giovedì , 23 novembre 2017
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L’ENCI “rovinerebbe le razze”? E gli altri che fanno?

logo_encidi VALERIA ROSSI – Sono in partenza per Bari e ho l’aereo tra poco… ma due righe su questo argomento devo scriverle, perché l’accusa di “rovinare le razze” fatta all’ENCI non è soltanto appena apparsa in un commento, ma la sento ripetere in continuazione.
Allora, pur NON essendo certo io la fan N.1 del nostro Kennel Club… credo che un paio di punticini vadano chiariti:

1) l’ENCI non è un Ente “a se stante”, ma dipende dall’FCI (Federazione Cinologica Internazionale). Regolamenti, regole e affini sono tutti FCI e non strettamente “targati ENCI”; per altri versi l’ENCI dipende dal Ministero dell’Agricoltura, e di nuovo non ha autonomia su certi temi;

2) gli Standard di razza vengono redatti esclusivamente dai Paesi d’origine delle razze stesse: quindi l’ENCI, semmai, potrebbe “rovinare” solo le razze italiane, perché sulle altre non può mettere becco;

3) Guarda caso, gli Standard italiani sono stati per anni ed anni un esempio di meticolosità, puntigliosità e perfezione senza pari: solo recentemente sono stati “snelliti” un po’ (erano lunghissimi e complicatissimi, tanto che toccava essere “veri” cinologi per capirli: e la cosa forse non entusiasmava alcuni giudici, chiediamoci perché… );

4) Anche se vogliamo restare alle razze italiane (visto che con le altre l’ENCI “nun c’azzecca proprio”), esaminandoli (se ne siamo capaci, ovviamente!) vedremo che sono ancora modelli impeccabili di Standard cinotecnici,  ovvero capaci di descrivere il cane ideale per la funzione che deve svolgere. In esposizione si vedono – e vengono premiati – anche cani che in realtà non hanno più molto a che vedere con lo Standard? Verissimo! Però come si può dare la colpa all’ENCI, se qualche giudice parte per la tangente e comincia a premiare il cane più scenografico, o peggio ancora quello dell’amico? Il percorso di formazione degli Esperti Giudici è estremamente tecnico, è lungo, complesso e – nell’insieme – molto ben fatto.
Però non è umanamente pensabile che  l’ENCI possa poi sorvegliare tutti i suoi Giudici esposizione per esposizione, controllando il loro operato! Sarebbe come dire che se uno prende la laurea in medicina, poi l’Università che gliel’ha conferita dovrebbe stargli addosso ad ogni paziente che visita.
E’ ovviamente impossibile.
Certo, se poi un medico sbaglia, il paziente potrà ricorrere alla giustizia ordinaria. Se un giudice sbaglia, visto che sbagliando non ammazza nessuno, la giustizia ordinaria se ne impippa: è invece possibile fare ricorso proprio all’ENCI (diciamo che è un po’ l’equivalente della giustizia sportiva per i fattacci del calcio)… ed è vero che, in molti casi, le denunce vengono ignorate.  Però, diciamolo, è anche vero che ne vengono fatte ben poche (perché il mugugno facile è più comodo), e che alcune sono dettate solo da invidie, ripicchette e affini, senza alcun rapporto con la cinofilia vera.
Un Kennel Club può fare anche del suo meglio per migliorare la cinofilia, ma se poi le singole persone fanno di testa loro, è impensabile che possa controllarle tutte. Quello che noi possiamo guardare sono i regolamenti, gli Standard, i codici etici e deontologici: e quelli a me sembrano impeccabili. Di sicuro non mi sembra che contengano alcuna indicazione tesa a “rovinare le razze”;

5) Dov’è che l’ENCI è davvero lacunoso?
Nella concessione degli affissi (troppo facile: ormai, praticamente, basta pagare e non sei neppure tenuto a sapere cos’è un gene), nella comunicazione/informazione e nel rigore che dovrebbe avere – mentre effettivamente manca – nel controllo delle malattie genetiche.
Però c’è anche da dire che la maggior parte degli allevatori tende a “sperare in Dio”, piuttosto che a fare test, perché i test hanno prezzi esorbitanti. Oggi allevare bene, con serietà e coscienza, non può essere un lavoro professionistico, perché se allevi bene non ci cavi un centesimo. Ma non ce lo cavi anche perché, ad approfittarsene, sono in tanti: dai veterinari (che a loro volta hanno spese esorbitanti anche solo di tasse, per non parlare di strumenti e affini… quindi, a loro volta, avrebbero i loro “colpevoli” da indicare, se si fanno pagare troppo) ai produttori di mangime, a chi vende strutture (provate a metter su un allevamento e poi mi saprete dire…) e a tutto ciò che ruota intorno al cane.

Per ottenere un allevamento riconosciuto davvero selettivo bisognerebbe cambiare gran parte del mondo… cosa che non ci si può certo aspettare solo dall’ENCI.
Se vogliamo cambiare il mondo, dovremmo essere NOI i primi a riunirci, a proporre, ad esigere certi cambiamenti (e nel frattempo, magari, a lavorare seriamente).
Altrimenti faremo come certe forze politiche che trovano grandi consensi dicendo no a questo, no a quello, siete tutti scemi, siete tutti morti… ma quando poi arrivano al potere, di concreto, non fanno nulla o quasi.
Criticare è facilissimo: è facilissimo anche raccogliere consensi gettando fango a destra e a manca: poi, però, bisogna anche AGIRE per far capire che si può fare di meglio, e come si può fare.
Al momento io non ho ancora visto nessunissima alternativa credibile all’ENCI, almeno in Italia. All’estero qualcosa si fa: in America, chi si è dissociato dall’AKC ha creato altri Kennel Club e ognuno è libero di aderire a quello che vuole. Ora che c’è la legge europea che vieta i “monopoli”, un altro Kennel Club italiano potrebbe pure nascere: però sto ancora aspettando di vederlo. Finora, come ho detto anche nella mia risposta al commento di cui sopra, l’unica alternativa che ho visto è stata quella di un’associazione privata che promette di rilasciare pedigree guardando una fotografia del cane. Maddài. Non scherziamo!

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Informazioni su Valeria Rossi

Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). CI ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.




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