PREMESSA di Valeria Rossi – La mia “lettera ad un papà”, purtroppo, non ha ottenuto – almeno per il momento – l’effetto sperato. Chi l’ha letta e ha fatto il tifo sappia che adesso la figlia tenterà la mossa risolutiva, ovvero quella di far incontrare suo padre con Abù, il cagnolone del canile che vorrebbe adottare.
Nel frattempo, però, la mia letterina ha sortito l’effetto di farmi pervenire la lunga storia che segue… e che ho trovato dolcissima, commovente ed ironica, ragion per cui la condivido con voi.
Daria, l’autrice, mi scrive che chiede perdono per il suo italiano, perché (cito testualmente)  “nonostante gli 33+ anni in Italia, parlo e scrivo sempre in Don Lurio-ese o Heather Parisi-ese”.

Quando le ho chiesto di poter pubblicare la sua email, lei ha accettato volentieri ma mi ha chiesto di fare correzioni, editing e quant’altro potesse annullare, appunto, questo “effetto Don Lurio”: io ci ho pensato un po’, ma alla fine ho deciso di lasciare tutto nella forma originale. Trovo davvero irresistibili queste piccole imprecisioni, che immagino pronunciate con il tipico accento americano e che, secondo me, danno ulteriore sale alla storia.

daria e sunny negli anni settanta 640di DARIA KISSEL – Da giovane ho avuto un solo cane, che è purtroppo morto di tumore dopo pochi anni.
Sunny (il nome viene dalla canzone molto popolare) mi ha tenuto compagnia negli anni difficili della adolescenza: da 12 a 17 anni. Sunny non mi giudicava per l’apparecchio ortodontico in bocca, gli occhiali spesse o le gambotte grasse e la pancetta (ho ancora una foto di me da quelli anni dove portavo un vestito stretta di colore arancio con righe HORIZONTALI marrone e, ti giuro, assomigliavo un enorme ape. Santo cielo! Si vede proprio che ero cieca….).
Ero la tipica secchiona che in più amava la musica classica e la lirica, e nel liceo americano che frequentavo, l’unica cosa importante era il football. Perciò ero una pesce fuori d’aqua. Ero quella “strana”. Ma a Sunny non importava: mi voleva bene. Facevamo delle passeggiate, lei stava con me sul letto quando la mente mia volava in grande avventure mentre leggevo libri meravigliosi, o restava accanto a me, per terra, quando, pancia in giù’, guardavo la TV in salotto.
La malattia e morte di Sunny era una cosa molto veloce (tutto è successo in un mese, praticamente). In quegli anni (settanta), la neurochirurgia per gli animali era probabilmente inesistente: dopo un primo intervento fallimentare per togliere il tumore dalla spina dorsale, Sunny ha di nuovo perso la sua capacità di camminare. Sapevamo che non aveva molto da vivere.
Un giorno mia mamma ha detto alla prima colazione, “Devo portarla dal veterinario oggi”… ma non collegavo quello come visita “ultima”. Sono andata a scuola e quando sono tornata, non c’era più. E’ stata eutanasizzata.
Dopo quell’esperienza, la mamma non ha più voluto avere un cane. Il colpo è stato grosso per me, e c’era sempre il vuoto.
La sua poltrona preferita era vuota. Nel posto dove nascondeva i suoi biscotti non ce n’erano più.
Non si sentiva più il “tin-tin-tin” della targhetta sul suo collare quando camminava.
Poi, sappiamo che la vita va avanti. Mi stavo diplomando dal liceo, c’era l’ammissione in università…  poi il trasferimento in Italia per lo studio, l’incontro con mio marito. Una nuova vita in un nuovo paese.
La vita nomadica del musicista, spostamenti in aereo, altri paesi, altre citta d’Italia, la vita a Milano in appartamento in affitto, ecc. hanno ostacolato il mio desiderio di avere un altro cane tutto mio. Ma mi sono sempre detta: “Un giorno o l’altro…”

Baby Lucy and Kikko
Baby Lucy e Kikko

Il giorno che abbiamo trovato una vecchia cascina nel Veneto e l’abbiamo restaurata (con molto fatica e dispendio di energie e risorse: pensa a un pozzo senza fondo…), abbiamo detto: “Ora prendiamo un cane o gatto.”
Mio marito viaggiava ancora, ma io ero a casa… ho lasciato il canto come professione e sono diventata traduttrice.
Poi l’opportunità è arrivato con Pucci, il gatto di una amica che si è trasferita in USA per il lavoro. Abbiamo adottato Pucci, che ha vissuto con noi per 6 mesi, poi ha avuto un embolia ed è morto.
Dopo è arrivato Kikko, un gattino abbandonato vicino un canaletto sulla via dove facevo il footing.
Qualche mese dopo, in ottobre, mio marito tornò dall’ antiquario dove faceva pratica per imparare il restauro di mobili antichi (la sua passione) e dentro il cestino sulla sua bici c’era una palla puffosa grigia. Un cucciolo… o un grandissimo palla di polvere?!
Lui mi disse:  “L’antiquario mi ha detto, “La vuoi? E’ nata qui l’altro mese, e va sempre in strada. Prendila, se no finisce sotto una macchina”. Mio marito mi spiegò:  “La cagnetta mi corse incontro… e l’ho presa. E’ una femminuccia. Ti piace?”
Era piccolina.. ma quanto era sporca e puzzolente!
L’ho portata in casa e lavata nel bidet: pensavo che perdesse sangue perche l’acqua era rossiccia, ma erano le feci delle pulci.
Ne era piena. L’ho lavata due volte e dopo, il pelo era diventato da grigio a bianco e nero. Sembrava un piccolo  panda, e visto che il cane border collie di mio fratello si chiamava Charlie, ho pensato a “Lucy” (la pestifera di Peanuts). Ecco: Lucy Pandina.

Lucy e Benny 640La prima sera a casa, abbiamo messo la Lucy a dormire in una grossa scatola di cartone (aperta sopra, certamente!) con una copertina, una sveglia (per imitare il battito cardiaco della mamma: aveva letto che aiutava), un peluche, ecc. Abbiamo messo la scatola accanto al nostro letto perché quando piangeva… mio marito stendeva il braccio e l’accarezzava fino a che s’addormentava (o s’addormentava lui). Certe sere, però, quando piangeva la portava in salotto e spesso li trovavo addormentati entrambi sul divano.
Lucy era davvero speciale. Era tanto intelligente e davvero capiva tantissime cose. Poi, Lucy “cantava”.
Quando facevo vocalizzi, Lucy si sedeva fuori dalla porta e “cantava” anche lei. Le mie vicine dicevano, “Hai studiato oggi?”
Ed io: “Si” (ma come mi sentivano? Avevo le finestre chiuse!). Dicevano:  “Lo sapevamo, perche Lucy cantava”.
Lucy era una can-tante eccellente. Anzi, quando cantavo con la mia collega arpista, Lucy andava in “brodo di giuggiole” come si suol dire qui. Sopratutto per un brano, che era la sua preferita: l’Allelujah di Mozart.
Roba da matti. Antonella ed io studiavamo per due ore, ripassando diversi brani, e mentre ogni tanto Lucy faceva qualche piccolo “vocalizzo”, era soltanto quando Antonella cominciava a suonare le primissime note della introduzione della “Allelujah” che Lucy si piazzava accanto alla porta e cominciava. Sempre. Anche se sentiva la registrazione. Correva. Arrivava e “UOOOOOOOOOOO” Modulava la voce. Andavo su io, andava su lei.

lucy seriosaNon voglio dilungarmi troppo (sono già andata avanti parecchio), ma dico semplicemente che Lucy era una piccola grande cane (taglia piccola/media ma “oversize”: una mia amica diceva che Lucy, tosata, sembrava una mucca pezzata).
Lucy è stata sempre la mia ‘infermiera/guardiana’. Quando sono svenuta in bagno, lei ha corso, stile Lassie, dal mio marito per svegliarlo in camera, toccandolo con la zampetta e piangendo. Poi io sono una imbranata di natura… e la volta che ho fatto un capitombola giù per le scale, Lucy mi ha “soccorso” e ha leccato la mia mano – avevo brevemente perso conoscenza – facendomi rinvenire, probabilmente. Almeno penso: mi sono svegliata sentendo la sua lingua sulla mano.

lucy poco prima di morire 640So che gli animali muoiono prima di noi (di solito) e che la loro vita dura troppo poco. Quando Lucy aveva 10 anni ed era ancora pimpante, ho pensato, “Spero che abbia ancora 5 anni, forse 6”.
Arrivata a 11, dopo la detartrasi e superato l’anestesia, ho pensato “ce l’ha fatta!”
Ma  poco dopo è stato diagnosticato un tumore mesenchymale, molto aggressivo ed inoperabile. La veterinaria ha detto che poteva provare a fare l’intervento, ma mi doveva togliere quasi “un quarto di cane”.
Come poteva sfuggirmi una cosa del genere? Non vedere qualcosa?
Invece è successo e abbiamo deciso di lasciarla vivere finche poteva e finché la sua qualità di vita fosse buona.
Lucy ha vissuto 10 mesi ancora, e poi l’ho dovuto farla eutanasizzare il 22 agosto 2011.
Era la decisione più difficile della mia vita. Non camminava più, non mangiava più, tutte le punture per il dolore e cortisone non funzionavano più. Ed era stata cosi brava e paziente con me. Eppure quel momento arrivò, Lucy non c’era più e ho portato il suo corpo a casa in una giornata caldissima… per seppellirla.
Sono rimasta accanto al suo corpo senza vita, accarezzandola e piangendo, chiedendola scusa per i momenti che la sgridavo e ringraziandola per il suo grande amore e fedeltà.
Ti confesso che mio marito ha rischiato l’infarto a scavare la fossa alle 18.00 del pomeriggio con 35 gradi all’ombra (dopo ha detto, lapidariamente: il prossimo si fa cremare).
L’ho seppellita (Lucy, non lui, ma ci mancava poco) con i suoi due giocattoli preferiti: il Pingu e la Mucca Pazza.
Adesso Lucy dorme in giardino, accanto al Kikko, che era morto tre anni prima di linfoma (uhm, forse non ho avuto molto fortuna con gli animali?). Entrambi hanno il loro sasso bianco con scritto sopra i loro nomi.

Lucy e Benny
Lucy e Benny

Sai, qui la gente è molto semplice. C’è ancora la cultura contadina.
Qui sono conosciuta come “l’americana” e mio marito è “il cantante”… ed io sono “quella matta per gli animali”.
Per tanti di loro, questi animali sono “soltanto un cane”… o “soltanto un gatto”.
Per noi, no.
Dopo la morte di Lucy ho pianto giorni interi. Ero sfinita. Lucy non c’era più… e finalmente ho capito adesso perché mia mamma ha detto “non voglio più cani”. Lei ha sofferto la perdita di Sunny, che era la sua compagnia durante il giorno mentre il babbo lavorava e noi ragazzi eravamo a scuola.
Ma io, anche se non volevo più soffrire, sapevo che non potevo stare senza un cane o un gatto in casa. La loro presenza riempia la casa… e la vita. Pucci è arrivato in 1998, Kikko e’ arrivato in 1999, Lucy in 2000.
Benny, il gatto nero, è arrivato in 2006: a soltanto 8 gg di vita, fu buttato sulla strada accanto a casa mia. Neurologico con la ipoplasia cerebellare ed epilessia, Benny non dovevo sopravvivere quella notte, ma è ancora qui.
Cammina tutto sbilenca, salta come una lepre, ha gli occhi un po’ incrociate, casca spesso, ma è ancora con noi (anche se ha perso uno delle sue vite il 26 settembre quando è sparito dal giardino e fu trovato 8 gg dopo dal bambino del vicino. Benny era dentro il loro giardino, incastrato nella siepe di alloro… e ha perso quasi un kilo in 8 gg).

Minoo
Minoo

Poi, la vigilia di natale 2009 è arrivata Minoo, una gatta randagia zoppa (manca un pezzo di piede) che perdeva il pelo ed era magrissima (gatta di almeno 7 anni che pesava 2,8 kg).
Adesso è uno splendore: sembra una persiana grigia, ma non ha il muso troppo schiacciato. Eravamo a pranzo dalla vicina, e fuori pioveva… e li c’era questo gatto che aveva il piede nero e zoppicava.
Aspettava da mangiare. S’era nascosta dentro la vecchia stalla dove c’era anche la caldaia. Non si faceva subito avvicinare, ma le ho dato (a grande costernazione della mia vicina) la mia porzione di tagliatelle con i frutti di mare. Lo so, non è il massimo per un gatto, ma per un gatto affamato, può andare. Da quel giorno, mattino e sera, portavo nella stalla crocchette, acqua pulita, una lettiera, e le parlavo. Si faceva avvicinare un pochino e dopo mi ha lasciato toccarla.
Ho chiesto ai vicini se conoscevano il proprietario, ma mi hanno detto che era randagia che bazzicava da quelle parti da parecchio. Non l’avevo mai visto, ma probabilmente era perche Lucy teneva il giardino “cat-free” (li scacciava.. non li uccideva!)
Mio veterinario di fiducia è venuto, l’abbiamo presa, curato il piede (la pelle era staccato e ha subito dolorosissime pulizie della cute ogni giorno senza graffiare o mordere), e l’ho portata a casa (perche la vicina ha detto, “Può vivere nella stalla se vuole”).

segretariaAdesso Minoo è la mia segretaria (è qui accanto a me mentre scrivo).
E’ buffa. Viene quando fischio. Mi segue “come un cane”. E ha l’espressione eternamente incavolata (ho parenti che dicono che adotto soltanto animali sfigati. Non è che lo faccio di proposito. E’ che mi capita cosi).
Però, il cane non c’era più dopo il 22 agosto 2011. Eggià. Non voglio più cani, mi dicevo….ma senza, sapevo di non stare bene. La casa era vuota.
Dopo l’ennesimo giorno di pianto, mio marito ha detto semplicemente: “Basta. Non posso più vederti piangere. Andiamo al canile per trovare un nuovo cane”.
Ho cercato l’indirizzo del canile in internet: era a Monselice. Il venerdi, 16 settembre 2011, siamo andati in mattinata. Ho chiesto di vedere un cane giovane perché il gatto epilettico non poteva saltare in alto per difendersi. Perciò dovevamo abituare il nuovo cane e gatti gradualmente, ed un cane giovane (almeno, cosi pensavo al momento) era più facile (adesso ho imparato che non e’ sempre vero: ci sono cani anziani che vanno d’accordissimi con gatti…).

Lulu, il primo giorno
Lulu, il primo giorno

Ecco, al canile ho pianto vedendo tutte queste creature che cercavano di prendere la nostra attenzione. L’operatrice mi ha mostrato tre cani giovani: due maschi e una femmina. Il primo, una specie di bull terrier bianco, era molto vivace, e quella sua esuberanza mi preoccupava (i gatti???). Il secondo era un strano meticcio che sembrava un incrocio fra un labrador ed una giraffa. Mi ha fatto piangere ancora di più quando mi ha guardato con grandi occhioni e mi ha dato la sua zampa. Si, forse lui.
Poi, ha detto la signora Lina, l’operatrice, “E’ arrivata questa piccolina ieri sera. Un tizio l’ha portato, dicendo che l’aveva trovato per strada, ma poi chiedendo ai vigili abbiamo scoperto che lui l’aveva tenuto in un garage senza finestre per giorni. I vicini stavano per fare la denuncia. La cagnetta avrà 4-5 mesi, ed i vicini dicono che l’hanno sentito da qualche tempo.”
E mi  presentò questa cagnetta piccolina magrolina tremante, pelo corto, che assomigliava un doberman in miniatura ma con il corpo un po’ allungato. Diciamo un pinscher/bassottino!
Puzzava ed era sporchissima (era tenuta in garage, non ha mai visto la luce del giorno e non è mai stata lavata).
Era magrissima (ovviamente mangiava poco). Era terrorizzata, e se t’avvicinavi s’abbassava instintivamente e chiudeva gli occhi. Cosa le sarà successo? E cosa facevo io mentre la guardavo? Piangevo!!! (insomma, altro che rubinetto aperto. C’erano le cascate di niagara!).
L’operatrice mi ha dato in braccia la piccolina: pesava 3,8 kg. Si sentivano le costole. E lei appoggiò la testolina accanto al mio collo e viso, come per cercare protezione.
Beh, si sarà capito, vero? Quello era il colpo finale, l’ultima goccia…
Non potevo lasciarla li. Ne ha passato di cose brutte. E’ stata sequestrata, tenuta prigioniera (perciò, non socializzata), maltrattata molto probabilmente (o si chiudeva su se stessa, raggomitolandosi, o cercava di mordere per la paura).
Aveva paura di tutto. Cosi, dopo che ho fimato i documenti, Lulu (cosi l’abbiamo chiamato perche mio marito voleva chiamarla come l’altra, la mia adorata Lucy, ma io ho detto di no…. il compromesso era Lulu) è uscita dal canile con noi. In macchina, seduta sulle ginocchia del mio marito, Lulu tremava come una foglia.
Poi, piano piano, alzava la testolina e sbirciava fuori dalla finestra.
Arrivata a casa (il giardino è bello grande e recintato), mio marito ha messo Lulu a terra e inizialmente, lei non sapeva cosa fare. Era ferma, immobile. Ma poi, qualcosa in lei è scattata… e lei ha cominciato a correre all’impazzata, una scheggia, una gioia incontenibile.
Era la prima volta dopo un po’ di tempo che abbiamo fatto una risata (anche se… piangevo, ridendo.)

lulu and halloween pumpkinConfesso, questi due anni non sono stati facile.
Lulu ha tutti i problemi di un cane non-socializzata e, da quello che posso determinare, maltrattata. Soffriva di aggressione da paura. La prima persona che ha conosciuto – mia vicina – l’ha morso sul dito. Lulu era terrorizzata dai tergicristalli, da cani grandi e piccoli, da uomini (sopratutto di bassa statura!)… per non dire visite al veterinario!  Aiuto! Se poteva, finiva sul soffitto, aggrappata con le ventose stile Spiderman.
Lulu era diffidente verso tutti gli umani e ci stava alla larga. Era sospettosa verso il piatto con il cibo, anche se era magrissima (chi sa cosa le avevano dato da mangiare?). Si nascondeva sotto la poltrona se sentiva rumori forti. Non si lasciava toccare la coda o le zampe (mordeva… probabilmente le erano stati tirati). Non amava stare in braccio, perché probabilmente non conosceva la sensazione. Non ha MAI avuto coccole. Non sapeva cosa fossero.
Un cane come lei sarebbe stato riportato in canile. Succedono spesso queste cose: le persone non vogliono impegnarsi.

happy luluInsomma, il primo anno è stato molto duro. Mi sono detto varie volte, “Perche l’ho fatto? Ce la farò? Mi manca Lucy!!!”
Praticamente avevo fatto un altarino per Lucy… il Super Dog, il cane perfetto… e vedevo soltanto i “difetti” di Lulu.
Si, mi vergogno ammetterlo.
Poi, Lulu è scappato due volte, correndo come una pazza in mezzo alla strada con me dietro, urlando come una scema (per fortuna è una strada di campagna non molto trafficata in certe orari… ma mentre correvo, senza fiato e cuore in gola, immaginavo già  i titoli dei giornali, ‘Donna muore d’infarto in strada. Trovata con la sua cagnetta che vegliava il corpo…”
VEGLIARE UN CORNO!
Perche SO che finiva pure cosi.. soltanto perche Lulu sarebbe tornata tutta pimpante, trotterellando per dire, “Che c’è? Perche sei lì straiata per terra? Dai! Andiamo!!!”  mentre tiravo gli ultimi affannosi sospiri.
Lulu poi ha fatto lezioni con un educatore, ma a mio avviso il suo approccio non era giusto per Lulu… perché  non vedevo i miglioramenti. Anzi, la sua stress aumentava.
Come per tutte le cose, bisogna trovare il giusto “fit”.
Per fortuna, Lulu era diventata l'”amica” di Benny il gatto (con lui, faceva il play bow, ma il gatto gia strabico non capiva… ). Andavano a passeggio in giardino insieme e ogni tanto lei rincorreva lui. Però, diciamo che non era una grande soddisfazione per lei perche Benny cadeva dopo qualche passo. Che divertimento è?
Minoo, invece, è un’altra storia. Dopo l’iniziale incontro (Lulu adosso a Minoo, finita sulla schiena con tutti e quattro le zampe che volavano per aria come dire “TOGLIMI QUESTA BESTIA DI DOSSOOOOOOOO”!!!), Minoo ha fatto capire a Lulu chi era il boss (lei), e Lulu ha imparato a starle alla larga.
Certamente, Lulu fa il grande show di prendere un giocattolo suo e scuoterlo per dire, “Ti faccio fuori gattaccciaaaaaaaaaaaaa”… mentre Minoo, seduto sulle scale, la guarda come per dire, “Vabbe’, cretinotta…”.
Ma fuori in giardino, li trovi perfino vicini (non vicini vicini, ma vicini) a fare i cavoli loro.
Comunque, nell’ultimo anno, con un altro educatore con cui ci troviamo molto bene, abbiamo cominciato a lavorare e fare dei piccoli progressi. Adesso Lulu ama gli umani. E’ diventata una coccolona.
Lulu ama perfino gli uomini adesso (anche di bassa statura!). Lulu va in macchina con me e non cerca di attaccare i tergicristalli. Adesso possiamo andare in macchina ANCHE QUANDO PIOVE!!! (devo ammettere, però, che se vede i tergicristalli in TV, sopratutto durante la TG, abbaia e corre dietro lo schermo per vedere dove sono andati. Poi c’è stata la volta che ha visto Leonard Bernstein in un documentario in TV mentre dirigeva una sinfonia e Lulu ha cominciato ad abbaiare furiosamente anche li. Be’, lì però aveva ragione: Bernstein aveva un po’ i movimenti da tergicristallo).

giulio e lulu
Lulu e Giulio

Ma la mia più grande soddisfazione è la sua socializzazione. Non è stata facile. E’ un processo graduale che continua. L’amica  Laura ha detto, DOBBIAMO SOCIALIZZARLA. Cosi, abbiamo fatto il primo approccio con il cane del educatore. Alan (il cane beagle di Alberto, l’educatore) è stato bravissimo, dando segni calmanti e lasciando Lulu fare le bizze e sfogarsi. Poi, con quella faccia da tatone che è, si buttava sulla schiena, pancia in su, come per dire: “E che ti faccio io?”
Verso la fine dell’incontro, Lulu ha perfino fatto qualche timido cenno di play bow.
Il secondo incontro era con il bel Giulio. Giulio è un giocherellone… Alberto, l’educatore, c’era per supervisionare l’incontro ed è andata bene. Lulu inizialmente aveva paura (Giulio è più grande di lei), ma alla fine giocavano e Lulu si è lasciata andare un po’ di più.

lulu saltando per cercare lucertolePoi, in inglese si dice “Three’s a charm” (il tre è un incanto): quell’incanto era Milla.
Che dire di Millina? Cagnetta tosta e testarda, molto equilibrata, divertente e assolutamente adorabile (anche lei cantante…).
Era il primo incontro che Lulu ha avuto con una cagna a casa nostra. Con il primo educatore, Lulu aveva fatto qualche “incontro” al rifugio/canile dove facevano delle lezioni, ma non sono andati bene.
L’ambiente la stressava e Lulu cercava ad aggredire gli altri cani, sempre per paura. Per Lulu, essere al guinzaglio in presenza di un cane non andava bene. Si sentiva in trappola. Ho imparato che, in situazioni controllati, meglio farla conoscere altri cani “bilanciati” senza guinzagli in un spazio grande (chiuso con una rete). Però, usando recentemente un guinzaglio un po’ più lungo, Lulu ha perfino incontrato un cane e non ci sono stati segni di aggressione. Percio’, sono fiduciosa.
Beh, con Milla… è stata pazzesco. Milla le sarà venuta perfino il torcicollo per quante volte si è girata la testa per evitare gli ammonimenti dimostrativi, cioè i “morsi in aria” di Lulu quando Milla s’avvicinava la porta di casa (Benny era lì dentro, perché Milla non conosce i gatti… e Lulu, probabilmente, voleva dirle di lasciarlo stare).
Comunque, Milla e Lulu si sono visti 3 volte a casa mia (dove hanno corso) e una volta a casa di Laura… e tutto sommato, anche se Lulu è un po’ gelosa di me, sta imparando le “buone maniere” (penso!).

Queste sono Lulu e Milla nel video “Prendimi se puoi”:

Il  video è stata fatto con la mia macchina fotografica: non è un videocamera (e si vede!), ma dovevamo immortalare questo evento mondiale!
La shih-tzu è la Milla. La cagnetta nero focato pelo corto che corre come una scheggia è Lulu.
Qui, Lulu è felice. Si lascia prendere… scappa, ma poi aspetta Milla. Vola. La cosa bella è che Lulu vuole essere inseguita da Milla. E quando le gambette di Milla si stancano, Lulu rallenta ed aspetta (ma la Milla è furbetta, e trova le scorciatoie!).
In casa mia la “convivenza” fra le due è ancora un pochino problematica (perche Milla va in cerca dei gatti e Lulu non vuole… come per dire, “Smetti a ficcare il naso nelle mie cose!”)
Però sono più che convinta che questo atteggiamento cambierà piano piano.

CLOSEUP LULULulu sta diventando un cane felice e  sto cercando di aiutarla in questa grande impresa. Sono cosi fiera di lei. E adesso, quando Lulu viene sul divano o vuole venire in braccia o si mette accucciato sulle mie gambe e si lascia andare e dorme tranquilla… beh, sono cosi grata che ho potuto trovare questa piccola peste. Che ho deciso di prendere un altro cane.
No, Lulu non è un’altra Lucy. Lulu non potrà mai prendere il posto di Lucy, che è unica. Ma nel mio cuore si è aperto un altro spazietto… e quel spazietto è di Lulu. Non ho avuto la ‘fortuna’ di avere figli, ma i miei animali di compagnia non li considero “figli pelosi”. Però, avere e apprezzare un animale di compagnia è una cosa meravigliosa… e mi dispiace per le persone che pensano che siano “soltanto” un cane o un gatto. Sono creature stupende, che ci insegnano davvero tanto.
Sì, ci sono momenti molto dolorosi, e ci sono momenti felici.
Perche privarci di quelli belli?
So che un giorno verrà  il momento per Benny, Minoo, Lulu… (e pure per me ed i miei cari umani): ma non ci voglio pensare adesso… li voglio soltanto godere.
Sono cosi felice che Lulu è diventata parte della famiglia: è straordinaria (anche se non canta)!

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11 Commenti

  1. Ieri Lulù e Milla si sono reincontrate e di nuovo si è ripetuta la folle corsa, ma Lulù ha capito e adesso aspetta “un’amica”. Come Daria e tutti quelli che hanno passato una parte della vita con animali al loro fianco, ho dovuto superare molti addii. Tutti dolorosi e ogni nuovo compagno/compagna non ha sostituito chi se ne è andato, perchè mai dovremmo pensare che lo facciano? Non si sostituiscono gli esseri viventi; nel posto degli affetti, che è un luogo illimitato della nostra anima, rimangono i ricordi e, perchè no, la nostalgia per chi ci ha lasciato, ma è il calore dei nuovi incontri che tiene accesi l’emozione e i sentimenti più belli. La matematica dell’amore è magica e permette che ad ogni affetto presente, passato e futuro si possa dedicare sempre il 100 per cento del cuore,

  2. Lo sapevo… appena ho visto il titolo sapevo che ci avrei fatto il piantino…. per questo non l’ho letto subito… e certo non potevo leggerlo nella pausa pranza a lavoro, mi avrebbero presa per scema.
    Storia bellissima, che mi ha fatto piangere come una fontana, per tutti i poveri animali che non ci sono più, ma che hanno avuto la fortuna enorme di trovarvi…. ma anche di commozione per tutti i progressi di Lulu… (lo ammetto sono di lacrima facile)
    un abbraccio enorme anche da parte mia.

  3. racconto commovente ma piacevolmente rilassante, amo le storie che finiscono bene!
    la fortuna di lulu è stata quella di aver trovato “l’ammericana dal cuore grande” ma direi che anche un’amica umana che non si arrende al primo morso ricevuto e anzi, decide che bisogna insistere con la socializzazione…è il coronamento ideale della fortuna iniziale.

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