2_1di VALERIA ROSSI – Bellissimo, il nostro cucciolo! Ha due mesi ed é davvero irresistibile!
Con quegli occhioni furbetti, con quella codina sempre allegra… si vede proprio che ha una gran voglia di giocare; quindi portiamolo subito al parco, a conoscere altri cani con cui potersi divertire e correre a perdifiato!
Forza, andiamo: scendiamo tre piani di scale (perché il regolamento di condominio impedisce di portare i cani in ascensore… ma non importa, un po’ di esercizio fisico fa sempre bene), saliamo in macchina e via, verso il parco più vicino! Dove libereremo subito il nostro cucciolo in mezzo a tanti altri amici a quattrozampe…

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 …e poi non lamentiamoci se il cane, a sei o  sette mesi, comincia a zoppicare.
Perché nell’idilliaca scenetta descritta nelle righe precedenti sono stati commessi due errori madornali, capaci di disfare letteralmente le articolazioni di un piccolo labrador.

Attenti al cucciolo!

cucc_chocUn cucciolo destinato a diventare decisamente pesante ha già una massa corporea sbilanciata rispetto alla sua struttura scheletrica: quindi il nostro labradorino (come tutti i cani di taglia grande o gigante) non dovrà fare un eccessivo esercizio fisico: e soprattutto non dovrà MAI, per nessun motivo, fare le scale. Uno scalino o due non sono la morte di nessuno, ma un’intera rampa va assolutamente evitata.
Chi abita in condomini in cui è vietato l’accesso agli ascensori dovrebbe sempre spiegare la questione all’amministratore, chiedendo una deroga speciale per il cucciolo almeno fino ai sei mesi di età. Altrimenti…o si rassegna a portare il cane in braccio (consigliato solo se si tratta di un piano o due… o se il padrone del cane è strettamente imparentato con Hulk, perché un labrador di cinque mesi pesa già una trentina di chili!), oppure si rivolge a razze di taglia inferiore, che non hanno questo genere di problemi.

cuccioliAlzare le spalle pensando “ma figuriamoci, cosa vuoi che succeda per qualche scalino” è da irresponsabili, perché possono succedere cose dawero gravi; e siccome sarà il cane a rimetterci, non è giusto costringerlo a soffrire solo per soddisfare il nostro egoismo.
Per quanto riguarda i giochi al parco, il problema è molto più semplice da risolvere: il cucciolo potrà giocare, certamente! L’importante è che lo faccia con cani di pari età e pari taglia, sotto stretta sorveglianza dei proprietari che dovranno intervenire fermando il gioco se si accorgono che diventa troppo irruento.
NON pensate mai:  “il cucciolo sa regolarsi da solo”. Non è assolutamente vero.
Lascereste che un bambino di tre anni si arrampicasse da solo su un’impalcatura, aspettandovi che sappia riconoscere i pericoli? Immagino di no!
Bene, i cuccioli sono esattamente come i bambini: non hanno la minima cognizione di quello che combinano.
Sono letteralmente capaci di “spaccarsi” senza rendersene conto, presi dalla foga del gioco: e la cosa è assai più rischiosa quando un cucciolo di taglia grande e pesante gioca con un cagnolino piccolo e agile.
Per seguirne le frenate, le accelerate e i bruschi cambi di direzione potrebbe farsi saltare tutti i legamenti nel giro di un quarto d’ora.

coppia_acquaQuindi vigilate, vigilate e ancora vigilate! Perché il mio non è terrorismo, ma semplice esperienza cinofila di lunghissima data. Ne ho viste davvero di tutti i colori, quindi vi garantisco che parlo con cognizione di causa.
E sono “allenata” anche alle obiezioni più classiche, tra cui la prima è sempre: “Ma in natura, allora? Se fosse come dici, se i cuccioli dovessero stare più fermi possibile, i cani in natura sarebbero sempre rotti, visto che nessuno li tiene d’occhio né li ferma al momento giusto”.
Già:  ma in natura, guarda caso, non esistono proprio cani dalla struttura pesante, né cani di taglia gigante.
La natura “produce” solo cani di taglia da media a medio-piccola e dall’ossatura media: che per di più, visto che il cibo non abbonda affatto, sono anche magrissimi e leggeri.
Loro, effettivamente, non si “disfano” neppure se corrono, saltano o cambiano direzione: un Labrador sì, cosi come un Terranova, un San Bernardo o un Bovaro del Bernese.
I “cagnoloni” non sono naturali: li ha creati l’uomo e spetta all’uomo vigilare affinché crescano nel modo migliore…dopodiché i problemi finiscono come d’incanto, almeno per quanto riguarda il nostro Labrador.
Una volta terminato lo sviluppo, infatti, questo è un cane incredibilmente robusto (non per niente è un cane da caccia), che può sopportare lunghe ore di lavoro, salti, nuotate, lunghe ricerche su terreni accidentati. Il tutto quasi senza sforzo, e con un rischio di incidenti decisamente basso (non “azzerato”, perché ogni attività sportiva è soggetta ad infortuni: ma basso si).
Il periodo a rischio è soprattutto quello che va dai due-tre mesi ai sei-sette mesi; periodo in cui il cane non andrebbe neppure tenuto troppo grasso, sempre per non affaticare lo scheletro e le articolazioni.

choco_piazzSi, lo sappiamo che il Labrador da show oggi è decisamente “cicciotto” (a volte anche troppo…ma di questo parliamo più avanti) e che qualcuno di voi smania per fare la prima apparizione in classe Juniores, perché sa di avere il cane più bello del mondo! Però, se amate il vostro cane più delle coppe e delle coccarde, è meglio che non gli permettiate di ingrassare troppo in giovane età.
E sappiate che un bravo giudice, per esempio un giudice specialista, probabilmente premierà il fatto che uno “junior” sia relativamente snello. Purtroppo non tutti i giudici sono specialisti e non tutti sono bravi; quindi potrebbe anche capitarvi di trovare quello che vi mette davanti un giovane labrador obeso. Ma è lui a essere in torto, non voi: e soprattutto, è quel labrador ad essere a rischio di traumi e di malattie.
Pensate davvero che il gioco valga la candela?
Se per voi il vostro cane viene al primo posto (e cosi dovrebbe essere per tutti i veri cinofili), ricordate queste regolette d’oro.

Il cucciolo deve:
a) fare meno movimento possibile, sempre e solo spontaneo (mai “allenare” un labradorino al guinzaglio, costringendolo magari a trottare dietro la bicicletta), meglio se con eventuali partner di pari peso e taglia. Non è certo difficile trovare altri cuccioli di Labrador con cui giocare: la razza è, ahinoi, di gran moda e i parchetti ne sono pieni;
b) evitare nel modo più assoluto le scale e i salti;
c) non mangiare troppo. Scegliete un mangime di altissima qualità, nella formulazione “large breed”, e non sovraccaricatelo di sostanze inutili che si limitano a “fare peso”.

cucc_gialloEd ecco quello che invece il cucciolo può (anzi, deve!) fare:
a) socializzare il più possibile con persone e animali (si può socializzare anche senza scapicollarsi);
b) nuotare, sempre spontaneamente, possibilmente seguendo un adulto già esperto dal quale “andrà a lezione”.
Ovviamente non si deve esagerare neppure con il nuoto… e lo sottolineo perché ho visto personalmente un proprietario di Labrador che si vantava con gli amici del suo cucciolo di quattro mesi capace di attraversare un laghetto da una sponda all’altra. Il cucciolo, in realtà, seguiva la madre, nuotatrice esperta…ma al ritorno ha clamorosamente ceduto e ha rischiato di affogare poco prima di arrivare a riva.
Il padrone si è dovuto tuffare per salvarlo, dopodiché i suoi amici hanno dovuto salvare LUI dalla sottoscritta, fermamente intenzionata ad ucciderlo.
E qual è stata la sua giustificazione?
Questa: “Ma l’allevatore mi ha detto che non doveva giocare e correre troppo, ma che poteva nuotare quanto voleva!” Stendiamo un velo pietoso…e andiamo avanti;
c) passeggiare al guinzaglio, al passo, anche qui cum grano salis per quanto riguarda i tempi. Venti minuti di passeggiata vanno benissimo, due ore no.

tre_coloriGiallo, nero o…?

Aneddoto che sembra inventato di sana pianta: e invece è vero.
Ai tempi della prima ordinanza Sirchia, una signora passeggiava tranquilla con le sue due Labradorine, una gialla e una nera, quando venne fermata da uno zelante vigile urbano.
“Lo sa che quel cane li deve portare la museruola?”  fu  l’attacco.
La signora sorrise serena e ben conscia di essere nel giusto, perché il Labrador non è mai stato inserito in nessuna lista nera”. Quindi  rispose: “No, guardi, si sbaglia. Il Labrador non ha alcun obbligo di museruola”.
Risposta del vigile: “Il Labrador no, ma quell’altro si!”
La signora controllò all’altro capo dei due guinzagli (non si sa mai… le avessero cambiato un cane al volo!), continuò a vedere le stesse due Labrador con cui è uscita di casa e domandò perplessa: “Scusi, quale altro?”
“Ma il rottweiler, no?” sbottò il vigile, seccato.
Perché la Labrador nera, per lui, era un rottweiler. Il Labrador era solo quello della carta igienica!

A questo punto viene spontaneo chiedersi come i vigili italiani se la siano cavata con la successiva ordinanza sui “cani pericolosi”, dovendo identificare e riconoscere razze come il Perro da canapo majoero o il Rafeiro do alentejo (per non parlare del Pit bull mastiff, che esisteva solo nella fantasia dei nostri politici). Fortuna che oggi non esiste più nessuna di queste ridicole ordinanze, quindi possiamo tornare in tema e parlare di Labrador.
Purtroppo, però, proprio in tema di Labrador, dobbiamo dire che la clamorosa “toppata” del nostro vigile non è poi un caso così isolato: sono ancora molte le persone che riconoscono la razza solo nel colore giallo (che non viene mai definito cosi, anche se è la dizione corretta, ma “biondo”, “miele” o addirittura “fulvo”, colore che nel Labrador non esiste proprio).
Per questo motivo molti privati (e anche qualche allevatore, ahimé) vorrebbero avere cucciolate interamente gialle.
Ma come si fa?
Come funziona la trasmissione del colore del mantello?
Se siete affezionati lettori di “Ti presento il cane” e avete seguito le lezioni di genetica di Denis Ferretti non avrete alcuna difficoltà a capire quanto segue. In caso contrario, oltre a consigliarvi una letturina degli articoli relativi, cercheremo di spiegare nel modo più semplice possibile come si trasmettono i diversi colori.

• Il colore è influenzato da due coppie di geni: B ed E (si parla sempre di “coppie” di geni perché ne vengono ereditati due, uno dal padre e uno dalla madre).
• I geni possono essere dominanti (e sono quelli che si manifestano sempre nel fenotipo, ovvero visivamente, indipendentemente dal gene a cui si ritrovano accoppiati) o recessivi (e sono quelli che diventano visibili solo se sono accoppiati con un altro recessivo).
• I geni dominanti vengono sempre indicati con la lettera maiuscola, i geni recessivi con la lettera minuscola.

Nel mantello del Labrador il gene B (se dominante) o b (se recessivo) controlla l’intensità del colore scuro: i cani BB o Bb saranno neri, mentre i bb saranno chocolate.
Il gene E (se dominante) o e (se recessivo) controlla invece la possibilità del colore di esprimersi: i genotipi EE ed Ee permettono l’espressione del colore, mentre il genotipo ee impedisce che il nero e il marrone si manifestino.
Il risultato è un mantello “non nero e non marrone”, ovvero giallo.
Il tono più o meno carico del giallo è determinato da altri geni, ma non è questa la sede per addentrarsi cosi a fondo in un argomento tanto complesso.
Tutte le possibili combinazioni dei geni principali si possono trovare a questo link: http://www.retriever.it/labrador/colore.asp

Si vedrà che tra le possibili combinazioni c’è anche il “Dudley” colore non  riconosciuto dallo Standard: si tratta di un cane giallo con la pigmentazione del chocolate, ovvero con naso, contorno degli occhi e mucose boccali color fegato.
In alcuni casi (rarissimi) nascono cuccioli Labrador dal mantello rosa.

gialliCome si fa a conoscere il corredo genetico dei riproduttori?
Oltre ad accoppiarli e a guardare cosa salta fuori (il metodo di gran lunga più usato!) si può anche sottoporre il soggetto a un test genetico, eseguibile presso un laboratorio specializzato.
Personalmente avrei qualche parola non troppo gentile da dire a chi lo fa solo per avere cani gialli e quindi più commerciali; invece é assolutamente lecito farlo per evitare la nascita di cuccioli Dudley.
Ancora in tema di colori, vorremmo smentire qualche diceria sul colore chocolate… perché ce ne sono parecchie. Alcune del tutto campate in aria, altre più fondate e come tali meritevoli di una spiegazione.
Partiamo dalla vera e propria “cugginata”, ovvero quella secondo cui il labrador chocolate “non lavora bene come gialli e neri”. Questa storia non sta in piedi, non ha alcun fondamento: questa voce è nata probabilmente quando i chocolate si contavano sulle dita di una mano (non che adesso siano diffusissimi… ma qualche anno fa erano davvero rari); probabilmente qualcuno ha visto un soggetto non particolarmente brillante nel lavoro e ha tratto la conclusione che fosse “colpa del colore”.
Leggenda metropolitana, appunto… ma come tale, dura a morire!

due_chocPiù sensate, invece, le “critiche” sul colore degli occhi e sul mantello.
Si dice infatti che i chocolate abbiano l’occhio chiaro… ed è vero, ma solo nei cuccioli! Man mano che il cane cresce, l’occhio si scurisce:  e spesso i cani intorno all’anno di età hanno un occhio che può fare invidia a un nero!
Ovviamente le eccezioni ci sono (in tutti i colori, però…): ma è importante sapere che se il colore dell’occhio nel cucciolo tende al verdolino, si può stare tranquilli. Da grande, il colore sarà corretto.
Sono sicuramente difettosi, invece, gli occhi azzurri (che restano tali) e quelli decisamente gialli.
Per quanto riguarda il mantello, il chocolate ce l’ha più ondulato di gialli e neri, in particolare sulla coda; la causa è probabilmente da imputare a qualche incrocio con il Chesapeake Bay Retriever, effettuato alle origini della razza.
Il pelo leggermente ondulato, però, significa sottopelo più fitto: quindi non andrebbe penalizzato, perché aumenta l’impermeabilità del mantello.
A proposito di sottopelo, ricordiamo che… ci deve essere, di qualsiasi colore si parli!
Quindi, di fronte a un mantello “particolarmente” liscio e lucido, è bene allargare un po’ il pelo (e tirarne un ciufletto, se necessario) per accertarsi che sotto al pelo di copertura duro si veda il sottopelo (lanoso e più chiaro).
Ultimo appunto che talora viene fatto ai chocolate: quello di avere un’ossatura più leggera. Ma questa è solo una questione di selezione, perché gli allevatori che hanno selezionato con cura questa varietà oggi dispongono di soggetti che non hanno veramente nulla da invidiare ai gialli e ai neri.

giocoIl problema “displasia”

“Il Labrador? Si, bello, simpatico, gran lavoratore…ma non ne prenderò mai uno: sono tutti displasici!”
Purtroppo si cominciano a sentire voci di questo tipo, che hanno regolarmente il potere di farmi attaccare mostruose filippiche non solo sulla selezione, stavolta, ma anche sulla gestione del cane.
E’ vero, la displasia dell’anca e del gomito sono patologie che possono colpire il Labrador, perché purtroppo colpiscono tutti i cani di taglia medio-grande.
Però:
a) gli allevatori seri selezionano con grande attenzione e hanno un’incidenza bassissima di displasia, mentre i cagnari non selezionano affatto…e producono davvero una percentuale preoccupante di cani displasici (tanto per cambiare, il problema raddoppia letteralmente quando si parla di cani dell’Est);
b) é vero che la displasia è genetica, ma i fattori ambientali sono altrettanto importanti quando si tratta dell’espressione della malattia e della sua influenza sulla vita del cane.

Un allevatore, ovviamente, è tenuto ad escludere dalla riproduzione qualsiasi soggetto displasico, anche se lo fosse in forma leggerissima: ma se questo cane non va messo in riproduzione, questo non significa che debba fare una vitaccia segnata dall’artrosi e dalla zoppia.
Molti cani leggermente displasici potrebbero restare del tutto asintomatici, anche in età avanzata, se il proprietario non facesse il possibile per rovinare il suo cane:
a) contravvenendo alle regole che abbiamo visto per la gestione del cucciolo;
b) facendolo ingrassare come un maialino “perché vuole portarlo in esposizione”.

E qui riprendiamo l’argomento “peso” dicendo una volta per tutte che un Labrador adulto deve essere cicciottello, perché il grasso sottocutaneo lo protegge dal freddo durante il lavoro in acqua.. .ma “cicciottello” non significa obeso, non significa “cane-mucca”,  non significa “Labrador da settanta chili”!
Il fatto che qualche giudice di bellezza tenda ad “andare a peso” non giustifica la corsa all’ingrasso a cui si assiste da qualche anno a questa parte.
Cosi come non si può giustificare un Labrador rinsecchito “perché è di linea da lavoro” (e allora? E’ proprio per il lavoro che serve il grasso sottocutaneo!), così non si può accettare un cane tanto grasso da non avere nessunissima possibilità di riportare alcunché, perché ha la pancia che tocca terra, con la scusa che “è un cane da show”.
Le esposizioni canine devono (okay… “dovrebbero”) mantenere il loro significato zootecnico, premiando prima di tutto la morfologia funzionale.
Un cane incapace di svolgere il suo lavoro non può e non deve vincere in esposizione; ma se si può chiudere un occhio quando la “deviazione” riguarda il pelo (vedi i setter-afghani) o un centimetro di taglia (vedi whippet, in cui lo standard ha finito per adeguarsi e aumentare il limite), non si può più transigere quando é in gioco la salute del cane.
E la vera e propria obesità è una legnata per la salute; sia per quanto riguarda la displasia, sia per cuore, fegato e tutti gli altri organi che vengono danneggiati (nel cane come nell’uomo) dal peso eccessivo.
Quindi, se ci teniamo alla salute del nostro Labrador, innanzitutto scegliamo bene la fonte di acquisto, accertandoci di comprare il cucciolo solo da un allevatore serio; ma poi cerchiamo di non rovinare il cane né per eccessiva superficialità, né per troppa smania di vittoria. Perché sarebbe una vittoria dal gusto troppo amaro.

Foto: Renato Miletti e Marco Leonardi
I cani ritratti  appartengono all’allevamento “delle Acque Lucenti” e all’allevamento “di Grecciano”, che ringraziamo
per la collaborazione.

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11 Commenti

  1. Bellissimo post!!! Grazie!!! Io adoro i labs, e ho preso una bella nerina proprio alle Acque Lucenti!! A giorni compirà un anno. Ma fino ai 7 mesi, non ha mai visto uno scalino!!! Ne ho fatte di rampe con lei in braccio… E io peso 48 kg!! Per amore del proprio cane, si fa tutto!!!

  2. A giugno arriverà un labradorino. Per arrivare a casa devo percorrere una tipica “crosa” genovese di 300 mt composta da molti scalini ma diradati. Devo comunque portare il cucciolo in braccio fino ai 6 mesi?
    La mia ernia del disco ne gioverà parecchio!

    • Trecento metri sono tanta roba…penso che l’unica sia quella di fermarsi un po’ tra uno scalino e l’altro e di non farli mai troppo “di corsa”, cosicché il cane non ci arrivi scomposto. Gli scalini delle crose di solito sono anche bassi (sono ligure anch’io…), quindi non credo che dovrai giocarti l’ernia 🙂

  3. Scusate una domanda: ma perchè il marrone nel labrador si chiama chocolate e nel flat si chiama fegato? E’ solo per convenzione o c’è qualche differenza?
    E’ solo curiosità 🙂
    E tanti auguri di buona pasqua a tutti!

  4. Avrei una curiosità riguardo alla displasia, argomento su cui ho sentito tutto e il contrario di tutto: in che percentuale è determinata dalla genetica e in che percentuale dai fattori ambientali? La maggior parte dei veterinari sostiene che a provocarla siano soprattutto i geni; gli allevatori invece sostengono che la colpa sia del proprietario e quindi dei così detti fattori ambientali (alimentazione, salti, scale, ecc.). Chi ha ragione?

  5. Io ho due labrador e con la prima abbiamo fatto tutto quello che ci era stato indicato, entrambi i genitori ‘esenti’, niente scale, la portavamo in braccio al piano superiore per dormire con noi; cancelletto all’inizio delle scale così che non le salisse per sbaglio; abbiamo riempito la casa di tappeti così che non scivolasse, etc ma a 6 mesi ha cominciato a zoppicare, corsa dal veterinario con la diagnosi displasia. La cucciola è stata operata( tralascio il racconto dei mille veterinari interpellati) e adesso corre tranquillamente ma secondo l’allevatore era colpa nostra e secondo il veterinario era colpa degli allevatori……….colpa si o colpa no, cosa fare di più?

    • Di più di così non si può far nulla. Se un cane gestito correttamente manifesta una displasia sintomatica già a sei mesi, la colpa è degli allevatori. Se viene gestito male, è colpa di entrambi (allevatore e proprietari).
      Però ribadiamo il solito discorso: la displasia E’ INNANZITUTTO GENETICA.
      Se non c’è il “lato genetico”, puoi tener male il cane quanto vuoi e potrai causargli tutti i problemi del mondo, ma NON la displasia.
      Se il lato genetico c’è, allora i fattori ambientali possono fare la differenza tra una displasia asintomatica (o quasi) e un cane fortemente sofferente.

  6. Gentilissima Valeria, avrei un quesito sui Dudley…. oltre a portare un colore indesiderato, hanno anche qualche problema a livello genetico? tale colorazione va evitata per problemi anche biologici ( tipo lethal white per intenderci )? se è solo un problema estetico, tali cani possono essere comunque iscritti ( pedigree ) ma non esposti? grazie per la risposta

  7. Ciao, avrei una domanda sui cuccioli chocolate se a 2 mesi hanno occhi non tendenti al verde ma più sui toni del marrone vuol dire che avranno occhi scuri per forza o potrebbero ugualmente avere gli occhi color caramello?

  8. Ogni volta, per quanto mi riguarda, leggere o parlare di Labrador mi Emoziona sempre tantissimo. Riesco infatti a capire chi come me ama questa razza, che, nella mia esperienza (ne ho 8) mi hanno dato davvero tanto. Mi fa riflettere anche il fatto che spesso e volentieri, questi “””animali””” mostrino più civiltà, amore e correttezza di tantissimi esseri umani. Bell’articolo, si vede che ami gli animali come me.

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Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). Ci ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.