mercoledì , 22 novembre 2017
Ultime novità
Home >> Varie >> Interviste >> Attivazione mentale: ce la spiega Paolo Villani

Segui "Ti presento il cane"

Non vuoi perderti nemmeno un articolo di "Ti presento il cane" ? Allora utilizza uno nei nostri servizi di notifica!
  • Notifica via Facebook
  • Newsletter
  • Notifica via email
Il nuovo sistema di notifica. Cliccando sul pulsante potrai autorizzare l'applicazione e riceverai le notifiche di nuovi articoli direttamente su Facebook!


Attivazione mentale: ce la spiega Paolo Villani

aperdi VALERIA ROSSI – Ormai sembra che la facciano tutti: basta aprire il sito internet di qualsiasi centro di educazione-addestramento per trovare citata l’”attivazione mentale” tra le metodologie impiegate.
Ma se poi andate a chiedere “che cos’è” esattamente l’attivazione mentale, spesso otterrete risposte che vanno dal vago al lacunoso.
Anche diversi educatori e addestratori hanno un’idea abbastanza limitata degli esercizi di attivazione mentale, che vengono considerati dai più come una sorta di… play station per cani: un modo per tenerli occupati quando non possiamo portarli fuori.
Se piove, se abbiamo l’influenza, se un qualsiasi impegno ci impedisce di andare al parchetto a far correre il nostro amico, ecco che ci vengono in aiuto i giochi capaci di impegnarlo e di stancarlo.
Stancarlo, sì: perché, come sanno tutti coloro che ci lavorano, i cani si stancano molto facilmente “di testa”: quando devono ragionare, impegnarsi, capire qualcosa, bruciano calorie esattamente come quando corrono a perdifiato in un prato.
Impegnarsi mentalmente per risolvere un gioco, quindi, consente al cane di bruciare l’energia in eccesso e di ottenere il rilassamento e l’appagamento tipici della stanchezza più “sana”.
Per i cani costretti all’immobilità dopo una malattia o un intervento chirurgico spesso si consigliano giochi come il kong o il buster cube, oltre a piccoli esercizi di abilità da eseguire con materiale “casalingo” come pentole e bicchieri di carta.
Però questa non è – o quantomeno, non lo è in modo compiuto – la vera e propria “attivazione mentale”, che innanzitutto va inquadrata con una definizione ben precisa: infatti l’attività mentale è sempre a orientamento VISIVO, e mai olfattivo.
La ricerca della crocchetta sotto la pentola (o sotto i bicchieri di carta), così come la “scelta della mano”, sono sì giochi “impegnativi per la mente” in senso lato, ma richiedendo l’uso della discriminazione olfattiva non vanno compresi nel concetto di attivazione mentale vera e propria.
Ciò non toglie che un programma di “apertura mentale” del cane possa tranquillamente comprenderli: però è bene distinguere tra le due cose, così come è bene capire che i giochi di attivazione mentale non possono essere considerati solo come “sostituti della passeggiata”.
Questo utilizzo è estremamente limitativo e ci fa perdere risultati molto più importanti.
I giochi, infatti, non solo stancano il cane, ma lo aiutano ad acquisire consapevolezze che possono risultare preziose nell’ambito del lavoro.

piruliniLa mente del cane è paragonabile – entro certi limiti, ovviamente – a quella di un bambino: e anche nel campo dell’educazione umana, per quanto possa sembrare strano, il concetto di “attivazione mentale” è piuttosto recente.
I programmi scolastici o parascolastici basati sulla psicologia cognitivista e sulla teoria della cosiddetta “metacognizione” che comprendono l’uso di oggetti (il più famoso è il PAS – Programma di arricchimento strumentale), sono nati solo negli anni ‘80.
E se li abbiamo scoperti così recentemente per i ragazzi… figuriamoci per i cani!
Però il meccanismo è lo stesso, anche se ovviamente i risultati non sono proprio dello stesso livello: attraverso l’approccio strumentale si ottiene lo sviluppo di modalità di pensiero maggiormente efficaci e di una soglia di attenzione più duratura.
Due obiettivi che non entusiasmano soltanto il corpo docente delle scuole umane!
In cinofilia, infatti, la rapida caduta della soglia di attenzione (particolarmente eclatante nei molossoidi e in generale nei cani di grande taglia) è una delle maggiori cause di “rallentamento” del lavoro.
Ricordiamo che con il cane si riesce a svolgere un effettivo lavoro, ovvero a chiedergli di impegnarsi a fondo mentalmente e fisicamente, per non più di dieci minuti al giorno. Il resto è tutto stimolo, gioco, rinforzo e così via… ma non è vero e proprio apprendimento.
Il fatto che il cane si stanchi molto “di testa” è indubbiamente comodo quando si tratta di sostituire la passeggiata giornaliera con un kong… ma diventa scomodissimo quando ci si rende conto che, insistendo troppo nell’insegnamento di un esercizio, l’allievo passa rapidamente dall’attenzione allegra e attiva all’obbedienza per sottomissione e infine allo stress.

Allungare i tempi di “attenzione positiva” – che è uno dei risultati principali degli esercizi di attivazione mentale – può significare una sensibile riduzione nei tempi di addestramento dei cani sportivi, ma soprattutto di quelli impiegati per scopi di utilità sociale: e non è certo un caso che a scoprirne l’efficacia sia stato un istruttore di grandissima esperienza nel campo della protezione civile, ovvero il mitico Paolo Villani da Fidenza, ottant’anni vissuti con i cani e per i cani.
Avevamo già parlato in questo articolo dell’attivazione mentale, di come “funziona” e di come si devono svolgere i giochi: oggi ho ripescato, però, un’intervista a Villani che era apparsa su un numero di “Ti presento il cane” cartaceo e che non avevo potuto inserire in quell’articolo perché non ero più riuscita a trovarla.
Rileggendola mi sono resa conto che essa spiega in modo molto esaustivo il vero significato dell’attivazione mentale: quindi ho deciso di ripubblicarla anche online.

chiara

D: Come può, l’attivazione mentale, migliorare le prestazioni sportive o lavorative di un cane?
Io addestro prevalentemente cani da ricerca su macerie: e il lavoro più difficile, per loro, non è certo quello di usare il naso per ritrovare persone sepolte. Per un cane sentire una traccia è difficile quanto lo sarebbe, per un umano, osservare un’insegna al neon con la scritta lampeggiante: “Il disperso è qui sotto”! La parte davvero difficile sta nell’arrivare materialmente al disperso, superando le difficoltà e gli ostacoli – talora veramente ardui – creati da un crollo.
cartoncinoPossono esserci superfici instabili, su cui il cane istintivamente ha paura di camminare; possono esserci ostacoli da aggirare, ma anche da spostare o rimuovere. Se il cane si ferma di fronte a queste difficoltà, o si aspetta che sia il conduttore a risolverle per lui, si rischia di perdere tempo prezioso o addirittura di trascurare una zona di ricerca.
Per questo io voglio abituare i miei cani a risolvere da soli i problemi, ponendoli di fronte a veri e propri “rompicapo” oltre ad insegnare loro esercizi che potrebbero sembrare fatui e fine a se stessi, ma che in realtà hanno un’utilità pratica.
Per esempio, far salire il cane su uno skateboard non serve solo a divertire i bambini: abitua anche il cane a salire con fiducia (ma anche con la necessaria attenzione) su una superficie instabile. Gli esercizi di attivazione mentale preparano il cane ad affrontare i problemi senza cercare ogni volta l’aiuto dell’uomo, che nel caso della ricerca su macerie potrebbe essere impossibilitato ad intervenire fisicamente. Ma anche in campo sportivo si ottengono eccellenti risultati.

skate

discoD: C’è una tecnica precisa per avvicinare il cane a questi esercizi?
Non proprio, perché ogni cane è un individuo a sè e ognuno dà risposte diverse. C’è quello che apprende più rapidamente e quello che ha bisogno di tempi più lunghi; c’è quello che si stressa facilmente e quindi va avvicinato molto più gradualmente agli esercizi più difficili; c’è anche il cane che chiede continuamente l’aiuto del conduttore (solitamente abbaiando), perché è abituato a “non pensare”, ma a lasciare che sia il padrone a risolvere i suoi problemi.
Cani diversi richiedono approcci diversi e modalità diverse di lavoro, quindi sarebbe fuorviante parlare di una tecnica unica e uguale per tutti.
Quello che posso fare è tracciare una “linea guida” generale di ciò che rappresenta l’attivazione mentale nell’educazione e nel lavoro di un cane, partendo da quella che è la mia filosofia di addestramento: il cane deve fare l’ultima cosa per prima.

disco2D. Che cosa intendi con questo?
E’ molto semplice: noi abbiamo uno scopo in mente, che nel mio caso è quello di far trovare al cane un disperso, ma potrebbe anche essere la preparazione di un cane da assistenza, o di un cane antidroga, o da ricerca di esplosivi.
Allora, il cane deve sempre capire per prima cosa qual è lo scopo del suo lavoro: quindi, nel caso della ricerca su macerie, gli insegneremo per prima cosa a trovare il figurante, facilmente e con molta gratificazione.
Lo stesso vale per l’attivazione mentale: il cane dovrà essere premiato innanzitutto quando fa il movimento che lo porta a risolvere il gioco.
Se si tratta di un gioco da eseguire col muso (come nel gioco del disco rotante), verrà premiato quando mette il muso nella posizione giusta; lo stesso se deve usare le zampe (come nel caso della catapulta).
In questa fase io lavoro con il clicker, clickando e premiando i movimenti che porteranno il cane alla soluzione.
Però è sempre e solo lui che deve proporli!
Non bisogna MAI “spingere” il cane verso la soluzione.

catapultaHo visto persone che facevano letteralmente vedere al cane quello che doveva fare, indicando col dito o toccando il meccanismo giusto: ma in questo caso il cane si condiziona a ripetere un movimento, anziché ragionare su quale sia il movimento che lo porta alla soluzione del gioco. E allora l’attivazione mentale non serve più a nulla, perché non c’è alcuna stimolazione dell’intelligenza: c’è solo la capacità del cane di seguire (più o meno rapidamente, anche a seconda del suo grado di docilità) degli insegnamenti esterni.
Quello che mi preme far capire, invece, è che il cane deve sviluppare la sua capacità di ragionare su un problema e di arrivare da solo alla soluzione. Questo è prezioso per noi che lavoriamo su macerie, e che spesso ci troviamo da una certa distanza dal cane, ma funziona anche in molte altre applicazioni sociali, utilitaristiche o sportive.
Tutti i cani da caccia, da slitta, da agility, da pista, si trovano prima o poi a dover risolvere qualche problema rapidamente e senza avere il conduttore a due passi.
Quelli che sono abituati ad agire solo “di conserva” resteranno perplessi e probabilmente inattivi, in attesa del “deus x machina” che risolva miracolosamente il problema.
Gli altri invece si attiveranno immediatamente per trovare da soli la soluzione, con risultati molto più significativi.

spingi1D: Come si può definire la differenza tra il lavoro di attivazione mentale e altri metodi educativi e di insegnamento?
Potremmo dire che la differenza è sostanzialmente questa: con altri metodi di insegnamento il cane incamera le informazioni in una specie di “gomitolo di lana” avvolto strettamente.
Quando gli si pone un problema e deve trovare la soluzione, il cane “sa” di averla…ma bisogna vedere se essa si trova sulla superficie del gomitolo (come nel caso degli apprendimenti più recenti, o che sono rimasti più impressi) oppure all’interno.
Se l’informazione che cerca si trova al centro del gomitolo, il cane dovrà dipanarlo tutto per trovarla, perdendo molto tempo e facendo anche confusione: nel frattempo il conduttore si innervosirà, penserà di avere un “cane scemo” o un cane testardo e incapace di imparare, assumerà atteggiamenti negativi… e questo manderà in crisi il cane, che quindi impiegherà ancora più tempo a raggiungere quel benedetto centro del gomitolo.

spingi2Lo scopo degli esercizi di attivazione mentale (che per il cane, ricordiamolo, non sono “esercizi” ma “giochi”, molto gratificanti perché gli portano sempre un premio) è quello di abituare la mente del cane a disporre le informazioni in una serie di piccoli cassetti, tutti sulla stessa linea.
Quando il cane cerca un’informazione nella sua mente, quindi, gli basterà aprire il cassetto giusto per trovarla al primo colpo, velocemente e lasciando intatti tutti gli altri, anziché “aggrovigliargli e sgrovigliarli” ogni volta.
E’ questo che si ottiene abituando il cane:
a) a lavorare con la sua testa;
b) procedendo a “step”, premiando i vari scalini che portano in cima alla scala, e quindi alla soluzione, anziché pretendere che il cane faccia tutta la scala prima di avere una gratificazione;
c) mettendo, come avevo detto all’inizio, l’ultimo scalino al primo posto: concetto forse non facilissimo da afferrare, ma fondamentale affinché il cane capisca innanzitutto che il suo lavoro ha uno scopo, e qual è questo scopo.
Poi si lavora gradualmente sul come arrivarci nel modo migliore, più veloce, più gratificante e così via.
In questo modo si ottiene che il cane arrivi a risolvere problemi anche molto complessi, che ovviamente non sarebbero alla portata della sua mente se non venisse indirizzato e guidato passo passo.
Però, se viene indirizzato “step by step”, il cane riesce ad elaborare i concetti man mano che si sviluppano: quindi la sua mente, mano a mano, si apre… e alla fine scopriamo che il nostro amico ha acquisito una capacità tutta nuova di far lavorare il cervello. Il termine “attivazione mentale” non è casuale: questo è esattamente ciò che succede!

Un esercizio di grandissima difficoltà: il cane deve inserire la pallina a un’estremità del tubo, raccoglierla quando esce e andarla a infilare all’estremità dell’altro tubo
Un esercizio di grandissima difficoltà: il cane deve inserire la pallina a un’estremità del tubo, raccoglierla quando esce e andarla ad infilare all’estremità dell’altro tubo
Un altro esercizio che non sembrebbe neppure alla portata della mente di un cane: il bocconcino è inserito in alto sul tubo, e Clio deve togliere TUTTI i perni per farlo scendere...cosa che esegue alla velocità della luce!
Un altro esercizio che non sembrebbe neppure alla portata della mente di un cane: il bocconcino è
inserito in alto sul tubo, e Clio deve togliere TUTTI i perni per farlo scendere… cosa che esegue
alla velocità della luce!

D: C’è una sequenza precisa da seguire negli esercizi?
No, niente di fisso ed immutabile. Bisogna semplicemente partire dagli esercizi più facili, inserendo man mano difficoltà sempre crescenti: però dipende molto dal singolo soggetto. Lo stesso esercizio non risulta ugualmente facile (o difficile) per tutti i cani. Normalmente io parto con i giochi più classici… quelli che per molti istruttori “sono” l’attivazione mentale: trovare una crocchetta sotto un coperchio, sotto una pentola e così via.
In realtà il cane qui lavora più col naso che con la vista: però è anche vero che deve ragionare sulla soluzione del problema, quindi possiamo dire che questi sono gli esercizi propedeutici all’attivazione mentale vera e propria.
Una volta che il cane ha capito il concetto di “problema” e di “soluzione da trovare” si cominciano ad inserire giochi che richiedano abilità diverse, l’uso di diverse parti del corpo e così via.
Attenzione a una differenza importantissima: mentre i giochi propedeutici possono essere utilizzati anche come semplici passatempo, e si può lasciare che il cane si arrangi da solo a cercare la soluzione anche in assenza del padrone, i giochi di attivazione mentale richiedono la presenza attenta e costante del conduttore. Quando i giochi sono più complessi ci vuole molta pazienza: può capitare di passare mezz’ora ad osservare semplicemente il cane che “medita” sul problema e non fa assolutamente nulla, quindi non richiede nessun intervento di rinforzo da parte nostra.
Ma bisogna lasciargli i suoi tempi e mai forzare, per nessun motivo al mondo; neppure quando verrebbe voglia di “dare un aiutino” per accelerare le cose. L’aiuto rovinerebbe completamente il lavoro!
Sviluppare nuove capacità cognitive è un processo lungo: ma vale la pena di aspettare, perché i risultati saranno davvero sorprendenti.

Effetto collaterale dell'attivazione mentale: i cani possono diventare più furbi di noi!

Potrebbe interessarti anche...



Aggiungi ai tuoi preferiti

Vuoi aggiungere questo articolo ai tuoi preferiti?

Per poter utilizzare questa funzione devi essere registrato e aver eseguito il login


Libri consigliati (da Amazon.it)



Commenti all'articolo




Informazioni su Valeria Rossi

Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). CI ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.




×

Notifiche via Facebook

Ricevi una notifica direttamente su Facebook quando viene inserito un nuovo articolo: potrai rimanere costantemente aggiornato sui nostri contenuti direttamente dal social network!

Authorize

Condividi con un amico