lunedì , 20 novembre 2017
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Quando la professionalità (veterinaria) è un optional

vet3di VALERIA ROSSI – Premessa, premessona, premessissima: questo NON è “un articolo contro i veterinari”. E’ un articolo che parla di alcuni vet che non dimostrano né passione, né particolare feeling con i loro pazienti.
Metto le mani avanti, perché immagino già i commenti indignati, le minacce di azioni legali e tutto il cucuzzaro che segue sempre un qualsiasi articolo di denuncia: ma questo, a mio avviso, è solo il lato più deleterio e aberrante del corporativismo.
Essere dei bravi professionisti, in qualsiasi settore, NON significa voltarsi dall’altra parte quando, nello stesso settore, qualcuno si comporta in modo scorretto o addirittura indegno. E’ giusto dire che “non siamo tutti così”, perché è sicuramente vero (di qualsiasi argomento si parli). E’ altrettanto giusto incazzarsi quando si fa di tutta l’erba un fascio (vedi “mie” incazzature personali verso frasi come “gli addestratori maltrattano i cani”, buttando buoni e cattivi nello stesso calderone). Ma è ingiusto, e non soltanto ingiusto: è anche socialmente pericoloso nascondere la testa sotto la sabbia e/o difendere a spada tratta chi sbaglia solo perché ha preso la nostra stessa laurea o fa il nostro stesso mestiere.
Per questo mi stanno caldamente sulle palle i cosiddetti “codici deontologici” che proibiscono addirittura di “nominare” i colleghi, come se l’appartenza ad un gruppo dovesse garantire automaticamente l’omertà da parte di tutti i colleghi, anche quando si combinano disastri.
Questa è una vera, immensa stronzata che non riuscirò mai a concepire, anche se capisco benissimo il motivo per cui è stata concepita: l’abitudine molto umana (purtroppo) di farsi belli e di cercare di accaparrarsi clienti non dimostrando le proprie capacità, ma svilendo quelle degli altri. Succede in ogni campo, soprattutto in politica (dove ormai non si sente più proporre nulla di concreto, ma sempre e solo attaccare quello che hanno fatto gli altri… magari vent’anni fa), ma non solo: forse è stato proprio questo malcostume politico a dare la stura alle maldicenze in ogni altro settore, ma è un dato di fatto che ormai la macchina del fango funziona a pieno ritmo ovunque.
Di sicuro funziona in cinofilia, dove lo sputtanamento è diventato una moda così diffusa che diventa quasi impossibile, specie per il neofita, capire se Tizio sparli di Caio solo perché intende fregargli i clienti, o perché Caio faccia effettivamente grossi danni ogni volta che prende un guinzaglio in mano. Ovviamente basterebbe portare motivazioni valide e prove certe di quello che si dice, per diventare attendibili: e viceversa, basterebbe ignorare tutto il fango che viene lanciato a casaccio, senza prove e senza motivazioni, per mettere un po’ d’ordine.

vet4Ma il fatto è che è di nuovo molto umano (e di nuovo, purtroppo) provare un segreto – e a volte neanche troppo segreto – godimento nel sentir parlar male di qualcuno: il che rende tutto molto più difficile. Qualche sera fa, su Sky, ho visto il promo di una trasmissione che non credo guarderò mai neanche sotto tortura, che diceva una roba del genere (non ricordo le parole esatte, ma il senso era questo): “Cosa c’è di più bello del proprio matrimonio?  Spettegolare sui matrimoni degli altri!”
“Ma questi sono scemi”, ho pensato… per poi dovermi autoconfessare che qualche battutina sul vestito della sposa X, o sul cibo del ristorante Y, l’ho sicuramente fatta anch’io. Non credo che arriverò mai alla depravazione di guardarmi in TV matrimoni di gente mai vista e conosciuta, solo per poterne sparlare… però, in quanto umana, il gusto dello spetteguless ce l’ho anch’io.
Il “parlar male”, a volte,  attizza pure me. Di sicuro io mi sforzo sempre, in ogni occasione, di non prendere per buono tutto ciò che si dice di male su qualcun altro: prima cerco di controllare. E quando sono io a parlar male di qualcuno, quasi sempre cerco di aver prove sicure di quello che dico.
Certo, anch’io posso prendere le mie cantonate: a volte le mie fonti sono articoli di giornali che ritengo decentemente affidabili… e poi si scopre che hanno pubblicato una bufala.
Se non altro, però, ci metto almeno un po’ di buona volontà e di buona fede: ma non tutti fanno lo stesso. Quindi posso capire, ripeto, le motivazioni che stanno alla base di certi corporativismi “automatici” e di certe omertà “richieste d’ufficio”.
Ciò non toglie che restino cose profondamente sbagliate.
Perché quando qualcuno sbaglia – specie se sbaglia in malafede, o per scarsa professionalità – i primissimi a stigmatizzare la cosa dovrebbero essere proprio i colleghi “buoni”.
Primo, perché se sono davvero “buoni” dovrebbero avere a cuore soprattutto il benessere dei loro clienti, quindi dovrebbero essere profondamente addolorati dal fatto che qualcuno dei loro colleghi invece se ne infischi; secondo, perché – parafrasando il proverbio – le mele marce rovinano l’immagine di tutto il cesto… ma la soluzione non sta nel coprire la mela marcia e nel difenderla a spada tratta: sta invece nel prenderla per il picciolo e cacciarla il più lontano possibile.
Fatta questa infinita premessa, spero si sia capito il motivo per cui ho decido di pubblicare la lettera di questa lettrice (e amica, che conosco anche personalmente), che presenta un caso di superficialità e di scarsa professionalità veterinaria e un altro in cui non è chiaro se si sia trattato di incapacità o di un vero e proprio tentativo di frode. Lascio la parola a lei:

vet1

Sembrava una giornata come le altre, iniziata presto come al solito, io ed i miei cani siamo mattinieri. Ci alziamo, le ragazze escono in giardino per i bisogni e quando rientrano facciamo colazione. E’ sabato, veloce pulizia alla casa e poi esco per fare la spesa… da alcuni giorni piove e il giardino è un lago di fango per cui decido di lasciarle in casa… ho appena pulito!!! Rientro verso mezzogiorno e trovo una chiazza sul pavimento, qualcuna ha vomitato cibo parzialmente digerito, non so chi è stato ma il pensiero va a Dharma, è lei quella con la salute ballerina. Non mi piace, i miei cani non vomitano mai, ma cerco di non preoccuparmi più di tanto perché, insomma, una vomitata ci può stare. Tutto tranquillo, pranziamo ma nel primo pomeriggio vedo Rose iniziare a sbavare… eh no, adesso non mi piace per niente! Telefono alla mia vet, che mi indirizza in una clinica più attrezzata dicendo “spero non sia niente, ma è meglio una corsa a vuoto che trascurare questi sintomi” In pratica la mia filosofia di vita con i cani… sono un filino ansiosetta.
Telefono alla clinica avvisando del nostro arrivo: essendo sabato pomeriggio, l’ambulatorio è chiuso e siamo in urgenza: nel frattempo Rose continua a vomitare saliva.
Ci accoglie una giovanissima dottoressa, ma molto seria e professionale. Visita Rose, prelievo del sangue e radiografia per escludere corpi estranei. Ipotizza una gastroenterite, le inietta un antiemetico, antinfiammatorio e antibiotico. Mi fa la ricetta per un gastroprotettore da darle in bocca appena arrivati a casa. Torniamo a casa, Rose sbava ancora ma si addormenta, poi si sveglia, sbava e sonnecchia di nuovo ma mi sembra sempre più dolorante, non mi sembra migliorare ma penso che i farmaci abbiano bisogno del loro tempo per fare effetto.
Verso mezzanotte mi stendo con lei sul letto, si accoccola vicino e dormiamo un paio d’ ore…. mi sveglio di soprassalto sentendomi in colpa: non volevo dormire, accidenti!
Rose è sveglia e mi fissa sbavando, mi alzo di scatto per controllare la casa, entro in cucina e trovo un lago di sangue… ne aveva vomitato tantissimo e ne emetteva anche con le feci.
Uno shock! Cerco di non perdere la testa e chiamo la clinica spiegando la situazione, la vet del pomeriggio mi chiede se voglio portarla che l’avrebbe ricoverata.

vet2Benissimo, Rose sarebbe stata seguita nel suo decorso, sto per dirle di sì quando mi avvisa che sarebbe rimasta sola. Penso che siamo in piena notte e che il panico mi sta impedendo di capire quello che la dottoressa mi dice… da sola? No no, ho capito male. Le chiedo: “Ma come, da sola?” “Eh si, la mettiamo in gabbia, le inseriamo la flebo e poi rimane da sola”. Le chiedo se le sembra normale lasciare solo un cane che vomita sangue… inizia a scocciarsi e mi risponde: “Signora, le sto dando una scelta, decida lei”. Probabilmente sbaglio, ma insisto perché mi sembra impossibile: “Ma lei lascerebbe il suo cane solo in queste condizioni?” Qualche secondo di silenzio e poi:  “A questo non posso risponderle”. “Ma questo cane è in pericolo di vita o sono io che sono paranoica come al solito?” Altro silenzio e poi:  “Non lo so, io non lo so che cos’ha il suo cane e poi si rende conto che sono quasi le tre del mattino?”
A quel punto ritrovo un po’ di lucidità e capisco che sto perdendo tempo prezioso.
Le chiedo i farmaci che le ha somministrato, mi chiede il motivo, le rispondo che devo cercare qualcuno che si occupi del mio cane e devo sapere che farmaci sono già stati fatti.

Sono stata fortunata, è andata bene e non perché Rose ne è uscita più pimpante di prima: no, mi è andata bene perché, per caso, ho poi trovato dei medici che l’hanno seguita con attenzione, impegno, gentilezza, pazienza e professionalità e hanno trattato me con estrema cortesia, aggiornandomi continuamente sulle condizioni di Rose.
Non dimenticherò mai il tono di voce della dottoressa quando la terza mattina mi ha detto: “Oggi ho ottime notizie, ha fatto la cacca!”
Il problema è che queste cose dovrebbero essere normali, non l’eccezione… dopo tante delusioni veterinarie sono arrivata al punto che mi sembrava tutto molto strano. E non è giusto!
Che cosa sta succedendo a questa professione?
Io ammetto l’ errore, non ho mai discusso una parcella, non ho mai messo in dubbio una diagnosi, non seguo consigli su Internet e odio il fai da te, mi rivolgo ad un professionista con la massima fiducia. Non pretendo il miracolo e non cerco nemmeno il premio nobel della medicina veterinaria… ma il massimo impegno sì,  che lo pretendo!
Sei un medico, cazzo, hai giurato… non puoi tornartene tranquillamente a dormire sapendo che un cane rischia la vita.
Ti secca alzarti la notte? Benissimo, non accettare urgenze.
Ed è ora di smettere che noi proprietari proviamo vergogna a parlare di soldi… “ma come, non vorrai mica risparmiare sulla salute del tuo cane?”
NO, non ci penso nemmeno, ma è ora di iniziare anche a pretendere.
Ti fai pagare come un professionista? Bene, ti comporti di conseguenza. Io ho pagato 195 euro per l’intervento del pomeriggio: per cui, cara la mia ragazza, non te ne lavi le mani.
Io non so, o sono particolarmente sfortunata io o la professione è impazzita.
Un’ altra recente esperienza… a Savana, di punto in bianco, si è allungato un dito e le faceva un po’ male… l’ho già detto che sono ansiosa? Bene, la porto dal più famoso ortopedico della zona.
Ipotizza il morbo di Cadiot, conseguenza di un raro tumore principalmente polmonare: gli esami del sangue confermano che c’è qualcosa che non va, è senza globuli bianchi, mi prenota la biopsia per la mattina dopo. Mi riprendo dalla batosta e dico di aspettare un attimo: intanto pago 280 euro. Chiedo un altro consulto. Esami del sangue perfetti, si era semplicemente storta un dito scavando… il secondo vet è ancora lì che ride, io no.
Questi sono solo due delle mie ultime esperienza veterinarie… e io non ci sto più, accidenti!

vet5Come avete visto, non sono storie particolarmente drammatiche: non è successo nulla di irreparabile. Ho scelto di pubblicare questa lettera e non altre (molte altre, purtroppo, che mi chiedevano di toccare questo tema dopo aver vissuto esempi di scarsa professionalità con conseguenze ben più tragiche) proprio perché non voglio che l’indignazione e la pena che si prova per le vittime abbiano il sopravvento sulla razionalità.
Vorrei che si discutesse, non che si litigasse: e non mi interessa neppure mettere alla gogna chi sbaglia una diagnosi, perché questo purtroppo può succedere anche al miglior medico del mondo, in umana come in veterinaria.
Mi interessava, invece, fare il punto su certi atteggiamenti superficiali, menefreghisti o (come parrebbe di capire nel secondo caso) addirittura troppo “furbetti” e mirati solo a spillare soldi all’ingenuo – e preoccupato – cliente.
Per questo ho scelto di pubblicare questa testimonianza: perché riporta storie che, ad una prima lettura, potrebbero sembrare quasi “normali”.
Ma il punto è proprio questo: non dovrebbero essere normali.
E raccontarle, parlarne, discuterle… forse aiuterà anche a rifletterci un po’ sopra.

NOTA: le foto sono generiche e non hanno alcun rapporto con le persone di cui si parla nell’articolo.

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Informazioni su Valeria Rossi

Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). CI ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.




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