afradi MARIO GIOVANNINI –  Piccolo riassunto delle puntate precedenti: a luglio del 2011 mia moglie ed io abbiamo adottato in canile Afra, una meticciona di quasi 30 Kg, dolcissima, ma assolutamente non socializzata e sinceramente terrorizzata dal genere umano. Consci di quello che stavamo affrontando, abbiamo intrapreso un percorso di desensibilizzazione progressiva, che continua tutt’ora, con alti e bassi. Ad agosto di quest’anno, per colpa di una flexi in una mano poco salda, un brutto spavento ci praticamente costretto a ricominciare tutto da capo. Tutte le tappe del percorso sono sempre disponbili digitando “Io e Afra” sul motore di ricerca del sito.

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Avendo esaurito il repertorio di insulti (che garantisco essere piuttosto vasto) da auto-infliggermi per aver gettato nel c… cioè alle ortiche un anno di lavoro, alla fine ho preso atto dell’accaduto, ringraziato ancora una volta tutti i miei dei – più alcuni altri per buona misura – che nessuno si sia fatto male, mi sono rimboccato le maniche ricominciando praticamente tutto da capo.
Se non altro, l’esperienza qualcosa insegna, o almeno dovrebbe.  Di sicuro, Afra non vedrà più un flexi neanche in fotografia.
Il primo mese è stato un inferno, davvero.
Si comincia a intravedere uno spiraglio di luce adesso, dopo più di sessanta giorni. Solo domenica scorsa sono riuscito a portarla di nuovo nel parchetto dove è successo il fattaccio. Non dico che siamo tornati ai livelli migliori, ma ci siamo quasi, anche se ho una punta di paura superstiziosa nel dirlo.
La cosa che più mi preoccupa è che Afra sembra aver perso piacere nel giocare con gli altri cani. E prima era la cosa che amava di più in assoluto, seconda solo ai wurstel. Gioca poco, svogliata, si stufa in fretta e, se viene sollecitata dagli altri, si allontana infastidita. Non riesco a capire se si tratta di una sua naturale evoluzione, legata all’età e alla fine della fase ‘infantile’ o se è in qualche modo dovuta all’ultimo trauma.
Di fatto, la cosa non è cominciata immediatamente dopo la fuga, ma qualche settimana più in là…

afra e miaA margine abbiamo scoperto che la cana, che comunque in casa è serena e tranquilla, sopporta bene – anzi pare sinceramente partecipe e divertita – le nostre storie di ordinaria follia.
A giugno la famiglia è di nuovo aumentata con l’arrivo di Mia. Prima di vederla, una delle poche vere certezze incrollabili della mia esistenza era che non potessero esserci, in natura, gatti brutti. Cani sì, ne ho visti parecchi, ma gatti mai.
Ora so che mi sbagliavo: Mia è proprio brutta, poverina. Ha il naso enorme, la testa grossa, il corpo a pera… basta aggiungere che quando l’abbiamo trovata pesava 1,3 Kg ed era ricoperta completamente di croste, per avere l’edificante quadro completo.
Girava nel nostro cortile da un paio di settimane quando finalmente si è lasciata prendere. Aveva la febbre altissima (quasi 42° abbiamo poi appurato) oltre a una dissenteria devastante.
Curare l’Emobartonella di cui soffriva (e che non le avrebbe dato scampo, viste le condizioni in cui era) è stata un’impresa, ma alla fine ne siamo venuti a capo. Afra e Mia si sono piaciute all’istante, un vero amore a prima vista.
Dormono nella stessa cuccia, sono sempre nella stessa stanza se non sullo stesso cuscino… o sullo stesso umano.

afra e leoLeo, il maschietto di casa (altro gatto, altra storia disponibile nella ‘saga’ di Afra sul motore di ricerca del sito), è beato nel suo harem ‘multietnico’ e gioca con entrambe con grande entusiasmo.
Due settimane fa, poi, mia moglie è uscita a correre, dopo parecchio tempo che era ferma.

biancaMa non è rientrata sudata e stanca come tutti gli altri, ci mancherebbe.
No, è tornata con un graffio da 5 punti di sutura su una mano, un’impronta dentale completa sull’altra e una gattina bianca a pelo lungo minuscola.
Stava mangiando nella spazzatura, si è lasciata avvicinare tranquillamente, ma poi ha reagito malissimo quando ha cercato di prenderla.
Abbiamo capito che, essendo completamente sorda e con un leggero deficit visivo (tanto per non farsi mancare nulla) l’ha vista solo all’ultimo e non l’ha presa bene.
Bianca, di nome e di fatto, dopo due giorni di adattamento, si è rivelata una gattina dolcissima e dal cuor di leone, malgrado i suoi problemi. Chiaramente domestica, evidentemente abbandonata, decisamente poco adatta a una casa affollata come la nostra.
Afra è stata dolcissima e molto attenta, evidentemente consapevole dei problemi della piccola. Che non ha ricambiato la cortesia soffiando come un mantice… per strada deve aver incontrato ben di peggio.
Probabilmente saremmo riusciti a farle convivere senza grossi problemi, ma alla fine è stata adottata dalla mamma di mia moglie. Meglio di così non poteva capitare e almeno continueremo a vederla crescere.

 

 

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5 Commenti

  1. …mi sembra molto chiaro. Afra non vuole più giocare con gli altri cani perché…ha finalmente scoperto di essere un gatto! 😀
    A parte gli scherzi…
    Sono sicura che a poco a poco tornerete ai risultati di prima e poi li supererete!
    Ho seguito tutta la “saga” di Afra e penso che avete tutti i numeri per farcela.
    Buon lavoro!
    ^_^

  2. Ciao la mia cagnolina fino ai quattro anni circa giocava come una matta con tutti i cani che incontrava, poi è cambiata ,non è successo nulla di traumatico semplicemente ha perso interesse, resta una cagnolina socievole e mai aggressiva ma preferisce stare sulle sue 🙂 . Magari crescendo è successo anche ad Afra. Leggo sempre i tuoi articoli con grande interesse,continua ad aggiornarci !! 🙂

  3. anche la mia cagnolina ha smesso di giocare con i cani sconosciuti, gioca solo con la mia altra cagnetta. non preoccuparti probabilmente fa parte della crescita!

  4. L’esperienza di Afra ricorda molto quella accaduta alla più cara compagna di giochi della mia Didi: Mira. Stessa età, quasi stessa taglia, le due si incontrano ogni mattina al parco dall’età di tre mesi e fino al compimento del primo anno di vita sono state davvero inseparabili. Poi, un giorno maledetto, il flexy disgraziatissimo che un vicino mi aveva regalato e che io proprio quel giorno avevo deciso di provare, si é rotto e il cordino ha colpito di rimbalzo Mira, procurandole un trauma agli occhi. Fortunatamente la cosa si é risolta in pochi giorni senza gravi conseguenze, se non sul piano comportamentale perché Mira ha associato Didi all’incidente e ha voluto evitarla per circa 2 mesi. Poi, piano piano, la paura é passata ma da allora non hanno mai più giocato come prima. Oggi che hanno ormai tre anni,le due si incontrano ancora ogni mattina ma passeggiano compite tenendo le distanze e, giunte al campo dove le lasciamo libere, si dedicano ad opposte attività. La maturità cambia molto il carattere e le propensioni(persino la mia, che é uno dei cani più giocherelloni che abbia mai visto, ora si stanca prima e a volte si isola dal gruppo) ma anche le esperienze negative ci mettono del loro, purtroppo.

  5. Ciao 🙂 grazie degli aggiornamento.. ho seguito anche io tutta la “saga di Afra” con grande interesse e mi sono appassionata tantissimo alla sua..anzi vostra storia!
    Che belle novità 🙂 – quelle dei mici – mentre per il fatto che non voglia più giocare con gli altri cani… non so bene cosa dirti, posso solo riportarti l’esperienza di entrambe le mie due cane.. dopo qualche anno hanno perso interesse pure loro.. solo la boxerina a volte ci da dentro (ma si sa… sono boxer!! XD)

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Mario Giovannini è nato a Vercelli nel 1968, dove vive tuttora con quattro gatti, un cane, tre chitarre e una moglie molto paziente. Giornalista, scrittore, fotografo e musicista, si occupa di editoria da più di vent’anni, conciliando la professione di editor responsabile dei contenuti di una piccola casa editrice con l’attività di giornalista free lance per alcune delle più prestigiose riviste del settore musicale italiano.