parvo3Ci segnalano questa nota, scritta da un allevatore di bassotti, che riportiamo perché ci sembra molto interessante. Ognuno ovviamente è libero di interpretarla come crede: diversi veterinari si sono mostrati scettici, ma intanto l’autore non ha più avuto problemi con la parvovirosi… 

Riguardo al protocollo vaccinale da seguire per proteggere i nostri cani dal nuovo ceppo di parvo dal gene mutato: non so se negli ultimi tempi questo ceppo sia stato inserito o meno nei vaccini in commercio, fino a non molto tempo fa non lo era stato (neanche adesso, NdR),  nonostante il nuovo virus sia stato isolato e codificato già da qualche anno.
Non so il perché di tanta lungaggine, probabilmente problemi tecnici o burocratici… ma credo che non sia ancora contenuto nei vaccini in commercio visto che cani vaccinati continuano a morire.
Ad ogni modo c’è la possibilità di avere una protezione anche con i vaccini basati sul vecchio ceppo, attuando un protocollo vaccinale che faccia reagire il sistema immunitario del cane in modo che sviluppi la più alta concentrazione possibile di anticorpi al Parvo.
Essendo il nuovo ceppo una mutazione del precedente, molta parte del loro DNA è uguale, sicché se c’è una forte presenza di anticorpi al vecchio ceppo questi sono in grado di riconoscere e neutralizzare anche il nuovo ceppo.
Il problema, come mi spiegò il Professore dell’ Università Veterinaria di Bari che ha isolato il nuovo ceppo e lo sta studiando, è che molto spesso il protocollo vaccinale seguito dalla maggior parte degli allevatori e da molti veterinari per motivi di praticità, costi e tempi, ovvero la inoculazione dei due vaccini polivalenti, non induce sufficiente reazione anticorpale alle singole malattie perché l’organismo deve reagire a più vaccinazioni diverse contemporaneamente: quindi non si sviluppa una copertura efficace contro il ceppo di parvo modificato.
Ecco perché questo Parvovirus può colpire ed uccidere anche cani regolarmente vaccinati con i vaccini polivalenti.
Bisogna quindi inoculare anche ai cani adulti un vaccino solo Parvo (che io sappia quello con la più forte concentrazione é l’Eurican Primo della Merial) ripetendolo come sempre dopo 3-4 settimane per ottenere l’effetto massimo di reazione. E richiamare poi la vaccinazione in unica somministrazione di anno in anno come per gli altri vaccini.

parvo2Per i cuccioli c’è anche un problema di tempistica e modo di somministrazione del vaccino. Spesso ai cuccioli vengono inoculati i vaccini troppo presto, quando ancora il tasso anticorpale dato dal colostro materno é ancora alto.
Questi anticorpi presenti nella mucosa gastrica (spero sia il termine appropriato, non essendo un veterinario non ricordo precisamente tutti i termini della spiegazione datami …) che è deputata all’assorbimento del vaccino quando questo è inoculato per via sottocutanea, entrando in contatto con il vaccino lo neutralizzano almeno parzialmente vanificando in parte o in toto la sua funzione.
Bisognerebbe effettuare un test sul livello anticorpale materno prima di vaccinare i cuccioli, cosa non facile e dispendiosa, o altrimenti è bene aspettare almeno fino a 70 giorni prima di iniziare il programma vaccinale per via sottocutanea.
Però, dopo la quarta settimana d’età del cucciolo, il tasso anticorpale dato dalla madre – pur essendo, come già detto, abbastanza alto da inficiare la reazione al vaccino – non è di solito più sufficiente a proteggere da eventuali infezioni.
Ne consegue che, dovendo aspettare come abbiamo visto almeno fino a 70 giorni per l’inoculazione sottocutanea, il cucciolo risulti non protetto per un lasso di tempo piuttosto lungo.
Per non far correre al cucciolo questo rischio mi è stato indicato di inoculare il vaccino contro il Parvo appunto a 28 giorni, ma per via intra nasale, instillandolo lentamente goccia a goccia nelle narici; anche se il cucciolo starnutisse è sufficiente che il vaccino entri in contatto con le mucose nasali.
L’assorbimento tramite le mucose nasali non ha la barriera anticorpale che, come dicevo, è presente nella mucosa gastrica: quindi l’assorbimento e la reazione al vaccino non vengono  contrastati dal sistema immunitario del cucciolo, lasciando che lo stesso crei anticorpi al Parvo.
Questa inoculazione va ripetuta dopo 2 settimane sempre allo stesso modo (intra nasale). Quindi, come già detto, a 70 giorni si ripete la stessa vaccinazione (solo Parvo),  ma stavolta per via sottocutanea.
Dopo 3 settimane si cominciano i vaccini polivalenti secondo il solito protocollo (richiamo dopo 3-4 settimane).

parvo1Questo protocollo, quando mi fu indicato tre anni fa, era ancora sperimentale, non ancora codificato: non so se lo sia stato nel frattempo… ma mi si disse che funzionava e mi fu caldamente consigliato di provarlo, quindi d’accordo con il veterinario che segue il mio allevamento decidemmo di provarlo, avendo una cucciolata di un mese ed un’epidemia di Parvo in allevamento che aveva già causato molte perdite di cuccioli e cuccioloni.
Quella cucciolata di 6 bassottini non ha avuto alcun problema, mai nemmeno un piccolo segno di infezione.
Da allora lo seguiamo sempre di routine e non ho avuto più casi di Parvo.
Comporta ovviamente maggiore impegno di tempo, di spese, e bisogna tenere i cuccioli in allevamento parecchio più a lungo per cederli con l’intero protocollo vaccinale completo.
Io non ho dubbi sulla validità di affrontare tutto ciò se significa mettere al riparo i cuccioli da un pericolo mortale.

 

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4 Commenti

  1. Sono un po’ perplessa.. Questi cuccioli quando, finalmente usciranno.. non avranno la parvo ok, ma quanti problemi a causa della deprivazione? Facendo i conti questi cuccioli non dovrebbero uscire di casa prima dei quattro mesi o.O il che implica che se un allevatore di clc facesse una cosa del genere poi costruirebbe anche tanti bei box dove tenere questi cani per il resto della loro vita -.-”

  2. Mi permetto di esprimere nuovamente la mia sulla questione in quanto veterinario.
    Mi meraviglio che un tema così delicato e scientifico sia pubblicato con un pò di leggerezza su questo sito.
    “Ti presento il cane” si è sempre contraddistinto per la corretta informazione e per la condanna delle discussioni “da giardinetto” ma in questo caso devo dire che mi chiedo se sia stato corretto pubblicare un articolo su un argomento (che richiede delle conoscenze scientifiche) scritto da una persona che tali conoscenze non ha.
    Il rischio è quello di alimentare la gran confusione che c’è sull’argomento.

    Le mie perplessità sull’articolo pubblicato sono le seguenti:

    1) la frase “mi è stato indicato di inoculare il vaccino…” mi fa pensare ad un allevatore che vaccina da se i cani. Per quanto si possa essere informato presso professori universitari, la vaccinazione è atto medico veterinario e da tale figura deve essere effettuata. La vaccinazione infatti non è solo “un’iniezione sottocute” che anche l’allevatore sa fare. Essa viene eseguita dopo regolare visita clinica che appuri la presenza delle condizioni di salute del soggetto idonee per ricevere un trattamento che andrà a stimolare la risposta immunitaria. Solo un veterinario ha tale competenza.

    2) l’articolo dà una visione del “protocollo vaccinale” come se ne esistesse uno uguale per tutte le situazioni.
    Non è così.
    Ecco che poi molti clienti si permettono di giudicare l’operato del proprio veterinario o di quello altrui perchè “hanno letto su internet” che un professore di Bari dice di fare così e colà. Senza in realtà avere la minima conoscenza del perchè il veterinario ha fatto una scelta anzichè un’altra.

    3) alcuni concetti nell’articolo sono corretti (ad esempio che la vaccinazione intranasale permette di bypassare il problema degli anticorpi colostrali) ma questo non risolve il problema delle varianti nuove in circolazione.

    Insomma, riassumendo, credo che la complessità dell’argomento imponga che si faccia attenzione nel divulgare l’esperienza di ogni singola persona/allevatore perchè si rischia solo di complicare ancora di più il quadro della situazione.

    Il consiglio è sempre quello di affidarsi al proprio veterinario di fiducia che faccia la scelta migliore per “quel/quella” cane/cucciolata.

    PS= Se la redazione fosse interessata potrei fornire i contatti del Professore dell’Università di Bari menzionato (che ha scritto diverse pubblicazioni scientifiche sull’argomento e sulla nuova variante) per invitarlo a scrivere un articoletto che cerchi di spiegare nella maniera più semplice possibile la situazione attuale.

    • A.L., certo che sono interessata.
      Anzi, sarei ben felice se i professori universitari avessero sempre l’abitudine di comunicare anche al grande pubblico, e non soltanto a una ristretta cerchia dei colleghi, se non gli interi protocolli – che, giustamente, andrebbero applicati solo dai professionisti e non certo all’insegna del “fai da te” – almeno le “basi” su cui si fondano nuove applicazioni o nuove metodiche. Insomma, se almeno ci si facesse l’onore di sapere che questa procedure esistono, non si sarebbe poi costretti a bisbigliarsi i rimedi tramite il passarola, con possibili ingerenze di chi “ha sentito dire che” e magari poi l’ha riferito con qualche variazione personale.
      Con tutto il rispetto per i professionisti…qui il fatto è che sono ormai ANNI che i cani muoiono “misteriosamente” per altrettanto misteriosi ceppi (mutati, non mutati, vecchi, nuovi, ungheresi alieni…vattelapesca…) di virus. E in attesa che la Sacra Scienza Ufficiale tutta maiuscola si decida a partorire altrettanto Ufficiali protocolli, noi non possiamo stare a guardare mentre i nostri cani, che per noi sono amici, fratelli, compagni di vita, di lasciano le penne.
      Quindi, se mi arriva una notizia che mi sembra avere una certa fondatezza e che non arriva dall’UFO di turno, ma da un allevatore serio e competente (btw, su questo posso rassicurarti: non vaccina i cani da solo. Tutto il protocollo l’ha sempre seguito il suo veterinario), o la notizia la pubblico: perché se può salvare la pelle anche di un solo cane… be’, mi interessa di più questo di tutta la burocrazia scientifica (e non) messa assieme.

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