giovedì , 23 novembre 2017
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Qua la zampa, è Natale: racconto N. 16 – Controlli pre-affido

concorsonatale_racconto16Babbo Natale odia certe lettere: appannano gli occhiali, bagnano le guance…
Gli ricordano che è solo un vecchio con qualche magia in tasca e tanti giochi da smistare, ma non può fare miracoli.
Sono due giorni che rilegge quel foglio lacrimogeno.
Considerando che in una notte è capace di distribuire regali in tutto il mondo, è un sacco di tempo.
«Capo elfo Abram!» urla.
Un nanetto in calzamaglia accorre, guardingo.
Quando il principale ha quel tono, sono guai.
«Di’ a Xè di prendere lo Schedario Orfani e a Ramù di fare una lista degli adulti che hanno chiesto un cane, da piccoli, e non l’hanno avuto».
Abram si allontana.
«Ah! Di’ a Tesprus di distillare la febbricina».
L’elfo sbianca «Ma Sua natalità, avete vietato di produrla!».
Chi crede che Babbo Natale abbia solo l’espressione bonaria delle cartoline, dovrebbe vederlo in questo momento.
L’elfo corre via.

Caro Babbo Natale,
quest’anno sono stato buonissimo, perché voglio chiederti un regalo importante.
La scuola ci ha portati al canile, ci sono troppi cani senza famiglia.
Non voglio nulla per me, solo che trovi una casa a tutti i randagi del mondo.

Tira su col naso: non può fare a meno di leggerla, perché sa che non potrà esaudirla.
Già prima di chiedere a Jimi la scheda del piccolo, la lettera gli aveva tolto l’appetito (e non può dimagrire, ha un’immagine da mantenere lui).
Ma quando ha scoperto che il bimbo è orfano dalla nascita, abbandonato come i cani che vuole salvare, la sua barba ha subito un’alluvione.

A uno manca una zampa, lo chiamo Tre.
Forse non è bello, ma a me piace.
Trovagli una casa, ti prego.
Leo.

Leo s’affaccia alla finestra.
Ha sempre pensato che il Natale in orfanotrofio, mentre tutti festeggiano in famiglia, fosse la cosa più triste.
Finché ha incontrato Tre, che lo passa dietro le sbarre.
La calza con i dolci della signora Ada sembra un tesoro, in confronto.
Versa lo stesso una lacrima, desiderando un Natale migliore.
All’improvviso, nel cortile spunta un meticcio, seguito dagli altri randagi del canile.
Leo sente l’abbaio che ama, corre fuori.
Le sue tre zampe preferite poggiano sulla neve, accanto a due stivali neri.
«È…» balbetta Leo, risalendo con gli occhi lungo l’abito rosso «Un grande onore».
«L’onore è mio» dice Babbo.

La mattina dopo Leo si pentirà d’averlo pensato, ma sta vivendo un Natale più bello, di quello in famiglia.
Le renne guidano la slitta tra le stelle.
I trecento cani la seguono, abbaiando tra le nuvole.
Tre, seduto al suo fianco, scodinzola.
Consegnano i regali.
In certi camini un cane scende e s’accuccia sotto l’albero.
«Io e i folletti abbiamo sgobbato parecchio, per trovare famiglie adatte alle tue bestiole» spiega il vecchio «Non posso salvare tutti i cani del mondo e anche il tuo canile si riempirà. Ma abbiamo fatto qualcosa».

Capo elfo Abram odia la febbricina: tocca sempre lui, gestirne gli effetti collaterali.
L’infuso provoca uno stato simile all’influenza e un desiderio impellente di scaricare i propri impegni sul primo che capita, pur di andare a dormire.
Non è pericoloso, finito l’effetto ci si sveglia pieni d’energie.
Babbo Natale la usa quando deve occupare il posto di qualcuno per… sveltire delle pratiche.
L’ha proibita perché Tesprus aggiunge strani ingredienti, provocando effetti bizzarri.
L’assistente sociale si è svegliata senza danni.
Il giorno prima ha lasciato l’ufficio a un collega barbuto che si trovava casualmente nei dintorni e che, dopo averle offerto un thè, vedendola pallida, si è proposto per sostituirla.
Adesso, rigenerata, trova le pratiche perfettamente sbrigate.
Anche l’adozione di un bambino, che non ricorda d’aver seguito.
Il gestore del canile, uomo privo di scrupoli, se l’è cavata peggio. Più tardi rinsavirà, trovando le gabbie vuote e trecento pratiche da archiviare.
Al momento si crede un cane e fa i bisogni in giro, tra le risate della gente.
Babbo Natale è stato chiaro: gli effetti dell’infuso vanno gestiti da Abram.
Che sbuffa, schiavo d’una paletta raccogli cacche.

Leo scende dalla slitta.
I regali sono finiti, il cielo s’è fatto rosa ed è rimasto solo con Babbo e Tre.
Il vecchio s’avvicina a una porta, invece che al camino.
Leo gli afferra la mano, triste.
Se non gli ha trovato una casa, Tre non ha speranza.
Una donna apre. Leo pensa sia bella.
Babbo Natale la ricorda bambina: per anni ha chiesto una famiglia.
Quando l’ha vista, nello Schedario Orfani, ha pensato fosse quella giusta.
E quando ha riletto le lettere, in cui chiedeva un cane…
«Lei è Sara» dice, passando la mano del piccolo in quella della donna, con dolcezza «Ha due figli, ma ha visto la tua foto e ha capito di desiderarne un terzo».
La donna prende in braccio Leo, che si sente il dono più prezioso.
«Ormai sei adulta» dice il vecchio.
Ci sono richieste che non può soddisfare, anche se provengono da bravi bambini.
Quando domandano un animale, se la famiglia non è d’accordo, deve deluderli.
I genitori adottivi di Sara erano parecchio cinofobi.
«Ma ho un debito con te».
Con un tempismo da miracolo natalizio, Tre abbaia.
Babbo Natale non ha mai fabbricato un regalo così bello.

Noemi Turino

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