sabato , 18 novembre 2017
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Un altro caso di tentata frode in veterinaria

frodevet1di VALERIA ROSSI – Come immaginavo, la pubblicazione dell’articolo di ieri sulla scarsa professionalità di alcuni veterinari ha dato la stura a una marea di racconti, aneddoti, storie belle e brutte. C’è chi mi ha scritto esaltando la bravura del suo medico e chi mi ha raccontato vere e proprie storie di “malasanità”.
Ripeto anche oggi, così come ho detto ieri, che non è facile trovare il confine tra l’incidente e l’incapacità, tra la superficialità e la pura e semplice sfiga. Per questo non riporterò storie di interventi finiti male (anche se mi sono venuti i brividi leggendone alcuni), che sono impossibili da giudicare dall’esterno: in umana come in veterinaria, purtroppo, le cose possono andare storte anche quando il medico è bravissimo, competentissimo e ci mette tutta la passione e l’attenzione possibile.
Riporto, invece (e poi mi fermo, perché non è mai stata mia intenzione aprire “processi”) la storia di un’amica allevatrice che si è trovata di fronte a un vero e proprio allucinante mix di pura e semplice maleducazione di palese tentata frode.
Questa la riporto perché non esistono scusanti per un comportamento simile, e perché è giusto che chiunque abbia un cane tenga le antenne belle dritte quando si sente proporre costosissimi interventi chirurgici.
Forse un secondo parere è sempre il caso di chiederlo, visto che esistono (e purtroppo esistono) persone come quella descritta in questa storia:

Il giorno 22 marzo 2011 mi recavo presso lo studio del dottor X in quanto consigliatomi dal mio veterinario di base, dottor Y.
Il mio cane, un cucciolone di 7 mesi di taglia gigante, era scivolato sul fango causato da giorni di pioggia e da due giorni zoppicava senza miglioramento. Il dottor Y mi ha suggerito di recarmi presso il suo amico e collega in quanto, secondo lui, si era rotto il crociato posteriore sinistro e sarebbe stato necessario un intervento chirurgico quanto prima. Mi ha detto che comunque non era nulla di grave e che i crociati erano la specialità del suo collega, che solo dalla mia provincia operava mediamente 4-5 cani al mese, sempre con ottimi risultati.
Arrivo puntuale all’appuntamento:  il cane viene prima visitato e successivamente pesato.
Il dottor X mi dice che deve fare le radiografie per vedere la situazione della zampa e per prendere le misure della placca di titanio da ordinare e poi inserire durante l’intervento. Mi avverte che l’intervento sarebbe costato molto:  solo la placca in titanio, date le misure del mio cane, sarebbe costata 980  euro. Poi c’era il costo (elevato) dell’intervento, delle medicazioni ecc. ecc.
Ok, nessun problema: se si deve fare, si fa e basta.
Mentre sono in corso queste operazioni, una signora dall’esterno dell’ambulatorio mi chiede se per piacere posso spostare il mio furgone, perché proprio non riesce ad uscire dal parcheggio.
Esco, sposto il furgone, rientro e trovo il mio cane in anestesia profonda con una rasatura a pelle, “a zero” insomma, di circa 15 cm x 7 sulla zampa anteriore destra.
E’ una pratica igienica comune per inserire un ago (dice lui…) perché nei peli c’è sempre e comunque sporcizia: quindi la rasatura viene effettuata di prassi.
Essendo un cane da esposizione, io avrei preferito che mi aspettasse per chiedergli se era possibile rasare una parte meno ampia, oppure in un punto meno visibile.
Ho chiesto spiegazioni per una rasatura così ampia rispetto alle dimensioni dell’ago da inserire e ho spiegato che partecipo ad esposizioni di bellezza in tutta Europa, e certo non posso farlo con un cane rasato per metà zampa o quasi. Ho chiesto anche il perchè dell’anestesia per una semplice radiografia: il cane è tranquillo, si poteva benissimo mettere sul tavolo, lo avrei aiutato io.
Alla mia richiesta di spiegazioni, il Dottor X  ha iniziato a inveirmi contro, dicendo che gli allevatori sono tutti dei grandissimi piantagrane (il termine esatto che ha usato è “rompicoglioni”), che non vuole avere nulla a che fare con me e il mio cane, che intanto il cane sarebbe restato zoppo per mesi e le “esposizioni del cazzo” (sempre parole sue…) me le potevo anche scordare minimo per un anno. E poi che le anestesie sono potenzialmente pericolose e giù tutto un discorso di tutela sua, perché lui “non vuole rogne” con gli allevatori e che la visita, per quello che lo riguardava, era finita là.
Dopodiché mi ha intimato di lasciare il suo studio immediatamente e di tornare a casa mia (con ‘sto “cazzo di cane”, ancora parole sue…): lui non avrebbe messo mani sul mio cucciolone perché non voleva rischiare “ rogne” con una “rompicoglioni” come me (sempre testuali parole).
Ha anche aggiunto, sempre urlandomi dietro, che io non posso assolutamente permettermi di fargli domande, che lui non è tenuto a spiegarmi niente di quello che fa, che se per ogni cliente dovesse mettersi a spiegare cosa fa al cane o al gatto, e come lo fa e perché lo fa, il tempo perso non si conterebbe nemmeno più (!!!).
Secondo lui io avrei dovuto lasciare che facesse al mio cane tutto quel che serviva, senza nessuna domanda: lui non aveva tempo da perdere con me, lui era laureato e io no (perlomeno non in veterinaria), quindi non mi doveva spiegazioni che tanto non avrei capito… e via via sclerando.
Intanto il cane ormai dormiva, ed io ero furiosa.
“Ma il cane DORME !!! E dove vado io con un cane sedato? Ma si rende conto?!?”
“Non me ne frega un cazzo, vada fuori da qui”.
Questa la risposta che mi ha dato.
Ero talmente allibita che ho chiamato immediatamente il mio veterinario per vedere se era possibile far ragionare questo “elemento umano isterico”: anche se ovviamente non ero più dell’idea di far continuare la visita, perlomeno avrei voluto che il cane fosse seguito durante il risveglio.
Nonostante un colloquio telefonico intercorso tra il mio medico e il dottor X non c’è stato nulla da fare: mi ha aperto la porta e mi ha mollato per strada col cane in sedazione profonda.
Mi ha aiutato (almeno quello!) a caricare il cane sul furgone, poi mi ha mollato sulla strada, in una città che non conosco (sono di un’altra provincia addirittura…), senza sapere dove ero e dove potevo andare più rapidamente possibile.
Nessuna anestesia è a rischio zero (come aveva detto lui stesso!): anche se non si opera il risveglio va monitorato, la pressione e i battiti cardiaci vanno seguiti, soprattutto nei molossoidi e in particolare nei cuccioli/cuccioloni, dove è maggiore il pericolo di soffocamento da rigurgito.
Niente di tutto ciò.
Se il mio cane avesse avuto una apnea respiratoria o un banalissimo rigurgito durante il tragitto dallo studio del dottor X fino al primo veterinario disponibile, sarebbe morto a mezzo metro da me, in un furgone, senza che io potessi fare altro che trovarlo morto (perché ovviamente dovevo pensare a guidare e guardare la strada davanti a me), cercando assistenza  per un risveglio controllato. Soccorso e assistenza che il dottor X  ha rifiutato di darmi, intimandomi – urlando – di uscire dal suo studio.
Ognuno di noi può avere i suoi problemi e le sue giornate storte, ma buttarmi in strada col cane sedato non è stato professionale, non è stato corretto, non è stato umano.
Per assurdo posso arrivare a capire perfino l’antipatia istintiva verso di me… ma cosa c’entrava il mio cane? Lui aveva il dovere morale, ma soprattutto professionale, di seguire il mio cane fino al risveglio, anche se avesse rifiutato di procedere con le radiografie.

AHo risolto correndo alla clinica veterinaria in cui andavo a fare per le lastre della displasia (in questo caso, navigatori santi e benedetti: in venticinque minuti ero davanti all’altra clinica!)
Il cane era ancora sedato profondamente e per portarlo nello studio è stata necessaria una barella e tre persone che lo prendessero a peso morto, dato che un cane di questa razza, a di sette mesi, pesa già 45/50 chili.
Dopo circa un’ora e mezza il mio cane ha iniziato a tirar su la testa e lentamente si è svegliato, per fortuna senza troppi problemi: ma intanto mi è stato spiegato anche altro.
Molto altro.
Ho imparato alcune interessanti nozioni di ortopedia “furba”.
Intanto: con le radiografie non si può vedere un crociato rotto, si doveva fare una risonanza.
Ero assolutamente senza parole: perchè non me lo ha detto???
Quell’individuo prendeva misure per una placca in titanio di un crociato che non poteva vedere con la lastra, ma che era comunque deciso a operare tre giorni dopo?
Il mio cane per fortuna è stato seguito per due ore (alla faccia dell'”anestetico blando, tempo necessario per una lastra” ): poi hanno provato a farlo camminare, ma il veterinario mi ha detto che voleva vederlo sveglio e meno “ubriaco” di quello che era in quel momento.
Voleva vederlo camminare normalmente, non barcollare qui e là: quindi mi ha chiesto di tornare l’indomani per un’altra visita.
Il giorno dopo lo riporto in ambulatorio, viene visitato e rivoltato come un calzino, e alla fine ecco la diagnosi: nessun crociato rotto, solo DOLORI MIGRANTI DA CRESCITA.
Che tradotto significa: ossa che crescono troppo velocemente e fanno male. Un po’ come i ragazzi che diventano alti un metro e ottanta in una sola estate e passano l’inverno col male alle ginocchia e alle caviglie ecc ecc.
Dolori da crescita, da curare con antinfiammatorio naturale (Arnica) e riposo.
Niente intervento, niente placca in titanio da 980 euro+iva, niente anestesie… niente.
Il cane STAVA BENONE.
Quindi, se questo gentiluomo non avesse dato di matto e non mi avesse buttato fuori dal suo studio, io probabilmente avrei accettato la sua diagnosi di rottura del crociato e avrei fatto operare il mio cane per niente.
Ecco, questa è l’ “ortopedia furba”.
Approfittare del fatto che non tutti sanno che un crociato rotto non si vede con una lastra (ecco, adesso lo so…).
Operare un cane SANO E PERFETTO e intascare i soldi: salvo, alla minima obiezione, sbroccare come un pazzo isterico e intimorire il cliente, facendo leva sul fatto che per i nostri cani faremmo qualsiasi sacrificio, se fosse veramente necessario.
Mi chiedo molte cose: ma ormai, dopo quasi tre anni, non serve a nulla se non a farmi rimontare la rabbia.
I rapporti col mio ex veterinario di base si sono interrotti:  anche la fiducia in lui ormai era andata a farsi benedire, perchè era inevitabile che mi tornasse in mente il discorso dei “4-5 cani al mese che mandava da operare” al collega.
Non mi ha più visto. Direi che avendo una decina di cani, tra vaccinazioni e routine media, ci si vedeva almeno una volta al mese. Non mi ha più cercato, nemmeno per chiedermi come mai ero sparita.
Da quel giorno, ovviamente, ho sempre portato tutti i miei cani in quella clinica e sono più che soddisfatta, da un punto di vista professionale e soprattutto umano.
Questa è stata la mia scelta, anche se mi ” costa” ( diciamo così…) 55 km andare e 55 a tornare.
Per la cronaca:  il mio cane è cresciuto perfettamente, ora è adulto, è sano, esente da displasia ad anche e gomiti… e ha ancora tutti i suoi crociati perfettamente INTATTI.
Non aggiungo altro, se non: guardatevi dai furbi, ce ne sono troppi in giro.

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Informazioni su Valeria Rossi

Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). CI ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.




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