giovedì , 23 novembre 2017
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Qua la zampa, è Natale: racconto N. 17 – Regalo di Natale

concorsonatale_racconto17“Cosa farai da grande?”
Non so più quante volte me l’hanno chiesto! I miei amici non hanno dubbi; Lia per esempio vuole fare la modella, mentre Rob vuole diventare un poliziotto in gamba, anzi, in gambissima (sfido, con quelle zampe che si ritrova…)
Anch’io ho le idee chiare. Da grande tirerò la slitta di Babbo Natale.
Me lo hai raccontato tu che quel signore cicciotto e sorridente, la notte di Natale, fa il giro del mondo per portare i regali a tutti i bambini, su una slitta trainata dalle renne.
Il problema è che le renne non sono veloci e leggere come noi husky. Babbo Natale ha bisogno di una muta di cani da slitta, e io sarò il leader! Non mi credi? Eppure io da grande diventerò veloce, anzi, velocissimo… sì, un giorno anch’io correrò davanti a una slitta! Buonanotte, padroncino, dormi tranquillo. Se arriva Babbo Natale, glielo dico io che le renne…  non sono… abbastanza… ronf… zzz…
Uh?! Ma come, è già mattino? Che figura… dovevo stare sveglio e invece mi sono addormentato come una pera cotta! Hey padroncino, dove sei finito? Sento la tua voce giù in salotto e mi precipito subito da te, ma lungo la strada vedo qualcosa che mi distrae. Evviva! Fuori è tutto bianco, stanotte ha nevicato! Andiamo a giocare, padroncino? Ti prego, ti prego, ti pre- cosa dici? Quel regalone è per me? Cerco di aprirlo, ma i miei dentini sono ancora piccoli, non ci riesco! Aiutami, padroncino!
Ed ecco… davanti ai miei occhi appare una slitta! Com’è bella! Sembra quella di Babbo Natale! Oh, padroncino, che regalo fantastico mi hai fatto! Vieni qua che ti sbaciucchio tutta la faccia, anche se tua mamma dice che ti attacco i germi (ma cosa saranno mai questi germi? Io non li ho mai visti!). Dai, andiamo subito a correre sulla neve!

Da piccolo avevo paura del veterinario. Lia mi aveva detto che il veterinario era altissimo e tutto bianco, e io me lo immaginavo simile allo Yeti. Poi tu mi hai detto che che il veterinario era buono e mi avrebbe anche dato dei biscottini. Mi sono fidato di te, padroncino, e ho fatto bene. Lo sapevo che avevi ragione tu.
Ora che sono grande mi sembra tutta una sciocchezza. Eppure… in autunno c’è stato un momento – quando il veterinario ha detto quelle parole, “ernia del disco” – in cui guardandolo ho visto di nuovo lo Yeti della mia infanzia. E anche tu, padroncino, devi averlo visto, perché i tuoi occhi si sono riempiti di lacrime. Però sei stato più coraggioso di me; non ti sei neppure messo a tremare (anche se ultimamente le mie zampe dietro non tremano solo di paura).
Come vorrei poter correre ancora sulla neve con te, padroncino. E’ il mio desiderio più grande. Da piccolo credevo in Babbo Natale, ma se lui esistesse, vorrei tanto che potesse guarirmi. Vorrei trainare di nuovo una slitta. Però non sono triste… per me, domani, sarà ugualmente un bellissimo Natale, perché al mio risveglio ci sarai tu ad accarezzarmi. Buonanotte, adorato padroncino mio.
Zzzz… eh? Cos…? Oh, padroncino, è già ora di alzarsi? E va bene… le zampe dietro mi fanno un po’ male, ma tu mi aiuti, come sempre, a rimettermi in piedi. Hai anche insistito per spostare la tua stanza al pianoterra, così non devo fare le scale. Ecco l’albero, e sotto una pila di regali! Dai padroncino, aprili; io ti guardo scodinzolando felice. Ma… quel regalo lì,  con i fiocchi di neve sulla carta… dici che è per me? Aprilo, sono curioso!
Dentro il pacchetto c’è uno strano coso metallico con delle ruote. Non è una macchinina, è troppo grande… che sia un camion? Ah, devo sedermici sopra? E va bene… adesso mi allacci qualcosa intorno ai fianchi e io ti guardo senza capire. Che succede, padroncino? Questo regalo non lo capisco.
E che vuol dire “corri”? No, padroncino, ti sbagli! Io non posso correre… non te lo ricordi più? Io… non…
Muovo qualche passo esitante e il “coso” con le ruote mi viene dietro. Sulle prime fa un po’ paura, sembro Terminator, ma presto mi ci abituo. Così le zampe dietro non mi fanno più male. Mi accompagni fuori, sulla neve, e io accelero, aspettandomi di cadere da un momento all’altro. E invece… meraviglia delle meraviglie! Sto correndo di nuovo! Vedo la neve e gli alberi sfrecciarmi intorno, mentre il “coso” mi segue come una strana slitta fantascientifica. Evviva! Non riesco a crederci, posso ancora correre! Oh, padroncino, quanto ti voglio bene! Questo è il più bel regalo che tu mi abbia mai fatto… okay, dopo la slitta vecchia. Però questa qui è ancora più moderna, metallizzata, e poi… posso portarla sempre con me, anche in casa!
Devo assolutamente far vedere il mio regalo a Lia e a Rob!

Nevica sempre più fitto e io corro tra i fiocchi, li vedo danzare intorno a me, leggeri e silenziosi.
Padroncino, non startene seduto per terra. Guarda come sono veloce!
Perché piangi?
Non sono andato lontano. Sono sempre qui. Non mi vedi?
Singhiozzando, accarezzi la croce di legno che hai piantato nel terreno. Allora mi avvicino a te e ti sbaciucchio la faccia, come facevo quand’ero piccolo.
Non essere triste, padroncino.
Soffrivo tanto, stavo male; non riuscivo nemmeno più a tirare la mia splendida slitta da astronauta, che con gli anni è diventata tutta arrugginita ma resta comunque bellissima.
Credevo che non mi sarei neppure alzato dal tappeto, il giorno da Natale… e invece, grazie a te, posso correre ancora una volta, più veloce del vento, davanti a una slitta che ha il colore dell’arcobaleno. Grazie per aver realizzato il mio sogno anche quest’anno, padroncino. Ti voglio tanto bene.

Cristina Pezzica

 

 

 

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