Lo scorso dicembre è stato pubblicato su questo sito un articolo dal titolo “De bello cinofilo” (proviamo a capire perché ci si scanna?) , firmato da Valeria Rossi. Lo stesso argomento è stato ripreso oggi da Carmen Pasquali in una sua nota su FB che le abbiamo subito chiesto di poter pubblicare, perché contiene un ulteriore punto di vista che abbiamo ritenuto decisamente interessante…e saggio.  Da qui il titolo.

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cornatedi CARMEN PASQUALI – Prefazione:  ultimamente, la cinofilia sta attraversando un periodo burrascoso come non mai prima d’ora.
C’era da aspettarselo!
Sì, perché, visto come è fatto l’uomo e vista la rapidità con cui lo studio del cane ha prodotto nuove opinioni, nuove dottrine, nuovi modi di concepire il cane e nuovi metodi di applicazioni cinotecniche, era facile prevedere lo scossone (metaforicamente parlando) che oggi sta turbando la serenità di quanti sono coinvolti a vario titolo, nel variegato universo cinofilo.
L’uomo , si sa, è litigioso, molto territoriale, poco avvezzo alla condivisione e allo scambio, strenuo difensore delle proprie conquiste, un filo aggressivo e minaccioso verso l’estraneo, tende al predominio delle proprie convinzioni e a volte molto chiassoso.
Lo sappiamo, l’uomo tendenzialmente è così; l’uomo ha problemi comportamentali dovuti alla sua natura insicura!
Da questo assunto ne consegue che se l’ambiente in cui vive l’homo sapiens ( in questo caso mi riferisco all’ambiente culturale) muta troppo rapidamente, o al contrario rimane troppo indietro rispetto alla naturale evoluzione dei tempi, egli va in stress e abbaia d’anticipo.
Ecco perché oggi in cinofilia assistiamo ad un grande abbaiarsi contro.
Troppe novità, troppe idee vecchie, troppe innovazioni, troppi conservatorismi, troppi arroccamenti, troppi baluardi, troppi neologismi, troppe muffe, troppe sponde, troppi territori da difendere, troppi dubbi, troppe certezze, troppi disturbatori, troppi guru. Tutto ciò produce una tale instabilità sociale, una tale incertezza, una tale insicurezza, da dare il via all’abbaio generale.

Per smettere di abbaiarsi contro

lorenzI punti fermi dai quali non si può prescindere derivano dallo studio e dalla conoscenza del cane, dall’etologia, dalla sperimentazione pratica delle teorie applicate nella vita quotidiana col cane, da una lettura dei risultati ottenuti possibilmente realistica e di buon senso e che sia scevra da visioni fantasiose e pindariche della realtà canina.
Paladini di questa visione realistica del mondo canino, si ergono gli stoici difensori dell’addestramento classico, diventando essi stessi integralisti per contrastare i brucianti assalti della new age cinofila frikkettonalternativa.
Ecco l’origine della guerra in corso da qualche anno tra coloro che professionalmente si occupano di educazione e addestramento del cane.
Tra queste due categorie, che ormai sono diventate fazioni, è in atto una vera e propria guerra intestina atta a conquistare, chi su un versante chi sull’altro, il riconoscimento universale quale unica vera ed indiscutibile categoria qualificata per intervenire sul cane in modo “rispettoso”.
E questa guerra viene portata avanti da ambedue gli schieramenti (addestratori classici e gentilisti estremisti dell’ultima generazione) senza esclusione di colpi, più o meno bassi, sostanzialmente per accaparrarsi il consenso del vasto pubblico e, conseguentemente, clienti!

La battaglia si combatte su argomenti quali:

• Oggetti

– collare vs pettorina

– clicker vs approvazione verbale

– guinzaglio lungo vs guinzaglio corto

– pallina vs bocconcino

– kennel vs divano

e amenità varie

• Metodi

– gentile vs classico

– cognitivo zooantropologico vs gentile

– classico vs zooantropologico e gentile

– chipiùnehapiùnemetta vs tuttoilresto… e viceversa

• Filosofie

– non si può dire NO al cane vs si DEVE

– non si può usare il termine PADRONE vs chiamalo come ti pare basta che ci capiamo sull’uso del termine

– non si può fare sport col cane vs fagli fare qualcosa, ma faglielo fare

– il cane non si deve ADDESTRARE vs ma non ti accorgi che già il “seduto” è un addestramento?

– non bisogna usare bocconcini per premiare il cane vs perché no?

– non bisogna dare ordini al cane vs facciamo che scelga lui cosa fare?

– non dobbiamo pretendere che il cane obbedisca vs il cane non conosce e non è fatto per una società democratica

– il cane impara vivendo con me vs il cane deve essere tenuto sotto controllo

Ognuna di queste argomentazioni è sostenuta da granitiche certezze e portata avanti con rigoroso e schematico protocollo, infangando all’occorrenza professionisti antagonisti con tanto di nomi e cognomi, e insieme a loro, infangando la cinofilia tutta che, grazie alla scarsa etica deontologica e professionale dei loro componenti, ne esce vituperata e sconfitta nell’onore e negli scopi.

La mia modestissima opinione, in tutto questo battibeccare, è che le uniche cose certe di cui hanno bisogno TUTTI i cani sono:

– sentirsi parte integrante di un gruppo.

– ricevere regole, limiti e direttive.

– veder soddisfatti i loro bisogni primari e secondari.

– avere una guida sicura che gli mostri il cammino.

– avere certezze, sicurezza, protezione.

– avere una figura di riferimento che gli infonda fiducia, calore e serenità

– sentirsi utili e avere qualcosa da fare.

– ricevere amore e rispetto.

– ricevere un’educazione adeguata al suo carattere.

– svagarsi, socializzare, giocare.

– relazionarsi in modo soddisfacente con i membri famigliari

– ricevere un insegnamento gratificante, adattato al carattere e all’individualità dell’allievo, che lo renda abile ad obbedire*** quando richiesto.

Tutto il resto è materia opzionale, opinabile, adattabile, trasformabile, modellabile ma non per questo foriera di velelità bellicose.

***Sulla parola OBBEDIRE poteremmo aprire un altro capitolo bellico. Per gli integralisti del dissenso la parola OBBEDIRE non suona per niente politically correct quindi viene bandita ufficialmente così come viene ufficialmente considerato riprovevole il fatto che il cane OBBEDISCA. (povero Garibaldi)
Per gli addestratori classici invece il termine risulta INDISPENSABILE. E questo è sufficiente per leggere e scrivere fiumi di simpatiche carinerie su questo o quel componente del gruppo bellico o dello schieramento nemico.

Piccola nota aggiuntiva:
Quando chiedi qualcosa al tuo cane e ti aspetti che il tuo cane lo faccia, in realtà ciò che gli hai chiesto era un ordine e se il tuo cane ti ha ascoltato in realtà ti ha obbedito.
Si può dare un ordine gentilmente o arbitrariamente, si può obbedire gioiosamente o rassegnati. Ciò non toglie che le parole abbiano un loro preciso significato, sia che il termine ci sia simpatico che no!
Se io sono una figura di riferimento affidabile devo saper dare ordini al mio cane, per proteggerlo, per farlo sentire sicuro, per evitargli dei guai all’occorrenza.
Se il mio cane è ben adattato, sarà capace e felice di obbedire.

maestrinaContinuare sulla strada delle posizioni rigide e chiuse non giova a nessuno, tantomeno alla cinofilia; la quale, essendo un settore in cui il protagonista è il cane, non sopporta schemi o rigidi metodi da applicare perché il cane è un individuo e come tale, l’uno è diverso dall’altro. Diverso nella personalità, nel carattere, nella biochimica, nei comportamenti, nell’affettività, nella socialità, nella tempra, nel temperamento, nel vissuto.
Se un educatore cinofilo, un addestratore, un istruttore, un professionista che si occupa di benessere del cane ritiene incontestabilmente vero che ogni cane sia un individuo senziente ed unico, capisce da sé che le guerre di fazione sono quantomeno ridicole perché, salvo i punti fermi imprescindibili,

– Non esiste un metodo applicabile rigidamente a tutti i cani!
– Non esiste una filosofia che non sia stata confermata da un cane e al contempo smentita da un altro!
– Non esiste strumento, oggetto o ausilio che si possa applicare a qualsiasi cane, così come non esiste oggetto strumento o ausilio che NON sia applicabile a nessun cane! (parlo di strumenti leciti)

Credo sarebbe utile trovare un punto d’incontro comune a tutti tenendo i piedi per terra, cioè il benessere (quello vero) del cane e poi che ognuno lavori secondo scienza e coscienza. Saranno i fatti, poi, a dimostrare le teorie:  e non le guerre.

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13 Commenti

  1. Domenica scorsa ho portato figlia e cane (un cirneco di tre mesi) a una manifestazione cinofila e, quando ho visto che era organizzata dall’asetra mi si è preso il magone sapendo come ragionano. Difatti poco tempo dopo il nostro arrivo mi avvicina un tipo che si presenta come veterinario e mi dice che sarebbe meglio mettere la pettorina al cane perché il collare causa danni irreparabili alla colonna. Quando faccio presente che anche la pettorina più piccola è grossa per il cirneco di quell’età e che secondo me è più pericolosa perché la cucciola per toglierla rimane incastrata col la mascella e rischia di lussarsela mi sento rispondere “metta la pettorina per gatti”. Scopro poi che non è neanche veterinario ma nutrizionista… bah!

  2. Qui in Messico (dove vivo) adesso sta iniciando una nuova campagna per far mettere la placa di identificazione ai cani (quella simpática cosa di metallo, spesso a forma di osso, con su scritto il nome , del cane e un numero di teléfono e che si attacca al collare). Balrog non la ha, ma ha gia microchip e tatuaggio (che da noi non son obbligatori); e quando andiamo a qualche manifestazione ho paura di essere “puntato” da qualche fanatico della placa di identificazione…
    Come le campagne virali “non comprare, adotta” o “un amico non si compra”… che vengono ripetute troppo spesso senza sapere di cosa si sta parlando; ricordo che pure mia moglie si era lasciata trascinare e linkava tutte queste champagne sulla sua pagina di Facebook, finche le ho fatto leggere “Fantacinofilia: cronache dal dopo-ENCI” di Denis Ferretti per farle capire come stanno veramente le cose e che comprare un cane e adottarlo non sono in antitesi.
    E anche su YahooAnswers (so che non e’ il massimo della attendibilita, ma e’ un ottimo spaccato del nostro mondo) ci sono ormai vere e proprie fazioni di buonisti che farebbero chiudere gli allevamenti, manderebbero a spasso gli allevatori e obbligherebbero tutti quelli che vogliono un cane a rivolgersi a un canile; a volte insultando pure chi difende gli allevatori (pure io ho gia ricevuto insulti e spolliciate contro per ragioni del genere). Cosi come e’ pieno di fanatici anti-collareastrozzo che lo condannano a prescindere.
    Sinceramente mi piacerebbe che ci fosse un po piu di cultura cinofila; ma finche ci saranno in giro tanti “geni” che si divertono a farsi la guerra il risultato sara’ solo quello di riuscire a confondere chi di cani non ne sa nulla ma vorrebbe imparare.

    • Più che la medaglietta -che se il cane corre in un bosco la perde o per lo meno i miei l’hanno sempre persa xD- basterebbe pretendere che la gente non si perda il cane.. Cosa che continua a stupirmi ogni volta che leggo da qualche parte di cane disperso che io chiamerei “cane scappato di casa” perchè a perdersi un cane non ce lo vedo proprio se non lo “sperdono” volutamente i padroni..
      Io ci ho provato a perdermi i cani magari facendo un sentiero nuovo dopo che erano andati a caprioli.. e alla Chicca -che a caprioli non ci va- glielo dico sembre “vah che stavolta le abbiamo perse, torni a casa come cane unico” e invece le bisbetiche e Anubi ci ritrovano SEMPRE e pure velocissime xD

    • però questa della placca non è proprio una cagata… l’ho realizzato quando mi hanno raccontato di un cane di grossa taglia smarrito (eh è brutto, è frutto di imprudenza ecc ma può accadere nelle migliori famiglie) che non riuscivano ad avvicinare abbastanza per acchiapparlo (o se la facevano un po’ sotto all’idea, ma insomma), ma abbastanza da scattare una foto al placchettone assicurato al collare dove c’era il numero di telefono dei proprietari. insomma, è di sicuro un livello di ridendanza, ma può anche essere utile.

    • Se dovessimo dar retta agli animalisti dell’ultima ora che spingono tutti a prendere un cane dal canile e si mettono a oltranza contro gli allevatori finiremmo per perderci. Il motivo per cui ho scelto un cirneco dell’etna, oltre al fatto di essere cresciuta con cani di questa razza quando ero piccola, è il fatto che questa appartiene al nostro patrimonio storico e sta sopravvivendo grazie al lavoro appassionato di alcuni cultori della razza che (ne sono convinta, conti alla mano) non ci guadagnano un centesimo ma permettono che non si estingua. E sarebbe un vero peccato cancellare così d’un colpo quasi tremila anni di storia di razza canina.

    • A proposito della targhetta vs microchip
      (che poi non capisco cosa ci sia di abominevole nel microchip, ma tant’è)
      una mattina dal vet una signora porta una cucciolotta di cocker senza medaglietta, dicendo di averla trovata all’alba che guaiva al suo portone, probabilmente smarrita ed era necessario leggere il chip.
      il vet fa vari tentativi, ma il chip risulta illeggibile, o forse ne esistono di vario tipo, non so. così comincia una manfrina di chiamare la asl e varie ed eventuali burocazzate. mentre il doc è al telefono con l’asl arriva una signora gattomunita che sa che il vicino di casa la sera prima aveva perso una cockerina e l’aveva cercata tutta la notte in giro per la città.
      il thriller si conclude bene, perchè il ragazzo è ancora in casa (abita nella strada di fronte all’ambulatorio vet!!!) e cagnolina e padrone si riabbracciano felicemente.
      Inutile dire che se oltre al chip avesse avuto una sciocca medaglietta metallica con un numero di telefono non sarebbe stato necessario attendere che aprisse l’ambulatorio, che il doc facesse vari tentativi di leggere il chip andati a vuoto e che si chiamasse l’asl per denunciare uno smarrimento: la signora che ha trovato la cockerina all’alba avrebbe chiamato direttamente il padrone, e una decina di persone che quella mattina erano dal vet si sarebbero risparmiate lo psicodramma 🙂

    • Che la medaglietta sia utile siamo tutti d’accordo (credo), ma da qui ad attaccare chi non la usa (nonostante il suo cane abbia microchip e tatuaggio) ce ne passa…
      Io sto pensando di prendere la medagletta per Balrog, ma come ha detto giustamente @any e’ una ridondanza per stare ancora piu sicuri, non e’ che avendo “solo” microchip e tatuaggio mi si possa colpevolizzare di non stare tutelando il mio cucciolo… eppure dalle mie parti c’e’ una campagna “animalista” che sembra suggerire una cosa del genere.

      • La caccia alle streghe va di moda in vari settori dell’ambiente umano (non solo in cinofilia, anche se mi pare che qui ci sia un’incidenza superiore alla media), ma far sentire qualcuno *irresponsabile* perchè ha il cane chippato/tatuato e non la medaglietta mi pare (perdonen Ustedes) stupido!
        Alla prova dei fatti il microchip resterà sempre addosso al cane, la medaglietta no, a meno che non la si “pinzi” al collo tipo distintivo dello sceriffo o anche puntata all’orecchio come si fa coi vitelli 🙂

  3. Sì anche io ho la placchettina con millemila numeri di telefono. Il cane ha anche il microchip ovviamente ma la targhetta l’ho presa lo stesso. Un cane con la medaglietta viene immancabilmente riconosciuto come “cane domestico smarrito” e fare una telefonata è senz’altro alla portata del senso civico di chiunque mentre portarlo da un veterinario per l’eventuale microchip mi sembra assai più complesso.
    Riguardo le fughe ci sono razze più portate di altri a “smarrirsi”. Penso ai cani da caccia e ai nordici per esempio.
    Io per fortuna ho una bernese che mi tampina come una stalker anche in montagna. 😀
    Molto ragionevole l’articolo. Non avete idea della confusione e della sfiducia che questi scazzi tra cinofili generano in noi comuni mortali canimuniti (soprattutto se poco portati alle guerre di religione).

  4. La mia modestissima opinione, in tutto questo battibeccare, è che le uniche cose certe di cui hanno bisogno TUTTI i cani sono:

    – sentirsi parte integrante di un gruppo.

    – ricevere regole, limiti e direttive.

    – veder soddisfatti i loro bisogni primari e secondari.

    – avere una guida sicura che gli mostri il cammino.

    – avere certezze, sicurezza, protezione.

    – avere una figura di riferimento che gli infonda fiducia, calore e serenità

    – sentirsi utili e avere qualcosa da fare.

    – ricevere amore e rispetto.

    – ricevere un’educazione adeguata al suo carattere.

    – svagarsi, socializzare, giocare.

    – relazionarsi in modo soddisfacente con i membri famigliari

    – ricevere un insegnamento gratificante, adattato al carattere e all’individualità dell’allievo, che lo renda abile ad obbedire*** quando richiesto.

    Tutto il resto è materia opzionale, opinabile, adattabile, trasformabile, modellabile ma non per questo foriera di velelità bellicose.

    Anche gli uomini hanno bisogno di tutto ciò! Condivido al 100%.Io personalmente uso collare a scorrimento ( nel 99,9%) del tempo chiuso,) pettorina a V, pettorina ad H, guinzaglio da 1,5 m , da 10 m. e ASSENZA di guinzaglio ( il meglio, evidentemente quando posso).Utilizzo il clinker, la voce, il bocconcino, la pallina, il salamoitto.Stage con Meneghetti e L Rossi e vecchi sas…..tutti mi hanno insegnato qualcosa.Risultati? se andassi in IPO prenderei mazzate perché sono un anarcoide e della precisione militaresca me ne impipo ( e non correggo) ma il rapporto con la mia pelosa è perfetto ( scusate la modestia!)
    Il metodo NON esiste, esiste la capacità di comunicare.Perche ci si scazza in continuazione? per interessi economici!

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