giovedì , 23 novembre 2017
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Qua la zampa, è Natale: racconto N. 18 – Caro Babbo Natale…

concorsonatale_racconto18Caro Babbo Natale,
e ringrazia che scrivo “caro” perché sono educato e formale!.
ce la metto tutta per sorridere e non rovinare, almeno per i bambini,  quella che una volta era “la poesia delle Feste”, ma mi riesce sempre meno bene.
Sto invecchiando probabilmente.
Tu hai la barba bianca e non sei  più un giovanotto e allora forse mi capisci, almeno un po’.
Il fatto è che sto invecchiando in una “prigione” senza aver fatto nulla per esserci rinchiuso.
A questo punto penserai :  “Già dicono tutti così…”, però nel mio caso è proprio la verità.
Nemmeno posso sperare nei “domiciliari” per l’età o la buona condotta, perché io una casa proprio non ce l’ho.
Già vedi questo è il mio problema.
Forse nemmeno l’ho mai avuta una casa perché per quanto vada indietro con la memoria non riesco a ricordarmela.
Avrei dovuto chiedere meglio ai miei fratelli quando erano con me, ma sai allora eravamo cuccioli, chi aveva tempo per farsi domande?
Arrivava la ciotola e dovevi mica perderti in tante riflessioni se no te la trovavi “spazzolata”; altra gara era per la carezza, solo i più svelti e ruffiani riuscivano ad averla …
Non dico che non ci stessi bene in loro compagnia, soprattutto era piacevole dormire in un mucchione caldo.
Magari è che non ero tanto sveglio, ma quando i primi di loro se ne sono andati non mi sono preoccupato, anzi la gara per la ciotola e la carezza avevo più possibilità di vincerla, così ero quasi “contento”.
Che scemo vero?
Dopo un po’ ho iniziato a fiutare la possibile fregatura: quando arrivavano quelle persone e se li prendevano in braccio per portarli via era tutto uno sprecarsi di sorrisi, c’era aria di eccitazione e festa.
Per farla breve di sette, forse otto che eravamo, ero distratto e non ho mai contato bene, nel giro di qualche tempo sono rimasto solo io.
Ogni tanto arrivano altri sconosciuti, mi guardano, sorridono e … passano oltre.
Qualche box più in là si sentono voci gioiose ed emozionate.
Dopo un po’ ripassano con un fardello scodinzolante fra le braccia e negli anni ho fatto caso che a questo punto difficile che guardino di nuovo dalla mia parte e, se capita,  sono mezzi sorrisi frettolosi e pure un po’ imbarazzati quelli che mi rivolgono.
Già, queste cose negli anni le impari a notare, cominci a capire che quello “strano rituale” è una fortuna per chi gli capita. Poi capisci che a te c’è sempre meno possibilità che succeda.
Che sia per colpa mia?
Se una colpa ce l’ho non so quale sia, mi sono pure specchiato in una pozzanghera che c’era nello sgambamento l’autunno passato … non sarò un campione di bellezza, ma nemmeno faccio schifo!
Ho pensato al mio carattere, pure in questo caso non vedo niente di strano, all’inizio abbaiavo per chiamare le persone da me, forse non si erano accorte, poi ho pensato “un abbaione chi lo vorrà mai” e da allora mi trattengo.
Però così non so come fare perché si accorgano di me, mi appiccico alla grata che dà sul passaggio e scodinzolo per farmi notare, ma più che quel sorriso imbarazzato non riesco ad avere, anzi, negli ultimi anni mi sembra che davanti al mio box ci passino più veloci, quasi fossi invisibile.
Ecco perché ti scrivo, caro Babbo Natale e questa volta il “caro” è proprio sul serio perché spero che tra “vecchietti”, come siamo oramai tutti e due, ci sia una qualche intesa.
Non è che sono morto e nessuno me l’ha detto?
E se invece sono ancora vivo, non è che visto che una volta consegnati i regali, la slitta ti si svuota e ci trovi un posticino per me?
Quando ti riposerai del gran lavoro di questi giorni io sarò buono  e silenzioso vicino a te, non ti accorgerai nemmeno che ci sono, a meno che tu voglia un po’ di coccole tutte per te (in questo sono bravo sai) !
Insomma come regalo di Natale mi piacerebbe avere una casa anch’io … e se c’è posto a casa tua … ci faremo compagnia.
Gozzo

Laura Facciolo

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