lunedì 20 Settembre 2021

Attenzione: arrivano (già!) le zecche

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di FABIO MACCHIONI – Siamo solo all’inizio della primavera… solo?
Contrariamente a quanto molti pensano, è proprio questo il momento in cui le zecche cominciano a “cercare vittime” tra i nostri amici a quattro zampe. E non importa che faccia caldo o freddo: le zecche non ci fanno proprio caso.
Cerchiamo di scoprire tutto ciò che riguarda questi insidiosi (e pericolosi) ectoparassiti, così da poter difendere i nostri cani nel modo più efficace.

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Storia della zecca
Le zecche rappresentano un problema che da sempre affligge uomo, animali domestici e animali selvatici.
Troviamo la prima testimonianza scritta sulle zecche già nel “Papiro di Ebers”, uno dei sei scritti medici di Clemente Alessandrino, risalente al 1550 a.c. ; ma tale citazione non è che un riferimento a testi ancor più remoti (che non sono arrivati fino a noi).
Anche nell’antica Grecia poeti e filosofi (come Omero e Aristotele) menzionano le zecche e nella letteratura latina personaggi come Catone, Varrone, Columella, Seneca dedicano scritti all’argomento.
Interessante è citare Plinio (60 d.c) che nella sua “Historia naturalis libri” ripete il curiosissimo concetto – che rimarrà in voga per molti secoli – secondo il quale le zecche sarebbero prive di ano e destinate pertanto a morire per eccessiva replezione.

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Importanti informazioni su questi parassiti vennero da Francesco Redi, scienziato e poeta della corte dei Medici, il quale, osservandole al microscopio, raffigurò per la prima volta le zecche provviste di otto zampe; era il 1668. Nell’800 Canestrini e Berlese fornirono le basi per le attuali conoscenze sulle zecche, di cui si conoscono attualmente circa 870 specie, 36 delle quali segnalate in Italia.

Classificazione e ciclo biologico
Le zecche appartengono all’ordine Acarina e alla classe Arachnida, che comprende anche organismi diversi come ragni e scorpioni.
Sono parassiti ematofagi obbligati dei vertebrati, di lunghezza variabile da pochi mm a 12 mm o più come nel caso di femmine ripiene di sangue.
Le “zecche dure” della famiglia Ixodidae si distinguono dalle “zecche molli” della famiglia Argasidae, in quanto presentano uno scudo che ricopre l’intera superficie dorsale del maschio e solo la porzione anteriore del dorso nella femmina e negli stadi larvali.
Il ciclo biologico delle zecche si compie attraverso quattro stadi di evolutivi: uovo, larva, ninfa ed adulto.
Le zecche presentano generalmente una bassa specificità, per cui, in assenza dell’ospite preferito, possono attaccarso al primo ospite “utile” di passaggio; l’uomo rappresenta solitamente un ospite occasionale.
Per passare da uno stadio all’altro la zecca deve obbligatoriamente effettuare unpasto di sangue su un solo ospite, su due o anche su tre ospiti, di specie diversa o della stessa specie.

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zecca2Anatomia della zecca
L’apparato buccale della zecca è particolarmente sviluppato per perforare la cute dell’ospite: è costituito da un apparato perforante detto rostro, composto da due cheliceri, strutture rigide e fornite di uncini, e dall’ipostoma, caratterizzato da denti retrovolti, che costituiscono i sistemi di ancoraggio della zecca all’ospite. Il rostro è coperto da due pedipalpi, aventi funzione sensoria, che si distendono sulla superficie cutanea quando questo perfora la cute.
La zecca produce una sostanza cementante che fissa l’ipostoma ai bordi della ferita ed è responsabile delle difficoltà che si incontrano quando si cerca di rimuovere una zecca (anche morta) dal suo sito.
Durante il pasto si alternano fasi di secrezione salivare e suzione di sangue; la saliva è dotata di potere anestetico, anticoagulante ed enzimolitica.
Dopo circa 24 ore inizia una fase di suzione rapida; il flusso ematico e la secrezione salivare sono ora più rapidi e ciò determina un aumento della lisi e una necrosi cellulare con il massimo rischio di trasmissione di agenti patogeni, virali, batterici, protozoari e fungini e di inoculazione di neurotossine.
Dove le piace stare
L’habitat preferito di questi acari è rappresentato da microhabitat freschi e umidi ricoperti di vegetazione erbosa ed arbustiva, terreno ed altri materiali naturali; ma si possono trovare zecche anche in climi caldi ed asciutti e con minore vegetazione.
La loro diffusione è legata alla presenza di ospiti da parassitare; cucce di animali, stalle e pascoli risultano essere loro habitat elettivi.
La temperatura ambientale e l’umidità relativa influenzano lo sviluppo degli stadi larvali, determinando spesso la comparsa stagionale delle zecche e l’improvviso verificarsi di infestazioni massive negli animali domestici.
Alcune zecche hanno poi la proprietà di rimanere a lungo in uno stadio larvale nell’attesa di un ospite.
Variazioni di temperatura, anidride carbonica e movimenti permettono alla zecca, tramite l’organo sensoriale, detto organo di Haller, di identificare ed aggredire un ospite per ingerire una rilevante quantità di sangue: fino a più di cento volte il proprio peso.

zecca3In Italia il cane è infestato da varie specie di zecche, tra cui la più comune risulta essere Rhipicephalus sanguineus o “zecca del cane”, che può attaccare altri animali domestici e selvatici (gatti, conigli e lepri, ma anche ovini, caprini e bovini).
L’habitat preferenziale di questa zecca è rappresentato da ambienti urbani e periurbani, dove sfrutta le particolari strutture create dall’uomo come le abitazioni, i garage, le cucce, i canili, le baracche, le serre e i capannoni, rifugiandosi tra le assi di legno, negli spessori dei muri o nelle crepe del cemento dove vivono in una forma di letargo durante le stagioni fredde, tenendosi protette dalle awersità climatiche.
Si hanno quindi due microfocolai: uno chiuso, laddove il cane è tenuto riparato, e l’altro aperto, dove il cane dissemina le zecche. Quest’ultimo è rappresentato da aree pubbliche, parchi ecc.
Questa zecca si è perfettamente adattata agli ambienti “domestici” e si trova in modo ubiquitario in tutte le regioni italiane.
Il successo ambientale e la sua diffusione sono dovuti alla capacità di sopravvivenza in condizioni climatiche difficili per altri Ixodidi, al fatto che non si disperde ma rimane nelle immediate vicinanze della dimora del cane e che ricerca attivamente il suo ospite, essendo in grado di raggiungerlo entro un ampio raggio.
Ixodes ricinus è invece una specie che si ritrova più spesso in ambienti silvestri, dove abbiamo la presenza di animali selvatici (cervidi e volpi) e domestici (soprattutto bovini e ovini); nel cane è segnalata particolarmente nel Nord Italia.
Altri Ixodidi raramente osservati nel cane in Italia appartengono ai generi Rhipicephalus, Ixodes, Haemaphysalis e Dermacentor.

zecca4Come rimuoverle
Bisogna sfatare alcuni luoghi comuni come l’utilizzo di oli, petroli, acetone ed altre sostanze per rimuovere una zecca. Ciò non facilita l’estrazione e non uccide la zecca impedendole di respirare, come viene creduto; anzi, tale manovra può aumentare la salivazione con maggior rischio di trasmissione di agenti patogeni.
Per rimuovere la zecca, una volta individuata, bisogna utilizzare una pinza a punta ricurva, posizionarla vicino alla base del rostro e tirare via delicatamente, eseguendo una leggera rotazione e poi una trazione, facendo attenzione che la zecca non si spezzi lasciando l’apparato buccale nella ferita.
Una volta levata, la zecca non va schiacciata, come molto spesso avviene, in quanto ciò potrebbe facilitare la diffusione delle uova eventualmente presenti e di agenti patogeni presenti.
Dopo essere stata estratta dalla cute, la zecca va bruciata o immersa completamente nell’alcool.
Il punto in cui si trovava la zecca va poi disinfettato e trattato con una pomata antisettica.

Come prevenire l’infestazione
All’inizio della primavera, quando le condizioni climatiche sono favorevoli allo sviluppo delle zecche ed alla maturazione delle uova, si può applicare al cane il collare antizecche o usare antiparassitari per applicazione spray o mediante una soluzione che viene distribuita lungo la schiena dell’animale (spot on).
Nelle aree dove vivono i cani è bene concentrare l’azione di disinfestazione con l’uso di prodotti chimici, intervenendo, ove possibile, anche con l’impiego della fiamma a pressione, per meglio agire sui parassiti e sulle uova annidatisi nelle crepe.
Il problema delle zecche è molto sentito da tutti, ma specialmente dai possessori di cani.
Bisogna tener presente è che questi parassiti non possono essere eliminati del tutto; ma con una buona gestione dell’ambiente e l’utilizzo di sostanze appropriate possono essere controllati evitando quelle infestazioni massive pericolose per il cane e anche per l’uomo.

Le malattie portate dalle zecche (vedi anche questo articolo)
Le zecche sono vettori di numerosi agenti patogeni di natura virale, rickettsiale, batterica, protozoaria, fungina nonché di neurotossine e sono solo seconde alle zanzare in termini di importanza di sanità pubblica e animale.
Nel 1880 Daniel Salmon e Frederick Kilbome furono i primi a documentare negli U.SA. la presenza di una zecca (Boophilus annulatus) associata ad una malattia dei bovini detta “Febbre del Texas”, il cui vero agente causale (un protozoo parassita: Babesia bigemina) venne identificato molti anni dopo. Qualche anno dopo alcuni ricercatori mostrarono che la trasmissione della “East cost fever” (ECF) del bestiame in Africa era causata da un protozoo Theileria parva trasmesso da una zecca così come la Febbre esantematica delle montagne rocciose, causata da Rickettsia rickettsii e presente soltanto in America, la meningoencefalite da zecche (TBE), malattia virale acuta del sistema nervoso centrale, causata da un arborvirus appartenente al genere Flavivirus.
La più recente scoperta (1977) è la trasmissione da parte delle zecche della trasmissione dell’agente patogeno della malattia di Lyme e dell’erlichiosi umana.
I dati epidemiologici nazionali non sembrano deporre per la presenza di forme cliniche di erhlichiosi, che presenta invece caratteristiche di vera e propria malattia emergente negli Stati Uniti d’America.
II rischio di trasmissione come dimostrato da specifici modelli sperimentali è ridono nelle prime 48 ore dopo il morso e diviene invece elevato dopo 72 ore.
La zecca sembra essere fatta per trasmettere le patologie: questa sua capacità è ulteriormente rafforzata dalla possibilità di trasmissione dei patogeni per via ovarica. Una sola zecca è in grado di infettare fino a tre quattro mila uova.

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6 Commenti

  1. Ho il mio pastore maremmano coperto di piccole zecche probabilmente provenienti da uova schiuse addosso ,specialmente su tutto il muso ,le zampe ,fra le dita.non funziona nessun prodotto d Frontline a Stronghold. AIUTO!!!!Devo chiedervi potrebbe funzionare fargli il bagno al mare?non l’ ho ancora fatto xche’ odia l’ acqua ,ma se funziona……

  2. Scusate il mio “intervento”……….., da guando ne ho vista una sul mio pelosetto anni fa, non mangio più capperi, perchè l’ho paragonata a loro!! 🙁

  3. quest’anno mi si presenta un bel problema: prima con un cane solo applicavo mensilmente lo spot on, adesso con due la cosa si fa complicata, perché quando giocano si rotolano e si pastrugnano con la bocca in ogni punto del corpo.

  4. Come disinfestante istantaneo consiglio NEGUVON, alcuni lo ritengono molto tossico, ma usato nel modo giusto(apllicate con una spugna anzichè annegare il cane) funziona divinamente.
    E’ comunque un prodotto non preventivo ma istantaneo, al mio whippet applico il classico collare antiparassitario.

  5. Bestiacce, bestiacce, BESTIACCE!
    Le odio. Ed ora che scopro che appartengono alla stessa famiglia dei ragni, le odio ancora di più..(Sono aracnofobica. Queste bestie mi terrorizzano dal profondo.)

    Io vivo nei pressi di un bosco…Ne ho rosse/marroni e nere.
    E sono già “uscite” da diverse settimane, qui da me..Clima umido e piovoso misto a zona di erba/arbusti ecc..
    Ne già tolte cinque al gatto ed una al cane.
    Inutile dire che ho applicato spot on ad entrambi..

    Certo, speravo che con il freddo improvviso e la neve di questi ultimi giorni, sarebbero morte in massa.

    Schifo. SCHIFO!
    Le odio!

  6. io sono una di quelle che ha provato a inzuppare la zecca con qualsiasi cosa!!! ahahah
    poi un giorno qualcuno mi ha illuminata! un veterinario mi ha detto che il rostro delle zecche mostra una lieve filettatura tipo una vite e per estrarla basta “svitarle” in senso antiorario…sarà vero o no…funziona…ho sempre tirato accidenti di ogni tipo per estrarre quelle piccole e marrone scuro (non so quali siano latinamente parlando)e immancabilmente le rompevo lasciando la testa sottopelle, svitandole invece vengono via subito! con quelle grosse e grigio non ho notato differenze perchè sono più facili da togliere…ora la smetto perchè inizio a sentire prurito a pensare a questi infidi esserini…

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