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Il mio cane è troppo amichevole

bisturiinbracciodi VALERIA ROSSI – Eh sì, può essere un problema anche questo: tanto che mi hanno appena chiesto di scrivere qualcosa sull’argomento. Il problema è quello dei cani “troppo” ben socializzati e  amichevoli con cani e umani, che quindi impazziscono di gioia quando ne vedono uno (umano o cane che sia): il risultato può essere che si mettano a tirare sul guinzaglio o che saltino addosso a chiunque (anche a chi magari non apprezza).
Chi frequenta questo sito dovrebbe pensare che io non sia la persona più adatta a dare consigli su questo tema, avendo una cagna che zompa in braccio alle vecchiette sedute in farmacia (nonché a chiunque entri in casa mia): ma se si dovesse guardare solo alla Bisturi, io non sarei la persona più adatta neppure a parlare di richiamo (la Bisturi viene quando e se ne ha voglia: per fortuna ne ha voglia abbastanza spesso), di “terra-resta” (non sa neanche cosa sia) e neppure di “dai la zampa” (tempo medio per insegnarlo a un cane normale: tre minuti. Tempo che ci ho impiegato con la Bisturi: tre mesi. E siccome le faceva palesemente schifo e ho smesso di chiederglielo, se l’è anche già dimenticato).
Il motivo non è tanto che il ciabattino abbia sempre le scarpe rotte: è che la Bisturi, di mestiere, fa il giocattolo. Il pagliaccio. Il cane da coccole professionista. Se le insegnassi troppe cose e diventasse un cane serio (sempre nei limiti di quanto può diventarlo uno staffy…), non mi divertirei più così tanto con lei. D’altro canto lei stessa, dopo una vita passata a tirar su cuccioli, ha anche il diritto di andare in pensione sentendosi libera da qualsiasi vincolo (o quasi: qualche regola ce l’ha anche lei).
Tutto questo discorso per dire che, alla fin fine, il cane “troppo” felice di incontrare cani o umani (nel caso della Bisturi, solo gli umani: con è cani è amichevole, ma non entusiasta) può anche non essere un problema e lo si può vivere semplicemente con allegria.
Però… c’è un però: la Bisturi è alta 25 centimetri. Anche quando è saltata in braccio alla vecchietta in farmacia, danni non ne ha fatto: la signora è impallidita un attimo trovandosi una “faccia da pizzbull” a tre centimetri dal naso, ma appena la faccia da pizzbull le ha fatto SLAP! si è rilassata, l’ha presa in ridere. Se si fosse trattato di un cane di 40 kg, le cose forse sarebbero andate diversamente: ed è per questo che – pur non facendolo col mio cane – oggi vorrei spiegarvi come si fa a limitare le eccessive confidenze che un cane ben socializzato pensa di doversi prendere.

Cosa fare

saltaddosso1Tanto per cominciare, sarebbe meglio che i due lavori procedessero di pari passo, quindi si dovrebbe lavorare sul cucciolo: intanto che lo si socializza con tutto il mondo, gli si insegna anche che il mondo va rispettato e che “essere tutti amici” non significa per forza di cose “spalmarsi in braccio a chiunque”, né tirare come pazzi per raggiungere qualsiasi cane.
E’ molto semplice insegnare ai cuccioli a sedersi nel momento dell’approccio con gli umani, anziché saltar loro addosso (basta che li premino/coccolino solo dopo che si sono seduti), mentre per quanto riguarda gli altri cani bisogna inserire un ordine che significhi “adesso no, non si può”: la parola da usare potete sceglierla voi a vostro piacimento, l’importante è che il cucciolo sappia che quando sente quella parola NON è autorizzato a scapicollarsi verso l’altro cane, ma deve aspettare la vostra decisione.
Con i cuccioli, ripeto, è tutto facilissimo: basta un minimo di pazienza e soprattutto di coerenza. Il discorso diventa più complesso quando si tratta di cani adulti – o addirittura anziani – che si sono comportati così per tutta la vita senza che nessuno li avesse mai corretti. In questo caso di pazienza ne servirà moltissima e ci vorrà anche più tempo: ma il procedimento è quasi lo stesso. Si tratta solo di  controcondizionamento, anziché di condizionamento.

saltaddosso3Il “solo”, sappiatelo, è ironico: scalzare un comportamento fissato da anni non è una passeggiata. In questo caso c’è pure l’aggravante del fatto che non si tratta di un comportamento “sbagliato” che vorremmo far scomparire, perché noi vogliamo che il cane resti amichevole! Deve solo imparare a non esagerare nel dimostrarlo: quindi dovremo insegnargli, per esempio, a mettersi seduto quando incontriamo qualcuno o qualcuno entra in casa nostra. Oppure a portare all’ospite una pallina. Insomma, va bene qualsiasi comportamento sereno e rilassato, amichevole sì, ma non troppo “caciarone”.
Per ottenerlo bisogna utilizzare amici a parenti “complici” che vengano a suonare il nostro campanello, dopodiché noi diremo al cane di sedersi, o di prendere la pallina, o quello che abbiamo deciso che deve fare: finché il cane non esegue (ci volesse anche un’ora… e in alcuni casi può volerci, se l’entusiasmo per l’arrivo di un ospite è particolarmente alto), non apriremo la porta (questo spiega il motivo per cui ci servono dei complici: una persona “normale”, vedendo che non apriamo subito, se ne andrebbe). Una volta ottenuta l’obbedienza del cane, faremo entrare il complice… e il cane, ovviamente, abbandonerà la posizione per scapicollarsi verso di lui: al che l’umano se ne uscirà nuovamente, chiudendogli la porta in faccia. Soltanto quando il cane resterà seduto, o gli porterà correttamente la pallina senza saltargli in testa, il nostro complice entrerà, premierà il cane e gli farà anche qualche coccola.  E nuovamente, qualsiasi interazione finirà di colpo se il cane ricomincerà ad esagerare nelle sue manifestazioni.
Un controcondizionamento richiede molto più tempo di un condizionamento: potranno volerci mesi, anche perché si devono coinvolgere altre persone e non ci si può aspettare che molta altra gente abbia tutto ‘sto tempo da dedicare all’educazione del nostro cane. Per questo, di solito, riuscire a fare una lezione al giorno è già un bel traguardo… e questo allunga ovviamente i tempi. Se avete davvero millemila amici disponibili a tutte le ore, allora si può arrivare fino a 3-4 lezioni al giorno, e i risultati saranno più veloci.
La dote indispensabile, in questi casi, è comunque la pazienza. I cani davvero entusiasti dei rapporti con gli umani possono arrivare davvero a “perdere la testa” quando ne vedono uno e quindi faticano molto a capire quello che gli stiamo chiedendo: però, insistendo con pazienza e coerenza, i risultati arrivano.

canetiraUna volta che il cane avrà imparato a comportarsi bene dentro casa si potrà passare all'”outdoor”… laddove sembrerà di dover ricominciare tutto daccapo, perché il cane non generalizza.
Per lui sono due cose diverse: se in casa ha imparato a sedersi in attesa, fuori si sentirà in dovere di tirare, saltare, uggiolare nel tentativo di raggiungere l'”oggetto del desiderio”.
Anche in questo caso servono complici: se però si frequenta un campo cinofilo, lì sarà facilissimo trovarne finché vogliamo.
Anche in questo caso il lavoro sarà lo stesso: seduto, fermo, aspetta… se obbedisci sarai coccolato, se fai il matto l’oggetto del tuo desiderio se ne andrà.
Ovviamente questo si può fare sia con gli umani che con gli altri cani.
Il cane imparerà così, gradualmente e senza ricevere punizioni (come la ginocchiata sul petto che veniva caldamente consigliata un tempo e che può pure funzionare: ma fa scemare la sua simpatia verso il resto del mondo, mentre non è questo che vogliamo), che si può interagire con cani e umani solo se si dà prova di un decente autocontrollo.
Può essere anche un lavoro lungo, ma i risultati arrivano immancabilmente… ricordando sempre che la seconda parola chiave, dopo “pazienza”, è “coerenza”. Se infatti permettiamo al cane di “smatteggiare” anche una sola volta, ci giocheremo quasi tutto il lavoro fatto fino a quel momento: e a farcelo giocare possono essere le persone che (come la sottoscritta, cought cought…) amano che i cani saltino loro addosso.
A queste persone bisogna chiedere per favore di NON invitare il cane a saltare, saltellando a loro volta o battendosi le mani sul petto: lo capisco perfino io, quindi può capirlo proprio chiunque. E se qualcuno è ancora più imbecille di me… allora evitate di incontrarlo quando siete col cane.
Ricordate la legge di Murphy cinofila: il cane non generalizza MAI, tranne quando si tratta di qualcosa di sbagliato. Per lui fare un seduto al fianco è una cosa totalmente diversa dal fare un seduto al fronte; entrare nel tubo di agility è cosa totalmente diversa dal passare in un tubo di cemento fuori dal campo; riportare una pallina è cosa totalmente diversa dal riportare una scarpa (e se vi state chiedendo perché mai il cane dovrebbe riportare una scarpa, sappiate che nelle gare di Mondioring potrebbero chiedervelo)… ma se per caso gli permettete, una sola e singola volta, di saltare addosso a un amico per strada, lui penserà immediatamente di poter saltare addosso alla gente in casa, fuori casa, in chiesa, in farmacia e sulle strisce pedonali. E se provaste a sgridarlo vi guarderebbe con occhi accusatori: “Ma come? Se l’altra volta me l’hai permesso!”… anche se “l’altra volta” fosse stata sei mesi prima.
Dunque: coerenza, coerenza, coerenza. E massima chiarezza nel far capire al cane cosa ci fa piacere e cosa no… che sono poi due parole chiave non solo per ottenere che non salti in testa alla gente, ma per ottenere qualsiasi cosa da un cane.

Cosa non fare

saltaddosso2Ho detto sopra che non bisogna dare ginocchiate sul petto del cane (né usare qualsiasi altra punizione positiva, che rovinerebbe in parte il lavoro di socializzazione). Non si deve neppure “spingere via” il cane: penserebbe che si tratti di un gioco divertentissimo e insisterebbe fino allo sfinimento (nostro, non certo suo). Lo stesso risultato negativo si ottiene tirando indietro col guinzaglio: più gli diventa difficile raggiungere una cosa, più lui si impegnerà a tirare per raggiungerla (anche a costo di strozzarsi). In più, fare questi “tiramolla” al guinzaglio convince il cane che siamo NOI ad impedirgli di giocare e fare amicizia: il che non fa certo bene al nostro rapporto.
Quello di “ignorare il cane” o voltargli le spalle è il metodo più consigliato… ma mi dispiace dirlo, funziona ben poco.  Infatti il cane non capisce né che sta facendo una cosa a noi sgradita (perché non glielo stiamo spiegando), né quali alternative dovrebbe/potrebbe scegliere.
Qualche cane “ci arriva”, a lungo andare (però dev’essere un mezzo genio): qualche altro non si rassegna mai e continua ad insistere per ore, giorni, mesi, anni. Il suo pensiero è: “Che fai, non mi guardi? Non mi consideri? Aspetta che allora salto più in alto-spingo più forte-faccio più casino, così forse mi noti”. E se ci mettiamo nei suoi panni, capiremo che questo ragionamento è del tutto logico.
“Ignorare” non basta: se vogliamo ottenere dei risultati, l’oggetto del desiderio deve proprio SPARIRE.
E soprattutto, il proprietario del cane deve “marcare” tutto quello che lui fa con dei chiari “Si, No, Bravo” eccetera.
Se vogliamo che un cane obbedisca (in qualsiasi occasione), prima di tutto dobbiamo farci capire!

karatekidQuando e se il cane sfugge al nostro controllo e riesce a zompare verso l’altra persona, durante le prime fasi del lavoro, una cosa che si può fare (considerandola però un’emergenza e non la regola) è
“interporre” semplicemente il ginocchio (FERMO) tra noi e lui.
Lui, infatti, salta perché cerca di raggiungere il nostro viso: è un meccanismo infantile e origina dal fatto che i cuccioli di lupo, quando la mamma arriva da loro, vanno a picchettarle l’angolo della bocca stimolando così il rigurgito del cibo. Molte cagne hanno perso questo comportamento lupino, mentre altre lo mantengono ancora (tutte le mie husky lo facevano): se il vostro cane è figlio di una cagna che rigurgitava il cibo, sarà sicuramente un “saltatore addosso” particolarmente insistente.
Dunque, se il cane parte e zompa prima che l’ospite abbia fatto in tempo ad uscire, quella da assumere è precisamente la posizione della gru in Karate Kid (non ditemi che non l’avete visto tutti: e comunque la potete vedere nella locandina del film!): ma bisogna restare immobili, NON colpendo il cane in alcun modo col ginocchio.
Dobbiamo mettere una barriera, non fargli del male.
Vanno bene anche le mani alzate in quella posizione, e il corpo che “incombe” un po’ verso il cane: questo gli mette pressione e lo invoglia meno a saltare.
Se poi, quando fate la gru e il cane vi salta addosso, volate col sedere per terra… be’, allora non vi resta che rivolgervi al maestro Miyagi (anzi, a qualche suo successore, perché purtroppo lui non c’è più).

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Informazioni su Valeria Rossi

Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). CI ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.




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