liberi1di MASSIMO CHIRIANNI –  Sono nato qui, in questa campagna. Questi sono i miei alberi, la mia erba e qui conosco tutti i suoni e gli odori, so quando passa il contadino con il suo trattore e so quando star lontano dai ragazzi che vociano. Qui da piccolino ho trascorso la mia infanzia giocando con i fratellini fino a sfinirmi ed è qui che adesso vivo con il mio branco. Non so se sia davvero il più bel posto del mondo ma credo proprio di sì. La sera torniamo sempre qui per dormire tranquilli dopo una giornata passata alla ricerca di cibo e ad esplorare i dintorni. Siamo un bellissimo branco. Con loro sto bene e mi sento protetto. Non abbiamo grossi problemi di cibo, qualcosa da mangiare riusciamo sempre a trovarla e qualche volta, se proprio la giornata è stata magra, ci avviciniamo alle prime case del paese per vedere se qualche umano ha perso vicino a quegli enormi cassoni di metallo qualcosa da mangiare (certo che devono essere proprio sbadati se perdono per strada tutto quel ben di Dio).
A volte, mentre vicino ai cassoni cerchiamo qualcosa, si avvicina un umano. Gli umani sembrano buoni ma comunque si vede che diffidano di noi e anzi la maggior parte delle volte sembrano quasi impauriti. Ma qui ai cassoni c’è cibo per tutti basta che aspettino un pochino per poter mangiare anche loro. Non serve litigare e il mio branco comunque non ha alcuna voglia o convenienza a farlo. Proprio l’altro giorno, mentre ero intento a controllare un sacchetto di plastica bianco si è avvicinata ai cassonetti una umana; io ho alzato la testa incuriosito e lei ha lanciato un urlo ed è fuggita via mentre io, perplesso, continuavo a guardarla… sono ben strani questi umani

***

Lettera ad un giornale

“E’ una vergogna! Ho segnalato il problema agli enti che dovrebbero occuparsene ma nessuno ha ancora mosso un dito. Sono davvero indignata. Davanti casa mia staziona un branco di cani randagi molto aggressivi. Vive nella campagna limitrofa e viene a mangiare/stazionare davanti ai cassonetti dell’immondizia. Proprio qualche giorno fa uscendo di casa sono passata accanto ai cassoni e loro hanno provato ad aggredirmi. Mi ha salvato la mia prontezza di riflessi. Ho telefonato subito alla polizia municipale che ha detto che la competenza era della polizia ambientale. Insomma il solito scarica barile ed una serie di telefonate per avere solo dopo qualche giorno il sopralluogo delle Guardie zoofile che hanno promesso di intervenire con delle gabbie ma nulla ad oggi è stato ancora fatto. Vorrei rivolgermi al nostro caro Sindaco per mezzo del vostro giornale per dirgli che pago le tasse e vorrei avere la libertà di girare per il mio paese senza essere aggredita.”

***

India Stray DogsStamattina è successa una cosa terribile. La giornata sembrava iniziata bene, avevamo trovato un sacchetto pieno di leccornie proprio accanto al fossato che separa la strada dalla nostra terra e stavamo mangiando quando un furgone bianco ha parcheggiato ad una decina di metri da noi. E’ sceso un umano che ha iniziato a fare delle vocine simpatiche ma noi cani di strada non ci facciamo infinocchiare così facilmente. Il nostro esploratore ha fatto qualche passo verso l’umano giusto per capire meglio e subito da dietro è comparso uno con un lungo bastone. C’è stato un parapiglia e prima di capire cosa stesse succedendo ci siamo ritrovati chiusi in gabbie strette dentro il furgone. Insomma la mattinata sembrava non potesse andare peggio ma era solo l’inizio perché nel giro di un’ora siamo stati separati e catapultati in un posto orribile. Gabbie sporche e strettissime. Ovunque ululati di paura e cani che ringhiano per la paura e per il cibo.

***

E’ più di un mese che sono chiuso qui dentro. Non c’è riparo dagli ululati di paura che mi tormentano continuamente. Notte e giorno. Non riesco a rilassarmi e dormo sempre con un occhio aperto. Comincio a temere che morirò in questa prigione; lontano dai miei fratelli, lontano dal mio branco. Sono solo in mezzo ad una folla di cani terrorizzati, in mezzo a cani bulli che ti costringono a mangiare con ansia per paura che ti rubino la tua misera razione. Questa non è vita. Mi manca la mia campagna ed i miei alberi; mi mancano le corse con i miei fratelli. Chissà dove sono finiti, chissà se li rivedrò.

***

liberi5Sono ormai due mesi che vivo in questa prigione. Cerco di stare in un angolo il più possibile per proteggermi dagli altri cani. Riesco a mangiare poco; non ci sono qui le gerarchie del branco che mi garantivano comunque il cibo. Qui è una lotta continua, senza pause, senza riposo. Oggi sono stato anche morso da un cane che riteneva avessi invaso i suoi spazi ma gli spazi sono questi, sono piccoli ed è difficile non invadere gli spazi di qualcuno. Cercherò di rintanarmi il più possibile in un angolo e rimanerci sperando che i bulli non mi notino. E intanto tutti ululano disperati intorno a me.

***

Quando siamo scesi dalla macchina abbiamo subito sentito tantissimi ululati di felicità. Tanti cani insieme che, evidentemente, si chiamano a vicenda per giocare.
I miei genitori mi hanno portato qui perché a scuola ho avuto tutti bei voti e loro mi avevano promesso un cane. Entriamo e un signore ci accompagna alla ricerca di un cucciolo. I miei vogliono un cucciolo che non cresca poi molto perché casa nostra è piccolina. Lo vogliono bianco e nero e ci mettiamo a cercare. Il signore ci porta ad una gabbia piena di cuccioli. Ci corrono incontro tutti e sembra che dicano “Prendi me! Prendi me!”. Sono felicissimo e non so quale scegliere. Sono tutti belli ma guardandomi intorno noto un cane in un angolo. Non è un cucciolo. Non è piccolo ma non è nemmeno grande. Sembra triste triste e sta li fermo fermo. Voglio lui, lo voglio! I miei genitori dicono che è già grande mentre loro vogliono un cucciolo… ma io so come convincerli, conosco tutti i bottoni da premere e le leve da tirare per far fare loro quello che voglio io e così alla fine scegliamo lui. Dopo aver firmato delle carte in una casetta prefabbricata usciamo a prenderlo ma lui non sembra affatto contento di venire con noi, strano. Il signore gli mette il guinzaglio e lo tira. Lui fa resistenza e, visibilmente impaurito, punta le zampe. Ma ormai è mio e ce lo portiamo a casa.

***

liberi2E’ quasi un mese che vivo qui. Una casa grande come quelle che erano al confine della mia campagna. Un giardino piccolino recintato. Nulla a che vedere con la mia campagna, le mie strade da esplorare, i miei alberi e le mie sconfinate distese di erba. Certo, tutti mi trattano bene e forse con il tempo potremmo anche diventare un branco, ma temo mi mancherà per sempre correre nei campi con i miei fratelli.
Quando esco ho sempre un guinzaglio e appena vedo qualcosa di interessante uno strattone sulla trachea mi ricorda che non posso più fare quello che voglio. Quei tempi sono finiti.
Forse con il tempo mi abituerò, imparerò ad apprezzare il mio nuovo branco e magari sarò anche felice, lo spero, ma intanto la notte continuo a sognare di correre per i prati con i miei fratelli.

***

Billo, così si chiama il nostro cane, vive con noi ormai da un mese e sta benissimo ed è felicissimo. Ci è sicuramente grato per averlo sottratto alla miserabile vita in quel canile. Lo portiamo a fare lunghissime passeggiate con un bellissimo guinzaglio blu e lui tira felice annusando in giro. Ormai si è ambientato e sta benissimo con noi. A me piace coccolarlo e guardarlo. Poi quando dorme è ridicolissimo. Fa dei curiosissimi versi come se stesse sognando di abbaiare e muove a scatti i piedi come se stesse sognando di correre.

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44 Commenti

  1. So già che sarò sommersa dai pollicioni rossi, ma mi è capitato spesso di pensare che, mentre il randagismo è sicuramente un problema, tanti cani stanno probabilmente meglio liberi, rischi compresi, che in una gabbia, che siano le gabbie vere del canile o quelle metaforiche delle due passeggiate al giorno al guinzaglio. Vedo gli annunci su fb, gli annunci delle volontarie (spiace dirlo) un po’ poco centrate, che scrivono gli appelli come se fosse il cane a parlare, un cane umanizzato e anche un po’ scemo, e se mi rendo conto che puntano alla commozione sempliciotta di chi mette un “mi piace” e passa oltre, credo ci siano modi più dignitosi per aiutare un cane. Tantissime volte vedo appelli del tipo “vive per strada cerchiamo stallo o adozione”, ma chi te lo dice che quel cane non stia meglio dove sta? Certo se un cane è chiaramente malato o sofferente è un’altra cosa, ma togliere a un cane che sembra cavarsela benone la sua vita è davvero la cosa migliore? Non lo so, non lo so proprio.

    • se il randagio vive magari in un paesello di campagna in cui e’ benvoluto, ha cibo a sufficienza, sono daccordo con te.
      Se, come capita il 99% delle volte, il randagio vive ai margini di una cittadina, sempre incostante pericolo per auto,veleni, intemperie, ecc, senza la certezza del pasto, allora non posso essere daccordo.
      Danno fastidio anche a me gli appelli pietistici, pero’ la pieta’ (insieme alla rabbia), e’ la prima cosa che si prova al vedere la stragrande maggioranza dei randagi.

    • Vivo in Puglia, qui il randagismo è un “problema” diffusissimo. La penso esattamente come Roberta. E lo penso ogni volta che vedo un cane che vive in un cortile, su un balcone, o che vive chiuso in casa per uscire solo quando deve sporcare, con bisogni sociali appagati poco e male, costretto a vivere con umani incapaci di comprendere i suoi bisogni reali, i suoi segnali, i suoi tentativi di comunicare, senza un “lavoro” vero, senza nulla da fare, senza satabilità, senza regole. La ciotola piena e le cure mediche sono solo due dei tanti bisogni del cane, spesso tutti gli altri pretendiamo di poterli sostituire con una dose giornaliera di coccole che fa bene a noi ma di cui il cane spesso farebbe volentieri a meno. E comunque non ho mai avuto problemi di randagi aggressivi, il peggio che fanno per quello che vedo da sempre è “fare scena”. Passeggio col mio cane in mezzo ai randagi da sempre e non è MAI successo nulla, al massimo si mettono ad abbaiare da bordo strada quando hanno preso possesso di un territorio o hanno cuccioli da difendere. Anzi, i randagi hanno insegnato al mio cane a comunicare e a relazionarsi con i conspecifici in modo adeguato, se il suo unico esempio fossero stati i cani schizzati che può incontrare al parco sarebbe diventato la metà del cane che è. Non dico che il randagismo non sia un “problema” perchè non viviamo in un mondo di fiabe e di belle parole, e ovviamente non tutti i contesti sono ugali e non tutte le situazioni favorevoli, ma quando lo sono credo che la soluzione migliore per il cane sia la sterilizzazione e reimmissione sul territorio. A mio avviso nella gran parte dei casi un cane di strada che viene poi adottato ci va a perdere su parecchi fronti.

      • Io non sono pugliese ma visito spesso la Puglia, un posto stupendo. Ora, per chi vive in regioni dove la realtà del randagismo è quasi assente, ti assicuro che è impressionante vedere tanti cani in giro da soli. Capisco e comprendo perfettamente l’idea della libertà e dell’autonomia legata all’immagine del branco di cani sani, al sicuro, che scorrazzano per la campagna, che se la godono, più o meno. E di sicuro per molti di loro sarebbe una sofferenza trovarsi improvvisamente a vivere allontanati da ciò che hanno sempre conosciuto. Ma in Puglia ho visto carcasse abbandonate ai bordi della strada (telefonate infinite ai vigili che non sono mai usciti!!!), cani soli, quindi non in branco, sdraiati fuori dai supermercati, perfino nel box di un bancomat, tutti entravano e uscivano come fosse una cosa normale! E cani sovra alimentati perfino obesi, perché chissà la gente che cosa gli porta da mangiare. Questi sono i cani di quartiere, simpatici a tutti, sì, finché un giorno qualcuno li prende a calci e lascia qualche boccone avvelenato perché si è stufato di vederli in giro. Un cane solo o in branco purtroppo è sempre in pericolo, soprattutto temo a causa dell’essere umano. Quanti episodi di maltrattamento, cani bruciati, avvelenati e qui mi fermo… Ecco, un cane libero ci affascina per quell’idea di libertà cui ci rimanda. Ma le nostre città, paesi e campagne non sono più quelle di un tempo e credo che un cane dovrebbe sempre avere un essere umano per amico, che si curi di lui e lo tuteli. Non so quale sia la scelta giusta. Di sicuro sbaglia chi possiede un cane e lo lascia girare solo senza guinzaglio, se femmina tornerà gravida , se maschio avrà fatto qualche patatrac con qualche altra bella cagnolina e via, con le cucciolate abbandonate, che nessuno vuole e finiscono nei cassonetti. Sono assolutamente d’accordo sulle sterilizzazioni (e questo vale anche per i gatti) e purtroppo le ASL non fanno abbastanza per questo, nemmeno al livello di sensibilizzazione.

        • Sono pugliese anch’io e posso dire che nella mia zona non c’è un solo canile che non abbia problemi di sovraffollamento, parlo anche di 150 e più cani oltre il limite massimo; nell’ultimo che ho visitato le gabbie sono piene e anche l’area all’ingresso del canile contiene 50-60 cani, divisi in due gruppi da una sola rete; ovviamente non escono quasi mai e nessuno mangia quanto deve, alcuni cani sono scheletrici. Questo perchè la signora che gestisce il canile e i volontari accolgono qualsiasi cane trovato libero, perchè poverino (giustamente) non vogliono lasciarlo solo per strada in balia di tutti i pericoli che sappiamo. Se si è capito quello che voglio dire…da una situazione non proprio bella ma accettabile si passa a una situazione che definire inaccettabile è un eufemismo, e che probabilmente per i cani adulti durerà a vita (e più cani portiamo dentro, meno sono quelli che potranno uscire). Per questo continuo a sostenere l’idea del cane di quartiere, perchè tra potenziale maltrattamento/avvelenamento e maltrattamento sicuro io scelgo la prima. Questo ovviamente se la mia alternativa sono questi canili qui, sicuramente da altre parti la situazione sarà migliore. Preciso che i cani per cui proporrei applicazione di microchip, sterilizzazione e reimmissione sul territorio devono avere caratteristiche particolari (saper vivere in strada, magari essere valutati da un educatore, come fa uno bravissimo dalle mie parti).
          Una volta che abbiamo la situazione di questi cani sotto controllo, possiamo cercare adozione per loro e contemporaneamente per un altro cane di canile.

  2. Una stretta al cuore…
    proprio ieri sera ho saputo della fine di una cagnolina bella e buona,strappata alla sua terra e alla sua vita, e portata a stare a catena in un giardino qui al nord, fino a quando non è riuscita a fuggire dai suoi “salvatori” e ha trovato la morte sotto un’auto.
    Bisognerebbe ragionare un po’ di più sul valore della libertà 🙁

  3. non mi convince molto questa cosa del fatto che il cane è felice con un branco di cani ,rispetto ad uno umano.
    Io penso che il cane è predisposto geneticamente a vivere con gli umani.Sono le privazioni del loro benessere che implica l’infelicità

    • ad esempio cosa ti aspetti da un proprietario che porta il suo cane in montagna e gli priva anche di esplorare tenendolo al guinzaglio :))

    • Stai dicendo che un essere vivente è predisposto geneticamente a vivere con esseri di una specie diversa, che fatica a capire e da cui non riesce a farsi capire, piuttosto che con esseri della sua stessa specie con cui condivide linguaggio, comportamenti eccetera? Eh?? Pronto??

      • ti posso rispondere soltanto:perché questo ha voluto l’addomesticamento.
        a parte la comunicazione ,il cane è predisposto geneticamentea stare insieme a lui ,perché non può far a meno dell’uomo per la sopravvivenza
        non è capace di procacciarsi il cibo se solo attraverso i rifiuti

        • vero nella maggiorparte dei casi ma non nella totalità…
          ti posso assicurare che le mie due pastorelle, pur rispettando sempre rigidamente le gerarchie, sarebbero in grado di cacciare e crearsi un branco.
          godono infatti di un istinto noto perlopiù ai proprietari di cani primitivi e gruppo 1 o comunque molto lupini…..
          per esempio non abbiamo mai avuto bisogno di tagliare loro le unghie, banale ma rappresentativo, nemmeno degli speroni, in quanto gestiscono quotidianamente ed in maniera impeccabile il loro bisogno di pulizia, anche attraverso gesti sociali come pulirsi le orecchie a vicenda e spulciarsi

      • Invece è proprio cosi’. Il cane deriva da una selezione millenaria che ha favorito i soggetti che meglio si adattavano a vivere con l’uomo. E a parte i pochi (perfortuna) casi di cani completamente rinselvatichiti che hanno paura dell’uomo e lo vivono come minaccia, il 99% dei cani è più felice di vivere in una famiglia umana che non in un branco di cani liberi. Ciò che invece manca nella predisposizione genetica è la vita in recinto… o nei nuovi recinti dorati (appartamenti) con l’ora d’aria rigorosamente al guinzaglio. Questo va molto stretto a un animale abituato a vivere in libertà.

  4. Ciao sono l’autore dello scritto. Vorrei precisare che non ho le competenze e tantomeno la pretesa di sapere cosa sia meglio. Ho scritto d’impulso riflettendo sul fatto che “salvare” un cane che è nato e cresciuto in libertà forse non è proprio una cosa giusta da fare. Per spiegare quello che avevo in testa ho trovato più semplice metter giù la cosa in forma di racconto. Non sono il latore del verbo e questa piccola storia è solo uno spunto di riflessione e discussione.
    P.S. Grazie a Valeria Rossi Per avermi ospitato nel suo splendido spazio

    • Prego 🙂
      Approfitto dell’intervento dell’autore per dire anche la mia. Come ho scritto ieri a Massimo, quando mi ha invitato a leggere il suo racconto, sono decisamente contraria all’idea che il cane possa stare “meglio libero”, per il semplice fatto che il cane è un animale domestico e per questo incapace di sopravvivere “in natura” (dicitura fin troppo sfruttata e banalizzata).
      Al di là del fatto che quello di Massimo sia un racconto di fantasia e che quindi non mi sembri il caso di scannarsi come se si stesse parlando di un cane vero 🙂 … (però credo che Massimo debba essere contento: evidentemente il racconto è scritto così bene da far immedesimare i lettori nel cane, e questo è anche il motivo per cui l’ho pubblicato con grande piacere!)… il punto, probabilmente, è un altro.
      Ed è che potrebbe essere anche vero che il cane “nato libero” stia meglio nel suo habitat naturale, piuttosto che in canile… ma il cane “nato libero”, tanto per cominciare, non dovrebbe esistere. Il cane “nato libero” dovrebbe chiamarsi “lupo” e vivere, sì, nei boschi, ma senza essere costretto ad avvicinarsi alle case umane e a finire preda degli accalappiacani.
      Poiché la realtà purtroppo non è questa, e i cani randagi e ferali esistono (in realtà la storia non è quella di randagio – ovvero abbandonato – ma quella di un cane ferale, ovvero nato e cresciuto lontano dall’uomo e non impregnato su di lui), il racconto di Massimo fa pensare.
      Cos’è meglio, per questi cani sostanzialmente “innaturali”, che equivalgono in tutto e per tutto ai selvatici catturati dall’uomo e poi incapaci di tornare ad inserirsi nel loro habitat?
      Il canile, di certo, non è una soluzione: è un trauma, è una galera, è sconvolgente per ognuno di loro. Restare nei boschi? Eh…se fossero davvero boschi, non avrei dubbi: purtroppo questi cani, se non vengono sfamati dall’uomo (o perchè razziano i suoi rifiuti, o perché qualche volontario pensa a portar loro del cibo), sono destinati a morire di stenti. Se invece bazzicano anche solo i “dintorni” dell’uomo finiscono spesso investiti, bastonati a morte, sparati eccetera eccetera… oppure vengono catturati e imprigionati, spesso a vita.
      E’ – semplicemente – una situazione che NON dovrebbe esistere. La storia di Massimo, però, si conclude con un’adozione: che potrebbe sembrare il classico “happy end” (e che renderebbe banale il tutto anche dal punto di vista letterario): invece l’autore ci dà davvero un pugno nello stomaco, facendoci riflettere sul fatto che il cane apparentemente “salvato” e apparentemente protagonista del lieto fine, sotto sotto, sia ancora un infelice.
      Temo che possa essere vero in molti casi: specie quando si tratta proprio di ferali, ovvero di cani non impregnati sull’uomo, che hanno paura di lui. Purtroppo ne vedo quasi ogni giorni: cani adottati che sembrano (a detta dei proprietari, che sembrano pure un po’ “offesi” da questo) degli “irriconoscenti”, perché non corrono felici incontro alla nuova famiglia, perché se ne stanno sempre in un angolino, non amano essere toccati e così via.
      La verità è che questi cani hanno di fronte due sole possibilità, escludendo il canile: rimanere “liberi” in un mondo che NON è il loro, rischiando dolore e morte ogni santissimo giorno, oppure finire in una famiglia che non sono in grado di riconoscere come il loro branco, che non dà loro sicurezza, che non è sicuramente il loro ambiente ideale, perché senza una corretta impregnazione e socializzazione il cane NON è più un “cane familiare”, ma una via di mezzo, un disadattato, insomma un infelice.
      L’unica certezza è che i cani ferali non dovrebbero esistere: e non esisterebbero senza gli abbandoni, quindi esistono solo per colpa dell’uomo.
      Purtroppo, ripeto, LORO esistono, e ne esistono pure tanti: bisogna prendere atto del fatto che una soluzione ideale, per loro, invece NON esiste.
      E che gli happy end, a volte, sono solo fittizi ed esistono solo nella mente dei volontari.

    • Risposta sincera: non ne ho la più pallida idea.
      Il cane è in grado di ricordare, ovviamente: la memoria ce l’ha e gli funziona perfettamente. Se però sia in grado di mettersi lì a ripensare al passato, ad avere rimpianti, a rimuginare su ciò che avrebbe potuto essere e così via (e presumo tu intendessi questo…) allora credo che nessuno possa dare una risposta. In realtà non lo sappiamo. Non basta conoscere fisiologia e biochimica per capire le emozioni… purtroppo o per fortuna, non so :-).

  5. E se poi quel cane aggredisce qualcuno o ammazza bestiame? E se provoca un incidente? Il cane randagio generalmente non vive libero e felice tra i verdi boschi e le colline ondulate del paese che non c’è, vive tra noi, tra umani che magari possono essere gentili ma che spesso sono stronzi e non si fanno nessuno scrupolo nell’abbandonarli prima e magari nel torturarli dopo. La lettera può essere commovente e tutto, ma non potrà mai avere il punto di vista di un cane, così come umanizzare un pensiero canino non serve a molto.

  6. Per quanto sia scritto bene, e mi abbia fatto commuovere il punto di vista del cane, trovo lo scritto poco educativo, e che faccia passare l’idea sbagliata: cane libero, indipendente, felice e non dannoso. Cioè un’idea totalmente diversa in contradizione a quello che solitamente leggo su questa bellissima pagina. Ragionando con la testa e non con il cuore (che ci renderebbe uguali i Sciumario e ai cuggini) il randagismo va eliminato, punto. La maggior parte degli attacchi al bestiame provengono da cani inselvatichiti. Ovviamente per colpa di padroni ignoranti che non sterilizzano il meticcio e lo lasciano libero a procreare, ma le fucilate poi partono verso i cani, o peggio ai lupi. Questi cani finiscono investiti, rimettendoci la pelle loro,e portandosi dietro a volte l’investitore. Il cane non è un animale selvatico, e non è nè giusto nè conveniente (oddio magari per qualche pubblica amministrazione che così si leva il pensiero anche si)pensare che sia giusto così. Sono d’accordo che i canili sono gestiti male (o meglio alcuni canili, e che altri facciano il possibile con quello che hanno), posso essere d’accordo con chi adotta spesso e volentieri non si informa adeguatamente, e che lo scritto sia bellissimo, se interpretato in: non permettere al tuo cane di diventare un randagio. So che lo hai scritto con le migliori intenzioni, ma il messaggio che passa può essere frainteso (su facciabuco uno scrive già: “Loro sono nati liberi , ma in questo mondo di merda non c’è posto per loro , solo per i vigliacchi umani veri bastardi egoisti approfittatori”… allegria, apriamo le gabbie!). Scusami per il papiro e la lungaggine (se si può scrivere).

    Ale

  7. Se i Comuni, al posto di buttare i soldi per pagare gli accalappiacani, li utilizzassero per sterilizzare i cani, il fenomeno del randagismo sarebbe notevolmente ridotto. Io due anni fa ho adottato una boxerina dalla Spagna. I volontari non sapevano nulla della sua vita precedente ma sembra non abbia mai avuto una famiglia. All’inizio beveva dalle pozzanghere, guardava la sua ciotola con curiosità, come se non ne avesse mai vista una, e nessuno, tranne me, poteva avvicinarsi a lei quando mangiava. Quando arrivavo a casa con le buste della spesa, se mia mamma le toccava, tentava di morderla: solo io, in sua presenza, potevo toccare il cibo, darglielo e toglierlelo. Non giocava con alcun gioco per cani, eppure ne avevo tanti e di tutti i tipi, perchè ho avuto altri cani. Nonostante la stimolassi, per lei il gioco proprio non esisteva. Con i suoi simili, al contrario, si comportava benissimo, non ha mai bisticciato con un cane. Se qualche volta, il pomeriggio, andavo a riposare, lei si intrufolava in camera mia, saliva sul letto e mi abbracciava, come potrebbe fare un umano, e si addormentava. Lo ha fatto per mesi. Ora sono passati due anni e mezzo, mangia e beve dalle sue ciotole, non aggredisce nessuno se ci avviciniamo al cibo, gioca a tira-molla con la corda e con altri giochi, al guinzaglio è bravissima, ha imparato i comandi base e ogni giorno passato con lei è un giorno pieno di allegria e di gioia. Non ho mai pensato che dovesse ringraziarmi; sono io che, spesso, le dico “grazie” per averci accettati nella sua vita. Grazie, piccola, grande Chica!

  8. vorrei spezzare una lancia a favore della signora che ha scatenato l’accalappiamento dei cani dell’articolo, raccontando un episodio che mi e’ capitato.
    Mentre camminavo lungo il marciapiede che costeggia la mia azienda, da una siepe, e quindi invisibile a me, e’ uscito di scatto un randagio, abbiandomi contro.
    Magari aveva i cuccioli con se’, magari quella per lui era semplicemente casa sua ed io ero troppo vicino, fatto sta che e’ bastato scendere dal marciapiede e camminare un metro piu’ in la’, il randagio ha visto che non c’erano problemi e se n’e’ tornato dentro la siepe.
    Ora, magari una persona che ne sa un po’ meno di cani o semplicemente una persona ansiosa avrebbe pensato ad un tentativo di aggressione e chiamato le autorita’ competenti.
    Purtroppo c’e’ da mettere anche queste situazioni in conto quando si parla di randagi, e il fatto che per me o altri non “facciano niente” non sempre e’ percepito cosi’ da tutti.

      • Ma non stiamo un po’ esagerando? Addirittura non è tollerabile? Posso dire che non è simpatico, non è piacevole, ma addirittura non è tollerabile? Ma non stiamo forse pretendendo il controllo totale, l’imbrigliamento di tutto ciò che provoca un “blip” sul radar? Non so bene come spiegarmi, e non intendo dire che i cani debbano poter andare dove vogliono e fare quello che vogliono e chissenefrega dei diritti degli altri, ma addirittura trovare intollerabile un cane che abbaia, quindi comunica nel solo modo che sa? Tra l’altro, a parte i casi di veri branchi ferali che è capitato attaccassero l’uomo, in generale i randagi sono molto più tranquilli e meno rissosi e stressati del cane medio da parchetto. Due domande me le farei.

        • Roberta secondo me non consideri un punto focale :-): un cane senza padrone non deve esistere. Non è questione di radar. Ne è colpa dei cani ci mancherebbe. Il cane è una derivazione del lupo fatta e finita per essere al fianco dell’uomo. Quindi sotto il suo relativo controllo, dalla nascita alla fine dei suoi giorni. Il cane sta con l’uomo. Il lupo sta nella natura.Un lupo non può stare in casa, un cane non può stare in natura. Non ne ha le armi, e se le inventa, con i danni all’allevamento che chi è del settore ben conosce (e che spessissimo vengono attribuite al lupo, per “comodità” burocratica” e “deresponsabilizzazione”. In più non dimenticare il rischio genetico che comporta l’ibridazione cane lupo. E te lo dice uno che aspetta da tempo di prendersi il suo cane (ovvio, senno non sarei qui). Per farla breve, per me è tollerabilissimo trovarmi un lupo nei campi dove lavoro, ma non un cane ferale :-).

          • Uhm il discorso si fa complesso e va al di là di quello che intendevo io. Posto che i danni grossi al bestiame credo lo facciano i cani ferali, ma di randagi non esistono sono loro, (leggevo anche una cosa interessante in cui si diceva che invece parecchi danni alla fauna selvatica li fanno i cani padronali, cioè cani di fattorie ecc che sono liberi di girare sul territorio, che cacciano per gioco senza farsi troppe menate perché tanto il pasto ce l’hanno assicurato a casa; una cosa del genere, comunque) sono d’accordo anch’io che in un mondo ideale il randagismo, di qualunque tipo, non dovrebbe esistere.

        • Assolutamente d’accordo Roberta, in effetti mi sono espresso male, con ferali intendevo anche tutti i cani non adeguatamente gestiti dall’umano capobranco, padronali girovaghi compresi. Leggevo sopra che si diceva che il cane sarebbe in grado di cacciare: si e no. Ovvio che il pasto se lo procura, ma assaltare un pollaio o un ovile non è cacciare, e prendere dall’uomo ciò che al cane spetta, in quanto “collaterale” umano. Poi le fucilate partono, e non se le beccano nè chi questi cani li ha abbandonati o mal gestiti, ne i paladini del “stanno meglio liberi” e nemmeno chi li sterilizza e li reimmette nel territorio. Poi mi fa sorridere chi scrive che cani adottati, che vanno a gente che li ha messi alla catena, e hanno recuperato “la loro liberta” (poi finita sotto una macchina): ovvio che ci sono anche i padroni deficienti, ma da qui a dire che il cane sta meglio libero ed è bene che sia così (vedendo i danni all’ecosistema) ne passa. Come non è giustificabile che se un area è degradata debba essere lasciata in mano ai cani, e non alla fauna selvatica.
          Anche il fatto che siano cani più equilibrati con i conspefici di quelli da parchetto dovrebbe far riflette su quanto idioti sono certi padroni, non su quanto positiva sia la vita da randagio, ferale, malgestito del cane sul suo comportamento.

          Ripeto anche io amo i cani. Ma il cane deve avere un padrone. Altrimenti non è ne cane nè lupo.

  9. Bellissimo racconto, personalmente concordo con chi ha scritto che in effetti i cani ferali stanno meglio per strada (se sono arrivati all’età adulta vuol dire che sono in una zona dove il cibo c’è, non so al nord ma qui in Sicilia di ferali è pienissimo e probabilmente hanno la pancia più piena di certi cani in canile), MA penso anche che un branco di ferali sia potenzialmente pericoloso e che appunto il problema non va risolto facendo adottare i cani, ma va proprio eliminato (il problema, non i cani).

    Purtroppo, i cani ferali non sono interessati ad avere un padrone. In canile soffrono e per strada possono fare danno. Basta una femmina coi cuccioli, o un’invasione involontaria del territorio. Un essere umano, a “casa propria”, ha anche il diritto di andare dove gli pare. Si certo, può capitare che sei per strada, scendi dal marciapiede, e la storia si risolve. Ma metti che sei in campagna e dove i cani hanno deciso che è casa loro tu magari hai i rubinetti dell’impianto di irrigazione o qualcosa di simile, non è che puoi dire “vabeh giro alla larga”. E se sei magari solo e un cane ti attacca e poi parte dietro il resto del branco, finisci ai telegiornali il giorno dopo quando qualcuno ti trova.

    Anche senza arrivare a questi estremi, le sciurecinofobe hanno anche il diritto di andare a buttare l’immondizia senza sentirsi abbaiare da 4-5 cani potenzialmente aggressivi. Dire che i cani “poverini, sono buoni” non ha molto senso, perchè non è che i cani attacchino quando sono “cattivi”. Attaccano perchè sono cani e nella loro testa in quel momento decidono di avere i loro validissimi motivi.

    Comunque nella mia zona l’accalappiacani arriva (forse) solo dopo che qualcuno è stato minimo minimo morso, perchè dove sono io non c’è nemmeno il canile convezionato, quindi il cane della storia sarebbe rimasto libero e felice in campagna a godersi il suo branco, le zecche e le sciurecinofobe urlanti. Se gli va bene si trova anche i pasti pronti.
    Tralaltro qua c’è la buffonata dei tutor (non cani tutor, tutor umani): cioè i cani vengono presi, sterilizzati (almeno!) microchippati e poi rimessi sul territotio, con una persona che appunto sarebbe il “tutor” e si occupa di sfamarli e in teoria di curarli un minimo. Dal punto di vista teorico, è una soluzione che salva capra e cavoli, perchè il cane libero resta libero e felice e anche a pancia piena. Dal punto di vista pratico, il cane resta fondamentalmente senza un padrone, quindi se gli va di essere aggressivo non è che abbia più inibizioni di quante ne avesse prima. e, tristemente, dopo che la sciuracinofoba si sente dire “no guardi signora, il cane è autorizzato a stare lì, non lo tocchiamo”, la sciura chiama il marito, che prende un paio di polpette di carne, le riempie di chiodi o pezzi di vetro, e “risolve” il problema a modo suo. Purtroppo i casi di cani avvelenati sono molto comuni… quindi non è che ai cani sia stato fatto questo gran favore 🙁

  10. Il racconto è commovente, ma questo non è per forza una critica positiva.
    E’ un Disney un po’ più cattivello, perché nega l’happy end pieno.
    Ma utilizza la tecnica di sempre: antropomorfizzare i non umani.
    Così temo non si riesca a impostare nessuna discussione seria e soprattutto utile.
    Cos’è davvero la libertà per un cane? Può un cane o un animale non umano in genere ragionare su un concetto astratto?
    Mi sembra già così difficile comprendere cosa vuol dire per noi la libertà, che davvero mi sembra arduo capire cosa voglia dire per un cane o un gatto.

    Per l’abuso del termine, vi rimando ad un noto politico/venditore. Per riflessioni molto più profonde vi rimando invece al buon Gaber, che ci manca moltissimo.

    Se provo invece ad osservare il mio cucciolo di quasi quattro mesi, sembra che desideri essere libero di stare più vicino possibile al suo branco o famiglia umana.
    Poi sembra voglia provare a capire fino a dove può spingersi nella relazione con noi, sfidandoci. E questo chiunque è genitore l’ha sperimentato anche con i propri figli: alzare il tiro per capire dove il genitore, l’adulto, il padrone, pianterà i paletti. E individuati i paletti si conquista una maggiore serenità.
    Sembra (sembra, non ho certezze) in fondo che chieda di essere aiutato a gestire la sua libertà. Ovvero le sue potenzialità.
    Ho quattro zampe, una bocca, tanta energia, tanta fame e tanta voglia di stare in gruppo: aiutatemi a capire cosa ne posso fare, aiutatemi a capire qual’è può essere il mio posto…

    Cosa fare coi randagi?
    La dico un po’ forte e cattiva. Gli animali che per nutrirsi e sopravvivere devono cercarsi una nicchia ecologica tra gli scarti che l’uomo produce sono di fatto dei parassiti. Loro non sono né cattivi, né buoni, ma -come i pidocchi, i topi, o i batteri- possono rappresentare un serio problema.
    Purtroppo non basta scendere dal marciapiede, questo è buonismo facilotto. I cani in branco possono essere molto pericolosi e quindi il fenomeno va assolutamente combattuto e contenuto.
    E il fatto che i canili possano essere un posto orribile (come tutte le galere) non cambia purtroppo il discorso.
    Come per noi umani, non è svuotando le carceri che si risolvono certi problemi. E’ necessario un lavoro a monte di prevenzione e un lavoro a valle di miglioramento e umanizzazione (o, mi si passi il termine, caninizzazione) di ogni luogo di clausura forzata.

    • d’accordissimo con il discorso a gestione randagi. però a parte il racconto scritto in modo strappalacrime dice una verità. il cane e stato selezionato danni per convivere con l’uomo. ma come ha già fatto notare Valeria se non viene imprintato sull’uomo non sarà mai domestico come i cani che siamo abituati ad avere in casa. al massimo diventerà socievole con il proprio Branco con cui tenderà a legarsi una volta catturato …ma con gli estranei rimarrà sempre selvatico. questo avviene perchè il cane come noi come tutti gli animali ad alto livello nasce immaturo. con un pool genetico ben definito che definisce un Range entro il quale andrà ad esprimere il nostro individuo. ma tramite l’interazione con l’ambiente in cui vive diventerà man mano un soggetto adulto con una sua identità ben precisa. se un cane cresce libero e senza la presenza dell’uomo se non a margine non sarà mai domestico. le prove di forza le fanno i cuccioli come i bimbi perchè siamo entrambi animali sociali. ma questo non significa assolutamente nulla le prove di forza le fanno sia con noi che con gli altri cani… il punto è che se crescendo non ha modo di avere contatti con l’uomo lo farà solo con i cani. tra l’altro ci sono delle tempistiche ben precise nell’evoluzione di un soggetto. se entro tali tempistiche non vengono certe cose dopo non si può più rimediare o quasi. e nel caso dell’uomo se per i primi due mesi non li vede mai dopo ciao. sarebbe assolutamente bene che dalla prossima settimana il cane stia a contatto con l’uomo. che sia ben chiaro non è che basta solo questo perchè un soggetto cresca equilibrato e adatto a stare in famiglia.però se manca proprio questo contatto è un disastro.

  11. Ho accudito tre cagnoline, che stazionavano in una spiaggia da quando avevano due mesi. Qualcuno abbandonò 5 cuccioletti 3 femmine e 2 maschi, i maschi vennero subito adottati le femminucce restarono lì, vennero sterilizzate da volontari del posto e lasciate in libertà. Io ogni giorno per quasi un anno ho portato loro da mangiare e acqua sembrava stessero bene li lontano dalle macchine con tante persone che le volevano bene è le curavano, ma qualche giorno fa sono state trovate tutte avvelenate. Sono convinto che erano felici li, avrebbero preferito vivere la loro vita li in libertà tra di loro invece che in una casa, ma qualche mano crudele ha deciso di mettere fine alle loro vite, avevano circa un anno.

  12. Bel racconto.
    Oltre lo stile lineare mi è piaciuto il linguaggio fresco e diretto.
    Ricorda “Il patto dei Labrador” di Haig 🙂
    Riflessioni cinofile non mi va di farne.
    Mi tengo questa storia deliziosamente scritta.
    Anzi no, una cosa vorrei dirla.
    Nella mia città c’era una zona, denominata “collina Alitalia” dove c’erano branchi di cani.
    In passato venivano presi dagli addetti del canile, sterilizzati e poi riportati nel luogo di origine. “Rispetto” per quei cani e insieme “controllo”. Dopo non si è più fatto.
    Per motivi che ignoro.
    Non mi sembrava poi così errato.
    Ma è una idea mia.

  13. Riprendendo il discorso dei cani di quartiere, a mio avviso per alcuni cani è in realtà una buona soluzione, o magari un buon compromesso. Soprattutto per i cani non impregnati sull’uomo e comunque per i cani abituati alla strada. Se si tratta di un singolo cane, per me è meglio che quel cane viva un anno felice per strada accudito da un volontario più che altri undici o dodici in canile. Almeno dalle mie parti i canili sono stracolmi, spesso perchè coloro che li gestiscono accolgono più cani di quelli che possano contenere; ne guadagnano che tutti i cani sono magri, alcuni magrissimi, e hanno uno standard di vita insostenibile. Due cani che ho conosciuto ultimamente sono stati selvatici fino a un anno di età, dopodichè sono stati catturati e sono rimasti in canile fino ad oggi ed hanno avuto una vita d’inferno. Giacchè i canili sono pieni, lasciare in strada un cane (ovviamente sterilizzato), almeno in attesa di adozione, non mi sembra un’idea cattiva

    • Avresti ragione :-), però con eventuali danni a persone, animali, oppure ai cani stessi. come la metti? chi risponde? (non che sia colpa del cane stesso eh! però se i danni ci sono)poi io penso che sarebbe una “”decolpevolizzazione dell’abbandono”” (passamelo tra doppie virgolette), un dire “tanto male non stanno in strada, anche se finisce la cucciolata, non è un problema”.

      • Dei danni risponde anche penalmente la persona a cui è intestato il cane di quartiere…ecco probabilmente il motivo per cui è una pratica che non ha preso molto piede :/ Anche volendo tutelarsi con un’assicurazione sono comunque costi. Però dall’altra parte c’è la prigione per un cane che prima stava bene…cerco di guardare a quello che è “meno peggio”.
        Sul fatto di incentivare l’abbandono, almeno considerando la diffusione attuale della pratica del cane di quartiere, penso che sarebbe difficile 🙂 inoltre non so quanti pensieri possano farsi questi individui prima di abbandonare dei cuccioli

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