sabato , 18 novembre 2017
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Anche a Sochi, strage di randagi per le Olimpiadi

sochidi VALERIA ROSSI – Ci risiamo. Dopo la strage di randagi in Ucraina per gli europei di calcio, adesso arriva anche quella russa, a Sochi, per le Olimpiadi. Lo scopo è sempre quello di “ripulire l’immagine” delle città interessate dai grandi eventi sportivi, nascondendo al mondo il fatto di avere un serio problema di randagismo.
Ovviamente, però, questi fatti si vengono immancabilmente a sapere: quindi l’immagine teoricamente “pulita” che si vorrebbe ottenere viene sporcata di sangue, anziché di semplici randagiotti che passeggiano per le strade.
Il che è assolutamente folle da qualsiasi punto di vista lo si guardi.
Abbiamo paura che qualcuno di giudichi male perché ci sono troppi randagi, e preferiamo dare l’immagine di barbari assassini?
Ma dove sta la logica, in tutto questo?
Ieri, a quanto pare, è intervenuto il portavoce del Comitato olimpico internazionale (Cio), Mark Adams, sostenendo che saranno uccisi soltanto i cani randagi malati (bell’esempio di civiltà e di amore per gli animali, anche se così fosse!), mentre quelli sani saranno semplicemente “portati via” per non disturbare lo svolgimento dei Giochi. Portati dove, come? Non si sa. Al Cio, evidentemente, non è sembrato il caso di dare ulteriori spiegazioni (che diamine, sono “solo cani”, no?)

hotelsochi1In questo caso, al danno si aggiunge la beffa quando si guardano le immagini degli alberghi di Sochi in cui vengono ospitati i giornalisti internazionali: date un’occhiata a questo servizio di “Repubblica”, perché merita… e perché è capace di farci fare due risate (amare) anche se siamo in preda all’indignazione e alla rabbia per la sorte di quei poveri cani (certo che sono loro a causare un danno di immagine, eh! Coglioni).
Anche di fronte a casi come questi, purtroppo, mancano le soluzioni: inutile e masochistico proporre di “boicottare le Olimpiadi” non guardandole in TV (anche perché gli atleti non ne possono nulla, porelli), inutile scrivere mail incazzate alle autorità locali, che intanto se ne infischiano (anzi, sono state proprio loro a ordinare la strage).
Inutile anche scrivere direttamente a Putin, che non soltanto non leggerebbe mai le lettere di semplici privati, ma che di fronte alla richiesta dell’ong per i diritti degli animali Humane Society International ha reagito facendosi fotografare mentre accarezza un leopardo, con l’intento di dimostrare così quanto ami gli animali (no comment!).
Forse l’unica possibilità che resta a noi “normali umani” è quella di cominciare a bombardare (fin d’ora) proprio il Cio, chiedendo con molta fermezza che per le prossime assegnazioni di Giochi Olimpici venga posta come clausola irreversibile e inderogabile il rispetto per gli animali presenti sul territorio.
Forse, se il Cio ricevesse migliaia, o meglio ancora milioni di richieste simili, un pensierino potrebbe pure farcelo.
Nel frattempo rimane solo la consueta rabbia impotente verso chi ce la mette davvero tutta per rovinare anche l’immagine dello sport, una delle poche cose ancora “sane” che dovrebbero restare all’umanità… ma che il dio business sta mandando a catafascio. Come tutto il resto.

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Informazioni su Valeria Rossi

Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). CI ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.




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