venerdì , 24 novembre 2017
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Dieci domande su… il collare a strangolo (la storia infinita)

strangolo1di VALERIA ROSSI – Domenica 28 aprile, convegno del Gruppo Cinofilo Verona Onlus: il resoconto lo trovate in questo comunicato… mentre qui vorrei approfondire uno spunto certamente non nuovo né originale, ma sempre di grande interesse (purtroppo), che nasce proprio dalla domanda di una partecipante.
La quale, come avrete già capito dal titolo, ha chiesto per quale motivo, secondo noi relatori, era in atto tale e tanta campagna demonizzatrice del collare a strangolo, quando nei video che si sono visti ieri al convegno si deduceva che noi ne facessimo uso, o comunque non lo disapprovassimo.
Prima cosa da rimarcare: quando è arrivata la domanda, abbiamo pensato tutti la stessa cosa, e cioè: “Ohhh finalmente! Mi stavo quasi preoccupando!”.
Perché ormai, di qualsiasi cosa si parli in cinofilia, dopo un po’ si finisce sempre lì: alla “guerra di religione” sugli strumenti. Se nessuno la tira in ballo, si resta spiazzati!
Io ricordo (a stento, visti gli anni che son passati…) la prima volta che tenni una conferenza in pubblico: parlai per un’oretta del rapporto col cane, dell’importanza di stabilire una cooperazione (eh, lo so, sono monotona: quarant’anni fa parlavo già delle stesse cose di cui parlo oggi), dell’inutilità dei metodi violenti e così via.
Dopodiché il moderatore chiese: “Ci sono domande?”… e dal pubblico si alzò una voce irata: “Sì! Io voglio sapere perché voi amanti dei cani non ripulite le strade! Dovunque io passi mi riempio le scarpe di merda!” (testuale, sorry).
Dopodiché tutto il dibattito seguente (o quasi) si sviluppò esclusivamente sulle cacche di cane, con buona pace degli argomenti della conferenza e con clamorosa caduta delle metaforiche palle della sottoscritta.

strang_cuoioOggi le cose sono un po’ cambiate, la cinofilia è diventata un po’ meno antropocentrica, il cane non è più visto esclusivamente come un produttore di cacca… ma in compenso è visto prevalentemente come portatore/non portatore di collare fisso, di collare a strangolo o di pettorina.
Tutto il resto (il rapporto, la fiducia, il contatto, la collaborazione…) passa sempre in secondo piano, oggi come allora.
A differenza della guerra delle cacche, però (che vedeva schierati cinofili vs cinofobi), la guerra dei collari  è riuscita a spaccare in due la cinofilia stessa: e ormai si fa a chi le spara più grosse.
Cito a caso: “A cosa serve un collare a strangolo? A rovinare il rapporto tra voi e il vostro cane. A causare forti stati di ansia e di stress nel cane, e avere comportamenti di fuga (da voi!!!). A innescare e aumentare reazioni aggressive verso cani e persone estranee. A rendere una passeggiata insieme un piccolo inferno quotidiano” (fonte: waggingweb)
Io mi rifiuto di lavorare con persone che mi portano il cane con il collare a strangolo” (fonte: “Il cane educato”).
(Geniale: così almeno il cliente se ne andrà e quel cane porterà lo strangolo a vita, magari usato pure male).
“Il collare a strozzo è, a tutti gli effetti, uno strumento di tortura” (fonte: Training2dog”).
E qui siamo palesemente al delirio.

collarestra14Qualche giorno fa Luca Meneghetti, istruttore cinofilo di grande esperienza e capacità tecniche, ha scritto sulla sua bacheca questa frase: “Non conoscere le tecniche di recupero comportamentale, affermare che le gerarchie ormai sono “teorie” superate, denigrare l’uso di collari a scorrimento a priori… significa: non era meglio darsi all’ippica?“… ed è scoppiato il consueto finimondo, basato – come sempre – su posizioni preconcette e su nessunissima motivazione reale né realistica.
Addirittura una delle più fiere avversatrici del collare sosteneva di aver visto “cani spettacolari in Repubblica ceca fare la vostra disciplina (UD) senza avere mai visto uno strangolo!”
Peccato che io i cani cechi li abbia visti praticamente tutti col collare elettrico. Ovvio che non lo faranno vedere al primo che passa… però è quello che usano.
Vabbe’: inutile continuare a riportare frasi, scanni & scazzi di cui tutti ne hanno ormai fin sopra i capelli.
Invece, siccome c’è ancora tantissima confusione su questo argomento, per l’ennesima volta proverò a spiegare la realtà delle cose (e non le fantasie, talebane o meno).
Stavolta ci provo col metodo delle “dieci domande”, che forse è quello più immediato e di facile comprensione.
Dopodiché, ve lo chiedo per favore… se avete critiche e opinioni contrarie, siete liberissimi di inserirle nei commenti: però motivatele, grazie.  Che di frasi fatte tipo:  “Io sono più avanti, voi siete rimasti indietro”,  “Usate metodi medioevali” e tutto il resto del repertorio standard ne ho, francamente, fin qui.

collarestra11) Il collare a strangolo causa davvero i danni di cui ha parlato l’ASETRA (dopodiché la loro opinione è rimbalzata su millemila siti e pagine di FB)?
Certo che sì,  se lo metti al cane e poi lo impicchi.
Quelli descritti, infatti (per la precisione: lesioni ai vasi sanguigni dell’occhio, danni a trachea ed esofago, gravi traumatismi della colonna cervicale, svenimenti, paralisi temporanea delle zampe anteriori, paralisi del nervo laringeo, atassia degli arti posteriori, dislocazione vertebrale, danni permanenti ai nervi, sindrome di Horner) sono i danni causati dall’impiccagione.
Ma da dove è saltata fuori l’idea che utilizzare il collare a strangolo in modo normale porterebbe a questo sfacelo?
Tempo fa l’ho chiesto direttamente all’ASETRA, con una email a cui non ho mai avuto risposta: va bene, pazienza, capisco che non vogliano avere a che fare con me (essendo loro fautori ed io fervente avversaria degli psicofarmaci). Però, cercando in lungo e in largo per tutto il sito, le fonti alla fine saltano fuori. E sono queste tre:

1. Hallgreen A., 1992 “Spinal anomalies in dogs” ABCN 9 (3), 3-4

2. Miles,S. 1991 “Trainers and chokers. How dog trainers affect behaviour problems in dogs” Veterinary Clinics of North America: Small Animal Practice – Vol.21 n.2 March

3. “Studio retrospettivo sui danni causati dagli strattoni al guinzaglio e dal tirare con il collare a strangolo” dal libro “Clinica Comportamentale del Cane e del Gatto” di Karen L. Overall”

Peccato che:
a) lo studio di Hallgreen si riferisca all’esame di 400 cani, il 60% dei quali aveva problemi alla schiena. Il 26.87% di questi aveva problemi specifici alle vertebre cervicali. Veramente impressionante, come dato… tanto che viene subito da chiedersi: “E’ stata colpa del collare a strangolo?”
Risposta di Hallgreen: no.
Testualmente: “There was no correlation between choke chain collars and back problems” (non c’era correlazione tra il collare a strangolo e i problemi alla schiena”.
Fuori uno.
b) Lo studio della Overall mette sullo stesso identico piano i danni causati dal collare a strangolo e quelli causati dal collare fisso, se il cane strattona.
Fuori due.
c) il terzo studio purtroppo non ho avuto modo di leggerlo, ma il titolo stesso fa pensare che si parli del metodo di addestramento più che degli strumenti in se stessi: o meglio, di come uno strumento usato male possa causare danni al cane. E fin qui credo che siamo d’accordo tutti… ma non è quello che i detrattori  del collare a strangolo vogliono farci credere. Secondo loro, basta farlo indossare al cane per avere un cataclisma sanitario.

collarestra2Dunque, cosa possiamo dedurre dalla pubblicazione dell’ASETRA?
a) che qualsiasi collare, dato in mano a un incompetente o lasciato usare al cane a suo piacimento (vedi cani legati alla catena che si strattonano da soli tutto il giorno), può causare danni.
b) che se impicchi un cane, gli causi danni da impiccagione.
Viene da commentare, semplicemente: “MA VA’?!?”

In ogni caso, giusto per farmi un’idea più realistica, ho chiesto a tre o quattro amici veterinari quanti casi di danni anche solo “correlabili” all’uso del collare a strangolo avessero incontrato nella loro carriera (e non parlavo di uso da parte di persone competenti, ma anche da parte di Sciuremarie e Sciurmari). La risposta è stata univoca: neanche uno. Zero.
Ovviamente il campione è del tutto inattendibile a causa del numero troppo esiguo, ma mi riservo di ampliarlo e di pubblicare presto risultati che abbiano un minimo di valore statistico.

collarestra152) Il collare a strangolo si usa per strangolare il cane?
Ovviamente NO.
Se così fosse, ci sarebbero state almeno quattro-cinque generazioni di infami maltrattatori che ritenevano normalissimo fare costantemente del male al proprio cane.
Vi sembra credibile?
Il collare a strangolo è un collare di sicurezza: è l’unico che non può essere sfilato neppure in caso di “retromarcia” improvvisa.
Ma è anche l’unico che ti consente di salvarti le piume nel caso in cui il cane che porti al guinzaglio (e che ovviamente non sarà il tuo – altrimenti avresti ben altri problemi che quello del collare – ma magari quello di un cliente che si è rivolto a te per risolvere un problema di aggressività) ti si rivolti contro.
A chi si occupa di rieducazioni e di riabilitazione, ahimé, succede. E anche abbastanza spesso.
In questi casi, sì, è lecito “strangolare” il cane, in senso quasi letterale:  peraltro la pratica è caldamente consigliata anche da Autori “al di sopra di ogni sospetto” (cito per esempio Dehasse, punto di riferimento per comportamentalisti e gentilisti vari, che sostiene che si può tranquillamente far svenire il cane per ipossia in caso di attacco al conduttore… così come ritiene lecito estirpare i denti ai cani pericolosi e castrare tutto il castrabile. No comment).
Personalmente ho lavorato per dieci anni con cani aggressivi e non ho mai avuto bisogno di far svenire nessuno… però non nego che, prima di lasciarci le penne io, potrei anche arrivare a farlo, se mai mi capitasse un caso di aggressione seria e grave.
Resta il fatto che SOLO in casi estremi come questi posso concepire l’idea di usare un collare a strangolo per stringere effettivamente la gola di un cane.

collarestra33) Ma allora perchè si chiama “a strangolo”?
Perché, quando è stato inventato, nessuno si faceva paranoie gentiliste e quindi gli hanno dato un nome che facesse capire che si trattava, in pratica, di un nodo scorsoio: questo senza che a nessuno sia mai venuto in mente che fosse uno strumento per giustiziare i cani.
Se è per questo, anche le chiusure verticali di certi kennel si chiamano “a ghigliottina”, ma a nessuno verrebbe mai in mente di calarle sul collo del cane mentre ci sta entrando per tagliargli la testa.
Adesso alcuni addestratori, stufi marci di sentirsi accusare di essere degli impiccatori coatti, hanno cominciato a chiamarlo “collare a scorrimento”: personalmente preferisco chiamarlo col nome che ha sempre avuto, perché trovo ridicolo basare il giudizio su un nome.
Se chiamassimo il collare elettrico  “collare dell’allegria”, tutti correrebbero forse a comprarsene uno?
Io credo che sia l’ora di smetterla con le operazioni di marketing e che sia meglio invogliare le persone a usare il cervello e il buon senso: poi ognuno è libero di scegliere la strada che preferisce, per carità.

collarestra54) Il collare a strangolo serve per insegnare al cane a non tirare?
NO!
Non lo si usa più da decenni per questo scopo, anche se lo si è fatto in passato.
Un tempo si usava infatti dare colpetti ritmici al collare per attirare l’attenzione del cane (anche in questo caso il nome, che era “strappo correttivo”, faceva pensare a chissà quali strattoni violenti. Ma si trattava di tutt’altro).
Nel 1991, quando scrissi il mio primo manuale di addestramento, io consigliavo (e consiglio tuttora!) di non usare il collare a strangolo finché il cane non era arrivato all’età adulta: quindi spiegavo come insegnare al cucciolone a restare al piede usando esclusivamente i blocchi corporei e l’invito al gioco… e una volta che il cane era arrivato all’età adulta dicevo di mettere lo strangolo e di utilizzare il famigerato “strappo correttivo”, che veniva così descritto: “lo strappo va dato lateralmente, nella direzione della vostra gamba destra, verso la parte esterna: usate il polso e l’avambraccio, dando un colpetto e lasciando subito dopo, con effetto-molla.
Se la spiegazione può sembrare complicata, il movimento è semplicissimo: ma non provatelo subito sul cane, fatelo dopo aver applicato il guinzaglio a una sedia o a una ringhiera. Lo strappo non deve durare più di un secondo: lo scopo non è quello di strangolare il cane, ma di richiamarlo all’ordine
“.

collarestra16Già quattro-cinque anni dopo avevo abbandonato questa tecnica, non perché fosse “crudele” o pericolosa per il cane, bensì perché si stava affacciando al panorama italiano il “gentle training” e volevo sperimentarlo (io sperimento sempre tutto!).
Non trovai nulla di particolarmente interessante in questo metodo (le uniche “novità” – tipo quella di limitarsi ad ignorare i comportamenti sbagliati – non mi convincevano affatto… e per il resto non c’era proprio niente di “nuovo” rispetto a quanto stavo già facendo), ma siccome sono umana anch’io mi appassionai molto ai termini inglesi che facevano più figo, cominciai a parlare di “luring” e di “shaping”… e col luring ci presi pure la mano (anche se me ne ero fatta una versione “personalizzata”: anche questa è una cosa che faccio spesso…) ottenendo, in condotta, risultati superiori a quelli ottenuti con il collare a strangolo.
Altri anni dopo avrei mollato anche il luring a favore di altre tecniche… ma non è che qui intenda raccontarvi la storia delle mie scelte addestrative: l’unica cosa che mi interessa dire è che, anche quando usavo il cosiddetto “strappo correttivo”, non strappavo  nessuna testa dal collo  e tantomeno impiccavo alcun cane.
Posso anche aggiungere che oggi, se mi capitasse un cane non interessato al cibo né al gioco (e ce ne sono!), potrei riutilizzare quella stessa tecnica senza farmi il minimo scrupolo, perché NON è assolutamente  brutale o violenta.
Ovviamente bisogna saper usare lo strumento…ma lo scopo primario di un educatore o addestratore dovrebbe essere proprio quello di trasferire competenze ai propri allievi: non certo quello di fare guerre di religione (o forse solo di marketing).

collarestra65) Ma allora nessuno usa il collare a strangolo in modo coercitivo/violento?
Seee… MAGARI!
Non avete idea di quanto mi piacerebbe dire che è proprio così, che tutti gli addestratori (ma anche gli educatori) sono rispettosi del cane e stanno attentissimi a non fargli mai del male.
Purtroppo sarebbe una balla grossa come una casa.
Premesso che “coercitivo” è anche un guinzaglio attaccato alla pettorina, visto che impone al cane di andare dove vogliamo noi e non dove vorrebbe lui… se proprio vogliamo intendere questo termine come sinonimo di “brutale, violento” devo purtroppo riconoscere che c’è PIENO ZEPPO di persone che lo usano così.
Perché  i “macellai”  esistono, sono sempre esistiti e probabilmente sempre esisteranno.
Ci sono – e sono ancora numerosi  – addestratori (ma anche educatori: non illudetevi) che lavorano senza il minimo rispetto e purtroppo anche senza la minima cognizione di causa.
C’è ancora gente che ti spiega che il lavoro col cane funziona così: “Il cane deve sentire dolore, dolore e ancora dolore finché non fa quello che dici tu“.
Gente che, fosse per me, dovrebbe stare in un solo posto: in galera.
Ma non è certo questione di strumenti.
C’è chi usa in modo barbaro i collari a strangolo, ma c’è chi non li usa e fa violenze psicologiche fortissime sui cani (di cui solitamente non si accorge nessuno: a volte neanche lo stesso educatore/addestratore).
C’è chi fa le crociate contro i collari a strangolo ma poi prende il cane a calci nel culo (visto con i miei occhi), o gli spacca una sedia in testa per fargli lasciare la manica (questa non l’ho vista personalmente, ma me l’hanno raccontata e non ho motivo di non crederci).
C’è chi urla “BASTARDO, TI AMMAZZOOOO!” in mezzo al suo campo, strattonando e colpendo il cane, e un mese dopo si iscrive alla sigla gentilista e diventa improvvisamente contrario ad ogni minima coercizione: in compenso, però, su FB cerca di far passare per maltrattatore il collega e di portargli via il cliente (tutto salvato nel mio archivietto personale).
E potrei andare avanti per ore, ma credo che il concetto si sia capito: non è l’uso di questo o quello strumento a rendere il signor X “buono” e il signor Y “cattivo”, così come non è la definizione di “educatore”, “addestratore”, “istruttore” e chi più ne ha più ne metta.
I bastardi sono come la merda (“shit happens”): succedono.
Però non c’è nessunissima logica nell’allargare la definizione di “bastardo” a tutta una categoria.
Ci sono anche medici (umani e veterinari), avvocati, architetti, idraulici bastardissimi: ma qualcuno si sogna forse di dire che tutta la categoria è da buttare nel cesso? Ovviamente no.
Invece con gli addestratori si è tentato di fare proprio questo (e NON per salvar cani, ma per fregare clienti: questo sia ben chiaro. Per salvar cani si sarebbero dovuti denunciare i singoli bastardi, anziché generalizzare ad capocchiam).
E siccome era abbastanza difficile criminalizzare un’intera categoria così a casaccio in modo credibile, si è scelto di attaccare gli strumenti. Anche quelli che gli addestratori spesso devono usare al puro e semplice scopo di salvarsi la pellaccia… perché da loro non arrivano solo teneri cuccioli scodinzolanti, ma (anche) soggetti adulti e a volte molto aggressivi.

collarestra86) E’ vero che un bravo “gentilista” può recuperare un cane aggressivo e pericoloso anche senza l’uso del collare a strangolo?
Se è davvero bravo (sicuramente più bravo di me, perché io non ne sono capace) e molto coraggioso (visto che il collare a strangolo è l’unico strumento che ti consente di controllare un’aggressione seria) può darsi benissimo che ci riesca: io non nego mai nulla a priori.
Però dovrebbe essere così gentile da farmi vedere come fa… e invece, fino ad oggi, tutti gli inviti lanciati (da più parti) in tal senso non hanno ottenuto alcuna risposta.
O meglio, di risposte su FB ne arrivano a bizzeffe: “Ahhh io ce l’avrei fatta benissimo!” “Ahhhh io quel caso lì lo sistemavo in due giorni!”, “Ahhhh io sono più avanti, non uso quei mezzacci e ottengo gli stessi risultati!”
Ma quando chiedi, gentilmente, di vedere un semplice video… puff, spariscono tutti nel nulla.
Poi, sia chiaro anche questo: non tutti i cani aggressivi hanno bisogno dello strangolo.
Con un cane di dieci chili, se posso, anch’io  lavoro senza.
Se però di chili ne pesa sessanta… allora preferisco mettermi un’assicurazioncella sulla vita.
In ogni caso, l’invito lo rilancio anche stavolta: se qualcuno mi fa vedere UN singolo video di un recupero comportamentale di aggressività grave eseguito con la pettorina e il guinzaglio da tre metri, sarò davvero felicissima di prenderne atto (e non copio, giuro: non addestro più cani da anni e non ho neppure più un campo, quindi di clienti non ne rubo a nessuno).

collarestra97) Ma coloro che affermano che nei recuperi comportamentali non si può usare lo strangolo, visto che non ci sono prove certe che qualcuno riesca a recuperare cani fortemente problematici con strumenti diversi… dei soggetti mordaci e pericolosi, cosa pensano di farne?
La soluzione più comune è quella di spedirli dal veterinario comportamentalista.
E anche in questo caso non vorrei proprio fare di tutta l’erba un fascio, perché ricadrei nello stesso errore che ho attribuito ad altri… ma purtroppo, per quella che è la mia esperienza (fatta di casi visti, di racconti scritti dai proprietari di cani e delle testimonianze di svariati colleghi addestratori), devo dire che una percentuale veramente allarmante di questi professionisti utilizza questo metodo: visita in studio (al cliente umano e non al cane, che viene tenuto a distanza) – nessun contatto con il cane – prescrizione di psicofarmaci talora unita (e talora anche no) ad indicazioni molto generiche sulla possibile terapia comportamentale.
Ripeto, sottolineo e metto anche in grassetto: non tutti i veterinari comportamentalisti fanno così.
Mi hanno parlato, per esempio, di una veterinaria che il cane lo visita (anche) a domicilio, lo osserva nel suo ambiente, ci interagisce… e, guarda caso, prescrive psicofarmaci solo in casi rarissimi, perché di solito imposta una terapia esclusivamente comportamentale.
Purtroppo, sempre per quella che è la mia esperienza, si tratta di una perla non solo rara, ma rarissima.

strangolo_maglielarghe8) Ma se davvero è tutto falso ciò che si dice sul collare a strangolo, allora perché ci sono così tante persone che ne caldeggiano l’abbandono? E perché alcuni Comuni italiani l’hanno vietato?
La risposta politica è, purtroppo, molto semplice: nessuno si preoccupa mai di sentire persone davvero competenti (in qualsiasi campo) prima di avviare una qualsiasi azione. L’andazzo più comune è quello di dar retta a chi porta più voti (e gli animalisti sono una notevole fucina di voti: peccato che in media non capiscano assolutamente nulla di cinofilia, né di etologia, né di nient’altro che esuli dall’ammmmore).
Purtroppo gli ignoranti (nel senso che ignorano!) sono anche facilmente manipolabili: tanto più quando, oltre ad essere ignoranti, sono anche presi da qualche “sacro fuoco”. E questo vale per gli animalisti (che hanno peso politico), ma anche per le maree di neo-educatori a cui viene fatto il lavaggio del cervello dalle varie sigle di appartenenza… (e che poi mi scrivono in privato: “Ma se io comincio a lavorare e mi arriva un cane che non mi hanno indicato come aggressivo – perché in quel caso so di doverlo mandare a chi ne sa più di me – ma che decide lo stesso di mangiarmi… cosa posso fare? Nessuno mi ha spiegato come difendermi!”).
Purtroppo non posso rispondere a queste persone (alcune delle quali hanno già vissuto qualche sgradevole esperienza), perché non si possono spiegare certi meccanismi su FB o via email: mi resta solo la speranza che nessuno si faccia male sul serio.
Il fatto è che qui non solo si è perso di vista l’interesse dei cani: si mette a repentaglio anche l’ incolumità delle persone: e tutto per la bella faccia di chi ha creato il circolo vizioso “educatore gentile-venditore di pettorine (spesso sono la stessa persona…)-comportamentalista spacciapillole… e ritorno”.

collarestra12E’ un gran bel circolo, eh! Ci guadagnano tutti (esclusi i cani, ovviamente).
Per questo danno tanto fastidio le persone che, come la sottoscritta e qualcun altro, cercano di aprire gli occhi alla gente.
Purtroppo non è che lo si faccia per il gusto di rompere le uova nel paniere ai colleghi (o sedicenti tali): lo si fa perché, con le guerre di religione e le lotte agli strumenti (anziché con la cultura), i cani non migliorano mai.
Allora si passa da un campo all’altro, da un medico all’altro, da un educatore all’altro: qualcuno prosegue questa trafila per anni, fino a trovarsi col portafogli completamente ripulito. E a volte si arriva addirittura al punto in cui, vedendo che non c’è più trippa per gatti (ovvero: il cliente ha finito i soldi), si consiglia la soppressione del cane (anche qui ho ricevuto diverse testimonianze, una più agghiacciante dell’altra).
Qualcun altro si scoccia prima e si tiene il cane così com’è.
Qualcuno finisce invece – solitamente per puro caso – tra le mani di persone realmente competenti, che finalmente gli risolvono il problema: e parlando solo di storie riferitomi (con tutte le relative documentazioni) da colleghi che conosco personalmente, direi che siamo intorno al centinaio di casi immancabilmente risolti eliminando gli psicofarmaci ed approcciando il cane in modo corretto.
Aggiungerei anche che in molti di questi casi l’utilizzo del collare a strangolo e di metodi contenitivi non proprio gentili si è reso necessario solo perché il cane era già stato rovinato dai precedenti interventi. E quasi sempre si trattava di soggetti che non avevano nessunissimo problema… esclusi i  loro umani.

collarestra79) Ma non è forse vero che, a parità di cliente incapace, è meglio dargli in mano una pettorina piuttosto che un collare a strangolo, visto che con quella non può fare danni?
A questa domanda ho due diverse risposte: la prima è che la pettorina, usata male, può fare a sua volta danni enormi. Cito a caso: un bassotto sollevato per la pettorina (ma anche solo un bassotto che tira con la pettorina addosso) può avere gravi problemi vertebrali; le pettorine “classiche”, quelle che passano subito dietro alle ascelle, causano danni da sfregamento ai linfonodi e a volte veri e propri eritemi da contatto, fastidiosissimi: ho avuto modo di vedere un cane letteralmente ustionato dalle cinghie della pettorina. Poi ci sono i danni all’articolazione della scapola…e infine, l’utilizzo che tanto spesso se ne fa con i cani di piccola taglia (ovvero quello di tirarli su di peso) può causare danni alla schiena, sicuramente più seri di quelli di un qualsiasi collare.
Sono abbastanza certa che, se mi mettessi a intervistare veterinari, troverei ulteriori testimonianze di “danni da pettorina” (specialmente riferibili a quelle cosiddette “a X”, ovvero quelle che vi vendono in qualsiasi pet shop se non specificate il modello preciso che desiderate; ma non solo): ma siccome le guerre agli strumenti le trovo idiote, non mi metto a farle e le lascio ad altri.
Quello che voglio fare, da sempre, è convincere le persone che nessuno strumento è “cattivo” di per sè, ma che è solo l’uso scorretto a causare i problemi.
E questo mi porta alla seconda risposta, che è poi quella che ho già dato sopra. Il compito di un educatore, addestratore, istruttore o qualsiasi altro “ore” è quello di trasmettere competenze e non di fare il talebano. Quindi, a mio avviso, un bravo educaddestristruttore dovrebbe prima di tutto spiegare al cliente l’uso corretto di tutti gli strumenti disponibili, e poi cercare quello/i più adatto/i allo specifico cane di cui ci si sta occupando.
Perché spiegare tutti gli strumenti, se al cane X ne serve uno solo?
Be’, perché quella stessa persona, domani, potrebbe prendere un secondo cane che ha bisogno di strumenti diversi: e mi sembra più etico fargli sapere a priori tutto quello che c’è a disposizione e come lo si può usare in modo corretto, piuttosto che aspettare che anche il secondo cane abbia un problema e quindi debba fare un secondo corso di educazione.
Ovvio che col secondo corso si guadagna due volte… però a me sembra anche un furto bello e buono.
Sono perfettamente d’accordo sul fatto che a non tutti i cani serva lo strangolo: però ai miei clienti ho sempre spiegato come si metteva (ha un “dritto” e un “rovescio”, e se lo si mette a rovescio si rischia davvero di strangolare il cane: quindi mi sembrava fondamentale diffondere una cultura corretta dello strumento, che eventualmente il mio cliente potesse anche trasmettere ad altre persone che non venivano al mio campo) e come si usava (tanto per cominciare, sempre e solo con una trazione laterale e verso il basso: perché il collare deve agire sui – robustissimi – muscoli del collo e non certo sulla trachea. E poi con le modalità descritte nel mio vecchio libro, e non impegnandosi in stupidi e inutili “tiri alla fune”).

collarestra11Se il loro cane non ne aveva bisogno, si utilizzava altro: collare fisso, pettorina, quel che era più adatto a lui.
Anche strumenti diversi in occasioni diverse: per esempio, poiché io facevo UD, utilizzavo sempre e solo la pettorina – anzi, due pettorine diverse – sia in pista che negli attacchi, e sempre e solo il collare, fisso o a strangolo, in obbedienza.
In questo modo il cane collega anche il “vestito” che indossa al gioco che ci si accinge a fare con lui… e regola di conseguenza le sue reazioni: si eccita se sa che si va a mordere, si autocontrolla se sa che si fa obbedienza, si concentra se sa che si va in pista. Il tutto prima ancora di entrare in campo!
Sinceramente non riesco – ma proprio non riesco “fisicamente” –  a capire l’atteggiamento di chi scopa sotto il tappeto ciò che non gli aggrada.
Non far neppure vedere un collare a strangolo, addirittura “cacciare dal campo” chi lo utilizza… che scopo avrebbe?
Quale forma di benessere potrebbe portare al cane?
Io posso anche capire che si preferisca non usare questo o quello strumento: come ho già detto più volte, io non ho mai posseduto un collare elettrico perché sono contrarissima al suo uso. Però ho voluto vedere, eccome, come si usava: l’ho anche voluto provare su di me, tanto per farmi un’idea (anche se so benissimo di non essere un cane e di essere fatta in modo diverso).
La mia idea è stata che faccia un male… “cane” anche a basse intensità, quindi ho deciso di non utilizzarlo mai, punto. Ma è una questione di mia sensibilità personale, di mia etica personale.
Non è che pensi che “vedere” un collare elettrico poggiato su un tavolo possa creare turbe psichiche a qualcuno, né danneggiare alcun animale.
Per poter scegliere bisogna prima conoscere. Provare. Sperimentare (sulla pellaccia nostra, se abbiamo il dubbio che qualcosa possa causare dolore al cane).
POI si può decidere “questo sì, questo no”. Criminalizzare a priori significa o essere davvero talebani (e qui concedo a qualcuno l’attenuante della buona fede… mentre ad altri proprio NO), o essere convinti di avere sempre e solo a che fare con dei perfetti deficienti.
Grazie al cielo – pur avendo avuto a che fare anche con qualche esemplare di questa specie, come chiunque abbia un campo cinofilo – io posso dire che il 90% dei miei clienti è stato composto da persone in grado di intendere e di volere, che quindi non si sono mai messe a urlare scandalizzate di fronte a uno strumento solo perchè si chiamava in un certo modo.

collarestra1010) Non è forse vero che il collare a strangolo impedisce al cane di comunicare?
Se è tenuto “in tiro”, sicuramente sì: blocca i movimenti del collo e quindi inibisce uno dei mezzi di comunicazione di cui il cane dispone quando si approccia ad un suo simile.
Però:
a) il collare a strangolo NON si deve mai tenere “in tiro”, proprio perché non intendiamo affatto strangolare il cane… quindi, se il cane è educato a non tirare (e DEVE essere educato, e NON lo si educa con lo strangolo),  il problema non si pone;
b) con chi ci interessa di più che comunichi, il nostro cane? Con gli altri cani o con noi?
Personalmente sono dell’idea che i cani, tra loro, debbano comunicare senza alcun “vestito” addosso: anche perché in un incontro per strada avranno ben poco da dirsi (e quindi poco importa quello che indossano), mentre le vere “conversazioni” io le concepisco solo tra cani liberi.
Quando il cane è al guinzaglio (sempre a mio avviso, eh!)… è con noi che deve “parlare”.
Deve capire al volo quando gli diciamo di andare da una parte piuttosto che dall’altra, di fermarsi perché c’è il semaforo rosso, di rallentare o di correre.

Ecco: proprio perché il collo è un mezzo di comunicazione, con collare e guinzaglio noi possiamo dare indicazioni precise al cane: possiamo “dirgli” varie cose usando il guinzaglio come se fosse un prolungamento del nostro braccio (proprio come insegnavano i maestri cinofili di una volta).
Con la pettorina… boh, io non comunico.
Non nego che qualcun altro ci riesca, ma io non riesco a comunicare proprio nulla ad una schiena.
Infine: cambia qualcosa tra strangolo, semistrangolo e collare fisso?
In termini di comunicazione, no: o meglio, a me non cambia nulla tra fisso e strangolo, mentre il semistrangolo (che tra l’altro uso con la Bisturi) mi mette più in difficoltà perché tende ad andare ad agire sulla gola e non sul collo (specie se il cane è tappo, come il mio. Ma siccome la Bisturi non tira, con lei lo posso usare senza problemi).
Cambia, invece, moltissimo in termini di sicurezza: lo strangolo e il semistrangolo sono collari non sfilabili, quello fisso sì (se il cane tira all’indietro).  Le pettorine sono, in genere, sfilabilissime.
Il motivo principale per usare lo strangolo, dunque, è proprio la sicurezza (anche quella del cane, non solo quella del conduttore che si occupa di recuperi e riabilitazioni di cani problematici).
E… , ammetto senza problemi che se il cane si spaventa e fa un salto indietro, in quel momento si può prendere (anzi, si dà da solo) un “tirone”.
Ma tra una (singola e momentanea)  strattonata e un cane che finisce sotto una macchina, scusatemi, io preferisco di gran lunga la prima.
Non so voi.

CONCLUDENDO:
a) il collare a strangolo bisogna saperlo usare. Se non lo si conosce, è meglio evitare proprio di comprarlo;
b) lo scopo di educatori, addestratori, istruttori e affini dovrebbe essere quello di insegnare ad usare (e a spiegare, eventualmente, quando e perché non usare) tutti gli strumenti disponibili, e non quello di demonizzarli a priori né di ergersi a giudici del bene e del male.
In teoria, un bravo istruttore dovrebbe mettere in condizione qualsiasi cliente di usare correttamente qualsiasi strumento (e poi di scegliere quello che meglio si adatta al singolo cane, oltre che alla sensibilità e all’etica di ciascun umano), impedendo così che si facciano danni per pura e semplice ignoranza;
c) il collare a strangolo è – fino a prova contraria – uno strumento indispensabile (a volte addirittura “salvavita”) per chi si occupa del recupero di cani gravemente problematici. Vietarne l’uso, dunque, condannerebbe molti di questi cani al canile a vita, oppure alla soppressione. Poiché questa è un’ipotesi che mi manda letteralmente in bestia, ritengo che urga una maggiore informazione (anche nei confronti dei legislatori) affinché tutti abbiano ben chiara la falsità di gran parte delle motivazioni addotte contro questo strumento e l’assoluta necessità di poterlo usare in diversi casi di recupero/riabilitazione;
d) bastardo, violento, coercitivo, carogna non è mai lo strumento, ma solo chi lo usa con l’intento di nuocere: ed è una pia illusione quella di redimere i bastardi vietando l’uso di uno strumento, perché intanto ne useranno altri. Anzi… già lo fanno.

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Informazioni su Valeria Rossi

Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). CI ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.




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