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Ennesima (triste) storia di un cucciolo dell’Est

di VALERIA ROSSI – Ne arrivano un po’ meno di un tempo, bisogna dirlo: però ne arrivano ancora troppe. Di cosa? Di lettere come questa:

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Il giorno 21 gennaio io e la mia fidanzata abbiamo deciso di acquistare un cucciolo di chow chow. E purtroppo come tante persone, anche se amanti degli animali, non ci siamo informati su cosa ci avrebbe portato l’acquisto di un cucciolo in un negozio! Il giorno prima dell’acquisto, pensandoci bene… i proprietari dello pseudo-allevamento mi fecero fretta con la scelta del cucciolotto!
Il giorno dopo il nostro piccolo Simba era pronto per la nuova casa… (consegna passaporto, essendo un cane ucraino: mi viene spiegato che la data non combacia con quella giusta, segnava che era nato a settembre)… ma come si vede dalle foto lui a stento ne aveva due, di mesi: sempre stando al passaporto, aveva due vaccinazioni.
Il mio cucciolo era felice a casa: lo si vedeva dai suoi occhi e da come stesse sempre insieme a noi. Dopo tre giorni al mio cucciolo colava il nasino e portandolo dal veterinario mi disse che aveva la febbre e dovevamo fare una piccola cura di pochi giorni: cosi facemmo, ma cominciò la diarrea con sangue e muco. La stessa veterinaria mi disse che forse era un effetto della cura di antibiotici per la febbre… ma non era così.
Dopo una settimana decisi di cambiare veterinario e di andare in una clinica. Lì gli diagnosticarono la coccidiosi (una malattia che colpisce l’intestino del piccolo cucciolo disidratandolo, rendendolo debole e togliendogli l’appetito), riscontrata in molti cuccioli dell’Est, ma curabile. I veterinari però mi dissero che eravamo a rischio di malattie virali, essendo piccolo e non avendo vaccinazioni, con sistema immunitario molto debole dato che il mio piccolo amico non è stato quanto doveva con la madre.
E’ stata una settimana durissima, vedendo il mio cucciolo sempre piu debole…ma aveva cosi tanta voglia di risollevarsi e insieme gli abbiamo dato tanta forza, incoraggiandolo e aiutandolo in ogni suo piccolo sforzo.
Ne faceva tanta, di diarrea, e gli abbiamo dovuto far fare due lavaggi al giorno: intanto gli davamo le gocce per i vermi, una cura di 15 giorni.
Un bel giorno il mio Simba cominciò a mangiare, dandoci cosi tanta speranza… ma tornò ad aggravarsi dopo due giorni. I suoi occhi erano gonfi, il suo nasino secco… e la sua piccola coda, sempre alzata e pronta a scondizolare anche se era appoggiato sul suo cuscino, ormai stava sempre abbassata.
Qualcosa non stava andando bene… cominciò nel lamentarsi con il suo respiro, passammo una nottata a calmarlo e accarezzarlo, ma il giorno dopo dal veterinario ebbi la notizia che il mio piccolo Simba era stato infettato dal virus del cimurro… e non c’era più niente da fare.
Ricordo il suo sforzo di notte nell’alzarsi per andare sulla traversina… io lo tenevo per farlo reggere, ma non aveva più forza né sensibilità. Non dimenticherò mai la sua voglia di vivere… i suoi occhi… e il suo modo di ringraziarci per avergli dato tutto l’amore possibile: ma la sua morte era ormai scritta. Ha onorato il suo nome, Simba… il nostro piccolo leone.

simba3Una storia che stringe il cuore, ma che riempie anche di rabbia. Contro tutto e tutti.
Quando leggo cose come questa mi parte l’embolo nei confronti delle leggi che permettono ancora queste maledette importazioni, che non rendono possibili dei controlli decenti sull’età (un passaporto che dichiara cinque mesi di vita, quando il cane non arriva a due? Sembrerebbe inaudito, e invece è la norma: tanto, chi può stabilire l’età esatta di un cucciolo?); ma anche verso i troppi veterinari che ancora stanno a pensare a una “piccola cura di pochi giorni” quando si ritrovano tra le mani un cucciolo dell’Est con la febbre, anziché pensare subito al peggio, visto che il peggio è la regola con questi cani; e sì, anche verso le migliaia di ingenui che ancora vanno a comparsi i cuccioli in negozio, o alle fiere del cucciolo, o negli allevamenti “mille razze subito disponibili”.
Perché ormai sono decenni che si parla di questo argomento, e non sembra possibile che qualcuno ci caschi ancora. E se è vero che l’informazione non è ancora capillare come dovrebbe essere, è anche vero che molta gente SA, ma se ne infischia perché pensa solo a “spendere meno” al momento dell’acquisto… per poi venire dissanguata dalle spese veterinarie e finire per pagare il cucciolo tre volte più caro che se l’avessero comprato in un allevamento serio.
Sì, mi incazzo anche con gli innocenti: perché credo che in storie come queste, di “totalmente” innocenti, non ce ne siano.
O meglio, uno c’è: il cucciolo, che è anche l’unico a pagare non solo con la morte, ma anche con settimane o mesi di sofferenze indicibili.

simba6Sì, perché bisogna metterselo bene in testa: la morte, per questi cuccioli, diventa una liberazione dopo che hanno vissuto una breve vita fatta soltanto di dolore.
Il cimurro ammazza lentamente dopo un’agonia veramente infame: spasmi muscolari, difficoltà respiratorie, alla fine problemi neurologici, convulsioni… e quando arriva il coma, quando arriva la fine, questi cuccioli probabilmente pensano “finalmente“. E cos’hanno fatto di male, per meritare tutto questo?
Come si fa a non provare una rabbia infinita, leggendo di questo orsacchiotto che lottava per vivere e che ancora riusciva a scodinzolare ai suoi umani, a mostrarsi felice di vederli e di essere coccolato da loro?
Come si fa a non schiumare di rabbia pensando che esistono sindacati che proteggono questi dannati, schifosi, indegni esseri sub-umani e che quindi favoriscono migliaia di queste agonie, facendo pure gli offesi quando si dice alla gente di NON COMPRARE CANI IN NEGOZIO, perché le possibilità di vivere storie come questa sono elevatissime?
Sono trent’anni, ormai, che personalmente lotto contro le importazioni dall’Est: e non sono certo la sola. Tutti gli allevatori seri fanno la stessa cosa: si indignano, si infuriano, cercano di fare informazione.
Dopo vent’anni in cui nessuno ha mosso un dito per aiutarci, oggi finalmente di questo traffico si sa un po’ di più: anche i media l’hanno scoperto, anche le TV ogni tanto ne parlano (sempre troppo poco: ma ne parlano)… e il risultato qual è? Che il traffico, anziché diminuire, dilaga.
Sempre più negozi vendono cuccioli dell’Est (ma vogliamo VIETARE una buona volta la vendita di animali vivi in negozio?), sempre più pseudo-allevamenti si pubblicizzano trionfalmente su Internet, con pagine di FB che sembrano mercati all’ingrosso… e tanta, tantissima gente continua a cascarci, perché i prezzi sembrano davvero “speciali” (altro che quelli degli allevatori, che speculano sui cuccioli! Tzè!) e perché le foto (spesso rubate, letteralmente, ai siti degli allevatori stessi) mostrano cuccioli bellissimi, in  splendida forma, sanissimi.
Peccato che, dopo l’acquisto,  si vivano storie come quella che abbiamo letto oggi.
Storie capaci di rovinarti la giornata, ma che poi vengono subito dimenticate perché la gente che “sa”, la gente che non ci casca più perché si ritiene informata e consapevole, tende a pensare “mi dispiace per il cucciolo, ma in fondo ve la siete cercata. A me non succederà mai”.

simba5E invece non è proprio così, perché virus come quelli del cimurro, o della parvovirosi, non si limitano ad uccidere i poveri piccoli che se lo sono portati con sé dall’Ungheria o dall’Ucraina: si diffondono anche per le nostre strade.
Ogni proprietario di un cucciolo malato è un potenziale untore che appesta i nostri marciapiedi, le nostre aree cani (ammesso che il cucciolo aspetti qualche giorno prima di mostrare i sintomi e quindi venga portato anche a spasso), tutte le case in cui gli orgogliosi neo-proprietari portano trionfalmente il loro nuovo piccolo amico… o nelle quali, semplicemente, camminano con le stesse scarpe che hanno usato in casa, e che quindi sono venute a contatto con il virus.
I nostri cani sono vaccinatissimi, certo: ma non sempre questo è sufficiente, perché i virus mutano. E quelli che arrivano da lontano, a volte, sono leggermente diversi da quelli “nostrani”, su quali vengono “calibrati” i vaccini.
Il risultato è che ogni tanto scoppiano epidemie anche tra cani vaccinati e stravaccinati, adulti compresi: quindi, grazie alle importazioni selvagge, muoiono anche i nostri cani ben allevati e seguiti con la massima cura.
Nessuno di noi è al riparo da questo sfacelo: nessuno, ricordatelo bene.
Per questo rimane fondamentale diffondere a macchia d’olio l’informazione e far capire a tutti che negozi di animali e sedicenti allevamenti multirazza si riforniscono sempre e solo da grossisti che importano dall’Est, perché là i cuccioli costano una sciocchezza e il margine di guadagno è davvero enorme. Ovviamente nei Paesi dell’Est non ci sono soltanto i canifici, ed è bene ricordarlo: ci sono anche bravissimi e serissimi allevatori. Ma questi NON  vendono ai grossisti, così come non lo fanno gli allevatori italiani altrettanto bravi e seri.
A vendere “tanto al mucchio” sono i cagnari: e il costo basso è dovuto semplicemente al fatto che i cuccioli (e le fattrici) sono sfruttati fino all’osso. Nessun controllo sulle malattie ereditarie, nessuna sverminazione, nessuna vaccinazione (i libretti sanitari sono fasulli nell’80% dei casi), cibo di qualità infima, giusto quel che basta per mantenerli in vita prima del viaggio che li porterà nei negozi, nei canifici e infine nelle case dei “fortunati” nuovi proprietari… ad ammalarsi e a morire.
Questa è la vita che fanno i cuccioli dell’Est: mentre quella delle loro madri è sfornare cucciolate ogni sei mesi, a ripetizione, fino allo sfinimento e alla morte. Dopodiché, avanti la prossima.
Ve lo giuro, non ne posso più di ripetere queste cose: sono, appunto, trent’anni che le dico, le ridico, le scrivo, le urlo in faccia a chi mi racconta, tutto allegro: “ho prenotato un cucciolo nel negozio XY!”.

simba1Ogni tanto mi illudo che la gente cominci a capire: passa qualche settimana senza notizie di cuccioli malati o morti.  Poi, puntualmente, mi arriva una lettera come questa. E mi cadono le braccia.
Francesco, l’umano del piccolo chow protagonista di questa storia orrenda, mi ha scritto queste parole: “Dal mio cucciolo ho imparato tanto… e non voglio fermarmi qui, perchè c’è troppa disinformazione. Vorrei poter fare qualcosa… informare quante piu persone possibili affinchè possa finire questo mercato di questi poveri e indifesi cuccioli… cosa si puo fare?
Me lo chiedo anch’io, da trent’anni.
Cos’altro si può fare, oltre a parlarne, scriverne, diffondere?
Purtroppo non sarà MAI possibile arrivare proprio a “tutti”. Se dei cuccioli dell’Est si parla ancora poco, ci sono altre sciagurate vicende (comprese vere e proprie truffe) di cui si parla moltissimo… ma qualche ingenuo continua a caderci lo stesso.
E’ la politica che dovrebbe intervenire: sono le leggi a mancare, o ad essere lacunose e troppo facili da aggirare: ma in questo momento storico, con la crisi e tutto il resto, sperare che la nostra politica si occupi di cani è una vera utopia (anche se buttar via centinaia di euro per un cucciolo che vivrà poche settimane sicuramente non aiuta le famiglie a migliorare la propria situazione economica: ma in fondo, chissenefrega delle famiglie? Forse, per smuovere le acque politiche, il cucciolo dell’Est dovrebbe crepare tra le braccia di qualche grosso banchiere).
Ci resta soltanto il passaparola: quindi passiamola, il più possibile.
Non limitiamoci a versare la lacrimuccia: incazziamoci, perdiana!
Mostriamo a tutti quelli che conosciamo le foto di questo “piccolo leone” che ha combattuto inutilmente e dolorosamente la sua battaglia contro un nemico troppo forte per lui… ma ricordiamo che il nemico non si chiamava “cimurro”.
Il vero nemico è l’avidità umana. E’ il mancato rispetto per la vita e la dignità degli animali. E’ l’ingenuità di chi non sa, certo: ma anche la presunzione di chi SA benissimo, ma pensa che a lui “non possa capitare”, perché il “suo” negozio di fiducia è sempre stato serissimo e sicuramente i cuccioli non li importa.
Be’, scordatevelo!
I cuccioli si comprano dai grossisti, e TUTTI i grossisti italiani importano dai Paesi più poveri, perché spendono meno e guadagnano di più. Punto.
Lo stesso vale per chi promette (da Internet o “dal vivo”) cuccioli “di tutte le razze” sempre pronti alla consegna. Lo stesso vale per i sedicenti privati che raccontano, sempre su Internet, di aver fatto una cucciolata accudita amorevolmente e che si offrono di portarvi il cucciolo a qualche casello autostradale. Non è vietato comprare cuccioli dai privati, ma di fronte a “generose offerte” di questo tipo bisogna sentire una sirena d’allarme nella testa.
Volete il cucciolo del privato? Andate a casa sua: sempre e comunque. Solo così potrete scoprire se questi cuccioli hanno davvero una mamma che vive con questi signori.
Se poi volete a tutti i costi risparmiare, pure sui chilometri oltre che sul cucciolo… allora la fregatura ve la state proprio cercando: e verrebbe voglia di dire “cavoli vostri”, se non fosse per il fatto che i cavoli più amari se li beccano i cuccioli.
Come dicevo sopra, gli unici veri innocenti di tutte queste storie.

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Informazioni su Valeria Rossi

Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). CI ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.




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