghezza della testa non deve superare i 3,6/10 dell’altezza al garrese
    La larghezza del cranio è uguale alla sua lunghezza
    La lunghezza del muso è uguale al 45 % della lunghezza totale della testa
    L’altezza del costato eguale al 50 % dell’altezza al garrese
    La lunghezza del corpo dalla punta della spalla alla punta della natica è superiore rispetto all’altezza al garrese di circa il 10 %
    Il perimetro toracico raggiunge almeno il 135 % dell’altezza al garrese
    testa moderatamente massiccia, larga, troncoconica, assi cranio facciali leggermente divergenti; indice cefalico non inferiore a 53, pelle aderente ai tessuti sottostanti, liscia e tesa.
    cranio ampio, la sua lunghezza è pari al 55 % della lunghezza totale della testa e la sua larghezza è pressoché eguale alla lunghezza; seni frontali sufficientemente sviluppati ma non tanto alti da rendere brusco il salto naso frontale che tuttavia è evidente, solco medio-frontale pronunciato, cresta occipitale poco evidente; muso largo, le sue facce laterali sono solo molto lievemente convergenti, pieno, lungo circa il 45 % delle lunghezza totale della testa; labbra asciutte e stirate; nel maschio il muso è più pieno ma le labbra non sono mai pendenti, commessura labiale visibile.
    tartufo voluminoso, visto di profilo non deve sporgere oltre la faccia anteriore del muso, mascella e mandibola ben sviluppate; dentatura corretta e completa, chiusura a tenaglia o a forbice.
    occhi relativamente piccoli in rapporto alle dimensioni della testa e del cranio, non sporgenti né infossati; posizione sub frontale; il colore dell’iride varia tra il miele ed il marrone scuro; palpebre ben aderenti.
    orecchie non grandi in rapporto alle dimensioni del cranio, inserite più in alto dell’arcata zigomatica,portate pendenti a riposo e per un terzo semierette in attenzione, non devono assomigliare alle orecchie di un collie; possono essere amputate cortissime dai pastori secondo la tradizione e la necessità funzionale. Se non amputate, la forma è triangolare con apice smussato.
    collo lungo almeno l’85 % della lunghezza della testa, largo e ben raccordato alle spalle, con profilo superiore moderatamente arcuato, pelo abbondante; criniera e collare presenti soprattutto nel maschio adulto; presente la giogaia, sempre ben divisa
    tronco nel rettangolo fortemente costruito, dorso largo e muscoloso, linea dorsale solida e rettilinea, senza avvallamenti, regione lombare forte e ben raccordata con la groppa; per effetto dell’ottusità degli angoli del posteriore si può avere l’impressione che la linea dorsale risalga lievemente verso la groppa che deve essere piuttosto larga e muscolosa, di giusta lunghezza, non inclinata; torace ben cerchiato e ben sviluppato nelle tre dimensioni; petto largo e ben prominente; costole lunghe e ben inclinate; ventre normalmente retratto
    coda inserita sul prolungamento della linea del dorso, grossa, lunga, ricca di pelo folto; pendente in riposo, è portata alta, a scimitarra, quando il cane è in attenzione. Il suo portamento e la sua inserzione sono segno distintivo della razza.
    arti anteriori con ossatura forte; ben distanziati tra loro stante la larghezza del petto; spalla relativamente lunga con buona inclinazione; braccio lungo all’incirca quanto la spalla; angolo scapolo omerale leggermente aperto, gomiti ben aderenti al tronco non ruotanti né all’interno né all’esterno; avambraccio della stessa lunghezza del braccio, dritto e forte; carpo in prosecuzione della linea verticale dell’avambraccio; metacarpo non lungo e lievemente flesso; piede rotondo e compatto con cuscinetti forti e spessi
    arti posteriori forti e muscolosi con moderate angolazioni garretto forte e spesso; metatarso robusto, asciutto; la presenza di speroni, semplici o doppi non è da penalizzare; piede come l’anteriore ma lievemente ovaleggiante
    il movimento tipico del Cane di Mannara è il trotto sciolto, elastico e relativamente veloce con scatti di velocità. Buon saltatore;
    pelle piuttosto spessa, sempre ben aderente al corpo tranne alla gola dove forma una giogaia ben divisa.
    pelo di copertura semilungo, folto e compatto, non deve lasciare intravedere la pelle, presenza di sottopelo, è corto su muso e margini anteriori degli arti, relativamente lungo sulle orecchie; non è mai completamente dritto, presenta sempre una leggera ondulazione ma si può presentare anche molto ondulato, oppure in riccioli larghi, forte ma non eccessivamente duro; sulla coda è folto e ricco ed, a volte, può formare una leggera frangia al suo margine inferiore; presenti, soprattutto nel maschio adulto, la criniera ed il collare;
    manti ammessi sono: fulvo in tutte le sue sfumature dal mogano al crema, nero, pulce (fegato chiaro) con distribuzione del bianco più o meno estesa a formare pezzature o la cosiddetta distribuzione “ a monaca” (estese macchie bianche su gola, petto, collo calzini e punta della coda), tigrato associato ai suddetti colori, nero focato con distribuzione delle focature tipiche dei mantelli “black and tan” senza o con presenza del bianco (tricolore).
    taglia al garrese Maschi minimo 65 Femmine minimo 59. Taglie superiori sono ammesse solo se il cane conserva agilità e armonia senza pesantezza.
    difetti il presente standard provvisorio è indispensabile premessa alla creazione ed all’impianto, ad iniziativa di SAMANNARA, di un libro genealogico aperto in cui iscrivere quali capostipiti tutti i soggetti che saranno ritenuti nel loro complesso rispondenti al tipo morfologico descritto ed idonei ad essere utilizzati per l’allevamento di selezione per fissare la razza.
    Pertanto, in questa sede, SAMANNARA si limita ad indicare, quali elementi che non consentono l’ammissione di un soggetto complessivamente rispondente al tipo all’istituendo libro genealogico aperto, solamente i seguenti difetti:
    il monorchidismo o il criptorchidismo
    la vigliaccheria o l’estrema aggressività,
    il manto a pelo corto,
    il manto unicolore bianco.

  4. un plauso anche alla Redazione, che sta dando ampia visibilità a questi progetti.

    personalmente sto anche collaborando con il progetto http://www.acamp.it attraverso il quale saranno organizzati anche eventi finalizzati a far conoscere le razze autoctone italiane, che rischiavano l’estinzione.

    se possibile, sarebbe utile avere qualche fotografia con i cani ritratti al lavoro, insieme alle greggi.

    m’è stato richiesto per la pubblicazione su un notiziario di agraria… [email protected]

    grazie

  5. Comunque, che sia il Pastore della Sila diversamente nomato oppure no – interessante il breve excursus etimologico di @MCN – il cane della foto sembra un gran bell’esemplare ed ha occhi splendidi 🙂

      • Guarda che quei cani non cambiano perchè le schede sono obsolete o perche quelli “addentro al progetto di recupero” gli cambiano nome. 😉

  6. io credo che ogni razza abbia peculiarità funzionali tipiche e distintive, che assolvono a esigenze altrettanto specifiche, in base al territorio, al bestiame, alle minacce, alle risorse con cui deve cimentarsi.

    per questa ragione, da un punto di vista squisitamente zootecnico, ritengo che quanto più con precisione si riescono ad evidenziare le capacità lavorative di ciascuna razza, tanto meglio questa razza potrà trovare l’impiego ideale nelle imprese agricole che ne abbisognano.

    in questo articolo, realizzato dal sig. Vittorino Meneghetti (presidente di http://www.acamp.it) ad esempio viene evidenziata la differenza di rendimento, nell’ambiente della Lunigiana, da parte di una razza autoctona (Pastore Apuano) rispetto a una d’importazione (il Border Collie):

    http://www.tipresentoilcane.com/2012/12/18/contaminazione-e-purezza-delle-razze-canine-il-caso-del-pastore-apuano/

    come MCN, anch’io spero che questi progetti riescano nell’intento di recuperare CONCRETAMENTE il patrimonio genetico selezionato a fini lavorativi, senza poi degenerare in fenomeni commerciali “di parte” che inevitabilmente in pochi anni produrranno esemplari “da bellezza” (come il Cane Corso) spesso incapaci di assolvere ai compiti per i quali sono stati impiegati nei secoli i cani.

    ma è un problema – badate bene – che purtroppo sta riguardando le razze di tutti i gruppi… quanti Cocker “da lavoro” ci sono in giro? quanti Weimaraner? quanti Rhodesian Ridgeback?

  7. Mi spiace, ma quelle del C.I.P.S. non sono semplici “storielle” ma veri documenti ritrovati con gran fatica.!.Da noi, per fortuna, girovagando per le mandrie, si possono ritrovare splendidi esemplari di “Pastore della Sila” alias “Calabrese” ancora dediti al loro lavoro naturale. Ritrovare documenti che ritraggono tali cani è sempre difficile. Rammento che essendo cani da pastore è arduo, nel tempo, trovare storici naturalisti che si siano accupuati di loro. Mica son cani da “nobili”.!.

  8. Che il cane di mannara ed il pastore silano siano alquanto simili è senza dubbio vero poichè ci sono state scambi di greggi fra le due ragioni difatti quando i miei zii finirono di tenere le pecore furono dei Calabresi ad acquistare il gregge ed con il gregge andarono via anche otto degli undici cani di mannara che erano presenti nell’azienda rimasero solamente due femmine ed un maschio , questo successe nel millenovecentosettanta nel mese di maggio giorno 15 per essere precisi 🙂
    ESPADA dice bene difatti la nostra primaria meta è quella che la razza riprenda il sopravvento nelle aziende nella difesa del gregge e della masseria.

  9. Di tutti questi cani, fonnese, dogo sardo, silano, siciliano ecc., l’importante è il carattere!!!
    Se tali cani verranno riconosciuti come razza dall’ENCI, ho grande sentore che faranno la fine delle altre razze italiane…mastino napoletano…cane corso…pastore abruzzese poi diventato maremmano… quindi una pessima fine!!!
    Ricordatevi, il cane è soprattutto CARATTERE E FUNZIONALITA’, NON PECUNIA…anche se pecunia non olet!.
    Saluti a tutti

    Corrado

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