bullpato1di VALERIA ROSSI – Chiacchieravo su FB con una neo-allevatrice di bulldog inglesi, che mi ha linkato il contratto di vendita tipo suggerito dal club di razza (Circolo Italiano Bulldog).
Lo potete leggere integralmente a questo link e vi suggerisco di farlo, sia che siate allevatori sia che stiate pensando di comprare un cane (di qualsiasi razza, non necessariamente bulldog!), perché è un buon contratto, ben fatto, con clausole chiare e corrette: solo che, arrivati verso la fine (Art. 5 – Disposizioni finali) si incontra un paragrafo che mi ha fatto sollevare un sopracciglio.
A questo articolo, infatti, si legge:

“Il cucciolo è garantito, per le patologie genetiche non rilevabili al momento della cessione, per un anno. In caso si manifestassero i sintomi di tali malattie entro un anno di vita del cane, l’acquirente dovrà far pervenire al venditore (a sue spese) la documentazione veterinaria che ne comprovi l’origine genetica.
Nel caso tali patologie determinassero il decesso del cane o una qualità di vita non tollerabile, il venditore s’impegna ad offrire un altro cucciolo di pari valore.
Nel bulldog non sono considerate patologie genetiche, perché tipiche della razza (e quindi esulano da questa garanzia) le seguenti: entropion, ectropion, displasia dell’anca, del ginocchio e del gomito, emivertebre, iperplasia del palato molle, ipoplasia della trachea, stenosi delle narici, ghiandola della terza palpebra, dermatiti, rogna demodettica“.

bullpato2Oibò. Ma se una patologia è “tipica della razza”, mi spiegate come fa a non essere genetica? Se non lo fosse non si sarebbe mai potuta trasmettere a tutta la razza… mi pare abbastanza evidente!
Subito dopo, però, mi sono resa conto che stavamo parlando di bulldog.
E qui la cosa si fa complicata, perché il bulldog è forse l’unico cane al mondo ad essere… patologico anche quando sta bene.
Nel senso che alcune delle anomalie indicate (forse sarebbe meglio chiamarle così, anziché “patologie”, visto che entro certi limiti sono perfettamente compatibili con la vita e con il benessere del cane) sono realmente tipiche della razza. Nel senso che tutti i bulldog tipici del mondo, anche quelli che respirano benissimo, saltano e corrono e giocano, non avranno MAI una trachea di misura “normale”, né narici ampie come quelle di un altro cane. Insomma, anche un bulldog sanissimo ha la BAOS (sindrome da ostruzione delle vie respiratorie nei cani brachicefali), così come un bulldog sanissimo sarà sempre displasico e  sarà comunque predisposto al “cherry eye”, ovvero al prolasso della ghiandola lacrimale della terza palpebra, perché tutti i legamenti nel corpo del bulldog sono lassi, quindi anche quello che trattiene la ghiandola. Inoltre la mandibola molto “rimontante” fa in modo che sia proprio la posizione anatomica delle osse orbitali a spingere la ghiandola in fuori.

bullpato3La prima cosa che verrebbe da dire è: “Ma perché si continuano ad allevare cani “naturalmente malati“?
Ha un senso, o è un vero e proprio maltrattamento genetico?
E qui il discorso diventerebbe infinito, perché abbiamo un bel dire e ridire che il  bulldog così non va bene, che si dovrebbe fare un passo indietro, che si dovrebbero selezionare cani meno esasperati eccetera eccetera: ma chi è che trova il coraggio di cominciare, visto che in questo modo si perderebbe la tipicità della razza?
Certo, se tutti gli allevatori si accordassero per fare questo passo indietro, tutta la razza muterebbe e non sarebbe un singolo coraggioso a beccarsi (probabilmente) dei “Buono” in expo… ma c’è anche da dire che se il bulldog cambiasse aspetto si avrebbe con ogni probabilità un precipitoso calo delle vendite, visto che la razza è diventata così perché “piaceva così”, perché il mercato la voleva così.
E allora si può dire: “Vabbe’, ma se ami davvero una razza non puoi desiderare di allevare cani malati”… ma il fatto è che gli allevatori davvero bravi i cani malati non li fanno!
Stanno in bilico, proprio come funamboli sulla fune, tra un genotipo patologico e un fenotipo sostanzialmente sano: producono, insomma, cani che pur essendo geneticamente “anomali” vivono serenamente, che possono correre e giocare (nei limiti, ovvio…), che respirano bene e che arrivano fino a un’età assolutamente accettabile.
Quindi, come si fa a condannarli e a chiedere loro di passare i prossimi dieci anni (almeno) a disfare tutto ciò che hanno costruito?
Per carità, sulla carta è tutto semplice… si fa un cane un po’ meno esasperato e si limitano i danni, oplà. Ma avete mai pensato a come si tradurrebbe questo nella realtà? Pensateci un attimo (a partire dall’idea di accoppiare i soggetti MENO tipici…) e capirete da soli, penso, quale impresa titanica ci si potrebbe prospettare.
Lo stesso discorso vale ovviamente per moltissime altre razze: il bulldog è solo la punta dell’iceberg, il caso più clamoroso in assoluto… ma un po’ tutti i cani col muso molto corto hanno gli stessi problemi, e altre razze hanno problemi similari (vedi il caso della syringomielia nel Cavalier King charles spaniel, che abbiamo trattato in questo articolo). Se non altro, nel bulldog lo Standard è leggermente cambiato e gli allevatori stanno cominciando a lavorare per migliorare l’aspetto sanitario (mentre in altre razze non se ne parla proprio): ma ci vorrà del tempo prima di vedere i primi risultati.

bullpato4Che fare, nel frattempo?
L’abbiamo chiesto direttamente a un’allevatrice brava e seria, Luana Martinini, che è anche redattrice del contratto di vendita di cui sopra.

In questo contratto sembra che si dica all’acquirente: se il cane ha patologie oculari, BAOS, displasia, rogna demodettica eccetera… sono affari tuoi: hai voluto il bulldog e adesso pedali, perché da queste patologie non si scappa, ce l’hanno “in automatico”. Ma non è, questo, un atteggiamento un po’ troppo da Ponzio Pilato?

Il motivo che ci ha spinto come Commissione Tecnica del Cib a redigere questo contratto, che diventa complementare ed obbligatorio con la sottoscrizione del codice deontologico, è solo uno: tutelare il bulldog.
Perchè questo sia possibile è necessario, da una parte, che gli allevatori si prendano degli impegni seri , e dall’altra che i “fruitori” del bulldog siano persone informate su tutto ciò che la razza comporta.
Evitare, in buona sostanza, che le persone che si accingono a comprare un bulldog lo facciano solo perchè attirate dal suo irresistibile muso. Informare le persone che la nostra è una razza predisposta a certi tipi di patologie è il primo passo per un acquisto consapevole, che si tramuta in una vita felice.
Lo scopo è quello di cercare, nel limite del possibile, di evitare i tanti bulldog abbandonati o dati in adozione, problema che oggi è molto sentito ed in aumento.
Sempre più spesso si sentono casi di famiglie che si sbarazzano del loro bulldog perché “impegnativo”.
Come potete leggere, gli allevatori che aderiscono al codice deontologico si impegnano, e lo sottoscrivono anche attraverso questo contratto, a dare una serie di garanzie: i cuccioli devono essere consegnati non prima dei 70 giorni, con tutti i vaccini e le varie profilassi antiparassitarie, con un certificato medico che ne garantisca la buona salute e la regolare discesa dei testicoli, con il DNA depositato dei genitori, con l’ecocardiodoppler dei genitori e con copie di modelli A e B se ancora non in possesso del pedigree.
Questi requisiti non riguardano l’aspetto della selezione, ma garantiscono una vendita “fatta come si deve”.

bullpato5Il paragrafo che ti ha “insospettito” e che ti ringrazio di avermi segnalato, deve essere meglio spiegato, perchè se tu che leggi senza pregiudizi non ne sei convinta, significa senza dubbio che necessita di maggior chiarezza.
Quando si dice che talune patologie sono “tipiche di razza” si vuole sottolineare il fatto che il bulldog odierno è una razza predisposta a soffrirne.
Qualunque allevatore dica che non è vero, mente: non è con l’ipocrisia che si migliora la razza, ma con la consapevolezza della situazione reale da cui si deve partire.
I bulldog sono predisposti a contrarre le patologie di cui sopra, perché esse dipendono dalla sua morfologia.
Come hai ben spiegato tu l’esempio classico è la ghiandola della terza palpebra: con una testa come quella del bulldog, la predisposizione alla sua ipertrofia è una conseguenza.
Medesima cosa si puo’ dire dell’entropion e dell’ectropion; il muso rugoso del bulldog deve essere rugoso tanto quanto basta per essere tipico e non oltre, altrimenti è facilissima la comparsa di queste problematiche.
Ovviamente è necessario anche un distinguo; la displasia dell’anca, ad esempio, non può essere considerata come nelle altre razze. Abbiamo per fortuna una recente ricerca universitaria che testimonia e ci insegna che tutti i bulldog sono displasici, ma che questo nella nostra razza non determina zoppie.
Significa che i nostri cani hanno un apparato osseo “sui generis”, unico nell’universo cinofilo: l’assenza di dolore e di qualsiasi segno clinico la rende , di fatto, un falso problema.
Per quello che riguarda la displasia del ginocchio è iniziato lo stesso percorso di ricerca che si è fatto per l’anca, ma gli studi non sono ancora conclusi.
Senza annoiarvi oltre nella disamina tecnica, spero che sia chiaro che scrivere nel contratto che queste patologie “non sono oggetto di garanzia”, non significa certamente che la selezione non debba cercarne di eliminarle.
Significa solo che, per migliorare, bisogna avere l’onestà intellettuale di considerare oggettivamente il punto da cui si deve partire.

BULLPATO6Ad oggi non è possibile non considerare il bulldog una razza predisposta.
Stabilito questo, è evidente che se le patologie sono subordinate alla morfologia, il cambio dello Standard ci verrà in aiuto.
Dal 2011 abbiamo un obiettivo da perseguire; l’eliminazione dell’ipertipia.
Lo standard riporta modifiche tutte volte al miglioramento della salute; tra qualche anno se ne vedranno i veri risultati.
Al momento gli allevatori seri stanno lavorando in questa direzione, per diminuirne il più possibile l’incidenza.
Quello che va sottolineato e ribadito a caratteri cubitali, è che un allevatore che sottoscrive questo contratto (e quindi aderisce al codice deontologico), nel caso in cui vendesse un cane con una patologia invalidante, ne risponderà.
Quindi, per sintetizzare quanto finora scritto, la firma del contratto con i suoi obblighi assicura una vendita con tutti i crismi da parte dell’allevatore; fornisce informazioni sulla razza per un acquisto consapevole e responsabile da parte dell’acquirente e spinge l’allevatore ad una attenta selezione in quanto responsabile di tutte le patologie invalidanti.
Per le altre patologie, ad oggi possibili anche in bulldog ben allevati, si sta lavorando attraverso il cambio di “tipo”:  ma questo, per dare frutti oggettivamente valutabili, richiederà qualche anno.

Tutto molto chiaro, fin qui: ma resta il fatto che leggendo il contratto non è chiaro se l’allevatore risponda anche per le patologie  che risultano “fuori garanzia”, qualora siano invalidanti.
Perché è chiaro che non si può pensare a un rimborso per un cane displasico, visto che lo sono tutti, sempre e comunque: ma la displasia nel bulldog è del tutto asintomatica, quindi il problema non si pone. Se invece un cane non respira a causa della sindrome brachicefalica… allora la patologia è invalidante. E la domanda è: l’allevatore ne risponde oppure no?

Sì!  Però è difficile spiegarlo in modo chiaro ed esauriente, perché l’argomento è piuttosto complesso.
In due parole, possiamo dire che la BAOS in realtà è il risultato di tre problemi distinti: stenosi delle narici, iperplasia del palato, ipolpasia della trachea.
Ci sono casi in cui un bull con una stenosi della trachea, ma con un palato di giusta misura e due grandi narici, respira benone. Altri in cui respira malissimo solo per via delle narici strette.
Ogni cane va valutato come caso singolo, perché in pratica non ce n’è uno uguale all’altro.
La risposta alla tua domanda è: se con un interventino chirurgico (che il proprietario di un bulldog deve mettere in conto, perché fa parte, diciamo così, di un “rischio di acquisto” a cui l’acquirente è stato preparato) il cane si mette a posto e sta bene, allora l’allevatore non è tenuto ad alcun risarcimento. Se nonostante l’intervento il cane continua a non respirare correttamente, allora l’allevatore ne dovrà rispondere”.

Il bello è che, mentre noi ci ponevamo il problema di un contratto con alcuni punti poco chiari (che adesso dovrebbero risultare più trasparenti), diversi allevatori si preoccupavano del fatto che una dichiarazione così palese di “predisposizione ad alcune patologie” potesse spaventare gli aspiranti acquirenti. A me pare un falso problema, visto che semmai il vero dramma sta nel fatto che la gente è già fin troppo spaventata dalla presenza, nelle nostre città, di uno sproposito di bulldog di provenienza cagnara: che costano un po’ meno, è vero… ma poi si vive praticamente dal veterinario, con conseguenti salassi continui al portafoglio.
Ritengo quindi che dire la verità – innanzitutto – e poi far sapere che gli allevatori seri stanno lavorando per migliorare la situazione sia un’opera di informazione preziosa, che dovrebbe anche invitare i potenziali acquirenti a rivolgersi all’allevamento competente anziché andare a caccia di improbabili bulli “nei saldi”.
Per chi fosse interessati a un ulteriore approfondimento sulla sindrome del brachicefalo abbiamo comunque chiesto a Luana Martinini di scrivere un articolo specifico sulla materia, che pubblicheremo prossimamente.

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11 Commenti

  1. Interessantissimo articolo! Sapere che gli allevatori di bulldog si stanno dando da fare per eliminare alcune patologie tipiche della razza, al fine di garantire una vita migliore al cane, è confortante. Ed è giusto che chi acquista un cucciolo sappia a cosa va incontro, per un acquisto più consapevole. Mi auguro che questo importante passo verso la selezione di cani morfologicamente migliori venga seguito anche dagli allevatori di boxer che, di questa meravigliosa razza, hanno fatto un vero e proprio scempio.

    P.S.: Valeria, perchè non intervista anche un serio allevatore di boxer riguardo ai “guasti” morfologici e caratteriali che una selezione esasperata ha comportato?

  2. ” Tutto molto chiaro, fin qui: ma resta il fatto che leggendo il contratto non è chiaro se l’allevatore risponda anche per le patologie che risultano “fuori garanzia”, qualora siano invalidanti.”

    la risposta a questa domanda risulta comunque priva di potere giuridico non essendo scritta nel contratto.. e alla fine l’allevatore in questo caso non è vincolato e fa come vuole.. mah.. io rimango perplesso..

  3. Tutto chiaro, ma demodex ed entropion/ectropion sono facilmente evitabili con accoppiamenti mirati, ed escludendo i soggetti che ne soffrono/hanno sofferto dalla riproduzione, al di là della predisposizione di razza. Queste problematiche le avrei invece escluse 😉 Grazie dell’attenzione. Saluti

    • Per ciò che riguarda il Demodex (o Rogna Rossa) è già stato dimostrato dalla medicina veterinaria il falso mito della trasmissione madre/figlio. Il Demodex è un acaro presente per natura sulla cute del cane e in condizioni “normali” non da origine alla patologia. In determinati periodi della vita di un cane (solitamente il primo calore per le femmine e la “tempesta ormonale” per i maschi, quindi intorno ai 6/8 mesi, come la pubertà per noi esseri umani) in cui le difese immunitarie sono più deboli, esso prolifera e da origine alla patologia.

  4. La differenza tra genetico ed ereditario Inserito il 7 maggio 2013 da dariomelgari Nel linguaggio comune i termini “genetico” ed “ereditario” vengono spesso considerati sinonimi e come tali utilizzati, senza alcuna distinzione. Si parla continuamente di malattie genetiche e malattie ereditarie, ma sono davvero la stessa cosa? Esiste una differenza? In realtà genetico ed ereditario, pur essendo collegati, si riferiscono a due aspetti distinti della Biologia. Confonderli tra loro è un errore tipico del linguaggio parlato e contribuisce a creare confusione, distorcendo nozioni ed informazioni. Con questo breve post cercherò di fare un po’ di luce sull’argomento. Una malattia genetica è una patologia causata da alterazioni del DNA. I geni sono frammenti di DNA e, tornando alla similitudine gene=progetto usata nel mio post precedente, una mutazione genetica può essere vista come un errore di scrittura (un errore di battitura, una ripetizione o una pagina mancante) in un singolo progetto (un gene) oppure un danno più consistente ad un intero scaffale di progetti (un cromosoma). Ogni cellula del nostro corpo possiede una copia completa del nostro personale archivio di geni e ogni cellula in modo indipendente può incappare in uno degli errori di scrittura sopra citati. Ma questi errori non sono per forza ereditari. Con il termine “ereditario” si indica tutto ciò che può essere trasmesso ai figli. Negli organismi viventi l’ereditarietà è veicolata dal DNA e le uniche cellule del corpo in grado di trasmettere geni alla prole sono i gameti (spermatozoi ed ovuli). Gli unici errori genetici trasmissibili ai figli sono perciò quelli che si verificano in questo particolare tipo di cellule. Un padre sano, per esempio, può incappare in una mutazione in un singolo spermatozoo. Lo spermatozzo mutato non farà ammalare il genitore (in quanto tutte le altre cellule del corpo rimarranno sane) ma produrrà un figlio malato che, avendo tutte le cellule del corpo mutate (gameti compresi), trasmetterà a sua volta la mutazione ai figli. Una mutazione genetica che si verifichi in un altro tipo cellulare diverso da uno spermatozoo o da un ovulo, invece, non potrà essere trasmessa ai propri figli. Un tumore alla pelle casutato dai raggi UV, per esempio, è una malattia genetica (in quanto i raggi UV danneggiano il DNA delle cellule della cute) ma non ereditaria (poiché la mutazione presente nella pelle non può arrivare ai gameti in nessun modo). In sintesi, una malattia ereditaria ha sempre una base genetica, mentre una malattia genetica non è per forza ereditaria. [Se volete rimanere aggiornati non dimenticate di mettere un bel “mi piace” sulla PAGINA FACEBOOK!] Share this: Twitter4 Facebook27 Google +1 LinkedIn Tumblr Pinterest Email Stampa Mi piace: 3 commenti Pubblicato in Divulgazione con tag cromosoma, dna, ereditario, genetico, geni, malattie, melanoma, tumore, Ultraviolet. Aggiungi il permalink ai segnalibri. INFO SU DARIOMELGARI Sono un biologo biomedico laureato presso l’Universita’ degli Studi di Milano. Attualmente sono un PhD student presso la University of Bristol dove studio l’attivita’ elettrica del cuore e le molecole che la modulano.
    12:51 Anna Musso LEGGITI BENE QUESTA è del dott Alberici!!! Alcune patologie sono presenti fin dalla nascita, sebbene non sempre già manifeste in giovane età, e pertanto vengono definite congenite. Altre si sviluppano durante il periodo dell’accrescimento, in genere nei primi 6 mesi di vita, e pertanto vengono definite “dello sviluppo”. Altre possono colpire il cane in un qualsiasi periodo della vita e per questo vengono definite patologie acquisite. Molta confusione viene spesso fatta tra malattie ereditarie, congenite e acquisite. Ereditario significa che qualche cosa del patrimonio genetico è stato trasmesso da una generazione ad una generazione successiva. Congenito significa presente fino dalla nascita. Una malattia può essere ereditaria ma non congenita se viene trasmessa geneticamente ma non è presente o diagnosticabile al momento della nascita (esempio la displasia dell’anca), oppure può essere congenita ma non ereditaria, ad esempio per una malattia della fattrice, non genetica (esempio infettiva), che ha causato una malformazione al feto durante la vita intrauterina. Infine una malattia acquisita, come dice la parola stessa, si acquisisce durante la vita e può essere di origine traumatica (frattura, lussazione ecc), infettiva, immunomediata, neoplastica ecc. La stenosi polmonare è una malattia congenita. E’ un difetto congenito comune nel cane, frequente soprattutto nelle razze boxer, bulldog inglese, bouledogue francese e altre come: beagle, fox terrier, samoiedo, cocker spaniel.Eseguendo una visita cardiologica completa è possibile confermare il sospetto diagnostico e quantificare tramite l’ecocardiografia e l’esame doppler l’entità della stenosi. Se il gradiente pressorio determinato dalla stenosi tra ventricolo destro e arteria polmonare, misurabile con il doppler, è inferiore ai 70 mmHg generalmente i giovani animali non svilupperanno grave malattia. Se invece il gradiente sarà maggiore di 100 mmHg il rischio di sviluppare malattia è alto e quindi è consigliata terapia medica per controllare le aritmie e il trattamento chirurgico per risolvere la stenosi. Oggi è disponibile la dilatazione della stenosi mediante catetere a palloncino che viene introdotto fino alla valvola a partire da un vaso venoso periferico. La prognosi varia da buona a riservata in base al tipo di stenosi.

    17:19
    Anna Musso
    https://www.facebook.com/groups/637006619658703/694947623864602/?comment_id=697309850295046&notif_t=group_comment_reply
    Boule a poils longs MUTAZIONE GENETICA del boule francese!!!

  5. Razze (leggi disastri prodotti dall’uomo)come il bulldog inglese, dovrebbero semplicemente non esistere.
    Cagne che non sanno nemmeno partorire, ma sottoposte di routine al cesareo, sono un insulto alla natura!!!
    Il vero bulldog della fine del 1800, non era così… si deve tornare a quello, anche se gli allevatori amanti delle expo non sono di questo parere solo o soprattutto per la pecunia, ripeto pecunia e niente più.

    Saluti
    Corrado

  6. boh sarà che il cane discende dal lupo che più è luposo più mi piace pià è elaborato meno mi piace ma io un bulldog non lo capsico… quando li vedi dal vet… na fatica a respirare. ora con ste lune poi poveri… tribolano… non so. preferisco il lupoide… anche se nessunod ice che i problemi non li abbiano anche le altre razze.. e che per me il cane deve ricordare un lupo il più possibile. ma la vita è bella perchè varia per carità.

    però… il bulldog antico mi paiceva molto di più.

    • … sarà, ma io non capisco il tuo commento! “Na’ fatica a respirare…” Certo che i gusti son gusti.. ma a me piacciono i cani – punto! Ho un bulldog (ne avevo due, da un anno la femmina è morta – per cause naturali, bianca quindi a detta dell’allevatrice (che poi è l’affidabilissima Luana di cui si parla nell’articolo) ancor più delicata: mai avuto nemmeno una dermatite)… il “superstite” ha 10 anni, piccoli o grandi problemi di pelle li ha sempre avuti, sempre ben curati… soffre moltissimo il caldo, ma quando prendi un bulldog dovresti farlo consapevole… e non farlo uscire alle 3 del pomeriggio se è caldo o arrivare dal veterinario (come vedo fare io…) a piedi col bullo al guinzaglio fin da casa…. ovvio che poi li vedi faticare nel respirare…
      Ma il mio bulldog alla sua età… e dicono che per i bulldog dagli otto in su siano anni guadagnati… è sopravvissuto alla perdita della sua compagna di vita e soprattutto alla sua nuova compagna, una cucciola abbandonata presa al canile, una terribile e scatenata meticcia simil lupa, instancabile. Siamo stati costretti a portarla a casa, lui si stava lasciando morire… non mangiava, non beveva.. due giorni di angoscia. D’altro canto però temevamo gli desse il colpo di grazia, che lo schiantasse fisicamente, e invece non solo è sopravvissuto, ma è tornato cucciolo! Dei salti così e una salute buonissima!
      So… forse sono andata un po’ “fuoritema”… il senso del mio messaggio era: non capisco cosa tu non capisci… cosa vuol dire che non capisci i bulldog? Cosa c’è da capire nei bulldog? possono essere o meno di tuo gusto, ma son cani e come tutti i cani hanno peculiarità caratteriali e soprattutto fisiche, non adatti a tutti, soprattutto ai disinformati!

  7. Mi riferisco al paragrafo che parla di fare un passo indietro, di non fare cani malati per standard e di avere il coraggio di fare cani più sani da Buono in expo…: poco tempo fa ho avuto il piacere di leggere della “grigiona” che vince in expo e ho avuto pure il piacere di vederla. Forse, se qualche allevatore avesse il coraggio di fare i necessari passi indietro e trovasse qualche giudice “sano di mente” che desse l’eccellente ai suoi esemplari, tutti si muoverebbero in quella giusta direzione. Sembra che per il pastore tedesco questo sia possibile.
    Questo sito parla spesso del fatto che ogni razza ha il proprio scopo e la propria utilità. L’utilità del bulldog è forse garantire lauti stipendi ai veterinari?
    Perdonatemi, ma è un’esagerazione che non ho mai capito. Anche se il bulldog mi sta abbastanza simpatico.
    (nota a parte: molte compagnie aeree non li trasportano perché evidentemente hanno già dovuto pagare abbastanza danni, pur non avendo colpe.)

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Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). Ci ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.