venerdì , 17 novembre 2017
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Un cane tira l’altro… ma attenzione ai conflitti (e alla razza)

tanticani1di VALERIA ROSSI – Un cane, due cani, millemila cani… la tentazione è forte, non solo quando si vuole allevare (nel qual caso il numero cresce per forza di cose), ma anche quando si scopre semplicemente che più cani si hanno intorno e più ci si diverte.
Perché è innegabilmente così: il cane singolo è un amico e un compagno, due cani sono anche uno spettacolo, un “cinema” continuo… e più cani ancora sono la Disneyland del cinofilo.
Un divertimento inesauribile, oltre ad una costante pet therapy per lo spirito. Almeno finché tutto fila liscio.
Se però due (o più) di essi, un brutto giorno, entrano in conflitto, allora si passa rapidamente dall’idillio all’incubo.
E qui la differenza tra allevatore e privato si fa sentire pesantemente; perché l’allevatore ha i box, ha gli spazi, ha modo di dividere i cani rissosi senza troppi problemi. Pensa “peccato, non vanno più d’accordo”, li separa e ciao.
Ma il privato ha solo casa sua: se proprio gli va di lusso, casa e giardino. Peccato che un giardino “normale” di solito non sia programmato per tenere separati dei cani, e che ai proprietari non faccia particolarmente piacere costruire delle specie di bunker (perché se non sono tali non funzionano, e i cani trovano comunque il modo di litigare) tra rose e tulipani.

tanticani2Domanda numero uno: è davvero frequente che in un gruppo da tre cani in su (ovvero, che  per forza di cose comprende almeno due soggetti dello stesso sesso) prima o poi scoppi la rissa?
Be’… è quasi certo che prima o poi succeda (basta una cavolata qualsiasi, dall’osso dimenticato per terra al litigio per le coccole); ma “una” singola rissa non significa necessariamente la fine di un rapporto amichevole.
C’è però un’immensa differenza tra una lite passeggera e un conflitto consolidato (quasi sempre gerarchico): quando due cani “se la giurano” davvero, l’unica cosa che potrebbe risolvere il problema sarebbe il “lasciarli fare”, in modo che se la giochino tra loro e chiariscano una volta per tutte le rispettive posizioni.
Peccato che ci siano due piccoli effetti collaterali: a) siccome i cani non sono più lupi, i loro scanni non sono più ritualizzati come quelli dei loro progenitori (salvo che non si tratti di razze molto primitive, come erano appunto i miei husky, o di wolf mix come lupi italiani, CLC eccetera) e i due potrebbero lottare davvero fino alla morte di uno dei contendenti… il che non mi pare proprio accettabile, quando si tratta di cani che amiamo e che fanno parte della nostra famiglia; b) il concetto di “una volta per tutte” non è sempre così scontato: anche quando uno dei due decide di alzare bandiera bianca, non è affatto detto che non ci ripensi dopo un mese, o un anno, e che non si torni al punto di partenza.

tanticani3Ma allora (domanda numero due): non è proprio mai consigliabile tenere più di due cani, che siano possibilmente un maschio e una femmina?
Non proprio. Diciamo che non è consigliabile tenere – soprattutto in ambienti nei quali non sia possibile/facile fare eventuali divisioni – cani dello stesso sesso dal carattere forte e dalla taglia abbastanza imponente da rendere quantomeno probabile  che in caso di rissa si feriscano seriamente. Insomma, se volete riempirvi di chihuahua o cavalier, potete farlo a cuor leggero: ma se la vostra razza preferita pesa 50 chili e non è particolarmente nota per la sua capacità di fare amicizia… allora dovrete pensarci molto, ma molto bene.
Perché si torna sempre allo stesso discorso: i cani NON sono tutti uguali.
Non solo per dimensioni e peso, ma neppure per indole.
Dobbiamo tener presente che per secoli, a volte per millenni, ad essere selezionate sono state soprattutto le doti caratteriali: infinite generazioni di cani sono nate perché avevano un determinato carattere e determinate attitudini.
La selezioni di cani “anche” belli ha poco più di cent’anni;  quella di cani “solo” belli non ne ha più di cinquanta (e forse anche meno).
Possiamo forse ignorare tutto il resto del passato cinofilo, che va considerato come tale a partire dalla domesticazione del cane? Possiamo forse farlo sparire con uno schiocco di dita?
Non si può, neanche volendo: non sarebbe neppure giusto volerlo, a mio avviso (anche se so che c’è chi la pensa diversamente) ma in ogni caso non si può.
I cani sono diversi, hanno doti diverse e modi diversi di interagire tra loro: i cani selezionati per avere bassa aggressività intraspecifica (cani da slitta, cani che cacciano in muta, cani da compagnia…) potranno convivere quasi sempre senza problemi, o al massimo con qualche litigatina dimostrativa qua e là: per tutti gli altri il rischio di conflitti “senza ritorno” esiste. E il rischio di farsi male seriamente, ovviamente, aumenta in modo esponenziale man mano che crescono taglie e pesi.
Per questo, se avete idea di riempirvi la casa di cani, il mio suggerimento è quello di scegliere razze adeguate: magari litigheranno anche loro, qualche volta, ma poi “faranno pace” e tutto tornerà come prima.
Se scegliete razze meno propense alla convivenza promiscua, ma di taglia piccola/piccolissima, potrà succedere che nascano conflitti più seri e probabilmente finirete per doverli dividere a tempo indeterminato: però un conto è trovare spazi da “separati in casa” per due jack russell, un altro è trovarli per due rottweiler.
Se, infine, provate a far convivere soggetti adulti dello stesso sesso, appartenenti a razze di grande taglia e poco disposte a sottomettersi… allora saranno guai.
E non si può “far finta di non sapere” che finirà così, solo perché magari l’amico del cugino del cognato ha in casa un dogue de bordeaux, due dogo e un airedale terrier “che vanno d’accordissimo”.

tanticani5Se vanno d’accordissimo, i casi sono due: o l’amico del cugino del cognato è un cinofilo espertissimo, che fa filare tutti come soldatini (magari imponendosi anche con maniere non proprio gentilissime: vedi il “branco” di Cesar Millan, formato da cani che possono stare insieme solo perché sanno che il primo che sgarra se la vede brutta), oppure i cani sono tutti cuccioloni di un annetto al massimo.
Nel caso a), tanto di cappello: ma prima di imitarlo, dovrete accertarvi di avere le stesse capacità gestionali, educative, addestrative eccetera dell’amico del cugino del cognato.
Nel caso b)… bella forza! I cuccioloni vanno sempre tutti d’accordo.
Perfino  i terrier di tipo bull, selezionati in origine “per” i combattimenti tra cani, fino a 16-18 mesi sono spesso giocosissimi e amichevolissimi cani da parchetto.
Appena si sentono davvero adulti, però, le cose cambiano… o almeno, ci sono fortissime probabilità che cambino.

Trio de petits copains chiens miniaturesNon è una regola fissa, per carità: esistono anche pit bull pacifisti, rottweiler che a 4-5 anni invitano ancora tutti al gioco, bull terrier e boxer “peace & love”.
Però diciamo che queste sono le eccezioni, e non i maschi che litigano con gli altri maschi.
Quelli sono, semplicemente, cani. Che del lupo hanno perso, ahimé, la capacità di ritualizzare gli scontri, ma che hanno mantenuto assolutamente integra la poca simpatia per i possibili competitori sessuali: quelli che metterebbero a rischio la diffusione del loro corredo genetico, perché se arrivassero per primi alla cagnetta di turno metterebbero in circolazione il proprio.
In altre parole, i “rivali in amore”: che spesso vengono vissuti come tali perfino dai maschi castrati, perché il testosterone, che provoca questo tipo di aggressività, viene comunque prodotto in parte dalle ghiandole surrenali. E quel testosterone non serve a mettere incinta una cagnetta, ma serve ancora a far pensare al maschio (per quanto “ex” tale) che gli altri maschi devono stare lontani dal suo territorio.
Due femmine, se sterilizzate, hanno minori possibilità di entrare in conflitto: se sono intere, invece, è probabile che prima sincronizzino i calori e poi decidano di scannarsi pure loro, per le stesse motivazioni (ovviamente inconsce, ma naturali) dei maschi. E il brutto è che quando se le suonano, le femmine ci mettono molto più impegno dei maschi: se i signori tenderebbero ancora un po’ a ritualizzare, almeno all’inizio, le signore partono proprio con l’idea di farsi male… e quasi sempre, purtroppo, ci riescono.
Domanda numero tre (e ultima): ma non basta una buona socializzazione da cuccioli, per evitare i guai?
No, purtroppo no: è sicuramente utile, ma non è una garanzia assoluta.
Sicuramente aiuta di più le femmine a non essere genericamente litigiose: ma i maschi adulti, anche se socializzati alla perfezione, potranno sempre sentire più forte di ogni altra cosa l’impulso naturale (mettiamocelo bene in testa: naturale!) di tenere lontani i rivali.
E poi anche il cane meglio socializzato del mondo può prendere un suo simile di traverso e “giurargliela”: a volte arrivano a odiarsi e addirittura ad uccidersi perfino gli umani conviventi, con tutto il retaggio culturale che hanno alle spalle. Figuriamoci i cani.
Concludendo: no, non è certo vietato tenere diversi cani. E può essere bello, bellissimo.
Però chiediamoci, responsabilmente e usando più la testa che il cuore, se la nostra razza preferita è più o meno facile da gestire in gruppo. Se non si tratta di cani di razza pura, cerchiamo di capire la probabile discendenza dei meticci che abbiamo in mente di prendere, e facciamoci la stessa domanda. Dopodiché, se possibile, evitiamo pericolosi salti nel vuoto di cui potremmo pentirci amaramente.

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Informazioni su Valeria Rossi

Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). CI ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.




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