illustrazionedi VALERIA ROSSI – Nel mare di inesattezze, assurdità cinofile e criminalizzazioni “random” che hanno caratterizzato, dieci anni fa,  le prime ordinanze sui “cani pericolosi”  (Sirchia, Storace ecc.)  spiccavano come perle rare due cose sensate: l’obbligo di assicurazione RC per i proprietari di cani (che ovviamente, essendo sensato, era subito sparito ed era rimasto valido solo per i proprietari di razze inserite nella lista nera di presunti serial killer a quattro zampe) e il divieto assoluto di utilizzare sostanze dopanti, che invece è sempre rimasto attivo (fino all’ordinanza Martini del 2009, tuttora in vigore) ma che non viene minimamente considerato da nessuno.
I vari ministri, in realtà, si riferivano al doping che riguardava i cani da combattimento (Sirchia l’aveva detto chiaro e tondo in un’intervista); ma siccome non l’hanno mai scritto nelle loro ordinanze, il divieto di doping va inteso in senso lato e in teoria chi somministra sostanze dopanti ai cani sarebbe perseguibile per legge.
Peccato che non sia MAI stato redatto un elenco di tali sostanze (si fa riferimento alla legge n. 376 del 14 dicembre 2000, che però riguarda il doping umano e sarebbe un attimino da rivedere, “mirandola” sul cane), né si conoscano le eventuali pene da infliggere a chi le somministra… ma per ora sorvoliamo su questi punti e andiamo invece a chiederci chi potrebbe essere punito, se la legge in Italia si degnasse di funzionare.
Pensate forse che la cosa riguarderebbe solo quei quattro delinquenti che fanno combattere i loro poveri pit bull, bandog e affini?
Be’, sbagliate di grosso!
Sappiate che finirebbero nei guai fior di allevatori, nonché un po’ di conduttori di cani sportivi… e non ci riferiamo solo a quelli da utilità/difesa.
Corrono voci e vocine di corridoio secondo le quali il fenomeno “doping” comincerebbe a diffondersi perfino in agility… ma in campo sportivo, con rare eccezioni, siamo ancora al “doping casalingo”, ovvero all’uso di blandi eccitanti (soprattutto caffeina) e di qualche antinfiammatorio o anestetico locale per mascherare qualche problemino alle zampe.
Robetta da poco: tanto che i proprietari di questi cani, se venissero accusati di doping, probabilmente cadrebbero dalle nuvole, perché non si rendono neppure conto di fare qualcosa di illecito e di antisportivo.
Cambia tutto, invece, quando si utilizzano gli anabolizzanti: qui l’illecito dovrebbe essere palese… ma nove volte su dieci i proprietari dei cani non ne sono neppure consapevoli, perché a dare “preziose” dritte sull’uso di queste sostanze sono direttamente gli allevatori o (cosa ancor più grave) i veterinari.
Un quadretto preoccupante, specie quando le sostanze dopanti vengono consigliate non per sopperire a veri problemi di salute, ma per andare a mascherare tare genetiche come il monorchidismo, per “spingere” verso l’alto cani che non raggiungono l’altezza al garrese prevista dallo standard o per “allargare” toraci e petti insufficienti.
Comunque si guardi la cosa, si tratta sempre di barare, andando a pasticciare con la chimica per sopperire alle carenze genetiche.
Peccato che il nandrolone poi non venga trasmesso ai figli, e il DNA invece sì…

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pasticcheMa che cos’è, esattamente, il doping?
La parola doping deriva all’inglese “dope”, droga.
Per doping, sia in campo umano che in campo cinofilo (e in qualsiasi altro campo che preveda l’utilizzo sportivo di animali), si intende l’utilizzo di sostanze chimiche allo scopo di migliorare le prestazioni.
Questo scopo si può realizzare aumentando la forza, la resistenza o la massa muscolare.
In realtà esistono diverse categorie di droghe, con scopi diversi, tutte usate in campo sportivo (comprese quelle che invece di migliorare le prestazioni le peggiorano… e che ovviamente vengono somministrate – di nascosto – agli avversari); ma in generale possiamo dire che è droga ogni sostanza capace di modificare il comportamento di un atleta agendo sul sistema nervoso, su quello respiratorio, su quello cardivascolare, sul sistema muscolo-scheletrico e così via.
Quindi sono “droghe” moltissimi farmaci, dagli analgesici ai diuretici, dagli ormoni agli antibiotici: in pratica tutta la farmacopea
esistente, qualora l’uso non sia mirato alla cura di una patologia ma al miglioramento di una prestazione.
Sono droghe anche le sostanze endogene (come il cortisolo e il testosterone) se somministrate per lo stesso scopo.
La linea di demarcazione tra “cura medica” e “doping” è talmente sottile che anche in medicina sportiva umana, laddove il fenomeno è ben conosciuto e studiato da decenni, si sono dovuti stabilire rigidi criteri per poter individuare esattamente il quantitativo di una stessa sostanza che può essere definito “illecito”.

Una bulldog inglese vincente grazie a un’eccellente genetica, una buona alimentazione, tanto amore...e nessun pasticcio chimico!
Una bulldog inglese vincente grazie a
un’eccellente genetica, una buona alimentazione, tanto amore… e nessun pasticcio chimico!

Figuriamoci in cinofilia, dove non esiste neppure una medicina sportiva (e sarebbe ora che cominciasse ad esistere!) e dove i cani vengono allegramente “bombati” senza ritegno, alla faccia dell’etica sportiva, della correttezza e – purtroppo – anche della salute del cane, come vedremo fra poco.
Per non parlare degli effetti deleteri che queste pratiche hanno sulla cinofilia in generale, che si basa quasi esclusivamente sull’utilizzo in riproduzione dei soggetti “vincenti”.
Infatti esposizioni di bellezza e prove di lavoro sono nate esattamente per questo scopo: individuare i migliori riproduttori per migliorare le razze.
“Selezionare” significa esattamente questo: andare a pescare i cani che hanno maggiori possibilità di trasmettere alla loro discendenza caratteristiche morfologiche e psichiche di qualità superiore.
Ma abbiamo un bel raccomandare di “acquistare solo dai migliori allevatori”; di dare la giusta importanza alla selezione; di non scegliere mai un partner per il proprio cane tra i vicini di casa o gli amici di parchetto, ma di usare solo cani che abbiano dimostrato di possedere le doti necessarie per l’uso in riproduzione!
Quando entra in campo il doping, tutti questi bei discorsetti vanno a farsi friggere: perché il cane “superfusto”, se è stato riempito di testosterone, non trasmetterà affatto i suoi bei muscoloni alla discendenza: e infatti la cinofilia è piena zeppa di figli di illustri campioni che non ripetono affatto le performance dei genitori.
Chiediamoci perché.
Per carità, non sta scritto da nessuna parte che tutti i campioni che non hanno “dato” niente di interessante in riproduzione fossero dopati: la genetica è ancora un oggetto tanto misterioso che basta intoppare in un piccolo gene maligno per veder sparire tutte le qualità.
Però, quando vediamo che un supercampione di bellezza, accoppiato a una decina di femmine diverse, continua a dare figli che sono la metà di lui… diciamo che qualche dubbietto sorge spontaneo.

Controllo antidoping al Palio di Siena
Controllo antidoping al Palio di Siena

Così come sono sorti dubbi quando i figli di cavalli da corsa supervincenti hanno dimostrato di andare stranamente piano: infatti è stato proprio questo a dare il via al dettagliatissimo programma antidoping della FISE (Federazione Italiana Sport Equestri), che è subito corsa ai ripari.
Di fronte agli stessi identici campanelli d’allarme, la cinofilia ufficiale dorme della grossa. E non prende la palla al balzo neppure quando qualche ministro, anche se per sbaglio, mette un bell’accentino sul problema.
La rivista ufficiale dell’ENCI, “I nostri cani”, ha pubblicato nel 2001  un interessante articolo del dott. Vezzoni sul problema
“doping”; questo aveva fatto sperare in un risveglio dell’attenzione del nostro Ente ufficiale. E invece no.
Tutto tace, dalle alte sfere… mentre nelle “basse sfere” si continua a prescrivere nandrolone come se fosse sciroppo per la tosse.
Sarebbe proprio ora di finirla: specie considerando il fatto che abbiamo una legge in merito (anche se redatta con scopi completamente diversi da quello di mettere ordine nello sport).

caneMa quali sono i cani che vengono più frequentemente sottoposti a doping?
Dal punto di vista veterinario, come abbiamo visto, un po’ tutti, visto che in tutte le razze (e non razze) esistono problemi di testicoli ritenuti, di gracilità fisica o di crescita insufficiente.
Ma non pensiate che sia lecito usare un anabolizzante, per esempio, per far scendere un testicolo, perché questo NON equivale a curare una malattia!
La vera “cura” sarebbe l’asportazione di quel testicolo e possibilmente anche dell’altro, perché il criptorchidismo è genetico e i cani con un pallina sola DEVONO (tutto maiuscolo) essere rigorosamente esclusi dalla riproduzione.
“Far scendere” chimicamente i testicoli ritenuti è scorretto da ogni punto di vista, primo fra tutti quello cinofilo.
Dal punto di vista prettamente sportivo, comunque, i più dopati sono (rullo di tamburi)… i cani da esposizione!
Sorpresa, sorpresa!
Pensavate ai cani da slitta o ai levrieri da corsa, non è vero? Ma sbagliavate di nuovo.
Il doping nello sleddog è sicuramente un fenomeno drammatico in Alaska e dintorni, ma in Italia è assolutamente marginale (e comunque c’è chi si occupa di combatterlo: la FIMSS, federazione italiana dello sleddog, ha redatto un preciso regolamento in materia che inasprisce ulteriormente le pene già previste dal regolamento internazionale, con la radiazione immediata di qualsiasi atleta che sia stato ritenuto colpevole di doping verso i suoi cani); quanto alle corse di levrieri, noi non abbiamo cinodromi né scommesse e quindi il problema non esiste. Nelle nostre corse amatoriali nessuno si sognerebbe mai di rovinare la salute del cane per vincere una coppetta.
Già, perché il punto chiave è sempre lo stesso: i soldi.
Laddove “girano” soldi, le scorrettezze si moltiplicano. E viceversa.
Se vincendo si guadagna, si cerca sempre e comunque di vincere, anche slealmente.
E dov’è che, in Italia, “girano” più soldi?
Oh, yessss! Proprio intorno alle esposizioni di bellezza!
Perché ne girano: non lasciatevi ingannare dal fatto che in expo si vincano solo coppette e coccarde.
Il meccanismo della cinofilia ufficiale a cui ho accennato in precedenza fa sì che i cani vincenti diventino i riproduttori di punta; e i riproduttori di punta guadagnano sia sulla vendita dei cuccioli (relativamente poco) che sulle monte (molto di più, spesso esentasse).
Uno stallone molto titolato e molto “sponsorizzato”, se appartiene a una razza conosciuta e diffusa, può fare anche sessanta-settanta monte in un anno.
Poiché una monta in media si paga il prezzo di un cucciolo, e poiché il prezzo medio di un cucciolo oggi va dai mille ai duemila euro… fatevi un po’ due conti e capirete perché tanta, troppa gente fa carte false per avere cani vincenti.

american-bulldog-21Ma a che serve il doping in expo? – si chiederà qualcuno – I cani mica devono correre e andare più forte degli altri!
Ovviamente no: per fare due giri di ring al trotto non c’è bisogno di grandi stimolanti.
Ma non sono forza, resistenza o velocità che si cerca di migliorare nei cani da ring: è solo la massa muscolare.
Non dovete pensare al doping dei ciclisti o dei centrometristi: pensate invece a quello dei culturisti o degli atleti del wrestling (che, lo ricordiamo, è stato appositamente inserito nella categoria “spettacolo” e non nello sport proprio per permettere l’uso di anabolizzanti, che nello sport non sarebbero stati leciti).
Avete presente tutti quei bei muscolacci in bella vista? Ecco, sono chimici.
Esattamente come quelli di molti, troppi cani che stravincono in expo con le loro muscolature spettacolari.
Se ne può facilmente dedurre che i cani maggiormente a rischio di doping “espositivo” sono quelli in cui la muscolatura è un importante metro di giudizio: dobermann, boxer, mastini e in generale un po’ tutti i molossoidi e i terrier di tipo bull.
Solo che, a proposito di wrestling… Eddie Guerrero, uno dei grandi protagonisti della disciplina, per colpa degli anabolizzanti c’è rimasto secco. A 38 anni.
E ai cani, che succede?
Purtroppo, la stessa cosa: ma su questo tema lascio la parola ad Abramo Calini, allevatore di pit bull e vero esperto in materia.

Doping e salute

American pit bull terrier del Working pit bull Club, impegnato in protezione civile: il massimo tono muscolare è frutto SOLO di un’eccellente preparazione atletica.
American pit bull terrier del Working pit bull Club, impegnato in protezione civile: il massimo
tono muscolare è frutto SOLO di un’eccellente preparazione atletica.

di ABRAMO CALINI – E’ da molto tempo che Valeria Rossi mi chiede di scrivere un articolo sul doping e sull’uso sconsiderato delle sostanze dopanti.
Per un po’ ho nicchiato; poi, quando mi ha fatto riflettere sulla reale diffusione del fenomeno soprattutto da parte di espositori cinofili che frequentano i ring di bellezza, mi sono convinto a scrivere per portare gli appassionati a conoscenza di tutti gli effetti devastanti – e a volte senza via di ritorno – che procurano le sostanze dopanti di vario genere, nervine o meno che siano.
Io sono il presidente e fondatore del Working Pit Bull Club Italia: noi utilizziamo i nostri American PitBull Terrier per lavoro e soprattutto nel sociale, ma facciamo anche gare di resistenza, di traino del peso e di endurance test.
Come si sa, nel mondo degli A.P.B.T. si lavora per categorie di peso; tra una categoria e un’altra a volte lo scarto può essere di soli 100 grammi (sembra strano per i non addetti ai lavori, ma è così).
Il nostro club, a livello di preparazione atletica, viene seguito un preparatore atletico, massaggiatore professionista per umani e profondo esperto di anatomia a tutti i livelli, da quella muscolare a quella tendinea.
Lui ha istruito decine di allievi del nostro club (e non solo), sulle tecniche di massaggio preparatorio ad una competizione, massaggio di defaticamento, impasto del muscolo, frizioni, lavoro anaerobico, lavoro aerobico, acido lattico e così via.
Di doping si è parlato molto, ma il nostro preparatore ci ha sempre insegnato ad ottimizzare i soggetti che gli si sottoponevano studiando ad hoc una preparazione mirata e in crescendo nel tempo, fino ad ottenere i massimi risultati.
Il doping non è necessario; è solo una scorciatoia per ottenere (in modo scorretto) risultati inferiori a quelli che si otterrebbero con una buona preparazione atletica.
Certo, la preparazione impegna parecchio tempo… un’iniezione è più veloce!
Peccato che a volte sia anche letale.
Quando si parla di doping, spontaneamente il pensiero corre al ciclismo, all’atletica leggera, insomma allo sport inteso come fatica fisica; ma nel mondo cinofilo non è così.
Intendiamoci, anche i cani da lavoro qualche volta ricorrono al doping: ma la parte del leone la fanno i cani da bellezza.
E’ noto che nei ring di bellezza, specie quando si parla di molossoidi, si vedono vincere quasi sempre cani che di peso forma non hanno un bel nulla.
Normale? NO! Perché ogni cane è nato per assolvere un compito, ed un cane è bello in quanto funzionale per il compito per cui è stato creato. Quindi un cane in sovrappeso non rispecchia in modo ottimale il soggetto tipo… eppure piace di più.
Per un malsano pensiero cinofilo i cani, nei ring di bellezza, vengono valutati meglio se non sono in peso forma: quindi si fa la gara a chi presenta i soggetti “più massicci”, che di aspetto naturale hanno ben poco.
Da qui al doping il passo è breve.
Le sostanze ad azione nervina sono bandite (almeno quelle…) e vengono preferite come sostanze d’elezione gli ormoni, gli steroidi e i cortisonici: ma queste sostanze e il loro abuso portano a danni a volte irrimediabili, anche perché il “fai da te” regna sovrano e i consigli dell’amico espertone di turno parlano solo di vantaggi e mai di controindicazioni.
Purtroppo, nella maggior parte dei casi, la situazione è proprio inversa.
Tra gli effetti collaterali di queste sostanze possiamo avere: blocco della crescita dovuta all’irrigidimento delle cartilagini; fegato e reni seriamente compromessi; sterilità; ipertrofia cardiaca; sistema immunitario in black out; ritenzione idrica… e molto altro ancora.
Ma procediamo con ordine.
Per aumentare la massa muscolare e far sembrare il soggetto più “performante” i prodotti più usati – sotto forma di pastiglie o di iniezioni – sono gli anabolizzanti.
Gli anabolizzanti sono sostanze che simulano l’effetto del testosterone, l’ormone che determina le caratteristiche sessuali maschili e che stimola l’anabolismo proteico, cioè la costruzione delle proteine.
Di logica è come se sottoponessimo tutto l’organismo del soggetto ad una rapida crescita in poco tempo: la “bacchetta magica-ormone”, fatta a brevi cicli, con pressappochismo e molto entusiasmo, ci darà una sorta di effetto lievito, un po’ come se gonfiassimo un cane-salvagente.
Ma funziona tutto così bene? Basta così poco?
Naturalmente no; anzi, le cose non funzionano affatto così!
Innanzi tutto è vero che crescono i muscoli, ma non succede lo stesso per la parte tendinea; per questo gli strappi muscolari sono all’ordine del giorno.
La sovradimensionatura dei muscoli non è allineata alla resistenza dei legamenti, con la conseguenza che gli stessi diventano
fragili… ma anche i muscoli stessi sono soggetti a contratture anomale, con conseguenze anche gravi.
Per completare l’opera, gli ormoni provocano una sensazione di euforia da potenza e spingono l’animale a corse e scatti per scaricare la sua improvvisa esuberanza, con tutte le conseguenze del caso.
Questa sensazione di euforia, oltre a i danni sopra riportati, si trasformerà nel tempo in aggressività e in comportamenti asociali, nuovamente con tutte le conseguenze del caso.
Gli anabolizzanti infatti agiscono anche sulla psiche dei soggetti: comportamenti di irritabilità, psicosi, cambiamenti di umore repentini sono da considerarsi nella norma in soggetti sottoposti a somministrazioni di tali farmaci, anche perchè la produzione di dopamina aumenta di molto.
Negli stalloni, oltretutto, l’assunzione di ormoni provoca un ipertrofia della prostata (ingrossamento) e una significativa atrofia dei testicoli; inoltre riduce di molto la produzione e la vitalità degli spermatozoi.
A livello scheletrico, infine, gli anabolizzanti (specie se somministrati in giovane età) provocano una saldatura precoce delle cartilagini, con la conseguenza di limitare l’altezza del soggetto.
Si ha così l’effetto “botte” di soggetti con altezze al di sotto nella norma, ma con toraci sproporzionati che tanto piace a molte persone; questo non è altro che un esperimento chimico malriuscito, che da un lato non permette l’accrescimento e dall’altro – ritenendo liquidi e gonfiando i muscoli – fa del cane una goffa creatura che si muove senza scioltezza e elasticità.

ATTENZIONE! Il fatto che si parli di doping in determinate razze non significa che tutti gli allevatori di queste razze ne facciano uso.  Ci mancherebbe solo questo!
Gli scorretti (molti per ignoranza, qualcuno ben conscio di quello che fa e dei danni che provoca) sono, grazie al cielo, ancora pochi: il problema è che quei pochi stanno facendo scuola, perché spesso VINCONO in esposizione.
Questo articolo non vuole certo essere un atto di accusa agli allevatori in generale: ma vuole puntare l’indice contro chi bara e anche contro chi permette che un cane dopato faccia carriera, diventando quindi un riproduttore quotato, ricercatissimo… e fasullo.
Ma la responsabilità non è neppure tutta degli Esperti Giudici; perché è vero che i muscoli “costruiti” sono riconoscibili da un esperto: ma ci vuole un esperto di razza, mentre sappiamo tutti che il Giudice non può essere sempre uno specialista.
Sappiamo tutti che a volte (specie nelle expo nazionali) un Giudice si ritrova alle prese con un numero esagerato di razze e che può conoscerne alcune solo per averne studiato a fondo lo Standard, ma senza aver mai avuto un rapporto diretto con loro perché non si tratta di cani che alleva, o che ha allevato in passato.
In questi casi diventa estremamente difficile accusare qualcuno solo su base “visiva”: quindi quello che bisogna richiedere è un severo controllo antidoping, scientifico e inconfutabile, almeno per i cani vincitori.

L’illustrazione è di Marco Barone

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6 Commenti

  1. Bellooooo solo due osservazioni: 1- davvero le conseguenze del doping sono “solo” quelle? E se una femmina viene dopata e poi messa in riproduzione i cuccioli non corrono rischi? 2- purtroppo ho l’impressione che al doping usato per gonfiare si aggiunga quello per “spingere” il carattere, soprattutto in cani giovani da cui si vuole ottenere tutto e subito senza “perdere tempo” a far loro amare le expo… È straziante. Sono strafelice che finalmente si parli del problema, spero tanto che i test arrivino davvero e non solo in Italia!!!!!!

  2. Un complesso multivitaminico può essere condiserato “doping”?….mi spiego meglio… Vitamina A palmitato, vitamina D3, Vitamina B acetato, Vitamina B1 cloridrato,Vitamina B2 cloridrato, Vitamina B3 cloridratro, Vitamina B12, Nicotinamide, d-pantetolo. Perchè se la risposta è si allora anche Multicentum quello che si prende per combattere i radicali liberi può essere considerato “doping”…Mi potete togliere questo dubbio?….Grazie

    • Ovviamente NO, le vitamine sono lecite anche negli sport umani, e servono solo a coprire eventuali carenze nutrizionali, non possono mica trasformare un cane “bruttino” in un campione di bellezza!

      Il doping di cui si parla in questo articolo, è quello ormonale, cioè farmaci steroidei androgeni/anabolizzanti, che vengono utilizzati al di fuori dell’ambito strettamente terapeutico( i derivati del testosterone, se usati con cognizione di causa dietro prescrizione veterinaria, e in dosi fisiologiche, possono anche servire a curare vari problemi di salute, come ritardi della crescita, osteoporosi, fratture, insufficienza renale ecc…)
      Per intenderci farmaci tipo lo Stanazololo!

      Chiaramente ci saranno anche allevatori che usano questi farmaci a scopo veramente terapeutico, ma in ogni caso un cane che ha bisogno di questi farmaci, significa che non è tanto sano, e quindi portarlo in expo, e farlo riprodurre nascondendo i problemi di salute, è sempre un comportamento scorretto!

  3. un paio di anni fa un conoscente proprietario di un bel bull terrier mi disse di aver abbandonato le esposizioni dopo aver saputo di “avversari” che somministravano diuretici ai cani. A quanto pare assottigliano la pelle rendendo più evidenti i muscoli.

  4. Quando ancora facevo expo col mio pointer (e non sono un’allevatrice) un “amico” mi consigliò anabolizzanti perché il giudice aveva giudicato il mio cane in linea con lo standard e promettente ma con cosce non molto robuste. E sarebbe bastato solo un po’ di allenamento per ottenere lo stesso risultato! Bah! (Poi ho smesso con le expo, ma questa è un’altra storia).

  5. Sinceramente non capisco cosa si intende per “passare i muscoloni alla progenie”. Io sono muscoloso perchè ho fatto palestra per anni ma non mi aspetto certo che mio figlio nasca culturista.
    Forse si voleva intendere la predisposizione genetica all’aumentare la massa muscolare?

    Io suppongo che i cani aumentino la massa in seguito dell’allenamento (esattamente come noi) e che se lo sforzo è eccessivo ci sia il rischio del catabolismo. Se mio figlio non farà palestra rimarrà ovviamente senza muscoli, e se la farà non è detto che abbia le palle di farla bene e seguire una alimentazione decente.

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