giovedì , 23 novembre 2017
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Il kennel, questo sconosciuto

di VALERIA ROSSI – “Spisciazza in casa“, “litiga con l’altro cane“, “quando non ci siamo distrugge tutto...”
A fronte di una serie infinita di problemi che quasi quotidianamente mi vengono prospettati da proprietari disperati, la mia prima domanda è sempre questa: “Ma tu ce l’hai un kennel?”
La risposta è quasi sempre negativa. E quando chiedo “perché no?” le motivazioni vanno dal: “Ma che cos’è?” al “Nooooooooooo poveriiinooooo!!! In gabbia nooooooo!”.
Siccome negli ultimi giorni mi è capitato per tre volte di fila di incontrare questo genere di reazioni, ho cercato un pezzo sull’argomento da linkare a queste persone… e non l’ho trovato, perché non l’avevo mai scritto.
O meglio: del kennel ho parlato più volte, all’interno di vari articoli. Ma ad uno specifico non avevo mai pensato, anche perché davo quasi per scontato che l’argomento fosse arcinoto ai più.
Assodato che non è così, poniamo subito rimedio alla lacuna.

CHE COS’E’
trasportino-vari-kennelIl termine “kennel” ha diversi significati: vuol dire genericamente “canile”, anche inteso come “allevamento” (i “kennel club” sono infatti associazioni di allevatori), ma nel nostro caso indica semplicemente il trasportino (o “trasportone”: dipende dalla taglia del cane).
Un tempo esisteva solo il “Vari Kennel” (che è una marca: da lì poi si è cominciato a chiamare familiarmente “kennel” qualsiasi trasportino), ovvero il trasportino omologato per i viaggi in aereo.
Negli ultimi anni la fantasia dei produttori si è letteralmente scatenata e ne sono nati di ogni tipo, foggia e colore.

piegatoI più recenti in ordine di apparizione (anche se ormai esistono da diversi annetti) sono quelli in tela, co-mo-dis-si-mi perché si aprono davanti, sopra, di lato, insomma si possono gestire come ci pare a seconda della temperatura e di quanta visione vogliamo lasciare al cane.
La somma comodità sta però nel fatto che, se si vogliono portare in giro per il mondo, si possono piegare a valigetta (cosa ovviamente impossibile con quelli rigidi) e che diventano superpiatti, come si vede nella foto a destra.
Aperti, invece, sono così (ve ne mostro alcuni tipi, aperti e chiusi):

tipi

kennelTVNon sono neanche brutti da vedere, dài: neppure dentro casa. Non saranno proprio oggetti da arredamento in piena regola, ma quelli rigidi sono decisamente meno gradevoli alla vista.
E infatti io (ehm) ho il kennel morbido in ufficio, dove c’è sempre un casino infernale di libri, scatoloni, computer  interi, computer scassati (lavoro del figlio) ed altro, tanto che chi ci dovesse entrare scapperebbe ululando in ogni caso:  invece ho il kennel rigido in quello che dovrebbe essere teoricamente il “salotto buono” (ma che intanto è sempre pieno di animali e quindi fa inorridire lo stesso le sciuremaniache della pulizia). Siccome io maniaca non sono, me ne impippo. Fine excursus sui fattacci miei, torniamo al kennel.
Che cos’è e com’è fatto spero si sia capito: ma quel che conta davvero è….

A COSA SERVE

Il primo pensiero degli animalisti è sempre questo: “Serve a tenere il cane fuori dalle palle! Serve a imprigionare quel povero esserino indifeso mentre gli umani si fanno gli affaracci loro! Serve a tenere il cane in galeeeeeeeeeeraaaaaaaaaaa!
Ma va là.
Lo scopo è esattamente l’opposto.
Non è quello di tenere il cane “chiuso dentro”, ma il resto del mondo “chiuso fuori”.

lupettiIl cane, infatti, ha bisogno di una tana nella quale possa sentirsi: a) protetto e sicuro; b) in grado di guardare fuori,  potendo così vigilare su tutto ciò che succede intorno, accorgersi per tempo della presenza di un eventuale pericolo e così via.
In tana nascono i cuccioli dei canidi selvatici, ma tane molto simili a quella del lupo vengono scavate anche dai cani domestici, specie da quelli di tipo primitivo.

canaan holeIl Canaan Dog, razza israeliana, è talmente caratterizzato da questo suo desiderio di scavarsi una tana e di passarci dentro tutto il tempo libero che i classici “buchi” che si trovano nel terreno, nel suo Paese d’origine, vengono chiamati proprio “Canaan hole” (vedi foto a sinistra).
Poiché non sarebbe troppo pratico scavare buche nel pavimento dei nostri appartamenti per garantire al cane la sicurezza di una tana, quello che possiamo fare noi umani civilizzati (o presunti tali) è fornirgli un surrogato che abbia le stesse caratteristiche: chiusura su tre lati, apertura frontale, possibilità di tenere d’occhio i dintorni.
Ovvero: un bel kennel con apertura verso il centro della stanza, cosicché il cane possa vedere tutto ciò che succede ma sentirsi contemporaneamente “inattaccabile”, al sicuro da eventuali attacchi alle spalle. Che per lui è una cosa importante, perché noi ripetiamo sempre che il cane è un predatore (ed è anche vero), ma nessun animale al mondo è “soltanto” predatore: a seconda delle circostanze può divenire anche preda.
Sicuramente è “solo” preda nel periodo infantile, quando è un cucciolino indifeso: per lui, in questo periodo, la sicurezza della tana è addirittura vitale. Ma i nostri cani, ricordiamolo, sono quasi tutti neotenici: ovvero, mantengono per tutta la vita molte caratteristiche infantili, sia fisiche che psichiche.
Sono, insomma, degli eterni cuccioli.
Quindi, per i nostri cani, avere una tana sicura è quasi un bisogno primario.  E il kennel ci permette di soddisfarlo.

gabbiaUn po’ meno soddisfacente, da questo punto di vista, è la gabbia aperta su tutti i lati.
Questa, infatti, non dà al cane la sensazione della tana e li costringe a tenere d’occhio l’intero perimetro.
Per questo motivo il kennel chiuso diventa un ausilio più efficace, anche per la soluzione di alcuni problemi comportamentali come l’ansia da separazione.
Torniamo, però, al concetto di “tana naturale”, perché l’obiezione più classica è sempre la stessa: “Ehhhhh però i cani “in natura” mica sono chiusi dentro!”
Infatti, no.
Ma quando i cuccioli provano ad uscire dalla tana prima del dovuto, la mamma li respinge indietro anche con una certa decisione. Quindi il concetto di “restare in un posto perché le regole sono queste” ce l’hanno ben chiaro.
Ovvio che non possiamo prendere un cane adulto che non ha mai visto il kennel, sbattercelo dentro e chiudere la porta: come minimo manderebbe a quel paese noi e prenderebbe in antipatia il kennel per sempre.
Invece si deve fare il contrario: abituarlo PRIMA a considerare il kennel come la sua tana e POI chiudere la porta.
Una volta che conosce il trasportino e che ci si trova bene dentro, per il cane non farà quasi nessuna differenza tra rimanerci con la porta aperta o chiusa. Provare per credere.

pappa_dentroCOME SI ABITUA IL CANE AL KENNEL
(si ringrazia la Bisturi per aver fatto da modella per il servizio fotografico casalingo).

Il cane si abitua con un minimo di pazienza e qualche piccolo, semplice accorgimento.
Innanzitutto, con la porta aperta, si somministrano i pasti dentro al kennel.
Di fronte alla ciotola, un cane sano non si sognerà neppure di uscire: gli interessa mangiare e stop. E intanto prende confidenza con il trasportino.
Mentre sta mangiando,  potrete anche provare a chiudere la porta: probabilmente non se ne accorgerà neppure. Quando avrà finito di mangiare e vi guarderà perplesso, aprite la porta e fategli un sacco di complimenti.
Se per caso si innervosisce per la porta chiusa e smette di mangiare, riapritela e ritentate la chiusura il giorno successivo.
Continuate così per qualche giorno, poi passate a lanciare nel kennel qualche bocconcino. Lui entrerà per cominciare a cercarli. Inizialmente lasciate la porta aperta, poi chiudendola per qualche istante (ma riapritela sempre se il cane dà segni di disagio).

bisturi_ossettoDopo qualche altro giorno, mettete i soliti bocconcini nel kennel e quando il cane li ha trovati tutti porgetegli qualcosa di rosicchiabile (un osso di pelle di bufalo, un osso di prosciutto, quello che gli piace di più).
Vedrete che, con ogni probabilità, lui si metterà a rosicchiarlo lì dove si trova: questo significa che comincia a considerare il kennel come “tana”.
Se invece volesse uscire portandosi via la “preda”, chiudete la porta e, qualsiasi cosa faccia il cane, lasciatela chiusa per un paio di minuti, rimanendo nei pressi in modo che il cane vi veda.
Nove volte su dieci, il cane si metterà a rosicchiare il suo premietto. Se non lo fa, aprite la porta e lasciatelo uscire:  ma riprendetevi il premietto, mettetelo nel kennel e chiudete la porta, stavolta col cane fuori.
Molto probabilmente sarà lui a chiedervi di rientrare.
Continuate con questi accorgimenti – o con altri simili – finché non vi accorgerete che il cane si è abituato al kennel e comincia a considerarlo un posto tranquillo e sicuro nel quale si trovano sempre cose buone.

bisturi_openA questo punto il cane ci starà volentieri sia con la porta aperta, sia con la porta chiusa.
Se avete un kennel apribile su più lati, nella stagione calda potrete approfittare di questa comodità per far circolare più aria… ma vedrete che il cane non ne sarà proprio entusiasta, perché in questo modo gli viene a mancare il senso di sicurezza dato dalla “tana” chiusa sui tre lati.
La faccia da: “Be’? Perché mi hai scoperchiato?” della Bisturi, nella foto a sinistra,  mi pare abbastanza indicativa delle preferenze canine.
In realtà a loro piace di più stare al coperto (anche con la porta chiusa) perché sanno che nessuno andrà a rompere loro le scatole (fondamentale: deve essere davvero così. Quindi i bambini di casa vanno assolutamente educati a NON andare a scassare le palle al cane quando è dentro al kennel, neppure quando la porta è aperta).
Per questo, dal punto di vista del cane, non c’è gran differenza tra trasportini apribili o chiusi e fissi.
E’ a noi che fa piacere poter aprire tanti spiraglini. E comunque, quando fa davvero molto caldo, potranno dare refrigerio anche al cane.
IMPORTANTE:  per il periodo di abituazione  sempre meglio utilizzare un kennel rigido, che è praticamente inattaccabile da denti e unghie (quelli di tela, decisamente no). A quelli soft si potrà passare solo quando ormai il cane  vivrà benissimo l’esperienza-kennel.
Ricordate che nel kennel rigido bisognerà inserire un tappetino morbido, mentre quelli di tela ce l’hanno giù incorporato.

QUANDO PUO’ ESSERE UTILE

quadroPraticamente sempre.
Quando il cane non sa stare da solo e distrugge casa (che sia per noia o per ansia da separazione, il kennel è utile perché gli dà sicurezza ma lo costringe anche ad autocontrollarsi); quando ci sono due cani che non vanno ancora/non vanno più d’accordo, e non ci fidiamo a lasciarli soli senza nessuno che controlli; quando arriva a casa la zia cinofoba, visto che non tutti hanno la mia spettacolare ed insita capacità cafonissima (ma che soddisfazione!) di dire alla zia “se hai paura dei cani, puoi anche evitare di venire a casa mia”; quando il cane è irrefrenabile, salta addosso a tutti, scatafascia i visitatori contro il muro e gli dobbiamo insegnare, di nuovo, un minimo di autocontrollo; quando vogliamo dargli tempo/modo di riflettere su qualcosa… insomma, in millemila occasioni diverse che vanno dalla semplice comodità di gestione all’educazione e al recupero comportamentale
Questo NON significa che il cane debba “vivere” in kennel.
Per l’amordiddio. Non significa neppure che sia sensata l’abitudine (che appartiene a molti, purtroppo…) di tenercelo dentro “per fargli crescere la voglia di lavorare”, o “per fargli mantenere/aumentare le energie” in vista di un impegno sportivo, o per tutti gli altri motivi cretini accampati da chi, anziché per il cane, vive per la coppetta.
Il kennel è una tana, non un accumulatore e neppure un parcheggio. Però, se usato bene, è prezioso.
Insomma, a mio avviso si deve avere: anche (anzi, soprattutto) in casa, e non soltanto in macchina (dove ce l’abbiamo praticamente tutti, ignorandone però l’uso “indoor”, che è immensamente più vasto).

LA MISURA IDEALE

misureSe guardiamo la tana di un lupo, vedremo che non è mai molto più grande del suo occupante. Spesso si tendono ad acquistare kennel di formato immane, pensando che così il cane “ci stia più comodo”: ma il cane, in tana, non è che si metta a fare le coreografie di hip hop.
Il cane, in tana, prevalentemente ci dorme: o comunque si riposa. Quindi la misura giusta è quella che gli permette di alzarsi in piedi senza scapocciare e di girarsi agevolmente senza restare incastrato. E basta.
Uno spazio troppo ampio, oltre ad essere inutile, inficerebbe anche la sensazione di sicurezza che al cane viene dall’avere perfettamente sotto controllo il perimetro che lo circonda – ovvero di poterlo agevolmente toccare e annusare – e dal poter riscaldare l’ambiente in cui si trova con il proprio calore corporeo.
No, dunque, ai vari kennel da due metri per tre per il chihuahua… che semplicemente non saprebbe che farsene. L’esercizio fisico non si fa in un trasportino, ma con i propri umani quando finalmente tornano a casa e portano il cane a correre, o almeno a passeggiare al guinzaglio.
Il kennel è l’equivalente canino di una poltrona, o del letto: non serve che siano enormi, serve che siano comodi.

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Informazioni su Valeria Rossi

Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). CI ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.




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