veterani3di VALERIA ROSSI – Non facciamo nomi e neppure citiamo la razza, perché non è carino: sono rimasta, però, decisamente allibita leggendo lo sfogo di una lettrice che, su Facebook, mi ha confidato di aver presentato la sua cagna undicenne (in splendida forma) a un’expo, sentendosi dire dalla Giudice che “non capiva il motivo di portare in esposizione un cane anziano”.
Bene, sciura Giudice: allora provo a spiegarglielo io.
La zootecnia, come non manchiamo mai di ripetere ogni qualvolta cerchiamo di far capire le differenze tra “allevatore serio” e “cagnaro”, non ha come unico scopo quello di portare a casa coppette e coccarde. Dovrebbe avere, come scopo assolutamente primario, quello di mettere al mondo cani tipici, sani e di buon carattere.
Già: bellezza, carattere, salute (in ordine alfabetico).
Tre punti che sono il fulcro, anzi il significato stesso del termine “allevamento”: e che si possono inseguire mettendoli tutti e tre sullo stesso piano, oppure stabilendo delle priorità.
Personalmente, quando ho cominciato ad allevare, non mi sono sentita all’altezza di ottenere in massimo in tutti e tre i campi e le priorità me le sono date, eccome: prima di tutto la salute (perché un cane malato non può far nulla di più che soffrire, e i suoi umani non possono far altro che curarlo e soffrire con lui); poi il carattere (perché un cane non perfettamente equilibrato, o non in grado di svolgere la funzione per cui è stato selezionato, non è fonte di orgoglio e soddisfazione ma di guai, e a volte capita che i suoi umani possano decidere di rinunciare a lui); infine la bellezza… che per carità, ci vuole: almeno la tipicità è indispensabile per poter definire il cane “di razza pura”, ma la bellezza è anche quella che ti fa vincere, e quindi ti fa conoscere, e quindi ti permette di vendere cuccioli e conseguentemente di continuare a praticare questa  costosissima passione, per lavoro o per hobby che sia. Però un cane con un difettino estetico può rendere ugualmente felice la sua famiglia per moltissimi anni: un cane malato  o squilibrato, no.

veterani2Questo semplicissimo ragionamento mi convinse, all’inizio, che le mie priorità fossero, nell’ordine: salute, carattere, bellezza. Certo, non accoppiavo ciofeche e quindi non credo di aver mai prodotto un cane che non fosse, fisicamente, almeno un degno rappresentante della sua razza: però, per i primi anni, non andai molto oltre la mediocrità. Dopo un po’ di esperienza (un bel po’…) cominciai ad affinare anche l’occhio e quindi a cominciare a prevedere meglio le prospettive “estetiche”: ma continuai a considerarle un valore aggiunto e non una priorità. In altre parole: qualche campione di bellezza l’ho anche messo al mondo, ma è stato più culo che altro. Perché dal primo all’ultimo giorno la mia principale preoccupazione, in allevamento, è stata quella di mettere al mondo cani sani.
Fanno  tutti come me? Certo che no.
Come ho già detto, c’è anche chi riesce (perchè è evidentemente più bravo di me) ad inseguire tutti e tre i risultati e ad ottenerli in pieno. Ammirazione e invidia.
Poi, purtroppo, c’è anche chi sostiene – e MAI riusciresti a fargli ammettere il contrario – di inseguire tutti e tre i risultati, ma in realtà punta esclusivamente a fare cani belli, a vincere coppe e coppette, a inanellare Best in Show e campionati: e pazienza se li inanella per due o tre anni, dopodiché il cane schiatta.
Ecco, queste persone a mio avviso sono la vera e propria rovina della cinofilia, esattamente alla pari con i cagnari che sfornano cuccioli a caso infischiandosene di bellezza, salute e carattere e puntando esclusivamente al punto numero quattro: i soldi.
Però questi io non li definisco neppure “cinofili”. E neppure “allevatori”. Sono commercianti, stop.
L’allevamento è arte, non lucro: la zootecnia è passione, non guadagno.
Ma i veri appassionati, gli artisti, quelli che mettono anima e cuore per far venire al mondo cani sani, tipici ed equilibrati…come possono dimostrarlo?

veterani4La bellezza si mostra in expo, e fin qui è facile. Il carattere si dimostra nelle prove di lavoro, se la razza vi è soggetta.
Ma la salute?
La riuscita del lavoro di un allevatore, nel settore “salute”, si vede soprattutto da due cose: la longevità e la forma fisica mantenuta nel tempo.
Un cane “ben riuscito” dal punto di vista zootecnico non è soltanto un cane che “dura”, ma anche un cane che invecchia bene, che si presenta ancora baldanzoso e allegro, che è ancora capace di muoversi con scioltezza e di avere lo sguardo brillante e fiero di chi si sente in splendida forma. Un cane, insomma, che si può ancora presentare in esposizione e fare una splendida figura, dimostrando così che il suo allevatore non è uno che produce delle belle statuine “usa e getta”, ma dei soggetti in grado di fare felice a lungo le proprie famiglie.
Ecco, sciura Giudice: questo è il senso della “classe veterani”. Una vetrina, sì… ma non una vetrina solo “estetica”, bensì un modo  di mostrare al mondo i risultati di quella che, almeno a mio avviso, è la parte più importante, il vero clou del lavoro zootecnico. Salute, longevità e forma fisica duratura.
E se a lei sfugge questo significato, sciura Giudice… allora sono io a non capire, sinceramente, cosa ci faccia lei in mezzo a un ring.

NOTA: Tutte le foto – tratte da google – mostrano soggetti esposti in “classe veterani”: ho scelto appositamente di mostrare soggetti di grande mole perché purtroppo sono proprio questi i cani mediamente meno longevi. Ho ritenuto importante mostrare che, quando l’allevatore è bravo, anche i grandi molossi o i cani da montagna possono invecchiare bene, oltre che vivere a lungo. Le immagini NON ritraggono la razza della persona che mi ha raccontato l’aneddoto riportato nell’articolo.

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15 Commenti

  1. Trovo senz’altro importanti le tue parole. Ma sopratutto vere.
    La salute e il carattere prima di tutto! E tutti i cani delle foto sono bellissimi. Io non ho esperienza ma però ho voglia di imparare! E ogni articolo che leggo mi insegna.
    Ora però… Ci vorrebbe un “vero” standard! Troppo troppo seri gli ariticoli ultimamente! 🙂

  2. Quindi paradossalmente, e proprio per le ragioni che tu spieghi così bene, bisognerebbe “obbligare” gli allevatori a portare in expo un tot di veterani, soprattutto i grandi riproduttori.

      • Quanti? Quali? Dove?
        Tu fai troppe affermazioni allarmistiche buttate là ad capocchiam: se fai nomi e cognomi, potrò anche crederci.
        Altrimenti la ritengo solo una delle tue consuete boutade contro gli allevatori, delle quali comincio ad essere sinceramente un po’ stufa.

  3. Sono d’accordo con ogni parola scritta! Per me il numero dei cani anziani in ottima forma sono il vero indice di una selezione seria e coscienziosa di ogni allevatore, specialmente tra quelli a taglia grande e gigante. Per quanto il giudice in questione: no comment…

  4. Ringrazio di cuore la tua conoscente che con il suo scritto ha ispirato questo articolo.

    Ormai è qualche settimana che leggo regolarmente i tuoi scritti su questa rivista-web (spero di averla definita in modo corretto), mi sto abituando al tuo stile brillante ma non volgare, diretto ma non agressivo.

    In questa occasione prendendo spunto dall’amarezza denunciata dall’espositrice, hai saputo dare una chiara spiegazione di quello che dovrebbe essere il lavoro sulla selezione. Spiegazione che condivido in pieno.

    Certo può sembrare un pochetto utopistico il percorso della correttezza, in particolar modo quando ci si scontra con la freddezza dei numeri e la necessità di farli quadrare, ma ritengo che i risultati ottenuti operando nel modo da te descritto paghino nel tempo.

    Apprezzo molto il lavoro di informazione che stai facendo con questo tuo giornale.
    Mi auguro che i tanti appassionati di cani trovino, leggendoti e leggendo gli interventi ai quali dai spazio, le giuste nozioni per imparare a muoversi nel mondo insidioso della cinofilia.

    Sono convinto che su piazza ci siano allevatori seri e preparati, ho avuto la fortuna di conoscerli; solo che purtroppo subiscono gli sgambetti dei “furbi” che, armati di spregiudicatezza, invadono il mercato accaparandosi i favori delle persone disinformate.

    Quindi l’antidoto è: informazione! Con il tuo lavoro e l’attenzione che dedichi a queste problematiche, svolgi un importante ruolo proprio nella somministrazione di questa medicina.

  5. Ciao,prima che leggessi le motivazioni che hai addotto nell’articolo,sinceramente anch’io mi trovavo d’accordo con la giudice..Infatti pensavo: proprio perchè in expo non ci si va per portarsi a casa la coppetta o il risultato, ma per ottenere un giudizio da un’esperto ,in vista della riproduzione, che rappresenti una garanzia della tipicità del cane a chi acquisterà i suoi figli,proprio per questo,pensavo che senso avesse portare un cane anziano,che a una certa età si evita di far riprodurre. Però non avevo effettivamente pensato a questo discorso che hai descritto dell’articolo,perciò che dire…grazie dell’avermelo fatto capire ! 🙂

  6. In questo caso NON si parla di reati o di maltrattamento, ma di semplici “opinioni”, quindi il campo dovrebbe essere sgombro da eventuali querele per diffamazione.
    Eppure, il giudice non si può nominare ugualmente. Mah…
    Mentre è chiaro il motivo per cui non si indica il nome (e perfino la razza) dell’espositrice “fonte” dell’articolo. Mi è difficile comprendere perchè non è possibile nominare il giudice e discutere, motivatamente e pacatamente, una sua opinione.
    Perchè non è possibile muovere obiezioni ai preconcetti di un giudice, al di fuori di un giudizio di merito ed al di fuori del ring? (Perchè un giudice con tali preconcetti viene assegnato ad una classe “veterani” è mistero interno ad ENCI, e passi…)
    Però, il solo nominare un giudice, se non per baciargli il culo, fa diventare vittime di “lupara bianca”?
    ENCI è una mafia così potente?

    • No, MCN, in questo caso non è che tema querele…è solo che non ho modo di raggiungere quella giudice (che non conosco), per farle sapere di questo articolo. Di solito, quando parlo male di qualcuno, lo avviso in modo che abbia diritto di replica: mi sembra il minimo della correttezza. Siccome in questo caso non posso farlo, ho preferito lasciare la cosa in forma anonima (tanto il concetto cambia poco) e non sparlare alle spalle di chi non ha modo di ribattere.

  7. * (Perchè un giudice con tali preconcetti viene assegnato ad una classe “veterani”, e perchè un tale soggetto sia stato nominato giudice, è mistero interno ad ENCI, e passi…)

  8. in effetti mi son sempre chiesto se gli allevatori (quelli veri, non i delinquenti importatori) non avessero come obbligo etico autoimposto di ricercare prima di tutto la salute. Pare proprio che la risposta sia no.

    Non voglio fare il difensore dei bastardini, credo si sia capito da altri miei commenti, ma vedere il trovatello di casa ormai 11enne correre come un matto dietro la pallina, fare la punta ai gatti con la zampa alzata, saltare muretti da un metro schivando i vasi di mia mamma in volo, saltare in auto (fuoristrada quindi bello alto) superando pure il bombolone del gas, e scattare come una molla ogni volta che qualcosa si avvicina alla recinzione con all’attivo una punta di diabete e due cataratte, è una soddisfazione incredibile.

    Quello che voglio dire è che un cane (di razza o non) dovrebbe essere per un padrone un compagno di vita.
    E un cane che non gode di buona salute o che se ne va troppo presto fa soffrire sicuramente di più di arrivare ultimo ad ogni gara.

  9. Concordo su tutto… e c’è anche un altro motivo per esporre i Veterani: valutare se davvero la razza sta andando nella direzione giusta… alcuni anni fa un’importante specializzata statunitense de cocker americani fu vinta da un veterano, cane assolutamente meraviglioso, unico esemplare al mondo ad ottenere per tre volte quell’importante riconoscimento. Ma questo risultato fa riflettere… per esempio quello stesso cane, padre di qualcosa come ottanta campioni della razza, non ha dato un solo figlio o nipote che lo abbia superato? E se è così… non è un pochino triste? Insomma se i migliori soggetti si ritirassero dalle piste a sei o sette anni di sicuro perderemmo anche in capacità critica e prospettiva genetica.

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Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). Ci ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.