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Storia di una fiducia malriposta

manginiout1di VALERIA ROSSI – Questo è un articolo che non avrei mai voluto scrivere, per mille motivi.
E’ anche qualcosa che mi costa moltissimo scrivere e che, con ogni probabilità, avrà fastidiosi strascichi che potranno anche danneggiarmi personalmente. Però, siccome a tutto c’è un limite, ritengo che sia mio dovere scriverlo, per evitare che qualcun altro pecchi della clamorosa ingenuità di cui mi sono macchiata io (sì, proprio “macchiata”, perché alla mia veneranda età dovrei essere diventata un po’ più furba).
Sto parlando di Claudio Mangini, che ho sempre ritenuto un vero amico e che per questo ho difeso a spada tratta da tutti gli attacchi, fin dai tempi dei due servizi delle Iene che lo dipingevano come un truffatore di bassa lega, pur non avendogli mai potuto contestare nulla sul lato cinofilo e in generale sui suoi rapporti con gli animali (intesi in generale, visto che – come animal trainer – lui ha che fare con molte specie diverse).
Purtroppo, recentemente, ho scoperto che le Iene tutti i torti non li avevano: o perlomeno, ho avuto modo di toccare con mano, non sulla mia pelle ma su quella di altri due amici, che almeno una delle storie citate in quei servizi era probabilmente vera… visto che si è ripetuta tale e quale.
Continuano a non entrarci (se non indirettamente) i cani né gli altri animali: ma quando le cose succedono a persone che conosci, brutto ma vero, ti fanno un effetto assai diverso da quando le vedi in TV.
E soprattutto: sui personaggi che vedi in TV ti si possono raccontare storie credibili (il muratore che non è stato pagato perché aveva fatto un pessimo lavoro, il signore che sostiene di aver lavorato senza ricevere un centesimo perché in realtà aveva fatto solo danni… e così via), specie se sei un bravissimo affabulatore (e Mangini lo è), mentre le persone e le storie che conosci personalmente sono un po’ più difficili da manipolare a proprio piacimento.
In pratica, ciò che è successo (di nuovo) è che Mangini ha illuso due ragazzi da lui formati (e ci ha provato con altri due), prospettando loro una possibilità lavorativa che in realtà non esisteva, presso un suo ipotetico centro cinofilo che a sua volta esisteva solo nella sua fantasia.
Il che, detto così, può sembrare una cosa quasi veniale, ma in realtà ha comportato gravissimi disagi ai protagonisti, visto che hanno lasciato case, lavori, insomma tutto ciò che avevano, per ritrovarsi con un pugno di mosche in mano.

manginiout3Claudio Mangini resta, a mio avviso, una persona di grandissimo talento con gli animali e il suo meccanismo “cani tutor” resta – l’ho sempre detto e lo ribadisco con la massima convinzione – l’unica VERA innovazione cinofila degli ultimi vent’anni (a dir poco).
E’ una cosa fantastica, rivoluzionaria, che funziona meravigliosamente e può davvero risolvere, e in tempi piuttosto brevi, gravi casi di aggressività inter- e intra-specifica.
Purtroppo lo spessore morale della persona che l’ha creato non si è rivelato alla stessa altezza: e su questo ognuno è liberissimo di pensarla come vuole.
Qualcuno potrà ritenere che la Gioconda non diventerebbe certo una crosta se si scoprisse che Leonardo da Vinci era un ladro o un truffatore; qualcun altro potrebbe pensare che, se mai si scoprisse una cosa simile, troverebbe quel quadro un po’ meno affascinante.
La mia posizione sta un po’ nel mezzo: penso che la Gioconda rimarrebbe un capolavoro, però mi darebbe un po’ fastidio guardarla.
E di sicuro, se Leonardo decidesse di fare un tour per l’Italia presentando le sue opere e mi chiedesse di fargli da addetto stampa, non accetterei.

manginiout2Perché ho deciso di parlare pubblicamente dei fatti sopra riportati (tra l’altro accaduti più di un mese fa)? Perché non mi sono fatta gli affaracci miei, visto che in fondo i cani c’entrano ben poco?
Perché purtroppo, poco prima di Natale, una delle persone rimaste scottate ha espresso pubblicamente, su FB, la propria riprovazione: ed è stata ricambiata con clamorose menzogne contro-accusatorie (poi cancellate: ma intanto avevano fatto il giro del web…), compresa quella secondo cui l’associazione “Cani tutor” sarebbe naufragata per colpa sua.
Non è così: quella persona aveva già lasciato l’associazione prima ancora che si tenesse l’assemblea costituente, e l’aveva lasciata proprio perché era stata illusa e poi fregata.
Il motivo per cui, dopo l’assemblea, non è stata effettivamente costituita l’associazione è stato proprio il fatto che Mangini “ci avesse rifatto” con la seconda persona, in modo ancor più eclatante.
Anche su questa seconda persona, ovviamente, è stata costruita una storia molto lontana dalla realtà. E sinceramente io non ce la faccio proprio più a leggere le clamorose palle che quello che ritenevo un amico va raccontando su altri miei amici (persone che fino a poco fa Mangini stesso descriveva come suoi pupilli, suoi “figliocci” e così via) nel tentativo – forse ormai disperato, direi – di salvare la propria immagine.
Non ce la faccio più perché mi sento, almeno in parte, responsabile di quanto è accaduto.
Perché ho sicuramente contribuito, con i miei articoli e con la mia presenza ai seminari che ho tenuto con Claudio, a far pensare che lui fosse una persona affidabile, ingiustamente fatta oggetto di una gogna mediatica che non meritava.
Quello che sta succedendo adesso mi pesa anche perché mi chiedo quanta colpa io abbia in ciò che è successo: e siccome questo pensiero non mi fa dormire da settimane, credo proprio di dover fare pubblica ammenda e di dover dichiarare che ci sono cascata come una polla, che gli ho offerto amicizia e fiducia e che ho creduto a quella che oggi, purtroppo, si è rivelata una montagna di balle.
Qualcuna di queste balle, per carità, l’avevo anche intuita: non sono poi così deficiente.
Però ero convintissima che il suo fosse solo un innocuo – forse un po’ infantile, ma innocuo – tentativo di rivalsa contro le Iene (a suo dire imbeccate e manovrate dalla concorrenza cinematografica).
Ho creduto che si autoincensasse un po’ troppo, che millantasse amicizie importanti e successi strabilianti solo per crearsi un’immagine “strafiga” che contrastasse con quella di truffatorino da quattro soldi che i media gli avevano cucito addosso.
Non mi sono mai resa conto che si trattasse di altro. Ero in buona fede, ma questo non può bastare: perché c’è il rischio che altri ingenui soffrano solo perché io non ho avuto il fegato di dire quanto sono stata stupida.
E allora lo dico forte e chiaro: sono stata una stupida.
Una fra tanti, purtroppo: ma se i primi “tanti” hanno ormai capito tutti con chi avevano a che fare, c’è il serio rischio che nuovi “tanti”, se nessuno parla, facciano la fine dei primi.
Per questo ho deciso di parlare.
Non c’è bisogno, credo, di entrare troppo nei dettagli, né di fare nomi: basti sapere che Claudio Mangini non è una persona sincera, pur rimanendo persona di talento e pur avendo inventato l’equivalente di una Gioconda cinofila, e cioè i “cani tutor”.
Quello che accadrà d’ora in avanti non mi è noto: spero vivamente che gli educatori che hanno potuto formarsi su questo metodo continuino ad utilizzarlo, perché è davvero un metodo che se non fa i miracoli, ci picchia vicino.
Spero (soprattutto) che nessuno approfitti di questa storia per fare di tutta l’erba un fascio, sputtanando anche il metodo solo perché il suo creatore non si è rivelato una persona stimabile come avevamo creduto in molti: anche se temo che accadrà, visto che in questo ambiente ci si avventa sempre come avvoltoi su qualsiasi appiglio che possa gettar fango sulla concorrenza, anche quando questo comporta l’infischiarsene allegramente del bene dei cani.
E’ per questo motivo che, inizialmente, avevo preferito tacere: perché mi farebbe davvero male al cuore che i “cani tutor” non potessero più essere di aiuto in tanti casi difficili. Ma se devo mettere sui piatti della bilancia i benefici del metodo e la possibilità che altre famiglie finiscano vittime di illusioni che devastano le loro vite… allora non ho dubbi, mi dispiace.
Poi, per carità: so benissimo che le capacità affabulatorie di Mangini riusciranno a convincere qualcun altro.
So che probabilmente si inventerà qualche sgradevole storia su di me, così come l’ha inventata su tutti quelli che l’hanno attaccato finora.
So che parlerà di tradimenti e complotti (lo fa sempre) e so benissimo che qualcuno ci crederà: dopotutto io stessa ho creduto a tutte le sue storie sugli altri.
Però, se non altro, i prossimi che dovessero essere abbindolati non lo saranno con la mia complicità.
E per quanto questo non basti, siccome la giustizia assoluta non è di questo mondo, devo farmelo bastare per forza.

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Informazioni su Valeria Rossi

Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). CI ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.




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