kingcucciolodi CLAUDIA TOGNONATO – King, il mio cocker fulvo ha vissuto, anzi, è cresciuto con me per ben 16 onorevoli anni.
Ero solo una bambina di sette anni quando è arrivato nella mia vita, un tenerissimo cucciolo fulvo con delle orecchie cosi lunghe che era quasi sproporzionato. Me lo ricordo ancora la prima sera in cui l’ho visto, la sua allegria ed esuberanza ha contagiato tutta la famiglia e la sua linguetta mi ha riempito la faccia di baci.
Ho sempre amato i cani, sono sempre stati per me una passione fin da piccolissima, una vera sana fissazione. In realtà King era stato regalato a mio cugino, che abitava di fronte a casa mia, ma tra una cosa e l’altra ero io a passarci tutti i miei pomeriggi assieme.
Ben presto King è diventato il mio miglior amico e il mio miglior compagno di giochi. Della cinofilia non conoscevo un tubo, ero solo una bambina, ma in breve tempo io e lui siamo diventati inseparabili. Nessuno comandava nessuno, tra noi c’era un rapporto paritario, non c’era il guinzaglio, non c’era bisogno, ci si capiva e basta.

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King a tre anni
King a tre anni

E cosi King, che viveva libero senza recinti né catene, aveva imparato perfettamente i miei orari a scuola. Mi accompagnava tutti i giorni, io prendevo la mia bicicletta e uscivo di casa e lui partiva con me verso le scuole elementari. Era ben voluto dalle maestre e dai bambini, io lasciavo la mia bicicletta nel cortile e lui rimaneva li, senza dar disturbo a nessuno, fino alle 16.30, orario in cui uscivo da scuola. Nessuno gli ha mai insegnato niente, ma lui sapeva tutto.
All’uscita da scuola ricordo con tenerezza quando noi bambini si precipitavamo di corsa fuori dal portone e c’erano i genitori ad aspettarci, o meglio ad aspettare gli altri bambini: per me c’era King, che trepidante mi aspettava seduto accanto a qualche mamma o papà e scrutava attentamente nella folla di bambini, cercandomi. Appena mi vedeva arrivava da me a razzo abbaiando di gioia, mi prendeva con la bocca delicatamente il grembiule, mi trascinava verso la bicicletta che lasciavo nell’angolo del cortile e poi correva tutto esaltato davanti a me mentre pedalavo per arrivare a casa.
Lui era la mia ombra. Io ero la sua ombra. Ovunque andassi lui c’era.

King a sette anni
King a sette anni

Tutte le elementari le ho fatte con lui, in paese mi chiamavano ‘la bambina del cane’ perchè sembrava proprio questo, che io appartenessi a lui e non viceversa.
Quanti giochi facevamo in gruppo! Grazie alle sue orecchie lunghe giocavamo a nascondino, mia mamma gli copriva gli occhi con le orecchie e noi bambini ci nascondavamo attorno a casa, quante feste quando ci trovava!
Se giocavamo “a prendere” io e King eravamo una squadra. Non c’era gioco al quale lui non partecipasse, l’altalena e lo scivolo, ovunque io salissi, di sua volontà saliva anche lui!
Io adoravo andare coi pattini a rotelle e lui era il mio traino, si divertiva anche in quello, in inverno con la neve diventava un buon cane da slitta.
Ma non era solo questo: King ha fatto anche il cane da pastore, già, un cocker pastore!
Mio zio aveva moltissime pecore che puntualmente scappavano e noi andavamo a riprendere, non so con quale strano istinto King capiva i miei gesti e mi aiutava a radunare il gregge. Da sola non sarebbe stato possibile! Ma per me la parola ‘sola’ non esisteva:  lui c’era, sempre.
Quando abbiamo avuto due oche, lui da pessimo cane da caccia ci dormiva assieme, l’abbiamo trovato accovacciato in mezzo a loro! Che buffo…

King a dieci anni
King a dieci anni

Gli anni passavano e io crescevo e lui con me. E così si adattava alla mia vita da adolescente.
Se prendevo il bus non vedevo l’ora di scendere e con il mio lungo fischio,  gridando a squarciagola “Kiiiiingheeeee”, lui partiva da casa e mi veniva incontro, lo vedo ancora correre a tutta birra con le orecchie che vanno su e giù mentre compare dalla curva di casa.
Ai miei 14 anni lui con me fu il primo a salire sul mio fiammante scooter. Nel giro di pochissimo sapeva perfettamente che doveva stare o seduto o a terra tra i miei piedi, messo di traverso: così iniziarono le nostre avventure a due ruote, lunghi giri, io capelli al vento e lui orecchie al vento come Dumbo!
Sembrava sapesse anche fare le curve ormai, si bilanciava perfettamente, era come non averlo a bordo. Era anche il mio difensore, King, guai a toccarmi, per lui ero sempre la sua bambina.

King a 16 anni
King a 16 anni

Era speciale e mi arrabbiavo fortemente quando mi dicevano che i cocker fulvi erano cattivi, mordaci e senza equilibrio!
Era un’offesa enorme per me che condividevo con lui tutto: lui capiva i miei stati d’animo piu di chiunque altro.

Purtroppo gli anni passavano troppo veloci e cominciava la sua vecchiaia, coi suoi acciacchi:  un po’ sordo, un po’ cieco, medicine per le orecchie, colliri di tutti i tipi, gli ultimi anni tante visite dal veterinario per ‘tacconare’  il tempo che passava.
Lui con grande pazienza si lasciava sempre fare tutto, grazie all’enorme aiuto di mio papà (perchè, se mai l’ho scritto, i miei genitori e i miei nonni hanno adorato quanto me King) eravamo sempre dietro a medicarlo, fino a quando abbiamo potuto.
Ormai ero una ragazza di 23 anni quando assieme a mio papà, per l’ultima volta, abbiamo accompagnato King dal veterinario.
Fino alla fine siamo stati li. Fino all’ultimo sono stata ‘la bambina del cane’.
La sua bambina.

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28 Commenti

  1. Sono cresciuta anch’io con tre cocker fulvi succedutisi nella mia vita tra infanzia e giovinezza. Ho riletto tantissimo di loro nelle tue avventure con King. Anche i miei partecipavano ai miei giochi di bambina. Grazie!

  2. Tu hai avuto un cane “da film”…sai ,quel tipo di cane che vedi forse solo nella finzione della tv..che fortuna hai avuto!!! Che bellissima e toccante esperienza! Grazie di averla condivisa con noi 🙂

  3. Storia meravigliosa. Anche io sono cresciuta, e sto crescendo, con la fortuna di avere un cocker al mio fianco. Un po’ placa la tristezza e la rabbia per quel bastardo che ha buttato il suo cocker nel cassonetto

  4. Che storia bellissima! mi sono commossa mentre la mia cocker scodinzola ai miei piedi giocando felice con i suoi pupazzetti; sono cani meravigliosi che ti conquistano il cuore. A proposito: qualcuno ha notizie del cocker gettato nel cassonetto? come sta?

  5. Anch’io ho avuto l’onore di conoscere King e aver partecipato ad alcune loro “avventure”, la storia è proprio come la racconta Claudia, il loro era un legame unico! E Claudia è davvero una persona e un’amica eccezionale! Ciao

  6. brividi che mi riportano a un ricordo d’infanzia: nn volendo i miei genitori un cane, mi ero fatta adottare dalla coker , Lila, di una famiglia che abitava nel mio palazzo . la portavo fuori tutti i gg dopo pranzo, una dog sitter antelitteram. le insegnai, assolutamente digiuna di qualsiasi informazione cinofila, alcuni giochini divertenti, dal riporto al seduto, zampa e poche altre cose che, per me bambina, erano una soddisfazione enorme .. 🙂
    grazie per questo tuo ricordo ..

  7. ..e quanto male fa crederli Immortali i nostri amici, quando invece per loro il tempo corre piu’ in fretta! Bellissimo racconto, inutile dire che sono tutta un singhiozzo mentre scrivo e penso a King ma anche ai miei cari amici a quattro zampre che sono sul Ponte, quanto mi mancano ogni istante!

  8. Anche nella mia infanzia c’è stato un cocker fulvo, Tommy. Mia mamma l’aveva preso l’anno prima che nascessi quindi per me c’è sempre stato. Tommy era un tornado, gran cacciatore, soprattutto di tacchini. i gatti li lasciava mangiare dalla sua ciotola. quando trovava il cancello aperto partiva a razzo e andava a farsi un giretto ; a volte riusciva a rientrare da solo, non abbiamo mai capito come facesse. Se n’è andato quando aveva circa 15 anni, ormai sordo e mezzo cieco…E’ stato un cane speciale

  9. Anche la mia vita con i cani è iniziata con un cocker..nero…Gipsy.Dai miei 6 anni fino ai miei 24….un luuungo tempo insieme!

  10. Bellissimo questo racconto di vita insieme.
    Sulla storia di quell’altra povera creatura, mi inorridisce il particolare del taglio al collo, per togliere il microchip e quindi non risalire al bastardo che ha fatto questo.
    Ma spero che abbia quel che merita, in questa vita oppure nell’altra.

  11. Anche io sono cresciuta con un cocker fulvo, Arrass… ho dei ricordi splendidi <3 era come un fratello per me. Mi chiedo come si possa trattare un cane in quel modo, soprattutto dopo aver condiviso con lui del tempo: purtroppo gli umani hanno una crudeltà inspiegabile nei confronti di creature innocenti e fedeli.

  12. Hai raccontato con belle parole una storia di vita che da sola ispira “belle parole”!

    In molti leggendo potrebbero benevolmente invidiare la tua avventura vissuta per così tanti anni insieme al tuo compagno a quattro zampe . . . certo queste sono esperienze che ti segnano la vita, rapporti unici e impossibili da ricostruire.
    A molti potrebbe risultare difficile capire il vuoto che lascia un amico come il tuo cane quando se ne va.

    Ho avuto la fortuna di vivere una storia simile. Il mio Dick era un meticcione (incrocio tra un pastore tedesco e un collie a pelo raso) che mi ha accompagnato dall’età di 9 anni, fino ai 24.

    Oltre ad essere speciale lui, è stato unico ed irripetibile il periodo della mia vita che abbiamo vissuto insieme. Quando hai 9 o 10 anni il tuo cane non è solo un cane, è un compagno di giochi, è un amico che ti ascolta quando , convinto che ti possa capire, gli racconti i tuoi problemi, è il fratello maggiore che al bisogno ti difende dai bulletti sempre pronti a dare fastidio . . . . insomma non è solo un cane!

    Quando se ne va un compagno simile, con lui se ne vanno per sempre le ingenuità della fanciullezza, la capacità di condividere la vita con un animale come con un fratello.

    Il tuo racconto ha risvegliato in me così tanti ricordi . . . grazie.

  13. Ciao Claudia dopo aver scoperto, da relativamente poco questo bellissimo sito, ho letto anche il tuo racconto e non mi sono trattenuto ….perchè ho avuto anch’io un cocker, Jolly (nel mio caso nero) che era amico di tutti i ragazzini del circondario (in realtà ad essere onsti detestava i bambini piccoli quindi li evitava …). Si divertiva come un matto a gioacare in particolare con alcuni amici e compagni della mia squadra di rugby infatti nel parco sottocasa giocava farsi prendere riuscendo con finte e cambi direzione repentini a tenerne in scacco una decina di ragazzini … a volte sembrava un cane a quattro ruote motrici …. . D’inverno poi la neve, che lo faceva impazzire di gioia, era per noi un incubo quando dovevamo poi togliere quella che si era attaccata al pelo.

    Era golossimo ovviamante ed è rimasta famosa la volta che dandogli di nascosto da tavola un pezzo di pesca se la è mangiata con tutto il nocciolo …. lascio immaginare la sgridata.

    Aveva imparato anche qualche esercizio ma lui noi (a me ed ai miei fratelli) ha insegnato per primo la responsabilità infatti freddo o caldo, pioggia, neve o sole, compito di latino od interrogazione, il patto era che dovesse essere portato fuori 4 volte al giorno e il turno del mattino era il peggiore.

    Insomma tanti ricordi … e molta nostalgia anche se oggi mi fanno compagnia due labradors

    Un abbraccio
    Alessandro

  14. Ma anche se fosse?
    Io ho letto che i fulvi sono più STRAVAGANTI ED IRRUENTI, i blu roano i più tranquilli.
    Mordaci lo possono essere tutti, ma più o meno irruente è possibile… ma che c’è di male? 🙂

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