domenica , 19 novembre 2017
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E adesso per Natale ci regaliamo un pedigree…

alianz1di VALERIA ROSSI – Ho resistito a lungo, nonostante le continue richieste dei lettori, prima di affrontare l’argomento dei pedigree “fatti in casa” proposti da tale “Alianz Canine Italia”, della quale si nota per primissima cosa il tentativo di confondersi con l’Allianz (doppia elle… ma chi ci farà caso?), notissima compagnia assicurativa: la sigla, poi, diventa A.C.I… e ogni commento qui si fa superfluo.
Ma glissiamo pure su questi che potrebbero anche non essere tentativi di depistamento (così come il nome della bibita Fi.Ga. non aveva assolutamente un doppio senso), e veniamo alla proposta di questi signori, che è molto semplice.
Il tuo cane non ha il pedigree? E loro te lo fanno, paf, tutto risolto.
Ovviamente non possono chiederti i dati dei genitori, dei nonni eccetera, perché non li hai: e allora basta inviare una foto e una breve descrizione del cane, oltre alla modica cifra di 47 euro (che effettivamente è modica: ma moltiplicata per tutti i polli che ci cascheranno, rischia di diventare una cifra decisamente consistente).
Tutte le norme del caso le trovate in questa pagina FB dove si invita “davvero” a regalare un pedigree per Natale al vostro cane (non è stata una mia fantasia, quella che ho inserito nel titolo).
Un po’ come dire a un extracomunitario irregolare: “Dài, per Natale ti regalo la cittadinanza italiana”.
Pensiero carino e gentile, certo: ma non esattamente attuabile.

alianz_logo_indexMa andiamo a vedere cosa dice il sito di questa “Alianz Canine”, partendo ovviamente dal “chi siamo” (cosa che ci stiamo chiedendo in molti).
Questi signori sostengono di essere un’emanazione dell’ACCAM Alianz Canine Worldwide, che effettivamente è un’associazione spagnola dissidente dall’FCI (Federazione Cinologica Internazionale, quella a cui fa capo il nostro ENCI), apparentemente molto attiva.
Sia la “casa madre” che l’A.C.I. sostengono però  di ritenersi libere di gestire libri genealogici “in base alla direttiva EU 174\91“… che mi sono affrettata a cercare, trovando effettivamente una delibera dell’UE che però si riferisce al commercio dei polli.
Avrò trovato la legge sbagliata, non lo so: sarei molto lieta se qualche membro di Alianz Italia mi comunicasse quella giusta, visto che Google non mi trova altro.
Ammettiamo, però, che esista davvero una legge europea che tolga di mezzo il monopolio dell’ENCI: potrebbe essere anche una cosa positiva, viste le critiche che in tanti muoviamo al nostro Kennel Club (anche fosse soltanto per invitarlo ad agire con maggiore serietà).
Ma quando leggo che per avere un pedigree basta mandare 47 euro, una foto e una descrizione del cane… embe’, lì mi cadono proprio le braccia.
Perché  potrei prendere un qualsiasi bastardino al canile, mandare all’A.C.I. la foto di un supercampione di una razza a caso, descrivere il mio cane come uno strafigo… e zacchete, mi ritrovo in mano un pedigree!
Se invece il cane è, che so, un cane dell’Est, o il classico “figlio di Fufi e Bubi” che ad una razza effettivamente somiglia… allora
potrà diventare campione italiano e pure internazionale, visto che l’A.C.I. intende organizzare manifestazioni di ogni genere, a cui parteciperanno tutti ‘sti gran soggetti a cui sono stati appiccicati i documenti guardandoli in fotografia.
Fantastico!

tabella_razzeSembra una barzelletta, ma in realtà non è neppure la prima volta che succede.
Di associazioni “dissidenti”, in Italia e in Europa, ne abbiamo già avute svariate: ce n’era una (belga, se non erro) che si chiamava UCIT o UCIR (non ricordo esattamente) e che rilasciava “pezzi di carta” almeno comprensivi di qualche nome: insomma, almeno genitori e nonni c’erano (tutti regolarmente con nomi tipo Fufi, Bubi, Lilla, Bobo: chi fossero, di chi fossero, dove stessero, non era dato di saperlo).
Guarda caso, tutti i cani venduti da negozi, fiere eccetera come “cani con pedigree” avevano appiccicati questi pezzi di carta che venivano pagati “a parte” (un classico) e che, ovviamente, risultavano del tutto inutilizzabili su qualsiasi terreno.
Potevi iscriverti a un’expo? No.  Potevi registrare una cucciolata? No. Potevi partecipare a una prova di lavoro? Macché.
Bisognava aspettare le manifestazioni organizzate dallo stesso UCIT (o UCIR), che per un paio d’anni effettivamente apparvero… e poi scomparvero nel nulla, penso (e spero) a causa della  carenza di partecipanti.
Ma proviamo a credere a ciò che sostiene l’Alianz, e cioè al fatto che organizzeranno millemila esposizioni, che si occuperanno di pet therapy e agility… e soprattutto, udite udite: riconosceremo gli esiti delle varie malattie genetiche, trascrivendole sul certificato d’origine il risultato, tramite valutazione rilevata da un centro veterinario nostro partenership, controllore ufficiale per A.C.I.- Alianz Italia, su tutto il territorio nazionale, indicandone ove presenti, e non solo, le malattie genetiche latenti nella popolazione canina (testualmente copincollato, errori grammaticali compresi).
Un bell’impegno, eh… visto che partono da cani totalmente sconosciuti, a cui hanno fatto il pedigree basandosi su una foto e di cui non sanno assolutamente nulla.
Cioè: dei cani con pedigree FCI si conoscono almeno tre generazioni di ascendenti, si sa a chi appartiene ogni soggetto, per alcune patologie esistono da decenni le certificazioni ufficiali… e già così è estremamente difficile tenere la situazione sanitaria sotto controllo: immaginate un po’ cosa succederebbe qualora si dovesse avere a che fare con cani tutti sbucati dal nulla.
La situazione poi diventa particolarmente preoccupante quando il cane dell’Est (o prodotto da un qualsiasi cagnaro nostrano, che ovviamente non si è MAI sognato di fare il minimo test, ma neppure di accertare un minimo di tipicità) diventa “campione”: vi immaginate le corse all’accoppiamento di tutti i Sciurmari e le Sciuremarie convinti – magari pure in buona fede – di avere in mano un supercane?
C’è il serio rischio che l’Italia si riempia di solenni bastardini supertitolati, perché sono arciconvinta che ben poche Sciuremarie siano in grado di distinguere un pedigree “reale” da uno farlocco (tant’è che anche tutti i  proprietari di cani con pedigree UCIT erano convintissimi di avere i documenti in regola).
Quindi pedigree, campionati e quant’altro verranno sbandierati ai giardinetti come trofei di incommensurabile valore: e  il cuggino di turno si precipiterà a pensare “WOW! Mi propongono di accoppiare la mia Fufi con un campione italiano! Ma facciamolo SUBITO!!!”
E giù cuccioli fatti assolutamente ad capocchiam e senza alcuna cognizione di causa, che verranno rifilati (magari facendoseli pure pagare, perché ahò, sono “figli di campioni!”) a cani e porci. Canili, preparatevi a un’overdose di nuovi ingressi!

Insomma, se questa cosa prendesse piede potrebbe essere una legnata tremenda rifilata ad una cinofilia già sufficientemente allo sbando.
Per questo, all’inizio, ho detto che “ho resistito a lungo” prima di parlare di questa curiosa novità: perché non mi sembrava giusto dare ulteriore visibilità a qualcosa che potrebbe scatenare il panorama allucinante di cui sopra (ai tempi di UCIT e affini non c’era Internet, non c’erano i social network, non c’era alcun modo per trasformare una pericolosa sciocchezza in un fenomeno di massa: oggi è tutto diverso ed io penso con vero terrore alle Sciuremarie col cane “di razza, ma senza pedigree” che si lanceranno a pesce su quella che sembrerà loro una grande opportunità).
Purtroppo la visibilità se la stanno prendendo da soli, visto che ormai vedo spuntare “Alianz Canine” ad ogni angolo.
Quindi vediamo almeno di rispondere alle domande più frequenti, per provare a fare un po’ di chiarezza:

1) Lo possono fare?
Ma certo che sì! Non c’è nessuna legge che vieti di aprire libri genealogici, di stamparsi in proprio dei certificati, di organizzare manifestazioni e così via. C’è, però, un Ministero cui compete la gestione della cinofilia in Italia, e questo Ministero ha decretato che l’ENCI è l’unico Ente preposto al rilascio dei pedigree (più correttamente: alla gestione dei libri genealogici dei cani di razza pura).
Il pedigree è la carta d’identità del cane: ora, nessuno impedisce a un ragazzino di stamparsi una carta d’identità con il computer di casa e di utilizzarla per giocarci con gli amichetti… ma se provasse a farla passare per un documento ufficiale, le cose sarebbero un po’ diverse. Questi pedigree sono un po’ la stessa cosa.

2) Questi pedigree possono essere considerati “falsi”?
Non esattamente. E’ che non possono essere considerati pedigree, perché gli unici pedigree autorizzati, nel nostro Paese, sono quelli rilasciati da FCI/ENCI. Questi sono un po’ come i soldi del Monopoli: valgono  all’interno del gioco, ma se provi a spenderli in un negozio… be’, di nuovo, le cose cambiano.

3) Questa iniziativa avrà successo?
Ma sicuramente SI!
Farà la gioia di tutti i furbetti che prima comprano il cane “di razza, ma senza pedigree” per risparmiare, ma poi si fanno venire la bava alla bocca se gli dici che non può essere definito “di razza pura”. Adesso potranno sbatterti in faccia un pedigree (e chissenefrega se magari l’hanno ottenuto spedendo la foto di un altro cane…) e dirti che il loro cane è “ufficialmente” di razza.
E pazienza se a deciderlo è stato il signor Vattelapesca, con cultura cinofila Boh, con formazione Chissachilosa eccetera eccetera.
Perché… chi decide se il cane è tipico? Come si fa a vedere (in foto!) se ha un buon carattere? Chi giudica le manifestazioni, quale preparazione avrà? Tutti immensi punti  interrogativi… di cui alle Sciuremarie non potrà frega’ de meno. Basta avere il “pezzo di carta”, il resto è tutto un optional.

3) Ma cosa c’è di male, dopotutto?
Soprattutto il fatto che manchi ogni parvenza di serietà.
I pedigree italiani non sono il massimo per quanto riguarda le informazioni fornite (per esempio, c’è troppo poco sulla salute), ma almeno consentono di sapere chi sono genitori, nonni e bisnonni: e un allevatore serio le indagini sulla salute può sempre farsele in proprio. Inoltre sapere i nomi degli ascendenti è l’unico modo per evitare accoppiamenti a rischio, come quelli in eccessiva consanguineità o quelli tra due cani portatori della stessa patologia ereditaria. Con questi pedigree tutti “di prima generazione”, ogni controllo diventa impossibile: è come tornare indietro di duecento anni.

Insomma, personalmente non sono certo scandalizzata dal fatto che qualcuno voglia proporre un’alternativa all’ENCI: anzi, troverei positivo che potesse esserci più di un Kennel club in Italia, perché la concorrenza induce quasi sempre a lavorare meglio e ad impegnarsi di più. Però questo Club alternativo dovrebbe propormi delle migliorie rispetto a ciò che già esiste: maggiore serietà, maggiori controlli… e non certo una pagliacciata come quella dei pedigree “regalati per Natale” e fatti sulla base di una fotografia.

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Informazioni su Valeria Rossi

Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). CI ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.




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