ragazzi1di VALERIA ROSSI – Era il 1976 quando Gianni Morandi prometteva ai suoi figli di prendere e portarsi in roulotte gufi con gli occhiali, lepri in tuta rossa, canarini feriti e ghiri dormiglioni.
Io, ai tempi poco più che ventenne e pervasa da sacro fuoco animalista, da un lato avevo una paura folle che i bambini prendessero sul serio la canzoncina e cominciassero a chiedere ai loro genitori di catturare animali selvatici per portarseli a casa; dall’altro, però, invidiavo da matti quel papà che rispondeva “si!” a tutte le richieste.
Perché il mio, all’unica asfissiante domanda che gli avevo rivolto per anni ed anni (e cioè: “me lo prendi un cane?”) aveva sempre e solo risposto “NO!”.
Nel ’76 il cane ormai ce l’avevo, anzi ne avevo più di uno (cominciavo già ad allevare): eppure non potevo dimenticare la mia adolescenza costellata da quei “NO”, dovuti – lo sapevo – al grande dolore causato dalla misteriosa sparizione del mio primo cane, ma ugualmente durissimi da mandar giù.

sognocaneNon posso non ammettere di aver avuto una giovinezza particolarmente fortunata: non mi è mai mancato niente, anzi ho avuto decisamente  più del necessario. Neppure gli animali mi sono mancati, a dire il vero: ho avuto anche i cavalli, sogno proibito per moltissimi miei coetanei.
Eppure, in tutti gli anni che hanno preceduto la mia maggiore età, c’è stato sempre un buco, una mancanza, un vuoto che ha lasciato un segno dentro di me: volevo disperatamente un cane e non sono riuscita ad averne tutto uno mio finché non ho compiuto diciott’anni (ma solo perché a quell’epoca i miei genitori si separarono, io andai a vivere con mia madre… e a convincere lei ci misi circa quaranta secondi).
Per questo qualche giorno fa, quando un lettore mi ha fatto notare che su “Yahoo Answer”, in mezzo alle millemila “cugginate”, c’era uno stuolo di ragazzini che chiedevano aiuto per riuscire a convincere i genitori a prendere un cane, mi sono immedesimata al trecento per cento.
Per questo spero di poter dare un piccolo aiuto almeno a qualcuno di loro, provando a fornire motivazioni fondate da far leggere ai genitori… fermo restando, però, che in alcuni casi anche il “NO” può essere motivato e che bisogna prenderne atto.

LE PIU’ COMUNI SCUSE DEI GENITORI

PER NON PRENDERE UN CANE


A) SCUSE FACILMENTE SMENTIBILI

– I cani sono sporchi, hanno le pulci e le zecche, portano malattie…

ragazzi2Il cane non è sporco “perché sì”. E’ sporco se nessuno lo lava: esattamente come gli umani. Basta lavarlo o portarlo a lavare in toelettatura per eliminare il problema.
Nello stesso modo si eliminano pulci, zecche, pidocchi e compagnia bella: con un buon bagno antiparassitario, o con gli appositi collari, o con i prodotti “spot on” che si applicano sul collo, tenendo lontani i parassiti per mesi. Ormai la scienza ci ha fornito tali e tante armi contro i parassiti cutanei che è veramente difficile incontrare ancora una pulce o un pidocchio: ma anche nel caso… ricordiamo che questi piccoli e fastidiosi nemici sono tendenzialmente specie-specifici. Le pulci del cane non vanno sull’uomo. Le zecche sono specie cosiddette “monotrope”: dove si attaccano restano. Se salgono su un cane, restano lì e non vanno in cerca di altri ospiti.
L’uomo può prendersi le zecche se passeggia in primavera in un qualsiasi ambiente infestato da zecche (quasi sempre cadute da volatili o roditori, sui quali si insediano nel primo periodo della loro vita, allo stadio di ninfa, prima di lasciarsi cadere a terra e di cominciare l’attesa dell’ospite definitivo) e se NON ha un cane con sè: perché se ha il cane, la zecca sceglie immancabilmente lui. L’uomo è solo un rincalzo, un “meglio che niente”, un pezzo di pane secco paragonato  al menu luculliano rappresentato dal cane.
In pratica, avere un cane con sé è una protezione efficacissima contro le zecche… anche se, ovviamente, il cane va protetto con gli appositi antiparassitari perchè le zecche trasmettono malattie anche molto serie.
Infine: un cane sano non porta alcuna malattia.  Un cane malato può trasmettere all’uomo le cosiddette “zoonosi” (che significa appunto “malattie trasmissibili da animale a uomo), che però sono veramente rare. Contro le uniche due veramente gravi, la rabbia e la leptospirosi, c’è la vaccinazione e quindi è praticamente impossibile prendersele.
Altre possibili zoonosi (tigna, parassiti intestinali e poco altro) si trasmettono solo se l’uomo fa cose veramente inconsulte (tipo mangiarsi una cacca di cane) e sono facilissime da curare.
Per altre malattie, quella della possibile trasmissione all’uomo è solo una leggenda metropolitana: è il caso della leishmaniosi (che non può essere trasmessa dal cane all’uomo per contagio diretto: a trasmetterla è un insetto, il pappatacio o flebotomo) e della toxoplasmosi, pericolosa solo per le donne in gravidanza, che NON può essere in alcun modo trasmessa dal cane, a meno che non si mangi carne di cane cruda o poco cotta.
In realtà questa malattia viene più spesso abbinata al gatto, che (a differenza del cane) libera il parassita nell’ambiente con le feci: ma il parassita deve rimanere nell’ambiente almeno 36 ore prima di poter contagiare una persona, quindi basta cambiare la lettiera ogni giorno e il pericolo è totalmente scongiurato anche per quanto riguarda il gatto.
Il modo più facile di prendersi la toxoplasmosi è mangiare insalata non lavata, oppure cane di bovino o maiale cruda o poco cotta. Le signore in stato interessante devono stare alla larga dal roast beef e dal carpaccio, non certo dai cani!

– I cani possono mordere
Certo che sì. E gli uomini possono scazzottarsi, ma anche accoltellare e sparare: eppure nessuno si pone questi problemi quando decide di mettere al mondo un figlio. Nessuno pensa che darà alla luce un potenziale killer.
Perché? Ma perché si dà per scontato che un bambino che cresce in una famiglia capace di amarlo, educarlo e indirizzarlo verso i giusti valori non potrà mai diventare un criminale.
Bene, per il cane è la stessa identica cosa: un cucciolo che cresce in una famiglia capace di amarlo, educarlo e indirizzarlo non diventerà mai pericoloso per nessuno. In compenso può essere un efficacissimo difensore della casa e dei suoi abitanti, proteggendoli da quegli umani che (nonostante ciò che pensavano le loro madri) delinquenti ci sono diventati.

– Non ho il giardino.

ragazzi3E meno male!, mi verrebbe da dire.
Almeno il cane non ci verrà “abbandonato” dentro ad annoiarsi a morte.
Eh, no, eh! Perché non ho il giardino!” è stato il tormentone di un divertente sketch di Aldo, Giovanni e Giacomo… e questa frase sta giusto bene lì: in un siparietto comico. Perché il cane non è un animale “da giardino”: il cane è un animale sociale che vuole (e che dovrebbe sempre) vivere insieme alla sua famiglia.
Il giardino è comodo, su questo non ci piove: ma è comodo soprattutto come gabinetto. Se c’è il giardino, potremo limitarci ad aprire la porta quando fa freddo, piove o nevica, senza essere costretti a vestirci e portar fuori il cane a sporcare.
Però non è che il cane possa uscire “solo” per sporcare: il cane, come gli umani, ha bisogno di uscire, di vedere persone e animali, di fare una vita sociale. Quindi, alla fin fine, bisognerà comunque vestirsi e uscire. L’unica cosa che NON bisogna fare è rifilare questi compiti ai genitori, perché in quel caso avrebbero ragione di rompere. Se un ragazzo vuole un cane, deve anche assumersene le relative responsabilità: il che significa assumersele ogni santo giorno della vita, 365 giorni all’anno, estate e inverno, che piova o ci sia il sole, che si debba uscire con gli amici o telefonare alla fidanzata. Non è che ci si possa occupare del cane per un mese, e poi dimenticarsene. Se state insistendo per avere un cane, questo dovrete tenerlo ben presente: un cane è un impegno. Grosso, gravoso, a volte pesantissimo. I genitori possono rappresentare un aiuto in casi di emergenza, ma se il cane l’avete voluto voi, sarete voi a dovervi assumere questo impegno. Per sempre. Perché il cane non è un Ipad che si può mollare in un angolo quando non serve.

– Ho la casa piccola
Embe’? Sarà sempre più grande di una buca nel terreno, che è all’incirca lo spazio occupato in natura da un cane a riposo.
Le attività fisiche si fanno fuori di casa: in casa ci si rilassa, si dorme, al massimo si rosicchia un ossetto. Non è che servano decine di metri quadrati. Serve, semmai, la consapevolezza che il cane deve uscire, giocare, lavorare, fare sport…e che qualcuno deve portarlo a fare tutto questo. Ma la casa piccola non è assolutamente un limite.

B) SCUSE SENSATE, MA (ALMENO TALVOLTA) SUPERABILI

Frau mit Erk‰ltung– Qualcuno in famiglia è allergico al pelo di cane

Questa può essere una limitazione, ma non un impedimento vero e proprio: a) perché per le forme più leggere di allergia (che è sempre un’allergia alla saliva o al sebo, e non al pelo: il pelo in se stesso è neutro) esistono ottimi prodotti deallergizzanti;
b) perché esistono razze naturalmente anallergiche (per esempio il siberian husky);
c) perché esiste l’immunoterapia allergenica: si tratta di compresse da mettere sotto la lingua che eliminano i sintomi nella stragrande maggioranza dei casi.

– Quando muore un animale si soffre troppo, mi è successo una volta e non voglio che succeda di nuovo

Questa non è neppure una “scusa”: perché purtroppo è verissimo, si sta male-male-male quando un animale ci lascia.
Però si sta male anche quando ci lasciano le persone care, e non per questo abbiamo deciso di non amare più nessuno, di non avere più amici, di non fare più figli.
Sì, certo: gli animali vivono meno di noi e la loro morte è un fatto certo: ma prima o dopo si muore tutti, sempre e comunque. E siccome gli umani vivono più pericolosamente dei cani (anche solo per il fatto di salire in macchina ogni giorno…), la verità è che ognuna delle nostre vite è appesa a un filo. Se ci mettiamo a pensare a questo, smettiamo proprio di vivere.
Quello a cui si deve pensare è a tutte le cose positive che la compagnia di un cane ci può dare: quindici anni (più o meno) di momenti bellissimi, di amore, di divertimento, di vera e propria “terapia” (è scientificamente provato!) contro malumori, depressioni e perfino contro l’ipertensione… in cambio di un momento triste che arriverà, questo è certo: ma che bisogna anche saper affrontare con animo sereno, perché questa è semplicemente la natura: si nasce, si vive, si muore.
Chi è incapace di affrontare la morte di un animale è incapace di affrontare la morte come concetto assoluto: e non gli basterà evitare di prendere un cane per non soffrire, perché la morte esiste e prima o poi bisogna averci a che fare. Se non si è in grado di accettarlo bisogna farsi aiutare: non serve a niente fare lo slalom ed evitare di attaccarsi a qualcuno, perché questo non è un modo sano di vivere.

asiloc) Stiamo tutti fuori casa per la maggior parte della giornata

Questa è una motivazione molto valida per non prendere il cane, animale sociale (l’abbiamo detto) che ha bisogno di passare molto tempo con il suo “branco” di umani.
Però fortunatamente, esistono i dog sitter! Ed esistono anche i cosiddetti  “asili”,  che possono occuparsi del cane anche per diverse ore, quando la famiglia è assente (e in molti casi fanno anche servizio di recupero e riconsegna a domicilio).
I possibili problemi sono due: a) questi servizi sono ormai diffusissimi nelle grandi città, meno nei piccoli paesi; b) ovviamente, come tutti i servizi, hanno un costo: costo che aumenta con l’aumentare delle possibilità offerte. Qui bisogna prima di tutto informarsi per scoprire se e quali persone/strutture esistono nella propria zona:  e poi bisogna farsi i conti in tasca per benino, scoprire quali sono i prezzi (che variano moltissimo da una zona all’altra) e capire se possiamo affrontare la spesa oppure no (e anche se siamo disposti a sacrificare qualcos’altro, oppure no).

C) SCUSE VALIDE E DIFFICILMENTE CONFUTABILI

a) Non ti sei mai dimostrato abbastanza affidabile quando hai promesso di prenderti un impegno

Questa è proprio difficilissima da contestare. Se è il vostro caso, l’unica difesa sta nel diventare affidabili in millemila altre situazioni, dimostrando di avere davvero acquisito la capacità di mantenere la parola e di assumersi le proprie responsabilità.
Certo,  è una cosa molto “da adulti”: ma anche avere un cane davvero “nostro”, convincendo i genitori che non saranno loro a caricarsi di un impegno che evidentemente non gradiscono assumersi, è una cosa da adulti.
Se davvero si vuole un cane con tutto il cuore, allora bisogna saperselo meritare. Da qui non si scappa.

b) Non possiamo permettercelo

ragazzi5Purtroppo anche questa è una scusa validissima. E non basta dire “ma lo prendiamo al canile, non costa nulla!”… perché è un ragionamento troppo troppa superficiale.
Quando si prende un cane, l’eventuale spesa di acquisto è quasi ininfluente rispetto a tutte le altre che verranno. Il cane deve essere nutrito in modo adeguato (e costa), il cane può ammalarsi (e costa, a volte anche molto caro), il cane ha bisogno di accessori (collari, guinzagli, ciotole, giocattoli…) che hanno tutti un costo, il cane può aver bisogno di un educatore (che ha un costo) e così via.
Non è proprio come avere un altro figlio, ma… quasi. Quindi i conti bisogna farli, tenendo presente anche la possibilità (pur facendo tutte le corna del mondo) che succeda un incidente o che arrivi una malattia seria, per cui si dovranno affrontare spese veterinarie: e purtroppo i cani la mutua non ce l’hanno.
Ci sono alcune assicurazioni che coprono le spese sanitarie…ma costano anche loro.
Se una famiglia in questo momento non è in grado di far fronte alle spese necessarie a garantire una buona qualità di vita al cane, se non si ha la certezza di poter pagare senza problemi un improbabile, ma NON impossibile intervento veterinario costoso, allora è meglio rinunciare. Perchè con la vita degli altri non si gioca.

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Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). Ci ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.

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