poesiadi VALERIA ROSSI – Mi hanno chiesto di scrivere la prefazione a un libro di poesie. A me, che sono forse una delle due o tre persone al mondo che, pur scrivendo di professione, non hanno iniziato riempiendo pagine di versi all’età di quindici anni.
A me, che di poesie ne leggerò forse una decina all’anno, quasi sempre non per scelta ma perché appunto me lo chiedono, e di quella decina è probabile che me piaccia una (forse).
A me che, perlappunto, se mi chiedono un giudizio su una poesia non so andare oltre il mi piace/non mi piace.
Non è la prima volta che mi chiedono di leggere, presentare e perfino giudicare poesie: è, però, la prima volta che non rifiuto (o almeno che non tento di rifiutare) con fermezza. Perché? Ma perché, questa volta, le poesie avevano come tema gli animali.
E lì io perdo notoriamente la trebisonda e leggo volentieri qualsiasi cosa, dal messaggio su FB al racconto e perfino alla poesia, che non è certamente la mia forma letteraria preferita.
Dunque, ho scritto la prefazione di questo libro, divagando bellamente e mettendomi a parlare dei fatti miei e degli animali miei, perché questo è un altro dei miei problemi: appena si parla di cani o di gatti, ma anche di galline o tucani, ci devo per forza infilar dentro i miei (sì, galline e tucani compresi: perché li ho avuti entrambi per casa).
Prima di scrivere la prefazione a base di fattacci miei, però, le poesie me le sono lette tutte, perché non sarò MAI una di quelle persone che leggono un par di pagine e poi scrivono commenti, prefazioni, critiche e quant’altro: un minimo di serietà, perdiana, nelle cose ce lo voglio mettere. Quindi me le sono lette proprio tutte-tutte, ed erano tante (129, per l’esattezza)… e un sacco di esse mi sono proprio piaciute.
Attenzione: io non faccio testo, eh!
Quando leggo di animali, lo ribadisco, perdo la trebisonda e mi piace praticamente tutto, perfino la retorica animalista o il raccontino senza capo né coda della Sciuramaria. Poi magari riesco anche a separare il lato professionale da quello emozionale, e a volte mi trattengo dal pubblicare, o dal recensire positivamente, la retorica sviolinante e/o la prosa traballante: però resta il fatto che mi piace – in automatico – tutto quello che ha a che fare con gli animali. E non posso farci assolutamente nulla.
Ma veniamo al dunque.
Questo libro di poesie – che si intitola “Un amico per sempre, testo di coralità poetica” e che scaturisce dall’omonimo concorso indetto nel 2012 dall’Associazione culturale YOWRAS Young Writers & Storytellers – è stato trasformato inizialmente in un libro-striscione lungo dieci metri, che è stato esposto per mesi presso la stazione metro di Porta Nuova a Torino.  Ha fatto anche alcune apparizioni a manifestazioni pubbliche e  La Stampa gli ha dedicato, il 20 febbraio 2012, un’intera pagina all’interno della rubrica “Animalia”.
Adesso invece è diventato un libro-libro (un po’ più comodo da portarsi appresso, direi!), edito da Puntoacapo Edizioni di Pinerolo: e verrà presentato venerdì 22 novembre a Torino, presso il Cortile del Maglio, via V. Andreis 18/16, Borgo Dora, dalle 18.00 alle 19.00 durante un evento dal titolo.
Insieme all’Associazione culturale YOWRAS ci sarà anche l’Associazione Canisciolti Onlus, alla quale andrà una parte del prezzo di copertina per favorire le attività di supporto agli animali in difficoltà.
Ci saranno vari ospiti, tra cui la sottoscritta (che presenterà anche il suo ultimo libro “Quando il cane abbaia”) e la pittrice torinese Titti Garelli, che ha concesso l’utilizzo delle sue splendide opere per illustrare le poesie: e saranno presenti diversi autori delle poesie pubblicate.
Il Cortile del Maglio accoglierà tutti coloro che vorranno portare il loro “amico per sempre” per partecipare alla prima presentazione a “sei zampe” di un testo di coralità poetica: chi vorrà trattenersi per potrà fermarsi per due chiacchiere e per godersi l’ottimo apericena del Maglio. Che altro aggiungere?
Vi aspettiamo numerosissimi!

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