giovedì , 23 novembre 2017
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Qua la zampa, è Natale: racconto N. 23 – Sorpresa natalizia

concorsonatale_racconto23Nella confusione del Natale, fra regali, visite agli amici, auguri e spettacoli, è facile dimenticarsi qualcosa. Ancora più facile è smarrire qualcosa. E ritrovare qualcosa che si è perso è praticamente impossibile.
Ma a volte, a Natale, può succedere anche di trovare qualcosa di inaspettato…
Antonio era fuori di sé. Aveva perso l’anello di Tiziana. Da qualche parte, nel tragitto dall’oreficeria a casa sua, il pacchetto doveva essergli scivolato di tasca – oppure qualche ladro ne aveva approfittato per rubarglielo! Ormai l’orefice era chiuso, e, comunque, lui non aveva i soldi per un altro anello.
E adesso cosa faccio?
Aveva programmato tutto, la dichiarazione, la musica in sottofondo … quella avrebbe dovuto essere una vigilia di Natale speciale per lui e per la sua fidanzata, e invece sarebbe stato il fiasco più clamoroso che si fosse mai visto al mondo, se non riusciva a trovare quel benedetto anello.
In preda al panico, decise di rifare la strada al contrario, anche se non aveva molto tempo. Mancava appena un’ora al suo appuntamento con Tiziana.
Percorse un marciapiede, poi un altro, guardando invano da entrambi i lati. Ogni tanto si sporgeva per controllare se il pacchetto non fosse caduto in qualche tombino. Ti prego, fa che mi sia caduto qui e non l’abbia raccolto nessuno…
Giunto al semaforo davanti alla rosticceria, si disse che forse aveva perso lì il suo anello. Le serrande erano abbassate, ma all’interno c’era ancora la luce accesa. Antonio stava per attraversare quando i suoi occhi caddero sulla macchina posteggiata lì accanto.
Non era stato il modello, il colore o la cilindrata del’auto a catturare la sua attenzione, ma un movimento discreto, rapidissimo, all’altezza della ruota. Sorpreso, Antonio si chinò per vedere meglio. Non si era sbagliato; un gattino microscopico, il più piccolo che avesse mai visto, era intrappolato fra lo pneumatico e il parafango. Ma come c’era finito, lì dentro?
Si guardò attorno nella speranza di vedere la madre, ma altri gatti nei paraggi non ce n’erano. Era un mistero come un gattino così piccolo potesse essere arrivato fin lì da solo. Antonio pensò che dovevano averlo abbandonato. E adesso, se nessuno lo tirava fuori, quando il proprietario dell’auto fosse tornato e avesse messo in moto…
“Vieni, micino”, disse Antonio, allungando una mano verso il povero piccolo. “E’ pericoloso.”
Spaventato, il gattino si ritrasse e cercò di graffiarlo, soffiando. Allora Antonio ebbe un’idea; si slacciò la stringa di una scarpa e la fece dondolare davanti alla ruota dell’auto.
Dopo un attimo, il gatto tornò ad affacciarsi. Nei suoi occhioni la paura cedeva lentamente il passo alla curiosità. Miagolò con voce flebile e allungò una zampina per afferrare la stringa, che Antonio continuava a dondolare.
“Vedi? Non voglio farti del male.” Con l’altra mano si avvicinò cautamente al micio. Lui lo teneva d’occhio, però con sempre meno diffidenza, e alla fine gli permise addirittura di accarezzarlo. “Bravissimo. Adesso ti tiro fuori da qui.”
Ci volle un po’ di pazienza, ma finalmente Antonio riuscì nell’impresa. Come se avesse capito di dovergli la vita, il gattino strofinò la schiena contro la sua mano, facendo le fusa.
Intanto però la rosticceria aveva chiuso le saracinesche. Antonio guardò l’orologio, e per poco non gli prese un colpo. Altro che “un po’ di pazienza”… era l’ora del suo appuntamento con Tiziana e lui era più inguaiato di prima! Adesso non aveva neppure il tempo di lasciare il gatto a qualche rifugio per animali. Se lo mise in tasca – era poco più grande del pacchetto dell’oreficeria – e si precipitò a casa, trafelato.
“Tiziana, amore, scusa! Ho fatto un po’ tardi…”
“Finalmente, Antonio! Cominciavo a stare in pensiero!”
“Scusami, è che ti avevo preso una cosa…”
In quel momento, il gattino cacciò fuori la testa dalla tasca del cappotto. Tiziana allibì.
“Che amore!”, esclamò, prendendolo subito in braccio. “Ma sei bellissimo!” Alzò gli occhi su Antonio e lo abbagliò con un sorriso luminoso. “Come facevi a sapere che volevo proprio un gatto, per Natale? Grazie, amore, è il regalo più meraviglioso che potessi farmi!”
Antonio arrossì e disse; “Avevo pensato di chiedertelo più tardi, ma già che ci siamo… vuoi sposarmi?”
Prima che Tiziana potesse rispondere, il gattino balzò giù dalle sue braccia e si attorcigliò prima attorno alle caviglie della donna e poi a quelle di Antonio.
“Direi che ha già deciso lui per noi”, concluse Tiziana, ridendo.

“Baffo, cosa fai con quel globo di neve?”
L’anziana donna  raccolse la decorazione con cui un bellissimo persiano stava giocando. Poi la guardò meglio; raffigurava un salotto con due fidanzati e un gattino che giocava intorno ai loro piedi.
Dall’altra stanza, il marito – rubizzo e con una gran barba bianca – domandò;
“Che succede, cara?”
“Oh”, rispose la moglie, riponendo il globo e prendendo il persiano fra le braccia, “Baffo Natale ha appena finito di esaudire un altro desiderio, quest’anno.”

Cristina Pezzica

 

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