venerdì , 17 novembre 2017
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Qua la zampa, è Natale: racconto N. 7 – Il Natale più bello

concorsonatale_racconto7“Signorina Gigliola!”, ringhiò Testa Pelata della Porta Accanto. “Stanotte quel suo cagnaccio era di nuovo qui a raspare la porta!”
L’anziana donna, seduta in poltrona con un plaid sulle ginocchia, lo guardò con aria profondamente sconcertata.
“Ma come, ingegnere, ha sentito il cane e non il botto? Qualcuno deve aver dimenticato in giro un fuoco d’artificio di Capodanno… eh, che vuol farci, fra una settimana ci siamo. Lei che progetti ha per il trentuno?”
“Darò un cenone a casa mia, ovviamente”, rispose Testa Pelata della Porta Accanto, raddrizzandosi gli occhialetti sul naso. “E non cerchi di cambiare discorso! Non stiamo parlando di Capodanno, ma di quel cagnaccio che lei si ostina a non cacciare via…”
La vecchietta sussultò. “Cacciarlo via? Santo cielo, no. Pensi che stanotte… era quello che le stavo dicendo, ma lei mi ha fatto perdere il filo… quel fuoco d’artificio è saltato in aria, con un rumore terribile. Per forza che il cane si è spaventato! Poverino, tremava come una foglia quando l’ho fatto entrare…”
“L’ha fatto entrare in casa?”, ripeté allibito Testa Pelata della Porta Accanto.
In quel momento dalla cucina si udì un ticchettare di unghie, e un cagnolino a pelo lungo – nella fattispecie un volpino incrociato con chissà cosa – corse scodinzolando ad annusare le loro scarpe.
“Non è un amore?”, sorrise Gigliola. “Pensi che ieri sera aveva il pelo tutto pieno di nodi, ma io l’ho convinto a saltarmi in braccio e l’ho spazzolato per bene due volte…”
Testa Pelata della Porta Accanto balzò in piedi di scatto, come se la sedia scottasse.
“In questo condominio è vietato tenere animali!”, ululò inferocito. “Chiamerò l’amministratore!” E uscì di casa come una furia, sbattendo la porta.
L’anziana signorina Gigliola sospirò tristemente. Purtroppo era vero; nel suo palazzo gli animali non erano benvoluti. Lei invece li amava tutti, indistintamente, e potendo si sarebbe riempita la casa di cani e gatti. L’unica cosa che la tratteneva era la sua età; sentiva di essere troppo vecchia per farsi carico di creature che alla sua morte sarebbero rimaste “orfane”.
“Bisognerà proprio che tu te ne vada”, disse afflitta, prendendo fra le braccia il simil-volpino e accarezzando per l’ultima volta quel pelo così soffice. “Peccato, avrei tanto voluto passare le feste insieme a te. Comunque”, aggiunse in tono un po’ più allegro, dandogli un buffetto amichevole, “ domani ti compro due scatolette al supermercato e te le lascio nel solito vicolo. Almeno passerai un Natale con la pancia piena.”

Quella sera l’anziana donna andò a letto presto; l’indomani era la vigilia e lei aveva ancora un mucchio di commissioni da fare. Si addormentò cullata dalle luci che danzavano sull’albero. Prima di sprofondare nel sonno, l’ultimo suo pensiero fu per il cane. Da un anno, ormai, gli portava da mangiare nel vicolo sotto casa, e questo sarebbe stato il loro primo Natale. Se solo avessero potuto trascorrerlo davvero insieme…
La svegliò un abbaiare insistente, frenetico, fuori dalla porta di casa. E un altro suono altrettanto martellante, ma più ovattato. Confusa, la signorina Gigliola batté le palpebre. C’era uno strano odore e, dopo qualche istante, capì che non si trattava del tacchino bruciato nel suo sogno. Era un odore vero, reale, e proveniva dal ballatoio!
“Signora, esca fuori!”, gridò una voce maschile fra tutti quei tonfi e l’abbaiare, sempre più disperato, del cane. “C’è un incendio!”
Con un grido soffocato, la signorina Gigliola sgambettò giù dal letto, si infilò una vestaglia e corse fuori, una mano sollevata a coprirsi la bocca.
Appena uscì di casa, il cane le saltò subito in braccio. Fuori c’erano due squadre di pompieri intenti a spegnere il fuoco. Gli inquilini di tutto il piano, pallidi e spaventati, fissavano a bocca aperta i resti della casa di Testa Pelata della Porta Accanto .
“Boooh! Il mio bellissimo appartamentoooo!”, si disperava quest’ultimo. La Signora del Terzo Piano raccontò a Gigliola che, stando ai pompieri, l’albero di Natale dell’ingegnere doveva aver preso fuoco nel cuore della notte.
“Meno male che quel cagnolino ha sfondato il vetro del portone e si è messo ad abbaiare davanti alla sua porta, signora Gigliola! Potevamo morire tutti, se non fosse stato per lui…”
Gigliola aveva le lacrime agli occhi, e non solo per il fumo. Al diavolo il tacchino, i preparativi, al diavolo tutto; lei, il Natale, l’avrebbe trascorso da sua cognata, che abitava in una bella villetta fuori città.
“E con l’anno nuovo troveremo una casa dove lascino stare anche te”, promise, stringendo fra le braccia il cane. Se lui aveva sconfitto la sua paura dei rumori troppo forti per amor suo, allora anche lei poteva affrontare i timori che l’attanagliavano; a ottantasei anni suonati non era ancora troppo tardi per imparare ad amare.
E per tutti e due, quello sarebbe stato certamente il Natale più bello.

Cristina Pezzica

 

 

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