SONY DSCdi VALERIA ROSSI – E’ un brutto periodo, in cinofilia, in cui stanno succedendo brutte cose. Una, purtroppo, è successa nel bel mezzo del campionato europeo di Agility, nella sezione riservata ai ragazzi: un tubo rigido si è abbassato troppo, probabilmente per un errore nel fissaggio, e un malinois ci è entrato dentro sparatissimo e si è trovato praticamente davanti un muro. Si è rotto l’osso del collo ed è morto sul colpo.
Si rimane impietriti di fronte a notizie di questo genere: pensare a questo ragazzino che è andato a passare una bella giornata di sport e che torna a casa senza il suo partner è una cosa che fa venire i brividi.
Si dovrebbe restare anche senza parole… ma ovviamente di parole ne sono state spese a bizzeffe, attaccando la disciplina e quasi sempre facendo confronti con altre (“quella che faccio io è più sicura”, “quella che faccio io serve alla selezione, questa no”, “in quella che faccio io non è mai morto nessuno”…eccetera eccetera) e poi andando addirittura sul personale verso chi aveva fatto questo genere di confronti (“come ti permetti di parlar male dell’agility, tu che non la pratichi e per di più allevi cani di merda?”… e via di questo passo).
Ripeto: è un brutto periodo.
Sarà la crisi, sarà che siamo tutti incazzosi e ringhiosi e con i nervi a fior di pelle, sarà che essere cinofili, purtroppo, non ci salva dall’essere anche umani, e come tali un bel po’ bastardi dentro (per uno che dal suo cane impara a vivere, altri mille non imparano un beato tubo)… ma davvero mi pare che si stia esagerando, sfruttando perfino le tragedie per scagliarsi gli uni contro gli altri con la bava alla bocca, pronti ad azzannare.

agility_4Personalmente non ce l’ho con nessuno sport e con nessuna disciplina: certo, qualcuna la amo di più e qualcun’altra non mi piace/non mi convince del tutto… però credo che in qualsiasi sport al mondo  ci si possa far male e che il nostro compito, quando a fare sport sono i cani, non sia quello di pontificare ma quello di fare il massimo possibile per garantire la sicurezza, pur tenendo ben presente che di certezze assolute non ce ne saranno mai.
Sarà che io ho praticato sport molto diversi tra loro, da quello definito “pericoloso” per eccellenza (l’automobilismo) a uno di quelli considerati più “sicuri” in assoluto (pattinaggio artistico): in quest’ultimo un’amica, che come me pattinava in coppia, è caduta durante un sollevamento, ha picchiato la schiena ed è rimasta paralizzata.
Purtroppo può succedere, così come succede che in macchina si vada a sbattere e ci si faccia molto male, o si vada anche all’altro mondo.
Ma ho smesso di pattinare, o di fare rally, per questo? Ovviamente no.
Si soffre, ci si sta malissimo, si maledice la sfortuna… e si va avanti, sperando che a noi non tocchi mai.

Agility_1Io ho avuto culo: in una vita di sport non ho mai avuto incidenti particolarmente gravi. In macchina ne ho avuto uno abbastanza a rischio, abbiamo capottato e il mio pilota si è sfracellato una mano: io ne sono uscita completamente illesa… ma tutti e due, non soltanto io che stavo bene ma pure lui che aveva un male della madonna, già in ospedale ci rammaricavamo di non aver potuto fare l’ultima prova speciale, che era particolarmente bella. E il mio pilota, due giorni dopo essere uscito dall’ospedale – con la mano tutta ricostruita e i ferretti che uscivano dalla fasciatura, tanto che pareva Edward Mani di forbice – si è iscritto a una gimkana e ha guidato tenendo la zampa inutilizzabile fuori dal finestrino.
Siamo pazzi, o tutti scemi? Magari anche sì: ma il fatto è che lo sport dà emozioni che nient’altro può darti.
L’adrenalina è una droga, anzi un virus letale: non te ne liberi più, resti “malato” a vita.
Quando poi lo sport si fa in due, al di là del fatto che il tuo partner sia umano o animale, le emozioni si moltiplicano: perché oltre all’adrenalina c’è l’armonia. C’è l’essere insieme. La sensazione impagabile di essere un binomio, anzi un unico animale a quattro (se hai un partner umano) o a sei zampe (se hai un partner che ne ha già quattro di suo).
So che è impossibile spiegarlo in modo comprensibile a qualcuno che non l’abbia mai vissuto: ma io so che, in un modo o nell’altro, ho sempre scelto di fare sport di coppia, perché vi assicuro che è tutta un’altra cosa.

agility_5Nel pattinaggio ho iniziato con l’individuale e poi sono passata alla coppia. In macchina ho cominciato con le gimkane (dove si guida da soli) e poi sono passata a fare la navigatrice nei rally (in due). L’equitazione è “di coppia” per definizione, così come gli sport cinofili: ed io lo sport cinofilo l’ho mollato molto presto, perché c’erano tante cose che non mi piacevano… ma erano cose solo umane, che con l’attività  in se stessa c’entravano assai poco.  E comunque dal virus non sono mai guarita del tutto, visto che all’alba dei sessant’anni, invece di andare in pensione da brava vecchietta, ho deciso di ricominciare e di rimettermi anche a fare UD. Non so se sarò ancora in grado, e so anche che le cose che non mi piacevano, ahimé, non sono cambiate affatto da allora (anzi… semmai sono peggiorate): però ci provo, perché il virus sta lì e non ti molla. Magari credi di averlo sconfitto, ma sta sempre lì in agguato e ad un certo punto zac, salta fuori e ti frega.
Perché vi ho raccontato tutta ‘sta pappardella personal-sportiva? Perché, semplicemente, io so bene che lo sport è pericoloso.
Certo, è vero che nelle discipline cinofile a rischiare è soprattutto il cane (il conduttore, se è proprio super-sfigato, al massimo dà una facciata per terra): ma spero di essere riuscita a farvi capire, se ancora non lo sapevate, che quando si fa un’attività sportiva in due non si è veramente  “in due”. Si è una cosa sola.
C’è tanta empatia, c’è una tale affinità, c’è quasi una telepatia talmente intensa che i successi dell’uno sono i successi dell’altro… e purtroppo anche le sfortune dell’uno vengono sentite nello stesso identico modo dall’altro.

agility_6Se il mio cane si fa male durante una gara, sento male anch’io. Non proprio fisicamente, ma… quasi.
Se un mio cane dovesse morire durante una gara, morirei un po’ anch’io: ed è per questo che di fronte a ciò che è accaduto a me viene soprattutto da pensare al conduttore, un ragazzino di nome Jacopo che sicuramente ha vissuto una tragedia sua ben diversa dalla “morte di un cane”, punto e basta. Perché quando fai sport in due, se ti viene a mancare “l’altra metà”, è una metà di te che se n’è andata. Non è “altra”, non è soltanto “altra”: sei anche tu che ti fai male, che soffri, che muori.
Tutto questo, chi fa sport lo sa bene: perché prima o poi succede, anche se sono rari, grazie al cielo, i casi in cui succede qualcosa di estremo. Però lo sai… e continui lo stesso, perché hai il virus. Perché lo sport è una delle cose che rendono questa vita degna di essere vissuta. Perché, come diceva Mafalda, “vivere” non significa “durare”: sono cose un bel po’ diverse.
A fine corsa, prima o poi, ci arriviamo tutti, uomini e animali: non è che si possa scappare. Però, se la corsa non è divertente, cosa corriamo a fare?
E se per qualcuno di noi “divertimento” è sinonimo di “sport”, credo che nessuno possa impedirci di fare quello che ci piace: fermo restando che le tragedie stupide e inutili devono essere evitate.
Questo sì.

agility_7Un tubo fissato male non deve proprio esistere. Un figurante incapace che causa una lesione al collo del cane non deve esistere. Un percorso troppo estremo, un fondo impraticabile, degli attrezzi che non diano la massima sicurezza, non devono esistere.
Di fronte alla tragedia avvenuta, a me non è passato neppure per l’anticamera del cervello di criminalizzare l’agility (con tutto che non è la mia disciplina preferita): mi è venuto solo da pensare a chi caspita avesse montato quel percorso e quell’ostacolo.
Ci sono state delle responsabilità, indubbiamente, e queste responsabilità vanno individuate con precisione: non tanto per mettere in croce qualcuno (qualcuno che sicuramente non intendeva fare del male ai cani), ma soprattutto per far sì che nulla di simile possa più accadere.
Occorre maggiore preparazione, maggiore professionalità in tutto ciò che circonda lo sport: che resterà sempre a rischio, perché l’unico modo per non rischiare nulla è rimanere immobili a vegetare (e quindi a durare, forse, ma non a vivere).
Però non deve diventare “più” a rischio per l’incapacità di qualcuno.
Quanto al fatto che l’agility, come il disc dog o il flyball o mille altre discipline cinofile, non servano a selezionare una razza perché non permettono di valutare le doti naturali del cane… be’, non sono del tutto d’accordo.
Intanto perché alcune doti le puoi valutare eccome (non certo la velocità, che non serve a un beato tubo, ma per esempio la docilità, la tempra, la resistenza): e poi perché al mondo non c’è solo la zootecnia.
Da allevatrice, evidentemente, io ho un’impronta zootecnica: esposizioni e prove di lavoro tendo a vederle soprattutto come “banchi di prova” su cui basarsi per scegliere i possibili accoppiamenti e per migliorare – se e quando ci si riesce – una razza.
Però “soprattutto” non significa “solo”.

agility_8Oltre alla zootecnia c’è anche quella che potremmo definire una forma di zooantropologia: c’è il concetto di partnership, quella che (ben prima che la zooantropologia diventasse materia cinofila per grandi masse) mi ha sempre fatto vedere il cane – o il cavallo – nello stesso identico modo in cui vedevo il mio partner sui pattini o alla guida di una vettura.
La mia “altra metà”, l’essere con cui condividevo le stesse emozioni, la stessa adrenalina, perfino gli stessi pensieri, a volte.
Non c’è niente di zootecnico in tutto questo, poco ma sicuro (anche perché, giuro, non ho mai pensato a come avrei potuto utilizzare in allevamento i miei partner umani): però ci sono un sacco di altre cose che per me sono irrinunciabili. Quelle che fanno, ancora una volta, la differenza tra “vivere” e “sopravvivere”, perché non ti fanno sentire solo vivo: ti fanno sentire bene.
E così come ho sempre riservato un sorrisetto di superiorità (pensando “Non puoi capire, poveretto“) a chi mi diceva “Correre in macchina? Ma sei scema? E’ pericolosissimo!”, così mi sento salire lo stesso sorrisetto quando leggo le sfuriate di chi oggi  lancia strali contro gli sport considerati “inutili” perché non servono alla selezione.
Io posso solo pensare che neppure i miei sport hanno mai permesso di selezionare granché: che il fatto che io abbia vinto un campionato italiano di pattinaggio (l’unico titolo un po’ prestigioso che abbia mai raccattato, per la verità) non ha sicuramente stabilito se e quanto fossi valida come fattrice.
Però, perdio… quello è stato uno dei momenti più intensi della mia vita.

Articolo precedenteLavoro in acqua: Selettivi in Francia
Articolo successivoCollare a strozzo “illegale” (?!?) e pillolette miracolose

Potrebbero interessarti anche...

Vuoi aggiungere qualcosa? Dì la tua!

19 Commenti

  1. Amici… Leggere di queste cose mette sempre un pò di tristezza.
    Da motociclista, pilota dilettante, e da circa un anno allievo cinofilo posso dare il mio punto di vista.
    In qualunque cosa esiste una percentuale di rischio, anche dove non sembra, e gli incidenti succedono… Evitabili, inevitabili? Bha… Sesso degli angeli…
    Questo per dire che non serve a niente scannarsi tra di noi, ma piuttosto discutere…. Chi ha preparato il percorso? Ci sono degli standard minimi sul fissaggio delle strutture?
    Non sono domande a cui io so rispondere, ma da umano che parla ad umani dico solo che quando è la tua ora non c’è molto da fare.
    Per questo amo le corse su strada (road race), per questo corteggio la fortuna sapendo che in fondo quando arriva il tuo numeretto (si, come al supermercato), non c’è nulla che ci metta un pezza e fine del gioco. O inizio? Mha…
    Mi dispiace per quel ragazzo, perdere un amico, un compagno così, bhè….. Posso mandargli un abbraccio che spero arrivi comunque.
    Grazie

  2. Purtroppo gli incidenti capitano in tutti gli sport, in tutti i lavori e in tutti i momenti di ogni giorno…non si può criminalizzare una disciplina piuttosto che un’altra perchè succedono incidenti… il mio peggior incidente fisico che ho avuto è stato cadere da una altalena “sfracellandomi al suolo da ben 15 cm”
    …e ne porto ancora sulla gamba le conseguenze….mentre sono caduta dalla moto un sacco di volte senza farmi proprio nulla se non qualche graffio.
    Siamo tutti addolorati per Tarak e per il suo conduttore soprattutto perchè così giovane e forse non ancora temprato a certi dolori.
    Ma criticare una disciplina per un incidente è davvero assurdo…..

  3. tutto vero, con una differenza: l’umano adulto che svolge un’attività sportiva a rischio ne è consapevole, la mette sul piatto della bilancia rischi/soddisfazioni e, forse, in alcuni casi, il rischio fa parte del godimento. Ma in questo caso sicuramente il cane non sa di fare un’attività in cui può morire e molto probabilmente nemmeno il ragazzino, a quell’età, è conscio dei rischi di ciò che fa, soprattutto se riguardano un altro; ne vede solo il lato giocoso, divertente. Purtroppo l’agonismo è una brutta bestia, piano piano entra dentro e ti porta a livelli a cui magari non sei preparato, sia come conduttore, sia, come sembra in questo caso, come organizzatore, o a fare cose finalizzate solo al risultato finale, non al divertimento dell’attività sportiva (es i cani tenuti nel kennel a lungo prima nella gara, per farli schizzare come pallottole). Probabilmente ci vorrebbe più preparazione, certificata, per gli organizzatori, e una preparazione più consapevole per i conduttori. E magari riservare l’agonismo solo a binomi con un’esperienza sufficiente (trovando un metro di misura: tot corsi, gare amatoriali, test attitudinale prima di passare all’agonismo, o altro….)

    • Era proprio questo a cui volevo arrivare… professionalità al massimo, sì: indispensabile.
      Prendersela con la disciplina o con lo sport in generale… anche no.

    • Estremamente d’accordo con Franco. La distinzione con lo sport “umano” è sostanziale, come proprietari prima e come eventuali conduttori poi è nostro assoluto dovere far in modo di affidarci a gente esperta e soprattutto qualificata per cercare di ridurre al massimo il rischio di incidenti.
      Spesso per non dire sempre il “tarlo” dello sport agonistico lo abbiamo noi e non i nostri cani…quindi magari almeno cerchiamo di non fargli del male!!

    • oh ragazzi ma non è che a ogni gara ne muore uno, io sono 10 anni quasi che gareggio ed è la prima volta che sento un cosa del genere. qualche cane che s’è fatto male c’è stato certo ma non esageriamo. conosco anche cani che sono morti o si sono fatti molto male correndo guardando indietro e andando a sbattere contro un cartello o un albero, cani morti mentre cacciano aperti dai cinghiali o cose simili pe cui smettiamola con la retorica. il cane si diverte a fare agility, c’è rischio come c’è in tutte le attività che fa con noi che non sia poltrire sul divano…smettiamo di fare col cane qualsiasi cosa così siamo sicuri che non muoia per una cosa che vogliamo fare noi?

      • Io non stavo facendo retorica…faccio UD per cui condivido al massimo sia lo sport con i cani sia l’agonismo!! E’ solo il paragone con lo sport umano che secondo me deve essere fatto con cautela perchè la differenza è sostanziale!!!

      • …Veramente il mio cane scendendo dal divano si è stirato un crociato….
        In Agility si è scatafasciato giù dalla passerella..e si è dato una scrollata…
        ha fatto la bascula credendola l’invito alla passerella e quando ha visto che ne mancava un pezzo si è lanciato in avanti cantando “I believe I can fly…” è atterrato con un TONF!! ed è ripartito facendo l’indifferente (e noi abbiamo ricominciato a respirare…)
        Questo per dire che a volte capitano le cose anche non facendo assolutamente niente…
        Tuttavia, dopo questa cosa, un minimo di controllino in più, proprio per evitare che si debba mai ripetere un incidente simile. L’incidente fortuito ci sta, ma l’incidente perchè si è montato male un attrezzo lo capisco un pò meno..

    • Sono d’accordissimo… da agilista e proprietaria di 4 cani di cui una particolarmente “folle” dico che non mi perdonerei mai di aver condotto il mio cane alla morte. Loro si affidano a noi fino ad arrivare a livelli umanamente irragionevoli dove è chiaro che il pensiero del cane si annulla e fanno semplicemente quello che gli viene chiesto, probabilmente dando per scontato che i rischi li abbiamo valutati bene noi. Io ho una cagnina così, se le dico di buttarsi dove non vede lo fa senza pensarci un attimo e la cosa mi terrorizza.

      Lo sport deve essere prima di tutto sicuro e le tragedie devono servire a migliorare la sicurezza riducendo al minimo la possibilità che possa ricapitare.

  4. Come ti capisco…..
    Amo la montagna, e la pratico da molti anni. Ho anche arrampicato ma, alla fine ho dovuto lasciar stare per ginocchia di burro. Ma anche camminare per sentieri e andar per bricchi ha i suoi rischi, e li metto nello zaino ogni volta che lo preparo, e ogni volta che porto a casa la ghirba, beh… li lascio dentro per la volta dopo…
    Da 5 anni ho un “compagno di cordata” a 4 zampe, e da 5 anni nello zaino metto il doppio dei rischi.
    Ho scelto di portarlo in giro e di “lasciarlo” andare il più possibile, libero a correre….
    A volte DEVO lasciarlo andare, perchè legati sarebbe doppiamente pericoloso, per me e per lui (qualche sentiero esposto, neve ghiacciata o troppo molle….)…
    Fino ad ora siamo sempre tornati.
    Solo una vota si è perso, nella neve. E’ rimasto fuori una notte. La mattina dopo si è presentato ad un rifugio della zona dicendo, a suo modo, che si era perso…
    Un anno fa, dopo un’uscita, ha cominciato a zoppicare, prima molto poco, poi sempre di più fino ad arrivare a non riuscire a camminare.
    Una contrattura, ma per capirlo è stato un calvario.
    Ora ho ripreso a correre ed arrampicare come prima, come un matto, e si diverte un sacco…
    Un giorno è caduto a ruzzoloni per una cascata semi asciutta: ho avuto paura si fosse rotto l’osso del collo. L’ho guardato rialzarsi e risalire ancora la stessa cascata, come niente fosse… guardarmi dall’alto con aria tronfia e poi scendere a balzi…
    L’ho lasciato fare. E continuo a lasciarlo fare.
    E’ qualcosa che ama, come lo amo io….
    E insieme continuiamo ad andare per bricchi, e io continuo a lasciare i rischi nello zaino.
    Finora non ho perso alcun compagno di viaggio sui monti. Qualche incidente, ma nulla di più.
    So che potrebbe succedere, fa parte del gioco… e della vita…

  5. le mie figlie fanno ginnastica artistica, disciplina un tantino più movimentata degli scacchi, diciamo così, tempo fa in gara la più piccola, Valeria, che aveva allora 8 anni è caduta dopo un salto al volteggio, io già mentre era in volo ridacchiavo perché, avendo praticato e insegnato, sapevo bene che la caduta non avrebbe avuto conseguenze, tranne quella di procurare un bello spavento a qualche spettatore (nel video si vede bene una signora che si mette le mani in testa nel tipico atteggiamento dell’omadonnamiasiammazza).
    Mentre commentavo con la mia amica, mamma di una compagna di squadra, la signora di fianco a me mi apostrofa con la bava alla bocca e occhi strabuzzati, dicendomene di ogni, ancora un po’, credevo mi avrebbe denunciata per maltrattamento di minori; in mezzo alla fiumana di parole le ho domandato che cosa ci facesse lì, se la disciplina la inquieta tanto, era venuta a vedere la nipote, ma lo dice sempre a sua figlia che è uno sport pericoloso, infatti non appena la tipa è capitata a tiro si è sorbita la madre ringhiante, cadendo dalle nuvole.

    Un giorno particolarmente ventoso di tanti anni fa, mio fratello 8 anni e io, 9, torniamo da scuola ad un certo punto mi si sfila il cinturino del sandalo allora mi fermo per sistemarlo, mio fratello, un passo davanti a me, si ferma per aspettarmi, in quel momento sentiamo un grido e subito dopo un vaso di fiori bello grosso sfiora la faccia di mio fratello: arrivava dall’ottavo piano del palazzo, l’avrebbe certamente ucciso. Ogni tanto ne riparliamo, se non mi si fosse rotta la scarpa sarei diventata figlia unica.

    La fatalità è dietro l’angolo: anche se certi incidenti si potrebbero evitare, invece la cattiveria umana è sempre premeditata.

  6. Un paio di settimane fa eravamo con Balrog su di un percorso di agility, solo che la notte prima aveva piovuto e il prato era bagnato. Cosi io sono scivolato mentre correvo verso il tunnel praticamente portándomelo via. E sono rimasto per terra con un dolore al ginocchio a lato del tunnel semidistrutto. Ebbene proprio Balrog, che in quel momento era dall’ altro lato del tunnel, al non vedermi mi e’ venuto a cercare e si e’ seduto accanto a me aspettando che mi rialzassi. Ovviamente non abbiamo finito il percorso (anche perche non era una gara, lo stavamo facendo per divertirci e senza salti) e siamo tornati dove stavano gli altri. E ovviamente c’era un veterinario ma non un medico

    • Eros se non te l’han detto son criminali.
      Prato bagnato: scarpini da calcetto con tacchetti in ferro
      Prato asciutto: scarpe da ginnastica con tacchetti in gomma
      e se no ti scroci

  7. Grazie Valeria di questo articolo che mi aiuta ad elaborare la pena che provo per quel cane e per quel ragazzo. Troppi cani nelle gare secondo me, troppo ridotto il tempo fra un cane e l’altro, non c’è più modo per nessuno di controllare lo stato degli attrezzi e del campo fra una prestazione e l’altra. E il fatto che progressivamente vengono abbassati i tempi massimi consentiti per il percorso se da un lato ha già fatto fuori dall’agility la gran parte delle razze canine (anche i jack russell riescono ad andare fuori tempo adesso) pone anche dei problemi di sicurezza che finora non ci sono stati. Oggi, con quei tempi di gara, riescono ad essere competitivi i soliti border, gli shetland e poco altro. Se si abbasseranno ancora con quali razze potremo ragionevolmente pensare di correre? Ma se si cercasse di costruire le gare più sul controllo del cane che sulla velocità non sarebbe meglio? Più sicurezza, anche i binomi Sciuramaria/brocchetto di casa potrebbero ricominciare ad affacciarsi in gara, meno rischi di un futuro a doping. E non mi si dica che dobbiamo adeguarci ai regolamenti internazionali, volendo si potrebbe almeno tentare di cambiar qualcosa. Insomma spero che, come me, qualcuno si stia ponendo la domanda: ma dove sta andando l’agility?

  8. pensate accaduto nella “perfetta svizzera” se accadeva in Italia immaginate cosa si sarebbe detto dei “cialtroni italiani”. Ma per me che si chiamino perfetti di nome non è importante è importante che resti un monito di esempio a chi organizza gare in cui persone e cani corrono e sono così concentrati sul lavoro da poter perdere il controllo della propria corsa. suggerirei una multa piuttosto elevata da devolvere in un fondo destinato alla partecipazione alle cure dei cani incidentati durante gli sport.

  9. rispondo a Donatella di Fly: a Berna c’ero anche io, accompagnavo mia figlia di 16 anni e Max (pastore tedesco di 4). Dove sta andando l’agility? Max e Francesca facevano parte della squadra italiana, Max non è sicuramente un border, né un Jack. Va piano ed è preciso. Il primo giorno ha lasciato dietro parecchi border, il secondo è stato l’unico giro netto di jumping large della squadra italiana. Non è veloce? no, non è veloce, è preciso… Poi il cane stava all’ombra degli alberi con tanta acqua, è stato bagnato, ha fatto le sue passeggiatine, gli avrei portato anche il ghiacciolo da ciucciare se gli fosse piaciuto. E’ il nostro cane amatissimo e coccolatissimo, e gli piace da morire fare agility con mia figlia. E’ un gioco, non arriverà mai al III brevetto, non ha il fisico, ma intanto mia figlia si diverte e lui pure e io adoro guardarli correre insieme!

    • Cara Silvia,
      il punto mi sembra proprio questo: perchè un meraviglioso pastore tedesco giovane e bravo (ho corso anch’io con una pastora, era una meraviglia)non dovrebbe avere il fisico per arrivare al terzo brevetto? Una volta era assolutamente possibile oggi sembra non esserlo più.
      E’ vero che se hai un cane lento puoi decidere, io l’ho fatto per un po’, di addestrarti e basta, senza partecipare alle gare.
      Dopo un po’ però ti accorgi che andare in gara serve perchè non c’è niente come la gara per darti la misura del lavoro fatto, dei progressi e del lavoro che devi fare ancora.
      Non essendo io necessariamente una sfegatata agonista che vuole il podio a tutti i costi, a me e a tanti altri basterebbe, per esempio, avere il risultato della gara con i dati del tempo e gli errori.
      Se ieri correvo in 60 secondi e oggi gliela faccio in 45 per me qualcosa vuol dire, ho lavorato meglio, il mio cane è più motivato.
      Invece, se hai sforato con il tempo, il risultato non è riportato nelle qualifiche e te ne torni a casa con un ELIMINATO ELIMINATO ELIMINATO. Secondo me quelli che mollano lo fanno per quell’ELIMINATO vuoto di contenuti.
      Ho iniziato dieci anni fa correndo con una yorkie, poi ho corso con la pastora, ho corso anche con una spettacolare bassotta e poi tre anni fa mi sono arresa al nuovo che avanza e ho preso una jack ma qualche problema con il tempo ce l’ho anche con lei perchè intanto i tempi di gara si sono abbassati un altro po’. Una cosa so per certo: non ho nessuna intenzione di mollare l’agility e mi rifiuto di prendermi un border. In bocca al cane a Max e a Francesca.

      • Cara Donatella,
        il nostro adorato Max è un pastore tedesco che della razza (come spiega Valeria nello standard ironico) ha solo il vestito. Sotto c’è una pecorella :)! Forse proprio per questo noi gli vogliamo ancora più bene, ma non è un cavaliere senza macchia e senza paura: ha paura anche della sua ombra, delle galline dietro a una rete, e se vola sulla manica (l’abbiamo provato anche in mondioring…) a 200 all’ora è solo per giocare … Per lui tutto, e proprio tutto tutto, è solo un gioco. Mi difende dal figurante, ma se di notte sente un rumore viene dietro alle mie gambe. Gioca con Francesca quando fa agility, se gli va, se non è un giorno “oggi non ho voglia di fare niente”, se io sono stata ben posizionata a bordo ring (“oddio, non trovo mamma, dove sarà?” e vaga per il ring cercandomi naso all’aria del tutto indifferente al percorso!!!), ecc. ecc.. Con questi presupposti arrivare in III mi sembra ben difficile a prescindere dalla razza, ma solo per il fatto che siamo andati a Berna, che Francesca aveva scritto Italia sulla schiena e lui aveva una spettacolare mantellina con la bandiera che lo faceva sembrare Super Pippo, beh… tu capisci, sono grandi soddisfazioni, per me ma soprattutto per mia figlia che corre con lui e che nella Squadra del Cuore ha trovato amici che condividono la stessa passione, la stessa allegria, lo stesso amore per i cani e che hanno condiviso anche questa terribile disgrazia e questo dolore.
        L’agility è lo sport di mia figlia con il nostro cane, finchè avranno voglia di farlo… ma un border no, non l’abbiamo mai preso in considerazione nemmeno noi!

  10. Grandiosa notizia quella dell’arrivo di Fox Sports… I migliori campionati europei, senza dubbio, ricchissimi di stelle e di grandi partite. Tra l’altro io ho già il pacchetto calcio di Sky, quindi devo solo sedermi in poltrona…

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). Ci ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.