martedì , 21 novembre 2017
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Ode al cane cognitivo

sediadi VALERIA ROSSI – Io lavoro tutti i giorni con cani diversissimi l’uno dall’altro: grandissimi o piccolissimi, intrepidi o timidi, cuccioli o anziani, maschi o femmine. Ognuno di loro riesce ancora a stupirmi, anche dopo quarant’anni di cinofilia; ognuno di loro, ogni santo giorno, mi insegna ancora qualcosa; ognuno di loro mi mostra lati diversi della mente canina, delle sue capacità di apprendimento e di cooperazione, insomma di tutto quello che normalmente si intende con “cognitivismo”.
Poi, però, torno a casa: e mi viene incontro il vero e proprio TOP del cognitivismo. Il cane intelligente per antonomasia. Qualcuno che, anche se al campo avessi lavorato con mille cani, riuscirebbe a darmi quel quid in più per convincermi davvero che il cane è un essere geniale e che dovremmo sempre inchinarci al suo cospetto.
Perchè quella che ritrovo ogni giorno tornando a casa è una cagnina piccinina, ma dal cervello spropositato. Una che…

a) a Savona abitavamo al terzo piano, quindi normalmente si saliva in ascensore. Le rare volte che facevamo le scale a piedi lei si fermava ad ogni piano sullo zerbino di sinistra e guardava speranzosa la porta, pensando di essere arrivata a casa. Vabbe’ – pensavo io – è abituata all’ascensore e quindi non ha mai avuto modo di farsi una mappa mentale dei vari piani.
Ora è dallo scorso agosto che abitiamo a Villastellone, al primo piano: l’ascensore neppure c’è, perché questa è una casetta a due piani in tutto. E la Bisturi, che esce almeno quattro-cinque volte al giorno e che fa sempre le scale, non essendoci alternativa, si ferma ogni santa volta a pianterreno e guarda speranzosa la porta dei vicini di sotto. Quando le dico “Su, devi salire ancora!” mi guarda col fumetto che dice “Ah, sì? Pensavo di essere arrivata!”;

attapirata2b) io ho un cane e due gatti. Ho sempre avuto, in vita mia, almeno un cane e un gatto, perché li amo entrambi e non saprei privarmi di nessuno dei due. Sono arrivata anche ad avere in casa tre cani e quattro gatti, e questo a volte comporta qualche difficoltà nelle comunicazioni, perché bisogna far capire ad ognuno di loro quand’è che parli con lui. Premettere sempre il nome ad ogni cosa che si dice è già una buona cosa, ma a volte non basta: per esempio, se un animale ne combina qualcuna e tu perdi la pazienza e tiri un urlaccio, è abbastanza facile che ci restino male tutti. E non è giusto. Allora mi sono sempre studiata frasi diverse e toni di voce diversi per ogni membro della famiglia, e ha sempre funzionato.
Anche adesso lo faccio e anche adesso funziona. Con le gatte. Se Venerdì butta per terra un telecomando e le urlo “PIANTALA con quel cavolo di Zampomatic!”, Nemesi rimane impassibile (anzi, le sberluccicano gli occhietti, perché è bastarda dentro e ci gode quando sgrido sua sorella).
Se Nemesi si attacca alle tende e le dico “SMETTILA SUBITO!”, Venerdì non fa una piega: al massimo si dà una lavatina, che per i gatti è l’equivalente del fischiettare con aria indifferente.
Se urlo a Bisturi “BASTA leccare i piatti in lavastoviglie!”, le gatte non scappano, anzi arrivano in cucina per vedere se possono dare due slappatine anche loro.
In compenso Bisturi si fionda nel kennel ogni volta che dico Piantala, Smettila, Basta e qualsiasi altra cosa in tono leggermente alterato. L’altra sera si è fiondata nel kennel attapiratissima perché ho detto “Ma vaffanculo” a Berlusconi in televisione.
Ogni santissima volta che ce l’ho con chiunque (con le gatte, col figlio, con la televisione, col PC, col telefono…) devo spiegarle che no, non sono arrabbiata con lei; che non la ucciderò; che può uscire dal kennel perché al massimo prenderà le solite coccole e non una pallottola in fronte;

c) ogni santa volta che capisce (non sempre alla prima, eh…) che non sono arrabbiata con lei, la Bisturi viene a dirmi quant’è felice di questa scoperta: e per dirmelo passa sotto la scrivania e poi tenta di saltarmi in braccio. Tenta, perché saltando appunto da sotto si incrania regolarmente nel ripiano della scrivania (che è sempre stata quella, da quando lei è arrivata in questa famiglia. Ma anche se fosse una scrivania diversa, un ripiano ce l’avrebbe comunque, e saltare da sotto in su comporterebbe sempre l’andarci a sbattere). E non è che ci sbatta piano: fa proprio

SDENGGGGGG!!!

e penso che se non fosse uno staffy si sarebbe già suicidata, o almeno procurata una serie di commozioni cerebrali. Invece, essendo uno staffy ed avendo il cranio di acciaio puro, ogni volta fa per un attimo la faccia perplessa; poi le si illumina tutto il muso e le appare il fumetto con scritto “Oh, cazzo! C’era il ripiano! Dovevo fare il giro!”;

d) a molti dei miei cani, quando io non la stavo occupando, era piaciuta l’idea di saltare sulla mia sedia. Che ha le ruote, come tutte le sedie da ufficio.  Tutti i miei cani precedenti (compreso il mio precedente staffy), quando la sedia gli partiva via da sotto il culo e li mandava a schiantarsi contro il muro, o contro la scrivania o contro qualsiasi altra cosa, desistevano e non ci salivano mai più.
La Bisturi continua da sempre a saltarci sopra e a schiantarsi contro la scrivania: dopodiché scende e guarda la sedia col fumetto che dice “Ahò, ma perché ti sei mossa? Non mi sarei MAI aspettata un simile scherzo da parte tua!”.
Il fatto che la sedia le faccia lo stesso scherzo almeno tre-quattro volte al giorno non le sfiora neppure l’anticamera del cervello  (“Quale cervello?” chiede solitamente il figlio, a questo punto);

attapiratae) la  Bisturi ha paura dei botti. E vabbe’, succede a molti cani. Piuttosto vicino al campo, purtroppo o per fortuna, non saprei (è una fortuna perché permette desensibilizzazioni “automatiche” nei cuccioli, una sfiga perché non potendo prevedere e gestire i botti non è possibile programmare desensibilizzazioni sensate negli adulti fobici), c’è una fabbrica di fuochi artificiali, che spesso prova i propri prodotti. Si va quindi dal PING del petardino allo SBANG!!! di alcuni fuochi, talmente forte che a volte sobbalziamo anche noi umani. Ho dovuto abbandonare una cliente, una ragazza carina e simpatica con una cagnolina carina e simpatica (una staffy, guarda caso) perché ormai, appena arrivava al campo, si metteva a tremare come una foglia anche se non si sentiva alcun botto.
Ha fatto un’associazione negativa purtroppo irreversibile e non ho avuto altra scelta se non quella di dirle di iniziare a casa la desensibilizzazione e di tornare quando e se avrà avuto successo.
Anche la Bisturi ha fatto l’associazione: ma a modo suo. Lei scende dalla macchina tutta pimpante, entra in campo fiduciosa, si fa due corse… dopodiché basta che una macchina sulla strada faccia uno scoppiettio, o anche solo che un umano tossisca… e allora le si accende la lampadina: “Ahhhh!!! Ma siamo in quel postaccio dove sparano tutti!”. E si caga sotto.
Se in campo c’è qualche umano, allora ritrova il buonumore e va a salutare tutti saltando loro in braccio, col fumetto che dice “coccole coccole coccole!”. Almeno finché non si sente di nuovo qualche rumore sospetto (tipo, che so, ciotola che cade): al che si butta giù di faccia e corre verso la macchina, perché si è di nuovo ricordata di essere in quel postaccio dove sparano tutti.

f) confesso: sono un’allungatrice di bocconcini dalla tavola. Lo so che non si dovrebbe, ma a me pare brutto che il cane debba subire un’overdose di profumini ed assistere al pasto degli umani senza poterne godere affatto. Ho quindi (da sempre, con tutti i miei cani) stabilito una regola precisa: se stai seduto tranquillo al mio fianco, alla fine del pasto qualcosina arriverà. L’importante è che tu non allunghi zampe, non dài musate, insomma non rompi: aspetta senza dar fastidio e sarai premiato.
La Bisturi ha inteso la cosa in questo modo: 1 – passa sotto il tavolo e mi appoggia il muso in mezzo alle gambe. A volte lo fa così delicatamente che neppure la sento, e se per caso abbasso lo sguardo mi capita di sobbalzare vedendo due occhi in un posto dove normalmente non si dovrebbero avere occhi. “BE’?!?” le dico, a quel punto. E lei capisce al volo (dopo più di un anno che è con me  e che questo succede due volte al giorno, “al volo” è forse un leggero eufemismo: comunque, capisce) ed esce da sotto il tavolo; 2 – fa in giro e mi appoggia il muso sulle gambe, però di fianco. La mia reazione (sempre due volte al giorno, da un anno) è sempre: “NO! Non va bene neanche così! Stai SEDUTA e ASPETTA!”; 3 – “Stai seduta e aspetta”, per lei, è sinonimo di “ABBAIA!”. Quindi abbaia. Mia severissima risposta: “NO! Zitta e a cuccia!”; 4 – “Zitta e a cuccia” per lei significa “chiudi il becco, ma torna sotto il tavolo e ritenta l’approccio di cui al punto 1”. Ed è esattamente quello che fa;
5 – dopo 3-4 volte che si ripete tutta la trafila dal punto 1 al punto 5, si siede al mio fianco in silenzio e aspetta. Anche se ormai c’è poco da aspettare, perché ho finito di mangiare: quindi il bocconcino arriva.

calmingg) la Bisturi ha grande soggezione delle gatte e manda loro una compilation di calming signals che per le gatte, ovviamente, non significano nulla. Quindi la cacciano dal divano, le fregano il cibo, giocano con la sua coda, insomma fanno lo stracazzo che vogliono con lei e di lei. E lei insiste a mandare segnali calmanti a tutto spiano.

INTERPRETAZIONI COGNITIVE

Per caso vi è sorto il dubbio che io abbia un cane scemo? Sbagliatissimo!
Basta dare le giuste interpretazioni e balzerà agli occhi il fatto che la Bisturi, in realtà, sia geniale.
Infatti:

a) il piano terra è più comodo da raggiungere del primo piano: quindi quello che lei vuole dirmi, fermandosi sul primo zerbino che trova, è: “Perché non ci trasferiamo qui?”

b) attapirarsi ad ogni minimo cenno di incazzatura umana, anche quando è rivolta alla televisione, non è scemenza e neppure cordardia: è empatia. Se girano le palle a me, girano anche a lei. Ecco perché fa la faccia infelice: perché condivide i miei sentimenti.

c) diciamolo, ‘sta scrivania è un fastidioso ostacolo al suo lecito desiderio di saltarmi in braccio ad ogni pie’ sospinto. Ben conscia, cognitivamente, di avere la capoccia d’acciaio, lei tenta – giustamente – di demolirla (e prima o poi ci riesce, ne sono consapevole anch’io);

d) volare attraverso la stanza sulla sedia a rotelle le piace e la diverte. Punto. Il fatto che alla fine si schianti contro il tavolo o contro il muro è un piccolo effetto collaterale trascurabile: dopotutto anche noi umani ci divertiamo sull’ottovolante, anche se fa paura. E noi non abbiamo nemmeno la capoccia d’acciaio;

e) il fatto di non ricordarsi che al campo si potrebbero sentire dei botti è semplicemente ottimismo: spera che oggi nessuno spari e quindi è fiduciosa. Il fatto di cagarsi sotto per un colpo di tosse è pura e semplice prudenza;

f) tutta la bibliografia cinofila (compresa la mia) vi dirà che a tavola faccio la cosa giusta, ovvero che rinforzo col bocconcino il fatto che finalmente si sia seduta tranquilla in attesa. Questo, però, funzionerebbe con un cane normale, e cioè meno geniale e meno cognitivo della Bisturi. Con lei, al contrario, vengono rinforzati TUTTI i passi dal punto 1 al punto 5. Ed è per questo che li ripete tutti ogni giorno, due volte al giorno.

g) la Bisturi sta cercando di insegnare le lingue alle gatte: vorrebbe che imparassero a parlare correttamente il canese. Sono loro che non ci arrivano.

ancoraE’ vero o no, che vista così la cosa assume tutto un altro aspetto? E’ vero o no, che ho una specie di Einstein a quattro zampe?
Il figlio, scuotendo tristemente la testa, sostiene di no.
Qualche giorno fa, quando la Bisturi grattandosi ha fatto cadere la tendina sottilissima che chiude il kennel morbido, si è convinta di essere chiusa dentro (in realtà bastava spingere per uscire: la tendina peserà dieci grammi) e si è messa a uggiolare chiedendo che qualcuno le aprisse, le ha rivolto il peggiore insulto che credo si possa rivolgere a un cane: “Sei troppo scema PERFINO per essere uno staffy”.
Ma il figlio, di cognitivismo, non ne ha mai capito nulla.

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Informazioni su Valeria Rossi

Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). CI ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.




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