Gravidonadi FABIANA BUONCUORE – Rebecca era di nuovo pronta, e questa volta lo ero anch’io. Avevamo organizzato da settimane la monta. Lo stallone era sanissimo, un campione italiano di bellezza, ztp, brevetti… tutto in regola. L’avevo contattato per  tempo. Il giorno fatidico, lo richiamo. “Allora la mia cagna ha iniziato il calore, si tenga pronto.”
“Certo, non si preoccupi.”
Circa 9 giorni dopo, il progesterone era salito a 12. Emozionata, prendo il cellulare: “Buongiorno, la cagna è pronta. Verrei stasera da lei, come da accordi.”
“Eh, ma io adesso sono in Germania a lavorare coi cani.”
“Ma… lo sapeva che sarei venuta…”
“Sì ma credevo che ci avrebbe messo di più. Se vuole torno tra due giorni.”
Naturalmente, rinuncio alla monta. Contatto alla velocità della luce la mia amica Daniela dell’Allevamento del Marchesato, che mi propone uno stallone di gran carattere, dandomi il numero del proprietario. Lo chiamo, prendo accordi per la sera stessa. Dopo un po’ mio padre torna dal lavoro, gli racconto l’accaduto.
“Ma perché non usi lo stesso dell’altra volta?”
“Vorrei vedere come riproduce Rebecca con un altro stallone. Se mi dà di nuovo ottimi risultati come con il primo.”
“Ma se poi non lo accetta? Lo sai che è di gusti difficili. Povera Rebecca. La metterai di fronte a un completo sconosciuto.”
Che discorso da sciurmario! Risultato, annullo tutto, e ascolto il papi.
Telefono al padrone di Askan, il papà delle mie sei piccole pesti precedenti. “Ciao Flavio. So che ti contatto all’ultimo, ma…” e dopo una breve spiegazione, mi risponde: “Vieni pure qui da me. Anche subito.”
Chiudo la telefonata. “Rebecca, si torna dal tuo fidanzato preferito.”
Tutto si svolge con naturalezza, Rebecca è felicissima di incontrare di nuovo il suo amichetto; i due si sbaciucchiano un po’, giocano,  poi si uniscono.

Ecografia Rebecca 22-10-2012_1Ripetiamo la monta ancora due volte, e dopo trenta giorni siamo davanti allo schermo dell’ecografia.
La dottoressa ridacchia davanti alla mia espressione ansiosa. “Ci sono, ci sono i cuccioli!”
Ricomincio a respirare e carezzo Rebecca, col pancino rasato al vento. “Solo che non ne vedo tanti… Uno… Due… Tre… Quattro… Cinque.”
“Meno male”, penso, “almeno non sarà troppo dura…”
“Ah, no… Aspetta… Sei… Sette… Ottonovedieci… Undici… Forse dodici. Forse tredici.”
Sigh.
Rebecca affronta la seconda metà della gravidanza abbastanza serenamente. Sono io che sono in ansia. Devo affrontare l’esame di Stato per l’abilitazione professionale proprio una settimana prima del previsto lieto evento.
Peccato che, come molti ricorderanno, la precedente cucciolata sia nata giustappunto prematura di una settimana, e che a causa della mia assenza siano morti ben 5 cuccioli.
Dieci giorni prima della data prevista mi trasferisco in “sala parto”: il bagno del garage di casa di mia nonna, che è accanto alla mia, in cui ho montato la cassa da parto affiancata da una brandina.
Vivo lì giorno e notte, mi allontano solo per mangiare rapidamente e fare la doccia, dato che lì c’è solo il lavandino.
Dovrei prepararmi agli esami, ma ogni volta che apro i libri penso che potrebbe partorire proprio mentre io sto lavorando agli scritti. Per di più Rebecca sembra già agli sgoccioli, respira male, sbuffa, raspa nella cuccia almeno una volta al giorno (costringendomi ogni volta ad infilare un termometro all’interno della paziente futura mamma, che sopporta il tutto stoicamente, commentando con uno sbuffo).
Il giorno prima del primo scritto istruisco mia mamma e la badante di mia nonna. “Qui ci sono gli asciugamani. Qui i guanti. Qui le forbici ed il filo. Qui il numero del veterinario. Lasciate almeno due dita di cordone ombelicale! Attente che la mamma non li schiacci! Controllate che bevano il colostro!” …eccetera.
Parto il giorno del primo scritto, affronto la prova con un nodo allo stomaco, consegno dopo quattro ore e telefono a casa.
Tutto a posto, sbuffa ed è affaticata, ma ancora niente. Il giorno dopo la scena si ripete, e mi chiedo: “Ma perché è così affaticata? Non è che vuole partorire ma non ha le contrazioni? E se succede qualcosa di grave?”
Naturalmente, telefono almeno una volta al giorno al veterinario per dirgli che la cagna ha fatto un sospiro-strano-che-sembra-da-parto, che la temperatura è scesa di mezzo grado, che ha gli occhi languidi da mamma.
Però non succede nulla, per giorni.
Rebecca sembra una botte, ma non dà segni di parto. La mattina del 24 novembre, ovvero il giorno previsto, però, cambia tutto, e mi rendo conto che stanno iniziando le doglie.
La differenza dai giorni precedenti è palese, so che è il momento. Rebecca ansima forte, si agita, raspa di continuo. Si accuccia in silenzio un paio d’ore, poi ricomincia di nuovo. Nel frattempo vengo a sapere che ho passato entrambi gli scritti con 75/100. Mediocre, ma accettabile, vista la mia situazione emotiva.

Cucciola-n.1-PenelopeLa sera alle 22.30 la mia piccolina rompe le acque. Chiamo a raccolta il papi medico e la badante della nonna (la mamma ed il fratello sono fuori casa, ed è meglio così, me ne bastano e avanzano due, di assistenti).
Dopo circa mezz’ora la prima cucciola entra nel canale del parto. So che è una cucciola. L’ho sognata tre volte, la prima nata. E’ una femmina, di certo.
Qualcosa non va, Rebecca fa una fatica immensa.
Quando la piccola arriva, mi accorgo che è posizionata “di schiena”, quindi di traverso. Non voglio tirarla a meno che non sia in serio pericolo, non voglio rischiare di farle del male. Cerco di aiutare la mamma dilatando manualmente l’uscita, ma non voglio toccare la cucciola. Dopo molte più spinte del normale, finalmente la piccola arriva. Femmina. La sistemiamo, la puliamo. La prendo in mano e le dico “Ciao, stellina!”
E lei risponde con un “GNIUUU!”.
Le difficoltà però non sono finite. Dopo una ventina di minuti arriva il secondo, podalico. Deve avere la testa grossa, perché non riesce a passare. Rebecca spinge a tal punto da emettere un urlo di dolore (che, emesso da un rottweiler, che non piange manco se gli cade in testa un rinoceronte, fa rabbrividire), ed anche il secondo è fuori, maschietto.
Ha una macchiolina bianca sul petto, il “bestione”. Come un piccolo diamante. Di seguito arrivano gli altri. Superiamo la mezzanotte, si fanno le due, le tre, le quattro. I cuccioli arrivano tutti a coppie. Maschio e poi femmina o viceversa, ma a due a due formano sempre una coppia.

Cuccioli riscaldatiQuando arriva la decima, femmina, mi accorgo che è diversa. Non ha nessun tono muscolare. E’ completamente rilassata. Le vuoto la bocca, la massaggio, la stimolo. Ci prova Rebecca, ci provo io, mio padre si ostina, ma poi lo fermo.
“Papà, lascia stare. Era già morta prima ancora di venir fuori.”
Il momento è un po’ triste, ma dobbiamo pensare a Rebecca, perché a breve ne sfornerà altri. La asciugo, la avvolgo in un lenzuolino bianco e la depongo in una scatolina di cartone. Penso che è meglio che non sia proprio nata, piuttosto che morire dopo aver fatto tanta fatica per venire al mondo. La aspetterò, tornerà. Con la prossima cucciolata.
Dopo di lei arriva la “nuova” numero dieci. Femmina, per non interrompere la sequenza di coppie, giusto a sostituire la sorellina.
Più tardi arriva la numero undici.
Sono le quattro e mezza del mattino.
I miei aiutanti si congedano, non ce la fanno più, e comunque probabilmente sono nati tutti. Papà porta in giardino la scatolina con la cucciola, per darle una degna sepoltura, la badante della nonna torna di sopra, perché dovrà alzarsi dopo solo quattro ore. Rimango sola, insieme ad undici esserini minuscoli tutti acciambellati in una cesta, una mamma ansimante, ed un mare di coperte zuppe di sangue e liquidi amniotici.
Non so da dove cominciare a pulire. Inizio a darmi da fare, e verso le sei è tutto pulito. E’ il momento di attaccare di nuovo i piccoli, ma Rebecca ricomincia a spingere: è in arrivo il numero dodici.
Mi preparo a riceverlo, ormai abbastanza disinvolta, dopo averne accolti tanti. Quando però arriva sull’asciugamano pulito e stacchiamo il cordone, non inizia a respirare. Lo capottiamo da tutte le parti, Rebecca lo pastrugna con muso e lingua, io cerco di svuotargli meglio il cavo orale. Niente. Eh, no, cavolo. Non puoi farmi questo. L’unico cucciolo che faccio nascere senza l’aiuto degli altri non deve morire.
A furia di massaggini da parte mia, sbatacchiamenti da parte di Rebecca e una poco gradevole “respirazione bocca a bocca”, finalmente il cucciolo tira la prima boccata d’aria. E’ salvo! Respira a fatica, con la bocca aperta e la linguetta fuori. E’ un brutto segno, ma dopo mezz’ora di paura (e di altri massaggi) il piccolo ricomincia a respirare normalmente e si attacca finalmente alla mamma. E dodici.
Ripulisco di nuovo meglio che posso, poi attacco i cuccioli alla mamma, sei per volta. Il rischio schiacciamento è altissimo, così decido di tenere i cuccioli “separati” dalla mamma, cioè in una cesta accanto a lei, sotto ad una lampada ad infrarossi, e di accollarmi l’incarico di farli poppare ogni due ore.

DolcinaE così, ricominciamo, proprio come l’altra volta. Vado a letto, due ore dopo mi alzo e li attacco: l’operazione richiede un’ora o più. Giorno e notte mi dedico interamente a loro, rimettendoci parecchia salute. Mi viene anche un’allergia alla polvere che mi fa tossire dalla mattina alla sera.
Spesso chiamano dopo mezz’ora dalla poppata per nutrirsi di nuovo, ma sono piccoli, non oso farli aspettare, al primo “piopio” corro da loro.
A tutto questo si aggiunge il programma “Senso puppy”, che non sembra, ma diventa un impegno pesante quando il proprio tempo libero si misura in minuti.
Rebecca ha spesso nausea e non mangia, o se mangia vomita, quindi ci sono giorni critici in cui ha poco latte, ma per fortuna non sparisce mai del tutto. Mi preoccupo di attaccare per primi sempre i più piccolini e debolucci, che non sono sempre gli stessi: ogni tanto qualcuno che sembrava robusto comincia a dimagrire, e così le priorità ruotano.
Dodici giorni dopo la nascita, Rebecca comincia di nuovo a fare i capricci, il latte diminuisce, ma ora i cuccioli sono grandicelli e sono in dodici, quindi non riescono più a saziarsi col poco che la mamma produce. Comincio ad integrare con il latte artificiale mischiato all’omogeneizzato (non si sa perché, ma puro lo rifiutano, questi piccoli t-rex vogliono già sentire il sapore della carne). Cominciano a passare tre ore da un pasto all’altro, poi quattro.
Passano i giorni ed i cuccioli si avventano con sempre maggiore avidità sulle pappine, sempre più solide. Preparare dodici pappine e imboccarli uno per volta diventa ancora più faticoso dell’allattamento, in cui bene o male dovevo solo attaccarli alla mamma. Almeno, però, serve: i piccoli si irrobustiscono giorno dopo giorno.

Penelope INDIGNATAOrmai sono fuori pericolo. E sono tutti e dodici. Non ne ho perso nessuno.
Il mio cuore comincia a rappacificarsi con il passato, sento di aver fatto ammenda. Li ho fatti sopravvivere tutti, e sono sani e forti.
A meno di tre settimane e senza denti cominciano con il patè, e non appena spuntano i primi dentini, un po’ di giorni dopo, arrivano i bocconcini di carne, ognuno nella propria ciotolina, evento che mi consente di nutrirli tutti contemporaneamente dopo aver riempito le ciotole.
Già, gli alimenti sono sempre più solidi. Ed anche… il resto. Rebecca comincia a guardarmi come a dire: “non ti aspetterai che mi lecchi QUELLA ROBA, vero? Sembra cacca di elefante.”
Così, l’incarico passa a me. E dodici cuccioli sporcano. Sporcano tanto.
L’aria diventa irrespirabile per il cattivo odore, per quanto mi dia da fare 24 ore su 24, ed è in questi giorni che conosco le amiche vere. In moltissime si fanno avanti chiedendomi di mostrar loro i cuccioli, che dalle foto sembrano così meravigliosi. Poi entrano in sala parto, gridano “Oddioooo!”, ed escono trattenendo conati di vomito, senza neppure aver abbassato gli occhi sui piccoli. “Ma che schifo! Non si può stare lì dentro! Ma pulisci? Come fai a vivere giorno e notte con quella puzzaaa?!”
Purtroppo, è vero, il cattivo odore è pungente, ma fa molto freddo fuori, e non posso cambiare l’aria completamente per non far prendere freddo ai piccoli, così mi limito a lasciare la porta o la finestra aperta qualche minuto, due o tre volte al giorno, e a pulire ogni momento tutti i bisognini prodotti. Chiaramente, questo non basta per togliere il cattivo odore.
Dopo qualche giorno, però, si presenta la mia amica Silvia, a cui dedico due parole del mio racconto. Con lei ci sono cresciuta, è praticamente mia sorella. Il primo giorno che viene a visitare la cucciolata, entra in sala parto, non fa una piega, guarda i piccoli. Mi chiede come sto io, se ho bisogno di qualcosa.

DiamanteDopo mezz’ora che sta lì dentro (persino i miei genitori si erano sempre lamentati dell’odore, rimanendo nella stanza al massimo dieci minuti per volta), mi abbraccia (anche io non è che profumassi di violetta a stare lì…) e mi saluta, ribadendo che se ho bisogno di qualcosa, lei c’è. Non una parola sull’odore.
Cari miei, questa è un’amica vera.
Comunque, questa fase dura poco, per fortuna.
A trenta giorni i cuccioli imparano a mangiare le crocchette da svezzamento e a bere l’acqua, da soli, e li trasferisco dalla cassa parto, ormai strettina, a una stanza interamente dedicata a loro, con una buona metà ricoperta di truciolato (che hanno subito imparato a riconoscere come zona bisognini, migliorando tantissimo le condizioni igieniche del loro ambiente), e anche se al coperto, senza riscaldamento: devono cominciare ad abituarsi gradualmente al freddo che li aspetta all’aperto. La stanzina il primo giorno è ricoperta dal linoleum, pagato un occhio della testa, ma pensando “vabbè, dopo la cucciolata possiamo sempre riciclarlo per altri scopi.”
Ah! Ah! Ah! Che ingenua, vero?
Dopo un giorno saltano i fissanti, masticati con gusto.
Dopo una settimana mancano gli angoli.
Dopo due settimane è tutto a brandelli.

FamigliolaA quel punto, i cuccioli dimostrano sufficiente robustezza per affrontare il mondo esterno, avendo effettuato la prima vaccinazione, e così fanno il loro debutto nel branco, composto dalla matriarca, mamma Rebecca, e dai due giovani della cucciolata precedente, Piccolo Principe e Medusa.
Ecco, cosa succede a mettere dodici allievi pronti ad apprendere nelle mani, anzi, nelle zampe, di tre maestri della devastazione? Semplice. Ogni singolo oggetto, di qualsiasi forma e dimensione, presente in giardino, se diverso da terra, erba e sassi viene preso di mira e distrutto in mille pezzettini.
Tutti meticolosamente sparpagliati per il terreno, che piccolo decisamente non è, essendo l’unione dei terreni di casa della nonna e della mia famiglia. Mentre prendo al volo un cucciolo che sta lanciandosi giù da un tavolo di plastica da giardino (ancora mi chiedo come ci sia salito, non ci riuscirebbe manco un adulto), sua sorella tira la coda al gatto, che per quanto paziente le molla una zampata e la fa correre via piangendo disperata.
Vado a consolarla per controllare che non abbia graffi sugli occhi, e il cucciolo di prima ha già infilato la testa nell’innaffiatoio e non riesce più a venirne fuori.

MEDUSA e GUNDANel frattempo, un trio attraversa il prato stringendo tra le fauci delle mutande trafugate dal bucato che è stato steso giusto quella mezz’oretta di sole caldo.
Mentre rincorro il trio, un altro cucciolo si avvicina troppo al tronco che Piccolo sta rosicchiando, Piccolo gli fa letteralmente sparire la testa all’interno delle proprie fauci emettendo versacci spaventosi da maschio alpha, ed il cucciolo corre via disperato gridando come se lo avessero scannato (naturalmente Piccolo non gli ha torto un pelo), inciampa e rotola giù dalla collinetta, schiantandosi su una sorella che se ne stava tranquilla, la quale per lo spavento comincia a ringhiare e azzanna il primo fratello che le capita a tiro, che non è quello che l’ha urtata, ma poco importa.
Di colpo una cucciola emette urla strazianti: ha infilato la testolina tra le maglie della rete di filo di ferro di uno dei box dei grandi. Cerca di venire indietro, ma si strozza perché la sua testa triangolare può entrare, ma non uscire. Mi catapulto su di lei, la tengo spinta in avanti per impedirle di strangolarsi nel tentativo di venire indietro, lei continua a gridare per la paura. Gli adulti, preoccupatissimi, cominciano a piangere con lei. I cani del vicino abbaiano contro i miei adulti. Io sono bloccata lì, non posso lasciare la cucciola e non posso liberarla. Il frastuono per fortuna attira fuori mia mamma.
“Che succede?!”
“Vai a prendere la tenaglia, presto! Devo tagliare la rete!”
Sparisce dentro.
Intanto zittisco i grandi, che rimangono a guardare la scena pietrificati, e calmo la cucciola con la ninna nanna che ha sentito fin da quando ha funzionato il suo udito, e così smette di piangere e di tirare all’indietro, e si rilassa. So che non durerà molto, ma è un inizio.
“Fabianaaaa! Ma dove la tiene papà la tenaglia?!”
“Non lo so, cerca in garage!”
Passano altri cinque minuti. La piccola comincia a mugolare di nuovo.
Mamma arriva tutta trafelata, e mi porge l’attrezzo.
“Mamma, questa è una pinza, non una tenaglia. Non posso tagliare il filo di ferro con una pinza.”
“Eeeeh, che ci posso fare?! Tuo padre ha solo questa in garage, non so dove tenga le altre cose!”
“Allora, prendi la mia cassetta degli attrezzi. E’ in camera mia.”
Mamma riparte. Io vedo un gruppo di cuccioli che fa merenda nella zona del giardino in cui sporcano i miei gatti. Una cucciola, in disparte, lecca con gusto il muretto di cemento della recinzione di casa.
Dopo un po’, ecco di ritorno la mamma.
“Mamma. Anche questa è una pinza. La tenaglia è quella coi manici rossi.”
“E che ne so io?!”
E riparte.
Finalmente arriva con l’attrezzo giusto, e libero la piccolina, ormai tremante. Mi metto a consolarla. “Pooovera piccolina… Hai avuto tantatantatanta paura? E’ tutto finito ades…”
La cucciola si dimentica tutto nel momento in cui vede i fratelli rincorrersi contendendosi un ramo, e si lancia nella mischia, come se nulla fosse successo.
Verso le quattro del pomeriggio, la temperatura si abbassa e ritiro i cuccioli.
Ecco, ora immaginate gli eventi appena descritti ripetuti giorno dopo giorno, sempre più frenetici man mano che i cuccioli crescendo sviluppano coordinazione, velocità, potenza mandibolare.

7I giorni passano, i cuccioli crescono e cominciano ad arrivare i nomi.
Penelope, la più fedele, non mi molla un secondo.
Diamante, quello con la macchietta sul petto.
Obelix, il più ciccione e pacifico.
Giunone, la più iraconda.
Evelyn, la più aggraziata e femminile, oltre che molto dolce, il cui nome viene scelto da una bambina quando le dico che non so come chiamarla.
Tuono, il più determinato.
Gunda, la cucciola che andrà al padrone del papà, che porta il nome di una sua campionessa del passato.
C.Q. Controllo Qualità (semplicemente detto C.Q.), il cucciolo che quando la mamma aveva poco latte gridava a gran voce da neonato, e così avevo cominciato ad usarlo come “tester” per verificare la produttività della lattazione.
Bud Spencer, un cucciolo massiccio che mette sempre tutti al tappeto con una naturalezza invidiabile.
Tempesta, l’unica cucciola che tutte le notti scappa dal box cuccioli, distruggendo tutto il garage, deponendo soffici cumuli di deiezioni qua e là, per poi farsi ritrovare ogni mattina insieme ai fratelli con l’aureola sulla testa. Ho scoperto che è sempre lei spiandola di nascosto più volte.
Dolcina, la cucciola più tenera e affettuosa.
Nero, scelto dai futuri padroni, che hanno prenotato con largo anticipo chiedendomi di registrarlo con quel nome.
Il tempo passa, i cuccioli crescono, i danni sono sempre più gravi.
Ormai rimangono soli diverse ore, custoditi solo dagli adulti. Mi dedico alla loro socializzazione facendoli conoscere da più cani ed umani estranei possibile.
Mi affaccio in giardino e vedo cuccioli nero focati ovunque, nella costante ricerca di qualcosa da rompere.
Dodici piccole pesti sane e robuste, pronte ad affrontare il mondo a testa alta.
Il mio riscatto per gli errori del passato.
Li guardo rincorrersi, e mi viene in mente parte di un motivetto de “La carica dei 101”:
In ogni momento
Nell’allevamento
Felice ciascun sarà!

MEDUSA e GUNDA

Articolo precedenteNon sempre il problema è il proprietario
Articolo successivoSan Valentino tra i setter

Potrebbero interessarti anche...

Vuoi aggiungere qualcosa? Dì la tua!

27 Commenti

  1. che bell’articolo!!!!ho una rott di 9 mesi e non riesco ad immaginare i disastri che fa moltiplicati per 12!! quanta pazienza e quanto amore!!!

    • Il lavoro non finisce mai, anzi, servirebbero giornate di 36 ore per non restare indietro (ho un mare di lavori arretrati a causa dei piccoli)… Ma vogliamo mettere la soddisfazione di vedere la sera questi dodici monelli (ormai solo più sette perché stanno andando nelle loro case nuove purtroppo) che si acciambellano tutti vicini e mi guardano con gli occhioni languidi mentre canto loro la ninna nanna?O quando la mattina mi assalgono per riempirmi di leccate e zampate sporche di cacca?

  2. Giusgo giusto per tranquillizzarmi un po’…. Tra un mese la mia piccola avra’ i cuccioli… Sono i miei primi, mentre lei e’ gia’ un’ esperta! Lo so, non sopravvivero’!!!!

  3. Capita proprio a fagiolo.
    Tra un paio di mesi la mia cagna andrà in calore, abbiamo intenzione di farla accoppiare ed abbiamo incontrato ieri il futuro papà.
    In realtà anche la mia veterinaria, come il tuo papà, mi ha consigliato di farle conoscere prima il maschio. Per la sua esperienza, soprattutto nelle cagne alle prime esperienze, questo fa si che siano più disposte ad accoppiarsi.
    Leggere delle esperienze “reali” con le cucciolate è assai benefico (non rassicurante ma benefico ;-)) e mi ha dato svariati spunti di riflessione (primo fra tutti installare una retina sottile sulla retona di confine).
    😀

  4. Oddio,mi sembra la mia storia…sono alle prese da un mese con 12 cuccioli di cane corso…20 giorni di dormite in sacco a pelo,attaccata alla cassa parto,la mamma che mi faceva disperare molto piu di loro…il bio-sensor;infinito quando si parla di così tanti cuccioli….una fatica bestiale,in un mese sembro mia nonna,avrò perso10anni di gioventù…e non e finita perche ora mi dedico a farmi il sangue amaro con gli aspiranti proprietari di cuccioli…una rottura di palle e di pazienza,epica!

    • Già, e vogliamo parlare di quelli che, dopo tutto questo, chiamano e dicono “pensavo costasse molto menooooo… Ho visto un annuncio in cui li fanno a 300 euro!” o “ma a me non mi importa del pedigree, io mica ci faccio le mostre col cane” o simili?!

      • una coppia di amici ha vissuto più o meno lo stesso con la propria Aussie che ne ha sfornati “solo” otto (erano nove, ma uno è morto subito), 60 giorni davvero senza mai annoiarsi un attimo, la maggior parte visibili in streaming, così sembrava di essere lì con mamma e piccoli.
        Anche loro erano costernati dagli annunci che si vedono in giro di cuccioli da 300 euro. E’ sempre lo stesso discorso.
        Bellissime foto e bellissimo reportage. 🙂

      • I tre quarti della gente che mi chiama(qualcuno riesce addirittura a mandare solo un sms x avere informazioni!)se ne sbatte,di lastre ufficiali,prove di lavoro,salute,carattere e bio sensor…chiedono solo”quanto costa” e “ne hai ancora maschi grigi?!” a dir la verità,sono un po’ demoralizzata…ho fatto la mia prima cucciolata al top,e il pubblico cerca perlopiu cani a 100 euro senza pedigree e senza niente…e un mese che spiego alle sciure al telefono,quanto costa realmente un pedigree e a cosa serve davvero…mi sento un po’ Don Chischotte…ma sapere che comunque la gran parte di loro,comprerà pessimi cani,spacciati x rappresentanti della loro razza,che spesso avranno una vita cagionevole e infelice,mi scoraggia un bel po’… Ce così poco pubblico,per la buona cinofilia?!prima d’ora non lo avrei creduto… :/

        • Eh… Anche per me è così. Ma io a quelli che come prima cosa mi chiedono il prezzo dico ormai che son tutti prenotati. Il cane non lo dò a un tirchio, se mai si ammalasse un giorno, questo sarebbe capace di risparmiare e non curarlo! Se la domanda sul prezzo è l’ultima ad arrivare, allora glielo posso anche vendere un cucciolo. Se fa il bravo.

          • Io se continuo cosi,rischio di tenermi sul groppone 12 cuccioli…Ahahahah,non ho venduto un maschietto a due tipi distinti,che sembravano capire qualcosa di cani,dopo che mi hanno raccontato del loro belga problematico in appartamento,dove il cucciolo sarebbe dovuto rimaner solo con lui…di questo passo,mi rovino appresso ai cuccioli…

      • A chi lo dici!!!!!!!!
        Anche io ho una cucciolata di nove corso. Ora hanno cinquanta giorni ma tirarli su per bene costa tanti sacrifici.
        Non voglio neppure commentare, poi, quelli che ti chiamano dicendoti che vogliono spendere 100/200 per una cucciolo e non sono “interessati” al pedigree.
        Però dopo tutti i sacrifici vuoi mettere la soddisfazione di vedere i tuoi cuccioli adorarti!!!
        Tra poco dovrò separarmi da loro e questo mi rende triste…..
        (PS di questa cucciolata terrò una femminuccia ed un maschietto)

  5. Fabiana, se stai ancora cercando estranei con cui far socializzare i cuccioli… io mi candidoooo!! Scherzi a parte, complimenti per tutto e in bocca al lupo per il futuro, quello che hai fatto e stai facendo è splendido! Ce ne fossero di allevatori così…

  6. Fabiana ma… ma… tieni un blog. Leggevo il tuo articolo ed ero rapito ed alla fine mi sono detto: “NOOOO è già finito… ed ora?”
    Vogliamo il seguito.

    • Addirittura un blog? Comunque, casomai non lo sapessi, puoi trovare su Ti Presento il Cane l’articolo sulla cucciolata precedente. Si intitola… “sei piccole pesti”.

  7. INTERESSANTISSIMO sia questo che quello della cucciolata precedente! complimenti! ..anche per la mia “piccola” amstaff killa è arrivato il momento! a giorni la monta ed io faccio già il countdown approssimativo, costruisco cassa parto, mi informo su bio-sensor e sensibilizzazioni acustiche varie! infondo sono solo due mesi! =P ahahah..grazie per aver condiviso con noi tutti le tue esperienze!

    -Killa & Stella

  8. CIAO PERDONA LA MIA IGNORANZA.. INTANTO COMPLIMENTI PER IL SUCCESSO DEI 12 CUCCIOLI.. IO PURTROPPO IN QUESTO SONO STATO MENO BRAVO, PERKE’ SU 12 CUCCIOLI, UNO E NATO MORTO, UN ALTRO E MORTO L’INDOMANI, E PER CAUSE MIE PERSONALI, ”MOTIVI DI LAVORO,” LA CAGNA NE A SCHIACCIATI 3 NEI PRIMI 3 GIORNI, ( NONOSTANTE SONO RIUSCITO A DORMIRE 34 GIORNI SUL DIVANO, CON LA PAURA DI POTER PERDERE UN ALTRO CUCCIOLO) PERO’ NON FACENDO L’ALLEVATORE.. NELLE ORE DI LAVORO OVVIAMENTE NON POTEVO ESSERE PRESENTE, E LA CAGNA A DIFFERENZA DELLA TUA, FACEVA AVVICINARE SOLO MIO PADRE OLTRE CHE ME, SOPRATUTTO NELLA PRIMA SETTIMANA DOPO IL PARTO;.. POI SI E TRANQUILLIZZATA ED E RITORNATA AMOREVOLE ”COME SEMPRE” ANCHE VERSO GLI ALTRI…PERMETTENDO ANCHE AD AMICI E PARENTI DI POTERSI AVVICINARE AI CUCCIOLI…. CMQ DOPO QUESTA LUNGA PREMESSA,…. NON CAPISCO UNA COSA!!… GLI ALLEVATORI NON DOVREBBERO ( PER ETICA) FARE ”SELEZIONE” E SCARTARE I CANI CON DIFETTI GENETICI PER LA RIPRODUZIONE?
    SINCERAMENTE NON CAPISCO IL CUCCIOLO CON LA MACCHIOLINA ”BIANCA” CHE PUR ESSENDO UN ROTT PURISSIMO, IN EXPO E UN DIFETTO DA ELIMINAZIONE, E DI CONSEGUENZA SE I NUOVI PROPRIETARI, DECIDESSERO DI FARLO RIPRODURRE, VERREBBERO GENETICAMENTE DEI CUCCIOLI CON LA ”MACCHIOLINA” ..( ANCHE SE IN 12 NE CAPITA SOLO 1, E SEMPRE UN FATTORE GENETICO CHE VA AVANTI, PADRE, FIGLIO, ECC ECC.. QUINDI ANCHE QUELLI SENZA MACCHIA, POTREBBERO AVERE CUCCIOLI CON LA MACCHIA..)

    PERDONAMI.. RIPETO DI NON ESSERE UN ALLEVATORE..NE TANTO MENO UN POLEMICO, VORREI CAPIRE CON QUALE BASE UN CLIENTE DOVREBBE DECIDERE DI COMPRARE UN CANE PIU’ COSTOSO CON UN OTTIMO PEDI DA UN ALLEVATORE, ANZICCHE’ , UN CANE DA UN PRIVATO CHE MAGARI E ”PERFETTO” ESENTE DA DISPLASIA , VACCINATO, IN OTTIMA SALUTE, CHE RIENTRA NELLO STANDARD, PAGANDO SOLO 300 , 400 EURO? CHE MAGARI A PURE UN DISCRETO PEDI!!.
    BHO.. SINCERAMENTE NON CAPISCO ALCUNI ALLEVATORI.. CHE IN REALTA’ SONO COME DEI PRIVATI CHE DECIDONO DI FARE ACCOPPIARE 2 CANI ”BELLI” (CON DEI PEDIGREE……)E NON FANNO NESSUNA SELEZIONE, ( STILE UN PRIVATO). MA VENDONO CANI UN BOTTTTOOOOO.. PUR SAPENDO, CHE QUEI GENITORI, NON SAREBBERO NEMMENO CANI DA RIPRODUZIONE, MA SOLO CANI DA COMPAGNIA. ( IN COMMERCIO 300/400 EURO)
    CHE POI LA COSA ME MI RODE E CHE MAGARI QUELLO DELL’ALLEVAMENTO, COME IN QUESTO CASO A PURE GRAVI DIFETTI DI GENETICA!!! E L’ALTRO RISULTA ESSERE NELLO STANDARD…
    ALLA FINE DI TUTTO,DA POTENZIALE CLIENTE, VORREI CAPIRE UNA SOLA COSA,
    VISTO CHE I CRITERI DI UN ALLEVAMENTO POTREBBERO ESSERE UGUALI A QUELLO DI UN PRIVATO..
    PERCHE’ SCEGLIERE UN ALLEVAMENTO PER ACQUISTARE UN CANE DI RAZZA??

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Fabiana Buoncuore è la sciurallevatrice per eccellenza. Nasce a Carmagnola da suo padre e sua madre (ma più da sua madre) il 17/09/1987, da allora il 17 settembre è anche noto come "San Morbidino". Appassionata di tutte le razze canine e indicativamente di tutti gli animali esistenti sul pianeta, ha una particolare predilezione per il rottweiler, che ha le sue stesse esigenze primarie: mangiare, dormire, muovere poco le chiappe. Collabora ormai da alcuni anni con "Ti presento il cane" con le sue storie di vita vissuta tra allevamento e morbidinosità.