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Miti e misteri del verde cittadino e delle cacche canine

aiola_savonadi VALERIA ROSSI – Quattro anni fa, in una mattinata piovosa, venni multata per aver “fatto sporcare il cane in un’aiuola” del parchetto sotto casa mia.
Lo “sporco” era una semplice pipì, visto che le cacche le ho sempre raccolte e sempre le raccoglierò… ma il mio gravissimo torto era quello di non aver raggiunto l’area cani che stava a circa duecento metri dall’aiuola di cui sopra. Il motivo per cui non raggiunsi l’area cani è presto detto: la mia cagna, Snowwhite, aveva quasi 18 anni, era (purtroppo) arrivata ai suoi ultimi giorni di vita… e duecento metri proprio non ce la faceva più a farli: dieci erano già troppi.
Pesando circa venticinque chili, a portarla in braccio per duecento metri (come mi consigliò di fare l’antipaticissima guardia zoofila che mi rifilò la multa) proprio non la facevo: ma siccome il cane era mio e non era colpa di nessuno – se non della vita stessa – se era vecchio e malato, avrei anche accettato di buon grado di pagare la multa, considerandola un effetto collaterale dell’avere una cagnona in tardissima età… se non fosse stato che la cosiddetta “aiuola” era quella che vedete nella foto (foto scattata, peraltro, ieri mattina, in previsione di scrivere questo articolo: sono passati quattro anni, ma il nostro “verde” cittadino è rimasto immutato).
Visto che l'”aiuola” era di tal fatta, mi incavolai di brutto e feci ricorso: perché, sinceramente, non vedo proprio come una pipì canina avrebbe potuto peggiorare la situazione di quel desolatissimo spiazzetto di terra.
E adesso veniamo ai giorni nostri e ad un’altra città (anzi, a un ridente paesello di 3000 anime circa al confine tra Milano e Lodi, che si chiama Dresano)… laddove, sul giornale locale, appare il comunicato sottostante:

articolo

Per carità… tutto giusto, tutto corretto, tutto sacrosanto (magari un po’ esagerato sul “livello igienico” e su tutto ciò che una cacca di cane potrebbe portare nelle nostre case, dai vermi alle malattie infettive: in realtà uno sputacchio o un chewing gum umano possono fare di molto peggio. Ma sorvoliamo pure): eppure, anche stavolta, una nostra lettrice si è incavolata di brutto e ha scritto un’email molto polemica al sindaco.
Per quale motivo?
Be’, perchè il “suo” verde pubblico, a differenza del mio, è – diciamo così – un filino esuberante.
Infatti, eccolo:

SANYO DIGITAL CAMERA

aiola

…e di foto ce ne sarebbero molte altre, ma penso che il concetto si sia capito: se un cane va a fare la cacca nell’erba e il proprietario vuole andare a raccoglierla, deve prima attrezzarsi tipo Indiana Jones, farsi largo col machete e poi, se c’è arrivato sano e salvo, darsi da fare con paletta e sacchetto.
Il paragone tra il caso di Savona e quello di Dresano potrebbe far sorridere, e per certi versi è davvero comico: la desolazione da una parte, la foresta tropicale dall’altra… e, in entrambi i casi, la “caccia grossa” ai proprietari di cani, questi animali così scortesi da avere la sciagurata abitudine di fare pipì e cacca.
Però… oltre a sorridere, si dovrebbe anche riflettere sull’incuria, piuttosto evidente, di entrambe le amministrazioni comunali: che, se vogliono ricevere educazione e senso civico dai propri cittadini, dovrebbero anche dare qualcosa in cambio.
Nel caso di Dresano c’è l’aggravante di queste erbacce veramente altissime, tra le quali si intravvedono le famigerate spighe che, seccando, daranno poi origine ai forasacchi, causa di tanti problemi non solo ai cani, ma anche agli umani (soprattutto bambini).
Scrive la nostra lettrice, Silvia, nella sua email al sindaco:

“Le aree verdi sono coperte da uno strato di minimo 50cm di spighe ed erbacce e ci sono arbusti di ambrosia che oramai han superato la mia altezza (e di conseguenza quel che si vede non sono certo le cacche…). QUESTO lo trovo vergognoso e anti-igienico.
E’ ormai iniziata la stagione delle pulci e delle zecche, in zona son comparse le roulotte dei pastori e quindi a breve transiteranno le greggi, l’erba alta è ambiente perfetto per questi parassiti, specie per le zecche che, come di certo saprà, non alloggiano sempre sullo stesso animale ma ne discendono e cambiano spesso ospite.
Esse trovano nell’erba alta un ottimo “trampolino di lancio” per saltare sull’animale successivo. O su una persona”.

erba-panchineInsomma, i problemi sono tanti e non certo legati solo alle deiezioni canine… che, sia chiarissimo e sottolineato tre volte, VANNO RACCOLTE.
Punto.
Non ci sono scusanti, non ci sono motivazioni valide, non c’è un solo motivo al mondo per esimersi da quello che è un dovere di tutti, prima ancora di un’espressione di senso civico e correttezza.
Però, diciamolo… doversi addentrare in una specie di giungla per adempiere al proprio dovere  è un filino scomodo.
Nel frattempo il sindaco ha risposto a Silvia, spiegando che è solo questione di tempi, perché i lavori di falciatura sono iniziati da un pezzo (affidati a un’impresa che il primo cittadino si fregia di “potersi ancora permettere”, nonostante le  difficoltà in cui navigano tutti i comuni italiani): ma purtroppo non è possibile farli contemporaneamente in tutto il paese e il quartiere di Sivlia è rimasto un po’ indietro.
Inoltre il sindaco si rammarica del fatto che la pioggia abbia ulteriormente rallentato i lavori e causato il rigoglioso proliferare dell’erba.

“In pratica – commenta la nostra lettrice – dovrei esser grata che ci possiamo permettere l’appalto esterno (gli stessi soldi, forse meno, al paese accanto li danno ai tre operatori comunali tuttofare… e chissà come, hanno sempre le aiuole tagliate e i dispenser di sacchetti canini – gratuiti – quasi sempre pieni, mentre da noi sono a pagamento e comunque non li ho mai visti riforniti, per non parlare della neve spalata in inverno e un sacco di altre cose che fanno parecchia invidia). E poi… se non avesse piovuto, l’erba non sarebbe stata così alta. Certo, giusto! Ma pensa un po’, a primavera… piove!
E comunque l’erba si è “impennata” ben prima del 22 aprile, data che il sindaco ha indicato come quella prevista per l’inizio lavori e che mi pare comunque gia inoltrata. Non so che dire: sono la prima a infastidirsi delle feci lasciate in giro. Le cacche fanno schifo anche a me. Ma se le devo raccogliere, vorrei almeno che ci fossero le condizioni per farlo in relativo agio, tranquillità e sicurezza”.

Direi che non c’è proprio nulla da aggiungere.