mercoledì , 22 novembre 2017
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Il rispetto è tutto: come Rex ha cambiato la mia vita

rex4di ASIA FABBRI – Il Patterdale Terrier è un terrier prettamente da lavoro, utilizzato per la caccia in tana e sopraterra. Discende dal gruppo degli working terrier, che si dividono in Jack Russel Terrier, bianchi a macchie, e Patterdale Terrier, che possono essere neri, rossi o (raramente) nero focati.
Essendo una razza non riconosciuta dalla FCI, è poco conosciuta, se non nel settore della caccia, dove viene ancora utilizzato come cane da tana coraggioso e forte.
Un allevatore inglese mi ha detto che Rex, 14 mesi, potrebbe essere un Patterdale terrier. Di sicuro è un concentrato di vitalità, energia e… naso.
Sì, proprio naso, quel tartufino nero sempre sporco di informazioni su di me e su qualunque animale che sia passato sul terreno che stiamo calpestando.
È il primo terrier che è entrato nella mia vita e l’ha sconvolta con la sua vitalità, la sua allegria. Il primo cane da caccia che mi capita fra le mani.
In un certo senso, è stato uno scherzo del destino.
Marzo 2012, non ricordo la data esatta, ma era un venerdì e stavo cucinando la cena: ad un certo punto arriva un messaggio sul cellulare: “Asia, vorresti un cane?”. Era la mia migliore amica, che aveva trovato un cucciolo di 3 mesi in una strada trafficata della mia città.

Il primo giorno di Rex con noi
Il primo giorno di Rex con noi

Ho convinto mio fratello ed i miei genitori ed alle 23:00 è arrivato Rex: da lì è iniziata la nostra avventura.
Visite dalla veterinaria per microchip e vaccinazioni, corse nei negozi specializzati per guinzagli (in numero di tre al mese… perchè Rex è un grande mangiatore di guinzagli…), collari e pettorine (grande escapologo… ne ha rotte tre solo con i denti da latte!), questa la vita frenetica dei primi mesi.
Rex cresceva ogni giorno di più, nel fisico e nel carattere: il cucciolo che mi mangiava le maglie e che mi mordeva le dita, divenne ben presto un cucciolo iperattivo ed un tantino territoriale verso altri cani, un grande cacciatore di lucertole e ricci.
Ho atteso i 5-6 mesi per iniziare l’addestramento di base, in quanto ho cercato la scintilla che mi facesse capire come prenderlo, la sua “chiave”, come è solito dire Graeme Sims, il mio idolo in fatto di educazione e cinofilia.
Rex ha vissuto i suoi primi tre mesi di vita in una casa senza cancello, dalla quale poteva uscire e ritrovarsi per la strada, piena di macchine e pericoli vari.
A tutti gli effetti, un cane randagio: da qui tutti i problemi di un cucciolo traumatizzato.
Ricordo le prime passeggiate, ogni volta che passava una macchina o una bicicletta lui si bloccava o tirava indietro cercando di fuggire da quella situazione.

rex2Tanta pazienza, coccole e parole, lo hanno sbloccato ed ora è un cane sicuro, che cammina a testa alta, che corre a fianco della mia bicicletta, che non si blocca a metà dei passaggi pedonali.
Certo, i problemi sono ancora lì e sono tanti: Rex va saputo prendere, va conosciuto. Rispettalo ed avrai tutto da lui, anche un perfetto “seduto” in mezzo alla piazza della mia città.
Ha ancora paura dei treni, probabilmente gli dà fastidio il fischio dei loro freni: noi non li percepiamo, ma loro sì.
Tra noi si è creato un legame fondato sul rispetto reciproco: io rispetto il suo essere cane e lui rispetta me, quando richiesto.
Ho costruito il nostro rapporto sul gioco e sulla fiducia. Ho iniziato ad educarlo al fiume, in mezzo alle montagne. Facevamo passeggiate fra i massi e l’acqua alta e fredda, liberi, senza guinzagli che lo costringessero a fare la strada che volevo io.
Ha conosciuto l’acqua a quattro mesi, in giugno, ed è stata la fiducia a fargli fare la prima nuotata in acqua alta, dove nemmeno io toccavo. Da quel giorno il nostro rapporto è cresciuto, il cane si fidava di me, rispondeva ai miei fischi per richiamarlo, ed io mi fidavo di lui.

rex3Non gli ho mai chiesto troppo: il cane, di solito, risponde al richiamo per ricevere un bocconcino o per essere messo al guinzaglio, ma Rex risponde ai miei richiami per farsi vedere. E’ lui a scegliere se venire da me o no.
Lo libero solo in luoghi lontani da pericoli proprio perchè non resta vicino a me, il che è insito nella natura del cane da caccia e da tana.
Risponde bene ai comandi: fare un “seduto” con il muso rivolto verso di me, verso i miei occhi e non verso il bocconcino, in mezzo a cani liberi che giocano, è un grande risultato per un cucciolone che vorrebbe giocare con chiunque.
Dobbiamo lavorare ancora sul “terra” e sullo stare tranquillo fuori dal supermercato… ma credo che con la maturazione smetterà di essere così ansioso.
Quando non mi vede, si sente di nuovo abbandonato e temo che questo gli rimarrà per sempre.

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