educaddestra3di VALERIA ROSSI – Il “versus” è ironico, sia chiaro. Perché non c’è e non ci dovrebbe essere nessun contrasto, nessuno scontro e neppure nessun “contro”, quando si parla di educazione e addestramento. L’uno dovrebbe essere il naturale proseguo dell’altro, punto e basta… e queste cose le ho già ripetute millemila volte, quindi qualcuno si chiederà come mai stia tornando sull’argomento.
Be’… ci torno perché mi è saltato fuori un altro gruppetto di articoli scritti per la rivista “Amici miei Cani&Gatti” negli anni ’90: e tra questi ce n’era uno che affrontava proprio questo argomento.
Ve lo riporto qui sotto perché mi sembra una curiosità  interessante soprattutto dal punto di vista, diciamo così,  “storico”: ma storico fino a un certo punto, dopotutto, perché stiamo parlando di una ventina d’anni fa, non di millenni e neppure di secoli.
Ed è interessante il fatto che questo articolo, pubblicato su quella che allora era una delle uniche due riviste  sul mercato che parlavano di animali da compagnia (in era pre-Internet, quando la gente leggeva ancora i giornali), e che quindi era letta da decine di migliaia di persona, non suscitò nessunissima reazione negativa.
Nessuno saltò su a dire che non era affatto così, che l’educatore era il “buono” e l’addestratore il “cattivo” o cose simili.
Quello che scrissi era, semplicemente, scontato per chiunque si occupasse di cinofilia.
Quello che scrissi allora (e che penso tuttora) era questo:

Molte persone ci pongono  domande come “Che differenza c’è tra educazione e addestramento?”, oppure “E’ proprio. necessario addestrare il proprio cane?”.
Questo tipo di quesiti, naturalmente, fa sorridere gli addetti ai lavori, ma la maggior parte dei profani dimostra di avere ancora molti dubbi di base, cheè meglio chiarire prima di passare ad argomenti più specifici.
Alle due domande citate, dunque, vorrei rispondere che:
1) l'”educazione” riguarda solitamente il cucciolo, ed è il semplice insegnamento delle regole vigenti nel “branco” umano, ossia in famiglia.
Il cucciolo nato in un buon allevamento è già stato sottoposto ad un processo preliminare, ovvero al famoso “imprinting” (oggi si parlerebbe di “impregnazione”, NdR) che gli ha insegnato a considerare l’uomo come conspecifico: ovviamente l’imprinting ha il solo scopo di creare una possibilità di dialogo tra il cucciolo e l’uomo (che non viene più visto come estraneo e non fa più paura, a differenza di quanto accadrebbe ad un cane che in tenerissima età non avesse mai avuto rapporti con gli umani), ma per arrivare alla comunicazione vera e propria occorre fare un altro passo avanti.
Ecco, educare un cucciolo significa proprio compiere questo passo, che in realtà è composto da diversi “passettini” successivi:
a) appena arrivato in famiglia (branco, per lui: non dimentichiamolo) il giovane cane deve imparare a riconoscere l’autorità degli umani e ad identificarli come superiori gerarchici, ovvero come i suoi maestri di vita;
b) deve capire che esistono regole precise da rispettare (non rosicchiare, non sporcare in casa, stare a cuccia quando gli viene ordinato…);
c) deve associare alcune di queste regole di comportamento ad ordini vocali (“no!” , “vai a cuccia!”, oppure “giù!”) che gli vengono dal proprietario. In una fase più avanzata dell’educazione, imparerà anche a conoscere e ad eseguire semplici ordini come “seduto” e “terra”, che stabiliscono un po’ la linea di confine tra educazione ed addestramento vero e proprio.
In realtà, durante il periodo dedicato alla sua educazione, il cucciolo impara una sorta di “galateo” canino: ma non bisogna dimenticare che l’educazione è in realtà il naturale seguito dell’imprinting, quindi va considerata più come un processo di adattamento che come un vero e proprio “insegnamento”.
Ovviamente, questo processo può riguardare anche il cucciolone o l’adulto, se abbiamo scelto di acquistare o adottare un cane già grandicello: entrato in famiglia, anche lui dovrà imparare a convivere con il nuovo branco e a comportarsi secondo le regole, quindi verrà sottoposto all’educazione.
Un cane semplicemente educato, però, ha ancora parecchia strada da fare: possiamo paragonarlo ad un bambino piccolo, anche lui pienamente inserito nella società con tutti i suoi diritti (e qualche dovere), ma al quale ancora non si chiede di dare un contributo concreto all’andamento della società stessa.
Ora noi ci aspettiamo, naturalmente, che il bambino cominci ad andare a scuola frequentando le elementari e le medie, poi le superiori e infine l’università: e sappiamo che strada facendo imparerà a svolgere un lavoro capace di renderlo veramente “utile” e produttivo. Bene, anche il cane deve seguire la stessa trafila, e nel suo caso la scuola si chiama “addestramento”.
Anche il cane comincerà da cucciolo seguendo un corso elementare, poi da cucciolone passerà ad un corso di perfezionamento (paragonabile alla scuola media), al quale seguirà l’impatto con nuove difficoltà (come se fosse al liceo): infine, ormai adulto, andrà… all’università, uscendone altamente specializzato in guardia, difesa, pastorizia, caccia o in qualsiasi altro mestiere.
L’unica differenza è che all’uomo servono circa venticinque anni per arrivare al risultato finale, mentre il cane compie lo stesso iter in una ventina di mesi, o poco più!

2) E’ indispensabile educare il cane?
Ovviamente sì, se non vogliamo farne un disadattato. Ma è indispensabile anche addestrarlo?
La risposta è “sì”, naturalmente, se si desidera un cane da lavoro o da sport: anche le attitudini naturali come la caccia o la guardia vanno inquadrate in schemi precisi, e non si può lasciare il cane libero di fare a modo suo (mordendo magari il postino, nel caso di un cane da guardia, o giocando con il fagiano abbattuto dal cacciatore).
Per i cani acquistati come semplici amici e compagni, invece, il discorso diventa un filino più complesso: ma possiamo ancora rifarci alla società umana per un esempio piuttosto esplicativo.
Torniamo ad esaminare un bambino, un bambino molto ricco, poniamo, che non avrà mai alcun bisogno di lavorare: credete che debba farsi ugualmente una cultura, o sarà preferibile lasciarlo nella completa ignoranza?
La risposta, chiaramente, è scontata… ma l’esempio potrebbe sembrare poco pertinente: molti obietteranno infatti che un cane addestrato non si fa “una cultura”, ma impara semplicemente l’esecuzione meccanica di diversi esercizi.
Ebbene, questo è un modo molto sbagliato di intendere l’addestramento, che al di là del semplice rapporto tra ordine ed esecuzione dovrebbe sempre comprendere un vero e proprio dialogo tra uomo e cane, uno scambio di esperienze, una reciproca apertura mentale.
Se l’addestramento verrà svolto con questo criterio (che è poi l’unico a dare risultati davvero soddisfacenti), il suo scopo non sarà soltanto quello di accumulare sterili nozioni.
Proprio come la scuola umana (checché ne pensino gli studenti più svogliati) l’addestramento servirà soprattutto ad aprire la mente del cane, a renderlo tanto più sveglio ed attento da farlo apparire addirittura più intelligente della media.
In realtà non è affatto così: l’intelligenza non può essere sviluppata con l’insegnamento. Può essere però stimolata, ed è proprio ciò che accade al cane addestrato, che si abitua a far lavorare il cervello durante il lavoro e che alla fine si ritrova una mente molto più agile di quella dei suoi colleghi, diciamo così, “incolti”.
Dal bolognese al dobermann, quindi, dal chihuahua al mastino napoletano, tutti i cani dovrebbero essere addestrati, seguendo sempre le loro attitudini naturali e non costringendoli mai a svolgere mestieri per i quali non sono tagliati, e che in alcuni casi finirebbero per snaturarli.
Obbligare un Terranova ad eseguire attacchi sull’uomo, per esempio, sarebbe un sistema sicuro per rovinarne il carattere: ma non insegnargli come muoversi in modo corretto per salvare un bagnante in difficoltà (anziché buttarsi istintivamente allo sbaraglio, finendo solo per graffiarlo a sangue) significa ritrovarsi tra le mani un cane incompleto.
O più esattamente, per dirla con Piero Scanziani, “un cane analfabeta”.

educaddestra1Tutto questo discorso, nel 2013,  si presta probabilmente ad alcune critiche.
Si potrà dire che questa visione sia troppo antropocentrica e che veda il cane solo come uno “schiavetto” che deve tacere e obbedire (ma allora anche ogni umano che fa un lavoro dipendente è uno schiavo?).
Si potrà dire che la mente del cane non si apre attraverso la semplice obbedienza, ma attraverso il cognitivismo, gli autocontrolli, la responsabilizzazione.
Ma queste cose cadono dal cielo, oppure le insegnamo al cane?
E se gli insegnamo qualcosa, non lo stiamo forse “rendendo destro” in quella cosa lì? E quindi non lo stiamo forse addestrando, così come il ragazzo umano viene addestrato a svolgere il suo futuro lavoro?

educaddestra2A volte credo che tutte le connotazioni negative che si sono date al termine “addestramento” derivino dal fatto che in un unico settore umano l’addestramento si chiama così: quello militare, in cui si parla appunto di “addestramento reclute”. E siccome tutti noi, quando pensiamo alle scuole militari, immaginiamo situazioni alla “Full metal jacket”… ecco che l’arricciamento di naso diventa quasi automatico.
Forse, se anche le nostre università si fossero chiamate “centri di addestramento per medici, ingegneri, architetti” e così via, il sentire comune nei confronti di questo termine sarebbe stato più accomodante e certi personaggi avrebbero avuto vita meno facile quando hanno deciso che tra educatori e addestratori sarebbe dovuta essere guerra, anziché collaborazione.
Personalmente continuo a pensarla come negli anni ’90: la guerra “educatori vs addestratori” ha senso come un’ipotetica guerra tra insegnanti elementari e docenti universitari.
Ovvio che ci saranno sempre (come ci sono sempre stati) buoni e cattivi professori (e infatti i  “sergenti Hartman” non mancano, ahimé…), buoni e cattivi maestri: ma non può essere tutta una categoria ad essere “buona” o “cattiva”. Possono esserlo solo i singoli individui… proprio come avviene in ogni altra categoria del mondo.
Mi piacerebbe sapere cosa ne pensate voi.

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9 Commenti

  1. cara signora valeria sono un’ appassionata di ogni tipo di animale(tranne le pulci) . Ho iniziato la mia carriera di cinofila da brava sciuramaria con un rott (preso in allevamento ma 26anni fa li trovavi solo li) .combinazione avevo un campo di addestramento con un bravo istruttore quasi sotto casa e li’ho iniziato a capirci qualcosa. Negli anni ho fatto qualche gara in schh con buoni risultati. son pio passata allaPC ricerca in superficie ed ho brevettato tre rottie in squadra che non hanno mai dato problemi in lavoro ne in esercitazioni(nemmeno la volta in cui abbiamo provato assieme alle “giubbe verdi” A CAVALLO!) Da quando ho scoperto tpc lo leggo assiduamente e devo ammettere che purtroppo(di solito polemizzo sempre con gli istruttori) sono sempre in accordo coni tuoi metodi Pur passando il tempo se un metodo e’valido non e’che vada in scadenza come un farmaco. Qualche libro “di cani”l’ho letto ma penso che per esempio ilnuovo cane utile dello scanziani contenga ancora molte nozioni valide!

  2. Pienamente d’accordo, l’idea moderna di educazione snatura completamente la natura del cane. Non ci sono assoluti perfetti, ma buone vie di mezzo. L’ho provato a mie spese, da una cosidetta “educatrice/addestratrice/comportamentalista” gentilista che non ha cavato un ragno dal buco con la mia cagna, mentre dal mio portafogli ha cavato molto..è bastata un po’ più di fermezza e ora è tutta un’altra storia, un altro rapporto.
    Purtroppo la cultura raramente va di pari passo con la moda, ma chiunque voglia può facilmente capire come affidarsi totalmente ad una o all’altra idea sia di per sè un errore.

  3. Ho cominciato ad appassionarmi di cinofilia solo pochi anni fa col mio primo cane. Il primo corso che feci di educazione di base fu con una gentilista “integralista”. Questa persona per carità mi ha insegnato tante cose corrette, ma l’insegnamento era impostato mostrando l’educatore gentile alla stregua di un santo salvatore e l’addestratore tradizionale un macellaio venuto dagli inferi. Io da perfetta ignorante che ero, credevo veramente a quello che mi veniva detto. Fortunatamente non ho voluto fermarmi lì ed ho continuato a studiare, anche perché sinceramente qualche perplessità mi era venuta. Adesso che un po’ di cultura cinofila me la sono fatta (e grazie anche a Ti presento il cane!) ho capito veramente come stanno le cose. Perciò esorto tutti a non fermarsi alle prime nozioni imparate, ma di andare avanti. Anche perché, come si dice “tutto fa brodo” e in base al cane che ci capita avremmo modo di attingere a più conoscenze e trovare la maniera più adatta di interagire a lui.

  4. personalmente non trovo la versione anni ’90 “antropocentrica”, piuttosto quella 2013 “antropomorfa”.
    Spesso se si parla di antrpomorfizzazione del cane, tutti si precipitano a pensare, con disapprovazione, alla sciuramaria che fa indossare maglioncini e braghette al suo chihuahua, che lo fa mangiare a tavola e dormire sul letto.
    Antopomorfizzazione in realtà è l’interpretare il comportamento del cane in chiave “umana”. Che è come interpretare e dare una spiegazione di un’opera d’arte, convinti però che sia stata creata da un autore diverso e in un periodo differente da quello effettivo. Sarà sicuramente un’interpretazione sbagliata.

    Per esempio, si vuole che rendere il cane responsabile, autonomo; si vuole che sia “libero” e non costretto a seguire le regole di un altro. E un cane che morde in seguito a una provocazione, a cui parte l’istinto predatorio quando vede correre il gatto e che quindi lo insegue, che scava buche, è un cane “sbagliato”.
    Questa è un’ottica umana: effettivamente un essere umano deve ( e vuole ) essere libero, deve essere autonomo e responsabile; non è normale che morda quamcuno che lo provoca, che insegua gli animali domestici del vicino, che scavi buche in giro per la città per divertimento.

    Ma un cane è un’animale predatore, che utilizza molto la bocca, che usa il morso per comunicare un’esasperazione estrema. È un animale di branco nato per collaborare, obbedire a un capo, uniformare i propri bisogni alle regole e abitudini del branco, farsi guidare e controllare da qualcuno più abile e intelligente. Non vedo perchè a questo punto dovrebbe essere “normale” inibire il morso nel cane, pretendere di sopprimerne l’istino predatorio ( e non parlo di controllarlo e regolarlo, ma proprio di inibirlo ), chiedendogli invece di guidarsi e regolarsi da solo, di vivere in maniera indipendente. Mentre sarebbe “crudele” guidare il cane, dargli dei limiti, farlo collaborare con noi.

    • Ala mia quasi omonima dico: PAROLE SANTE!

      Non solo è crudele e anti-etologico inibire comportamenti NORMALI canini (sia con “l’educazione”, anzi “gli autocontrolli”, sia con una selezione decisamente innaturale e “decanizzante” anche di razze create x tutt’altro) x rendere l’animale adatto e COMODO (anche x i proprietari + disinformati, buonisti e imbranati) alla nostra morale senza prendersi la briga di GUIDARLO (e quindi di dargli semplici regole/limiti/comandi in modo assolutamente non crudele ma con coerente fermezza e le giuste competenze)…ma è anche crudele e anti-etologico pretendere di snaturare razze specifiche (da guardia/difesa, ex combattenti, da caccia, da pastore, da utilità in genere, ecc) cercando di renderle tutte dei “cani da compagnia da parchetto adatti a qualsiasi sciurmario disinformato e imbranato”, tutte amichevoli con chiunque cane o umano sconosciuto e a qualsiasi età, senza predatorio, senza territorialità, diverse solo x aspetto (spesso che vira verso l’ipertipo non funzionale e anche patologico: non le vogliono + differenti x carattere/attitudini e si rifanno spingendo l’ipertipo + assurdo; si veda ad es la differenza fra un pitbull ADBA e un American Bully o molti pitbull UKC ipertipici e fuori taglia)…
      E il bello è quando questa gente (parlo dei guru degli autocontrolli) parla di “maltrattamento genetico” x certe razze che hanno caratteristiche psichiche incompatibili con i loro assurdi programmi di “educazione new age” del cane e talvolta ventila perfino l’ipotesi di eliminare tali razze dicendo che ciò è per “il loro bene”, un po’ mimando la propaganda del PETA (la loro + che educazione del cane la definirei lavaggio del cervello del povero animale quando è fatta in modo estremo, ovvero ad es inibendo totalmente l’uso della bocca magari proprio in razze da presa con giustificazioni pseudoscientifiche varie..).
      Non sono solo gli strattoni di guinzaglio o le bastonate a far male ad un cane, anche metodi di educazione “decanizzanti” o lesivi verso le caratteristiche peculiari della razza lo danneggiano in modo meno visibile ma comunque grave e crudele.

      by
      AliceOltreLoSpecchio
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      RealPitBullDog: il pitbull dalla A alla Z, senza censure!
      BLOG: http://realpitbulldog.blogspot.com
      GRUPPO: https://www.facebook.com/groups/realpitbulldog/
      ——————

  5. Mi è sembrata carina e l’ho ricopiata pensando di farvi piacere nel postarla:

    Mentre una distinta signora fa la spesa dal fruttivendolo, il suo cagnolino si mette a leccare delle susine.
    -Signoraaaa! – esclama indignato il negoziante.
    -Oh , Rudy, smettila, non vedi che non sono lavate?

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Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). Ci ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.