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Qua la zampa, è Natale: racconto N. 13 – Natale è prossimo

concorsonatale_racconto13“Teo come mai  papa’ e mamma  sono in questi giorni così indaffarati attorno a quell’albero che hanno messo in salotto?”
“Artù sei un babbeo, possibile mai che non ti ricordi nulla? Eppure son tre anni ormai che sei arrivato qui, si sta avvicinando la festa che chiamano Natale e a Natale gli umani addobbano l’albero e sotto mettono pacchettini di doni”.
“Ah si ora ricordo e ricordo con terrore che subito dopo arriverà quella brutta festa piena di botti che a me spaventano tanto.”
“Trovami tu una cosa che non ti spaventa, ma io mi domando e dico, proprio a me che non ho paura di niente, doveva capitare un golden fifone dentro casa e sì che ho cercato di addestrarti sin da cucciolo, ma tu niente continui ad andarti a nascondere dietro la poltrona di papà in cerca di protezione: sei la vergogna della razza canina”.
“Senti vecchiaccio, mi son stufato dei continui tuoi rimproveri e spero proprio che babbo natale non ti porti niente quest’anno, non è colpa mia se i botti mi fanno paura, tu sei ormai mezzo sordo, per questo non t’incutono timore”.
“Te lo do io il sordo, io sono un terrier e per natura non temo niente, comunque tornando nel discorso Natale quest’anno spero che mi regalino un bel giochino nuovo, gli altri me li hai tutti rotti tu”.
“Io invece spero solo che mi regalino cose da mangiare, ho sempre tanta fame, anche per colpa tua, che credi che io non veda che mentre a me danno da mangiare le solite crocchette, a te sotto il tavolo ti allungano succosi bocconcini?”

I due continuarono un bel pezzo a a punzecchiarsi, poi decisero di andare a vedere l’albero da vicino, si sedettero e si misero a guardare le luci.
“Teo, lo so che spesso ti faccio ammattire e non rispondo alle tue aspettative, continuando a far disastri e ad aver paura delle ombre,  ma una cosa devo dirtela, sei il mio vecchiaccio preferito e ti voglio bene, buon Natale”
A quelle parole Teo inarco’ leggermente un baffo, quasi come volesse ringhiare, ma disse: “Sei quasi una causa persa, non diventerai mai come un terrier, ma ti voglio bene anch’io, buon Natale fratellino mio”.

Maurizio Mocali

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