venerdì , 17 novembre 2017
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Trollismo cinofobo: la miglior difesa sarebbe ignorare

troll2di VALERIA ROSSI – Premetto: sono la prima a non riuscirci. Magari li mando a cagare, magari li perculo… ma non riesco quasi mai a trattenermi dal rispondere ai troll (ovvero, provocatori professionisti) che ultimamente sembrano aver preso di mira il settore cinofilo.
Stamattina mi son trovata, in calce a un vecchio articolo, un commento da approvare che diceva (copincollo testualmente, svarioni compresi): “E per casi ti prendo a calci il cane, sappi che non è colpa mia è il tuo cane che è alla portata del mio piede. E se per caso ti avvelano il cane non è colpa mia è il tuo cane che magia ogni merda che trova a terra. E se poi te lo prendo sotto è un problema del tuo cane che non conosce il codice della strada“… eccetera eccetera (non copincollo tutto perché sarebbe spreco di banda).
Neppure cinque minuti dopo ho trovato sulla bacheca di FB la foto di un cane morto, tratta dal profilo (già scomparso) del sedicente Domenico Scamaglino, con la scritta “Quando i cani rompono i coglioni, un paio di calci nel muso e chi si ferma più…”.
E sotto, tutto maiuscolo: ADDIO BESTIA INSIGNIFICANTE (presumo che quest’ultima frase si possa adattare perfettamente al fatto che subito dopo il trollone ha cancellato il proprio profilo ed è quindi sparito).

troll3Che si tratti di un troll è palese, visto che la foto è presa da Google, la fonte è l’OIPA e la didascalia dice “foto di repertorio di cane ucciso dai bocconi avvelenati”: quindi nessun calcio nel muso e nessun collegamento con il cretino che ha postato ‘sta roba.
Quasi nessuno, però, si è premurato di controllare tutto questo: sotto lo screen shot c’è la solita selva di commenti furiosi, di cui riporto alcuni esempi: “Quel bastardo va torturato fino alla fine dei suoi giorni”; “Alle persone cosi sapete che farei io? Li legherei e per cominciare gli strapperei i denti uno ad uno e poi li riempirei di calci nelle palle e in faccia fino a farli crepare di dolore! E gia cosi sarebbe troppo poco!”; “oh mamma mia!!!! nel acido deve finire maledettoooooooo schifoso…” e avanti così per la bellezza di 1136 commenti, con i quali il trollone si sarà sicuramente sganasciato dalle risate.
Io invece mi preoccupo un po’, perché ovviamente capisco la sbroccata, ma a volte mi chiedo se non si esageri un filino. Questo commento, per esempio: “Speriamo un cancro all’utero della mamma… sono certa che lui legge tutti i commenti… un cancro alla mamma… e se avrà un figlio-a : leucemia infantile che avvelena gia’ feto… aria che respira e quando la sua troia sgravera’… il bastardo che uscira’ da quella fica marcia abbia il sangue marcio ed avvelenato!!!” … a me fa paura.
Ma sul serio.
Persone capaci di scrivere cose del genere, per quanto sull’onda dell’isteria collettiva e della sacrosanta indignazione, io me le immagino altrettanto pronte – se ricevessero il giusto input – a far saltare in aria donne e bambini perché “infedeli”, o ad appoggiare un secondo olocausto.
Maledizioni lanciate a madri e figli di un probabile ragazzino imbecille che si è divertito a trollare? Maddai. Non si può perdere così il lume della ragione, il senso civico, l’umanità.
Il cretino è indubbiamente un cretino. Ha fatto uno scherzo di pessimo gusto, che indubbiamente può far salire il sangue alla testa di chi ci crede. Però, ragazzi… un minimo di lucidità, la vogliamo mantenere?
No, perché… se ogni volta dimostriamo di cascarci con tutte le scarpe, daremo sempre più motivazioni e gratificazioni a personaggi come questi. E’ un dato di fatto.

troll1Io intanto confesso: al “mio” troll personale, quello che ha scritto su Tpic, avevo risposto. L’ho approvato e poi (anche se prendendolo per il culo, e non urlando “maledettooooo”…) gli ho pure risposto.
Dopo aver visto questo secondo esempio, ho cancellato sia il suo post che la mia risposta: perché è vero che è difficilissimo resistere, ma è anche vero che rispondere dà soddisfazione ai coglioni.
Non vogliono altro, non cercano altro.
A volte arrivo perfino a capirli, visto che tra i commenti si trovano perle come “Io lo inviato a Brambilla” (nuovamente testuale, sgrammaticatura compresa), che ha fatto ridere persino me.
Se riteniamo che non si tratti di trollata, ma di vera autodenuncia di maltrattamenti o uccisioni, è inutile sbroccare su FB: si va sul sito della Polizia postale (www.commissariatodips.it) e si denuncia. Maltrattamenti e uccisioni sono reati penali, quindi c’è obbligo di intervento.

polpostInutile aggiungere, ovviamente, che di vere autodenunce se ne vedranno ben poche: il più delle volte a postare cose di questo genere sono dei cretinetti (quasi sempre ragazzini) che hanno il solo ed unico scopo di leggere le risposte e di riderci sopra in compagnia. Però, se c’è anche solo il dubbio che qualcosa sia successo davvero, l’unica cosa intelligente da fare è ignorare pubblicamente e denunciare privatamente (non alla Brambilla, ma appunto alle Forze dell’Ordine interessate: c’è pure il form per fare le denunce online).
Per il resto, ignorarli è la “punizione” peggiore.
Faccio una seconda confessione: da ragazzina, con una combriccola di amici, ho passato tutta un’estate ad organizzare scherzi cretini.
Allora non c’era Internet, quindi ci si accontentava di cose come il classicissimo portafogli legato col filo. Ebbene, quando la “vittima” tentava di raccogliere il portafogli, lo vedeva volar via e cominciava a lanciare insulti ad altissima voce verso gli ignoti autori dello scherzo (ovviamente eravamo ben nascosti), ci divertivamo come pazzi. Se la vittima  si metteva a cercarci con l’intenzione di farcela pagare, correvamo via a trecento all’ora… ma abbiamo rischiato un paio di volte di farci beccare, perché è difficile correre quando si è piegati in due dalle risate.
Se però la vittima la prendeva con filosofia, alzava le spalle, risaliva in macchina e se ne andava… allora restavamo delusi. E se fosse successo tre o quattro volte di fila, ci saremmo quasi sicuramente dedicati ad altro.
Purtroppo questa è la realtà dei fatti: uno scherzo, che sia di buono o di pessimo gusto, riesce nel momento in cui c’è una reazione. Se manca la reazione, l’autore ci resta male.
Per questo, anche se so benissimo quanto sia difficile e anche se spesso sono la prima a non resistere alla tentazione, inviterei tutti ad ignorare le trollate e a denunciare senza troppi schiamazzi quelli che si dubita possano essere stati atti reali.
Ma i cancri alle mamme e ai figli… magari anche no, eh? Primo, perché intanto gli accidenti non arrivano quasi mai e quindi sono inutili (anche quando sono indirizzati a gente che se li meriterebbe tutti); secondo, perché viene da chiedersi che cosa abbiamo dentro, tutti quanti.
Non c’è soltanto il fatto che diamo soddisfazione al troll di turno: c’è anche il fatto che forse, se un giorno ci trovassimo davanti il “vero” autore di un atto simile, saremmo capacissimi di linciarlo sul posto.
E mentre scrivo queste parole, ritrovandomi contemporaneamente a pensare che sarebbe una cosa intollerabile, ma che forse non sarebbe neanche una cattiva idea… mi rendo conto che devo fare un vero  e proprio sforzo per far sì che civiltà, cultura e raziocinio abbiano il sopravvento sui miei stessi istinti.
E’ proprio vero che dai nostri animali non abbiamo ancora imparato abbastanza: ma evitare di pasturare i troll… almeno quello, dài, si può fare.

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Informazioni su Valeria Rossi

Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). CI ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.




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