gruppo_teoriadi VALERIA ROSSI – Secondo appuntamento con la serie di stage tecnici che il gruppo cinofilo “Debù” di Torino organizza per educatori e addestratori: questi stage sono a numero chiuso per garantire la possibilità di far lavorare tutti i cani, con parti teoriche immediatamente seguite dalle dimostrazioni pratiche dei relatori e subito dopo con tutti i corsisti che provano a fare le stesse cose con i propri soggetti.
Questa formula alla “mostra e dimostra” mi è piaciuta moltissimo fin dal primo appuntamento, lo scorso marzo: ma in quell’occasione, ad un sabato soleggiato, era seguita una domenica “teribbbbile” dal punto di vista climatico: aveva addirittura nevicato, il che aveva reso un filino più difficile lavorare con i cani.
Stavolta, invece, sole caldo-ma-non-troppo, splendente e già abbronzante (e infatti si sono abbronzati praticamente tutti… tranne la sottoscritta, il cui nome indiano avrebbe potuto essere “Pelle di amianto”, visto che è pressoché impenetrabile ai raggi solari) per tutti e due i giorni: ma soprattutto, come sempre, tanto divertimento per cani e umani.

Piccoli cinofili crescono (bene): Enea non solo ha preso appunti con grande impegno, ma anche fatto alcune delle domande più intelligenti di tutto il corso!
Piccoli cinofili crescono (bene): Enea non solo ha preso appunti con grande impegno, ma anche fatto alcune delle domande più intelligenti di tutto il corso!

D’altro canto il programma di questo stage la diceva già lunga su quello che si sarebbe fatto in campo: il sabato si è parlato infatti di relazione (con particolare riferimento all’applicazione sul richiamo), mentre la domenica è stata interamente dedicata all’argomento “gioco”.
Anche perché, come vado ripetendo da sempre, “il gioco è una cosa seria” e bisogna saperlo fare nel modo giusto, adattandolo al cane e stando soprattutto attentissimi ad evitare gli infortuni.
Non starò qui a spiegare tutta la parte teorica che abbiamo affrontato, anche perché sarebbe lunga e – messa per iscritto – probabilmente noiosa: parlerò di più della parte pratica, dove al sabato si sono visti ottimi richiami, pronti e scattanti ma soprattutto allegri, festosi e pieni di fiducia come dev’essere sempre un buon richiamo non solo in gara, ma anche nella vita di tutti i giorni.

richiamoPerché, così come gli occhi sono gli specchi dell’anima umana,  il richiamo è  lo specchio della relazione uomo-cane: un cane che arriva a trecento all’ora, coda alta e occhi luccicanti di gioia, non è un “cane-robot” come qualcuno vorrebbe far credere agli ingenui, ma un cane che pensa “sono felice di correre da te perché so che faremo cose bellissime insieme”.
E “fare cose bellissime insieme” è proprio uno dei “dieci comandamenti” – che potrete trovare in questo e in quest’altro articolo, se non li avete ancora letti  – si cui si basa un buon rapporto cane-uomo.
Come quelli veri, i miei “comandamenti” non è che vadano in ordine di importanza: vengono tutti al primo posto, sono tutti ugualmente fondamentali. Ma se proprio dovessi sceglierne uno un pochino prioritario rispetto agli altri, credo che sceglierei questo.

tommasoFare cose insieme, essere un binomio: essere quella che in protezione civile si chiama “unità cinofila”, un termine che trovo bellissimo e che andrebbe applicato, secondo me, a tutte le coppie cane-uomo, anche a quelle che non fanno alcuna attività sportiva.
Perchè comunque siamo in due: e non due entità separate, ma una sorta di animale a sei zampe come il cane dell’ENI  (che è un vero peccato che sia stato creato per pubblicizzare della benzina, perché sarebbe stato il simbolo perfetto della cinofilia. In quel logo, infatti, le sei zampe simboleggiano le quattro ruote dell’auto e le due gambe del guidatore: pensate a quanto sarebbe stato carino se avessero potuto simboleggiare invece le quattro zampe del cane e le due gambe del conduttore!)
Tengo molto a ribadire che il concetto di “fare insieme” non si applica solo a chi fa attività sportiva: anche perché di cani sportivi, nel nostro Paese, ce n’è una quantità infinitesimale. Educatori e addestratori non solo hanno a che fare, nove volte su dieci, con “cani di casa”, ma sono essi stessi proprietari di cani normalissimi, spesso anche reduci da storie difficili.

Ancora Enea con Bimba, una cagnina di Avola particolarmente sfortunata perché ha una zampetta deforme
Ancora Enea con Bimba, una cagnina di Avola particolarmente sfortunata perché ha una zampetta deforme

Nel nostro caso, il legame speciale che esiste tra il Debù e l’associazione Canisciolti Onlus (legame forte, visto che Marco Anselmino è il Presidente di entrambi) fa sì che molti dei cani che frequentano il campo – compresi quelli degli educatori  – provengano dai canili di Torino o da quello siciliano di Avola, che i Canisciolti seguono da molto vicino anche perché, senza questa associazione, quei cani spesso non avrebbero neppure modo di mangiare.

detourE’ evidente che molti di questi cani hanno un passato veramente drammatico alle spalle e non si può  pretendere che diventino tutte star dell’agility piuttosto che del Mondioring… ma non importa, si gioca lo stesso a saltare, a mordere, a ricercare. Dipende. L’importante è capire cosa piace a cane ed umano (perché ci si deve divertire entrambi, altrimenti per uno dei due il lavoro diventa un obbligo e non più un piacere, mentre il piacere è la base della relazione), basandosi sulle attitudini e sulle doti naturali del cane, anche quando non sono selezionate, come nel caso dei meticci… e anche quando sono selezionate, ma i geni hanno fatto qualche scherzetto imprevisto.
Mi perdonerà la proprietaria, ma l’esempio più eclatante è quello dell’ormai celeberrimo “Ciula-malin” (all’anagrafe, Taboo): cane di ottima genealogia da lavoro, con fratelli di cucciolata “tostissimi”… ma lui ha qualcosa di diverso.

ciulaE’ un malinois pacifista e non è esattamente un cuor di leone, tanto che la prima volta che ha visto un salamotto è corso a nascondersi dietro le gambe della “mamma”.

ciula_manica1Però… è pur sempre un malinois!
E lavorandoci sopra, sempre giocando e senza pretendere chissà quali performance, oggi “il ciula”  è riuscito a tirar fuori il suo “lato malin” (che c’era: un po’ nascosto, ma c’era!) e morde addirittura la manica!
Andrà mai a fare una gara?
Probabilmente no (per quanto le vie della cinofilia siano infinite… quindi non si sa mai!): ma chissenefrega.

stef_orecchieIntanto si diverte: e si diverte anche la sua umana, felice di vedergli superare gradualmente le sue paure e prendere sempre più coscienza della sua dignità di cane.
Pazienza anche se porta le orecchie come viene indicato nella foto a sinistra (la domanda era: “Taboo ha finalmente raddrizzato le orecchie?” e la risposta è stata “Eh… più o meno: quando le tira su le porta così!”): perché i cani non devono essere obbligatoriamente bellissimi e bravissimi. Certo, lo scopo della selezione sarebbe proprio quello: ma non tutte le ciambelle riescono col buco e le ciambelle genetiche sono pure più capricciose della media.
Non è una tragedia e neppure un fallimento: succede a chiunque allevi (anche a quelli che non ammetterebbero mai) che salti fuori il cucciolo non propriamente al top.
Succede casualmente, così come succede quasi sempre casualmente che arrivi il supercampione: perché, contrariamente a quanto qualcuno crede – o si illude di credere – lo scopo dell’allevatore non è quello di creare soltanto supercani.
MAGARI fosse possibile! Invece non lo é… quindi il vero scopo dev’essere quello di far nascere una MEDIA di cuccioli il più possibile sani, tipici e dotati delle giuste doti caratteriali. Poi ci sta che, dalla media, ogni tanto emerga qualche soggetto (il supercampione) e ci sta altrettanto che qualche altro soggetto si riveli sotto la media. E’ la norma, quando si alleva. L’importante è che tutti i cani, dal superdog al non-proprio-perfettissimo dog, ricevano pari rispetto e – appunto – pari dignità.

ciula_coccQuesto si ottiene soprattutto cercando di abbinare il cane giusto all’umano giusto (altro compito – nonché grande responsabilità – che dovrebbero sentire fortemente non solo gli allevatori, ma anche i volontari che sovrintendono agli affidi nei canili): sicuramente Taboo non sarebbe stato in grado di rendere felice uno sportivo con ambizioni di campionati mondiali… ma il binomio che forma con Stefania è davvero bellissimo.
Anche da vedere.
Una foto come quella qui a destra farebbe riempire di cuoricini la bacheca di qualsiasi Sciuramaria “tutta cuore e ammmmore“: ma chissà come ci resterebbero, scoprendo che questo scambio di effusioni era dovuto alla felicità del cane per aver fatto un attacco!
Ne era così entusiasta (e così orgoglioso) che ha dovuto assolutamente “correre dalla mamma” per raccontarle tutto: e scusate l’antropomorfizzazione… ma stavolta è assolutamente motivata, perché ci metterei la mano sul fuoco che il pensiero del cane è stato esattamente quello!

Ecco, ho già scritto troppo, come sempre mi succede quando torno da un’esperienza arricchente ed entusiasmante: quindi adesso vado veloce nel dire che nella giornata di domenica abbiamo giocato, giocato e stragiocato… ma quello che si deve sottolineare è che si è trattato di “tecnica” di gioco, perché il gioco ha le sue regole base (dev’essere piacevole, non deve avere uno scopo estrinseco, dev’essere autogratificante eccetera eccetera…), ma la primissima cosa – di cui talora ci si dimentica – è che non deve far male a nessuno.

A Tippete il tiramolla piace da impazzire: non è questione di taglia, ma di temperamento!
A Tippete il tiramolla piace da impazzire: non è questione di taglia, ma di temperamento!

E invece è fin troppo facile far male al cane giocando: ci si può riuscire lanciando male una pallina o un frisbee, così come ci si può riuscire giocando al tira-molla (che, specifichiamolo bene, PUO’ essere propedeutico alle discipline di morso, ma NON è una disciplina di morso: è un gioco, appunto).
Del tira-molla abbiamo parlato moltissimo e ci hanno giocato moltissimo tutti i corsisti (nel modo corretto, imparando bene i movimenti giusti e quelli sbagliati, prima senza cane e poi col cane): perché sul tira-molla si è già detto tutto e il contrario di tutto. Magari scriverò un articolo proprio su questo argomento, prima o poi… ma intanto dico la cosa più importante che abbiamo cercato di trasmettere ieri: i giochi fisici bisogna saperli fare, altrimenti è meglio dedicarsi ad altro. Così come si può benissimo evitare un gioco se ci accorgiamo che non piace al cane e che lo fa solo per farci un favore: non va bene, non è più “gioco” inteso nel senso corretto.
Dopo il lungo excursus sulle tecniche del tiramolla abbiamo parlato di tutti gli altri possibili modi di giocare col cane o di far giocare il cane (sono due cose diverse: per esempio i giochi di attivazione mentale sono autogratificanti, il  cane gioca da solo e quindi non si tratta di un gioco interattivo).

luna_mantrAbbiamo sperimentato il “mantrailing ludico” con alcuni cani, facendo dei piccoli trial senza pretese di sorta, ma ottenendo sempre (anche con qualche “spintarella” intesa come aiuto al cane, peraltro lecita anche nel metodo ufficiale Kocher) che il cane alla fine trovasse il figurante, venisse premiato e quindi si divertisse.

pista_quadAbbiamo concluso, invece, con l’approccio – sempre ludico… ma mettiamocelo bene in testa: il lavoro col cane è TUTTO “ludico”, nel senso che per lui dev’essere sempre tutto un gioco: la differenza tra lavoro e gioco la dobbiamo sapere solo noi umani! – alla pista da IPO, e lì, come vedete nella foto, mi sono quasi venute le lacrime agli occhi ricordando le millemila tracciature fatte in passato, quando mi dedicavo proprio a questa disciplina. Poi mi è venuto anche in mente che a quei tempi le tracciature si facevano alzandosi alle cinque del mattino e scarpinando per chilometri e chilometri fino a trovare il terreno giusto…e la lacrimuccia mi si è asciugata istantaneamente.

pista_caneAnche qui abbiamo visto in campo cani che non avevano la più pallida idea di cosa fosse una pista… ma che si sono impegnati con passione (visto anche che era fatta di wurstel…): quindi, ancora una volta, si sono divertiti un sacco. E lo stesso spero di poter dire degli umani: perché io mi sono divertita un sacco, ma spero davvero che sia stato lo stesso per i corsisti.

detourE per finire… okay, ce la metto: prima che qualcuno la faccia apparire inopinatamente su Facebook, metto anche qui la foto del “detour figurato” in cui Claudio Mangini fa la parte del figurante che tiene il bocconcino (teoricamente al di là di un ostacolo che l’animale non può raggiungere: quello bisogna immaginarlo) ed io “interpreto” prima il gatto e poi il cane.
Se non sapete cos’è il detour, ve lo spiego in due parole: è un esperimento che mostra la differenza tra un animale individualista ed uno sociale.
Di fronte al cibo tenuto dal figurante, ma irraggiungibile per l’animale perché posto al di là di un foro troppo stretto perché ci possa passare, il gatto fa immediatamente il giro intorno all’ostacolo e va a prendersi il cibo, mentre il cane prova a chiedere al figurante: “Me lo dai? Me lo dài? Eddài, non ci passo… me lo passi tu?”…che sarebbe quello che sto mimando nella foto (per fortuna presa abbastanza da lontano, così la faccia da ebete con la lingua fuori si nota un po’ meno).
Perché facciamo queste pagliacciate? Perché anche noi siamo un po’ come i cani: se possiamo imparare qualcosa divertendoci (e prendendoci anche un po’ in giro), tanto meglio. Anzi, le cose restano più impresse… tant’è che a volte persone che hanno già seguito un seminario mio e di Mangini, tornando per la seconda volta, mi chiedono:  “fai il detour!”
Ed è vero che si divertono a prendermi per i fondelli, ma è anche vero che il termine (e il significato) gli sono rimasti impressi. Imparare giocando, dunque, è qualcosa che appartiene al mondo umano quanto a quello canino: e farlo insieme è una delle cose più belle del mondo.

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6 Commenti

  1. io c’ero! purtroppo solo la domenica…ma avrei voluto fosse un mese, non un giorno e basta! le cose che si imparano semplicemente chiaccherando con dei Big del settore sono come una droga!!!! 😀
    giornata interessantissima, piacevolissima e arricchentissima!
    spero a presto!

  2. Valeria mi sembra già passato un anno e sono solo 2 giorni! Torna prestissimo ti aspettiamo tutti!!!!
    Tra le mille cose che di cui non hai scritto, forse perchè erano davvero troppe quelle da scrivere, come le risate, i sorrisi, gli sguardi, i successi(sono mancati gli insuccessi), le parole e la cultura(questa forse è davvero troppa per un articolo ma sarebbe anche troppa da infilare in un libro solo) non hai scritto che sei stata la prima addestratrice – educatrice di Bimba…forse tutto è stato così tanto, intenso e bello che andrebbe ripetuto ancora ed ancora….

  3. Bellissima la frase finale… “Imparare giocando, dunque, è qualcosa che appartiene al mondo umano quanto a quello canino: e farlo insieme è una delle cose più belle del mondo.”
    Credo riassuma proprio tutto… e sinceramente sono VERDE D’INVIDIA dal non aver potuto partecipare!!! XD

  4. Valeria, è splendido che tu, dopo tanti anni, abbia ancora così tanto entusiasmo!!! Io, mi sento vecchia dentro, vabbé, oggi mi sono alzata col piede storto… Ti volevo chiedere una cosa a proposito del binomio uomo (o donna, meglio sciuramaria)- cane.

    Il mio Michi di 6 anni ed io passiamo tutta la giornata assieme e da un po notavo che stava diventando sempre più appiccicoso e morbosamente incollato a me, per questo motivo a novembre ho preso Susy che ora ha un anno.

    Gli inizi sono stati un tantino burrascosi, ma ora sono legatissimi e hanno preso degli atteggiamenti uno dall’altra, spesso si copiano e agiscono in modo identico, ma hanno sempre due teste e due personalità. Forse per il fatto che Susy ci vedesse così uniti si è attaccata molto a mio marito, che nei primi tempi in cui è arrivata era a casa con la gamba rotta.

    Adesso se a Michi viene la coccolite acuta, Susy corre a farsi coccolare dal “papà”, ma di nuovo ora sono per la maggior parte della giornata solo io con i cani e ho sempre il timore di non dare le stesse cose a entrambi. Proprio come quando i bimbi erano piccoli e cercavo sempre di essere e

    • Antonella, dal punto di vista affettivo… si fa come si può, esattamente come quando si hanno più figli anziché uno solo :-)-
      dal punto di vista tecnico si dovrebbero rispettare le gerarchie, ovvero dare più attenzoni al cane di grado più elevato, prendere le sue parti in caso di conflitti e così via. A cani non interessa l’equità!
      Dal punto di vista lavorativo/sportivo, infine…si deve sempre lavorare con un cane alla volta. I momenti di relax possono essere cumulativi, il lavoro no.

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Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). Ci ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.