martedì , 21 novembre 2017
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Memoria di specie, memoria di razza (dalle mucche si fanno i prosciutti?)

beagle_puppydi VALERIA ROSSI – Per chi avesse strabuzzato gli occhi leggendo il titolo: no, non sono impazzita del tutto (insomma…”del tutto”, ancora no: ci sto lavorando). Il fatto è che questo articolo prende spunto dal commento di un lettore, che diceva così:

“Non puoi prendere un beagle e pretendere un “piede” perfetto, perché quello è un cane che discende da una stirpe selezionata per stare a mezzo km da te, inseguendo volpi per le verdi campagne d’inghilterra. Non puoi prendere un bulldog francese e lasciarlo solo in casa (magari relegato in una stanza + terrazzino) per tredici ore al giorno, perché quello è un cane da compagnia. Puoi però imparare a gestire il tuo cane nel modo migliore, andando incontro alle sue fisime e alle sue vocazioni mentre gli chiedi di venire incontro alle tue, con rispetto parlando. Insomma, per dirla con Frank Zappa: “A cow don’t make ham”, dalle mucche non si fanno prosciutti!”

pechineseIn realtà, in cinofilia, le cose non sono proprio così lineari: e così come più volte ho citato l’importanza della memoria di razza (contenuta nel DNA del cane), e quindi la necessità di far fare al cane il lavoro per cui è stato selezionato – ne ho parlato, per esempio, in questo articolo –  oggi vorrei ricordare che esiste anche una memoria di specie.
E che, in base a quella, tutti i cani sono cani e come tali adatti a molteplici attività.
Rispondendo al commento di cui sopra ho ricordato una frase di Piero Scanziani, che – negli anni ’50 – diceva:  “Ogni cane è insieme da guardia, da caccia, da compagnia. Chi stima un setter o un pastore bestia diversa da un molosso o da un pechinese non è un cinologo, né un cinofilo”.
Sulla prima parte mi trovo d’accordo: sulla seconda proprio no, perché un setter “è” diverso – e anche  molto diverso – da un molosso o da un pechinese.
La selezione non è acqua (né quella naturale, né quella umana), il DNA non passa di lì per caso e non credo proprio che si potrebbe mai chiedere a un pechinese di fermare una pernice.
Invece si può chiedere a un setter di fare il cane da divano, perché è verissimo che ogni cane è “anche” da compagnia.
Tra anche e solo, però, ci passa un bell’abisso: tant’è che il setter da-divano-e-basta vivrebbe una vita ben poco soddisfacente.

ferma_settMa allora, come ci si deve regolare quando si sceglie un cane, o quando si pensa di iniziare un’attività con lui?
Bisogna tenere presenti tre fattori: memoria di specie, memoria di razza, caratteristiche individuali.
E all’interno della memoria di razza bisogna anche distinguere tra capacità innate ed acquisite, perché l’esempio della ferma non l’ho fatto a caso: la ferma è istintiva, innata, non è cosa che si possa insegnare.
E’ il frutto di millenni di selezione, ovvero di accoppiamenti tra soggetti che, di fronte al selvatico, provavano l’impulso di bloccarsi anziché quello di inseguirlo.
Questo comportamento di “segnalazione immobile” io l’ho potuto osservare anche nel mio branco di husky, dove erano i cuccioli e i cuccioloni a “paralizzarsi” quando avvistavano una preda (solitamente un gatto, o le pecore del disgraziato pastore che abitava nei dintorni di casa mia), mentre gli adulti nella stessa situazione si organizzavano immediatamente per accerchiare ed attaccare la vittima (ed io mi organizzavo immediatamente per bloccare loro… con alterne fortune).

huskynoNon so, sinceramente, se questo comportamento esista anche in natura: forse no, perché i cuccioli di lupo per quanto ne so, non vanno a caccia (gli esperti di lupi potranno essere più precisi di me).
In un branco di cani fortemente predatori, come erano i miei husky, funzionava però così: i cuccioli si bloccavano, segnalando semplicemente la presenza della preda (o presunta tale…) con lo sguardo e la direzione del muso, dopodiché lasciavano che fossero gli adulti ad occuparsi della caccia vera e propria (sempre che non arrivasse prima l’umana a tirare un urlaccio a tutti quanti).
Ne ho dedotto che la ferma potrebbe essere una manifestazione neotenica, e che i cani da caccia potrebbero comportarsi proprio come i miei cuccioli: segnalano che c’è qualcosa da cacciare, ma aspettano che siano gli individui di rango superiore (nel loro caso, i cacciatori) a passare alle vie di fatto, perché  “lasciano fare a chi ne sa più di loro”.

bull_tempraSta di fatto che la ferma non si può insegnare: o c’è o non c’è.
Così come “ci sono o non ci sono” alcune doti caratteriali: per esempio una buona tempra.
Tutti i cani sono in grado di sopportare uno stimolo doloroso senza schiattare d’infarto (mentre gli ovini, per esempio, possono morire a causa di un piccolo dolore, o anche solo a un forte spavento): però c’è quello che, se gli pesti inavvertitamente una zampa, al massimo fa “cain!” e subito dopo ti guarda col fumetto che dice “Niente, non è successo niente: cosa facciamo di bello adesso?”;  e c’è quello che urla come un cane scannato e zoppica per due ore.
Neppure la tempra si può “insegnare”: però si può selezionare, accoppiando tra loro solo individui che ce l’abbiano particolarmente dura (ovvero quelli che sopportano il dolore senza tante menate): in questo modo sono state create razze come il bulldog o i terrier di tipo bull, che sembrano essere addirittura insensibili al dolore… e che proprio per questo venivano usati nei combattimenti, perché erano capaci di continuare a lottare anche dopo aver subito ferite gravissime.
Provateci con un chihuahua. O magari con l’ultima meticcia che ho avuto, cagnona dall’aspetto fiero e imponente che se le passavi troppo vicino a una zampa (senza toccarla!) ti piantava un CAIIIINNNN!!! da svegliare i vicini.

meticci_gruppoDunque, la selezione ha un grosso peso sui cani e la memoria di razza è importantissima per capire cosa potremo/non potremo aspettarci da un cane selezionato. Attenzione: selezionato, ovvero allevato continuando a tener presenti le attitudini che quella particolare razza deve avere.
Perché la selezione, non dimentichiamolo, è una forzatura: e se non continuiamo a “forzare”, la natura tende a riportare tutti i cani verso il modello selvaggio e quindi verso la media, sia fisica che psichica.
Bastano tre generazioni perché, partendo da un alano e un chihuahua (ammesso e non concesso che si riesca a  farli accoppiare…) e lasciando riprodurre liberamente i cani successivi, si arrivi ad individui tutti di media taglia. E medie saranno anche le doti caratteriali, perché il cane selvatico deve essere “buono un po’ a tutto”, ma  non gli serve eccellere in nulla.
Quindi, lasciando accoppiare liberamente i cani, si livelleranno temperamento, tempra, vigilanza e così via… e si perderà tutto il lavoro di selezione fatto fino a quel momento. Addio eccellenze, addio specializzazioni.
La stessa cosa succede quando si accoppiano cani della stessa razza, ma “ad capocchiam”, ovvero limitandosi a mettere insieme un maschio e una femmina: salta tutto il lavoro svolto in precedenza. E questo è il motivo per cui i cagnari producono a tutto spiano (e vendono a tutto spiano) labrador mordaci, pointer che non galoppano, border collie che hanno paura delle pecore e così via.
Sembra strano che basti così poco a rovinare centinaia, se non migliaia di anni di selezione… ma purtroppo è esattamente così: bastano pochissime generazioni per vanificare tutto.

beagle_agilityE allora? Allora mi sembra evidente che il modo migliore per mantenere viva e funzionale una razza sia quello di continuare a farle fare ciò per cui è stata creata (e per questo sarei anche stra-favorevole alla prova di lavoro obbligatoria per tutte le razze del mondo, escluse quelle da compagnia… anche se mi rendo conto che è diventato molto difficile, per l’uomo moderno, accedere anche solo logisticamente ai luoghi e alle strutture necessarie).
Peeeeeeeeeeeerò… c’è sempre la famosa memoria di specie a permetterci, in alcuni casi, di “svicolare” dall’impiego originario e di rendere ugualmente felice ed appagato il cane facendogli fare qualcosa di diverso.
L’importante, a mio avviso, è che questo “diverso” sia almeno “affine”.
L’esempio citato nel commento, ovvero quello del beagle, è indicativo: e sempre rispondendo al commento ho detto che conosco un beagle da protezione civile e uno da agility, entrambi molto bravi.

beagle_protMa sono entrambi realizzati e felici?
Parlando in linea assolutamente generale, io penso che un beagle da protezione civile lo sia più di quello che fa agility. Perché? Semplice: perché lui è stato selezionato per piantare il naso per terra e seguire una traccia.
Ed è vero che lo scopo originario sarebbe quello di cercare una volpe… ma se invece della volpe gli insegnamo a cercare una persona dispersa, bene o male rispettiamo la sua memoria di razza.
Se invece lo mettiamo su un campo a saltare ostacoli, allora sfruttiamo la memoria di specie (nel senso che tutti i cani del mondo, e pure i lupi, sanno saltare: ovvero, sono costruiti fisicamente in modo da poter spiccare un salto… anche se spontaneamente, di solito, gli ostacoli li aggirano), ma non quella di razza.
Che poi i cani da agility si divertano come pazzi, è un dato di fatto: non sto certo insinuando che siano povere vittime maltrattate!
Insinuo, però, che dal punto di vista zootecnico non potrei mai capire se un beagle è adatto alla riproduzione vedendogli fare un percorso di agility: mentre vederlo impegnato in una ricerca in superficie mi darebbe comunque indicazioni interessanti.
E dal punto di vista del cane?
Anche lì, penso (è un’idea personale, perchè nella testa del cane non ci sono: ma mi sembra sensato) che il beagle da protezione civile sia già completamente realizzato dal suo lavoro… mentre quello da agility, se fosse il mio, ogni tanto lo porterei anche in campagna a sfogare il suo “lato segugio”.
Così come porterei, almeno ogni tanto, tutti i border collie da agility a farsi un giro sulle pecore (e se dovessi scegliere un riproduttore, lo guarderei SOLO in quei momenti lì).

attacco_mal2Qualsiasi cane può fare qualsiasi cosa, è vero: o almeno può fare tutto ciò che è insito nella sua memoria di specie (perché volare, per esempio, non può). Se noi siamo bravi (conditio sine qua non) e se le doti caratteriali del singolo individuo lo permettono, qualsiasi cane può diventare performante – e soprattutto, può divertirsi un mondo – anche ricoprendo un ruolo diverso da quello che richiederebbe la sua razza.
Se il cane è frutto di una valida selezione,  però, avrà sempre ben forte e chiara, dentro di sé, anche la memoria di razza: e questa farà sì che il border collie, pur divertendosi come un pazzo a fare agility, si illumini d’immenso quando vede un gregge. Che il malinois da disc dog faccia un sorrisone a 42 denti quando può mordere una manica. Che il setter da dog dance scodinzoli a mille quando può partire alla ricerca di  un fagiano. E così via.
Se questo non succede, personalmente NON userei quel cane in riproduzione: neppure se fa i percorsi netti o prende i dischi a sei metri da terra. Perché quando si perde la memoria di razza, si perde la razza (anche se fisicamente il cane è il massimo della tipicità).
Da qui a dire  che il setter deve solo cacciare, o il border solo guidare pecore…  ce ne passa.
Ogni cane può davvero fare “il cane” a 360° , e il fatto di essere appunto CANE – ovvero animale domestico – e non lupo,  fa anche sì che possa farlo molto volentieri, con grande entusiasmo, per il semplice fatto che lo fa con noi.
Perché non ci dobbiamo mai dimenticare che stiamo parlando del canis familiaris:  e proprio quella parolina, “familiaris”, fa la differenza tra lui e i cugini (o genitori, o nonni) selvatici.
Il cane non è soltanto un animale sociale: è anche un animale per il quale “società” significa “società umana” (meglio se mista a quella canina, ma mai “solo” canina: altrimenti non staremmo più parlando di canis familiaris).

lab_acquaPer rendere veramente completo un cane, quindi, vanno rispettate tutte le sue componenti: memoria di specie, memoria di razza, socialità e familiarità… oltre, ovviamente, alle caratteristiche individuali che possono variare anche in modo sensibile.
Ma attenzione, perché se variano troppo sono indice di cattivo allevamento.
Per intenderci: ci può essere il labrador che a tre mesi si butta in acqua a testa bassa e ci può essere quello che, da cucciolo, prima di entrare tituba un po’ e ha bisogno di essere guidato da un adulto. Però poi ci entra, si appassiona: ed è comunque un buon labrador.
Un cane che per tutta la vita, invece, rifiutasse di entrare in acqua (a meno che, ovviamente, non abbia avuto esperienze traumatiche in quell’elemento) non sarebbe un buon labrador.
Quindi i suoi proprietari dovrebbero innanzitutto trovargli attività alternative: magari gli piace riportare all’asciutto (e allora è almeno labrador per metà!)… magari gli fa schifo anche il riporto, ma è bravissimo nella ricerca in superficie.
Benissimo: i suoi umani facciano protezione civile con lui e si godano tutte le soddisfazioni che potranno averne… ma per favore, non facciano mai accoppiare quel cane, perché farebbero un grave torto alla razza.

border_pecoreOgni individuo è un individuo, vero, verissimo: ma il concetto stesso di “razza pura” implica almeno una base comune per tutti i cani che a quella razza appartengono.
E se è vero che la memoria di specie ci consente parecchie “divagazioni” e ci permette di adibire qualsiasi cane ad attività che magari hanno poco a che vedere con lui, ma che piacciono a noi… è anche vero che dal punto di vista zootecnico la razza deve restare razza da tutti i punti di vista, sia fisico che caratteriale.
Concludendo: far fare agility a un border collie va benissimo.
Se è possibile metterlo anche a guidare qualche pecora, va ancora meglio: ma se proprio non si può, pazienza.
Quando però  si pensa di usare il cane in riproduzione… allora almeno un’occhiata alle sue attitudini bisogna darla per forza.
Perché utilizzare in riproduzione un border collie che fa agility a trecento all’ora, ma che poi scappa davanti a una pecora, è un vero affronto alla zootecnia.
E davvero non mi spiego perché coloro che di zootecnia si occupano (ENCI, spero che ti fischino le orecchie) non impongano almeno un test attitudinale – se non una vera e propria prova di lavoro – relativo alla memoria di razza di qualsiasi cane da lavoro, prima di dargli libero accesso alla riproduzione.
Perché a me sta anche bene che dalla mucca si possano fare i prosciutti: ma se poi, da quella stessa mucca, si ottenessero delle bistecche immangiabili, o del latte imbevibile… qualche domanda, magari, io me la farei.

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Informazioni su Valeria Rossi

Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). CI ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.




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