lunedì , 20 novembre 2017
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Risposte cinofile ad affermazioni animaliste (o presunte tali)

rissaumani_aperdi VALERIA ROSSI – Come spesso accade quando si mette in campo (o su questo sito) la diatriba tra allevatori (intesi come Allevatori seri) ed animalisti, volontari eccetera, anche l’articolo “Datevi fuoco, allevatori di m…” ha dato la stura al consueto scambio di opinioni talora “leggerissimamente” infervorate. Opinioni che purtroppo, sul fronte animalista – o presunto tale, come ho scritto nel titolo, perché un animalista “vero” dovrebbe essere il primo alleato dell’Allevatore serio – spesso sembrano frutto di ideologie preconfezionate, più che di basi scientifiche o di semplice osservazione della realtà.
Per questo, pur avendo già risposto ad alcuni nello spazio riservato ai commenti, vorrei ripetermi anche qui, unendo un po’ tutte le affermazioni  più “classiche”degli animalisti.
Ah, piccola aggiunta: su Facebook ho invitato i commentatori a leggere almeno gli articoli, prima di fiondarsi a mettere “like” o a controbattere sdegnati… perché sono arrivati commenti che pensavano che fossi io ad invitare gli allevatori a darsi fuoco (essendo stata allevatrice per più di trent’anni, forse mi sarei dovuta già cospargere di benzina prima di iniziare a scrivere).
Qualcuno, direi oberato da un eccesso di fantasia morbosa, ha anche stigmatizzato la foto di apertura (presa su google immagini e ritraente, purtroppo, un uomo che si era realmente bruciato) perché riteneva che rappresentasse un cane a cui era stato dato fuoco:  la qual cosa, evidentemente, lo turbava più del fatto che si trattasse di una persona.
Ecco, con quel tipo di animalismo lì non credo di poter instaurare alcun dialogo. Primo, perché tutti quelli che pensano che gli umani siano una razza di merda e che dovrebbe estinguersi… non solo non si suicidano, ma fanno pure allegramente figli a tutto spiano, dimostrando palesemente, come nella canzone di De Andrè, “la differenza fra idea e azione”; secondo, perché i matti non li capisco (per fortuna). E questi son proprio matti.
Agli “altri”, invece, ovvero a coloro che argomentano civilmente e che sembrano ancora dotati di un minimo di capacità di pensare in proprio, provo a rispondere:

enci_statsa) con i canili pieni e il fenomeno del randagismo crescente, gli allevamenti dovrebbero avere delle limitazioni.
D’accordo: ma qual è la percentuale di cani provenienti da un buon allevamento, e quale quella di “frutti del libero amore” o peggio degli accoppiamenti volutissimi da Sciuremarie e Cuggini vari?
In Italia ci sono sette milioni di cani registrati all’anagrafe. Almeno altrettanti (se non di più) sono sicuramente quelli che non hanno mai visto un microchip.
All’ENCI, nel 2012 (ultimi dati disponibili) sono stati registrati 132.981 cani. Facciamo 133.000 per arrotondare.
Considerando che un cane vive in media 12 anni, possiamo fare una stima approssimativa (molto approssimativa, eh! Ma è giusto per farsi un’idea) dei cani con pedigree residenti in Italia, moltiplicando questa cifra per dodici. Otteniamo poco più di un milione e mezzo di cani.
E GLI ALTRI CINQUE MILIONI E MEZZO, da dove saltano fuori?
Consideriamo poi che nel milione e mezzo son compresi anche i cani dei cagnari che un pedigree, comunque, ai loro cuccioli lo appiccicano. Quanti saranno, alla fine, i cani nati da allevatori seri?
Mezzo milione? Un milione, proprio a voler essere generosi?
Ne mancano altri sei milioni.
E allora, queste “limitazioni”, vogliamo darle a quei quattro gatti che allevano con passione, serietà e competenza… o non sarebbe meglio imporle a chi accoppia a casaccio Fufi e Bubi?

bull_sanob) Alcune razze hanno vere e proprie MALFORMAZIONI richieste come standard ESTETICO.
Palla galattica, punto.
Nessunissimo standard “richiede” malformazioni: semmai, alcuni standard si sono adeguati al fatto che certe malformazioni esistano in natura e siano perfettamente compatibili con la vita (vedi l’acondroplasia/condrodistrofia nei bassotti)… ma non è mai di bassotti che si parla, quando si fanno questi esempi. Quasi sempre si tira in ballo il bulldog inglese, il cui Standard recita chiaramente (basterebbe averlo letto…): “Testa piuttosto larga rispetto alla taglia, ma non eccessiva al punto di alterare la simmetria generale, o far sembrare il cane deforme, o interferire con la sua capacità di movimento. Faccia relativamente corta, muso ampio, tronco e rivolto leggermente all’insù, ma non in modo eccessivo. Cani che mostrano difficoltà respiratorie sono altamente indesiderabili.
Dunque, lo Standard richiede un cane SANO. Che poi ci siano allevatori – o pseudotali – che cercano a tutti i costi l’ipertipo, con conseguenti problemi… è un altro discorso. Sta di fatto che i veri “mostri” incapaci di respirare e perfino di muoversi io li ho visti soprattutto tra i bulldog dell’Est (allevati ad capocchiam), mentre in Italia vedo molto, ma molto spesso cani sanissimi e capaci di arrivare serenamente ad età avanzate.  E siccome io non mi sono mai sognata di difendere l'”allevatore” in quanto tale (anche perché si definisce così il proprietario di qualsiasi fattrice che abbia una cucciolata, compresi quindi cagnari, Sciuremarie e affini), ma solo l’Allevatore serio e competente… allora posso dire tranquillamente che gli allevatori seri e competenti NON allevano cani “malformati”, neppure quando allevano bulldog o carlini. Sono razze delicate, questo è vero. Sono razze difficili.

caneleoneMa di nuovo… non pensiamo e non crediamo che sia stato “l’uomo moderno” a volerle così perché dovevano andare in esposizione. Carlini, pechinesi ed altri piccoli cani asiatici sono antichissimi (tremila anni di storia, come minimo) e venivano allevati con grande cura perché somiglianti al leggendario “cane leone” tanto caro agli asiatici antichi (che di leoni veri non ne avevano mai visti, come dimostra chiaramente l’immagine che se ne facevano…): ma erano già fatti così, per selezione naturale! Nessun umano, tremila anni fa, sarebbe stato in grado di “creare” da zero un cane con questi tratti somatici: è stata la natura a differenziare moltissime tipologie in base alle regioni geografiche, alle risorse disponibili, alle temperature e così via. L’uomo ha preso qualcosa che già esisteva… e poi, sì, in certi casi ha indubbiamente esagerato nel fissare certe caratteristiche: ma dire che siano state “scelte estetiche” (3000 anni fa?!?) è pura fantascienza.
techichi2Anche i chihuahua (altra razza accusata di rispondere solo a criteri estetici, in particolare all’esigenza di avere “cani piccoli” tipica delle Sciuremarie) derivano in linea diretta dei Techichi, cani allevati dai Tolchechi, un popolo vissuto in Messico tra il 750 e il 1200 d.C. (tempi in cui si dava sicuramente moltissima importanza alle esposizioni canine, che sono nate nell’800!). E i Techichi erano già cani minuscoli, come si può vedere in dipinti e sculture dell’epoca.
Quindi, di cosa stiamo parlando?
E’ vero che l’uomo, in alcuni casi, ha esagerato: ma non dimentichiamo che la scienza è riuscita a capire solo in tempi recentissimi quali fossero davvero le patologie legate a certe caratteristiche morfologiche: e da quando l’ha capito, alcuni Standard sono stati modificati e moltissimi Club hanno dato indicazioni importanti per tutelare la salute delle razze. Che poi non tutti le seguano, queste indicazioni, è nuovamente vero: ma se non le seguono rientriamo nel campo del cagnaresimo, e non dell’Allevamento con la A maiuscola.

lupo_cane_fontainec) Il cane in generale è una forzatura e non sarebbe mai dovuto esistere: sarebbe stato meglio se restava lupo.
Ecco, questo andatelo a dire a lui: perché è stato il cane a scegliere di vivere con l’uomo. E’ il lupo diffidentissimo, che dall’uomo si teneva a chilometri di distanza, a pensare che invece di andare a caccia facendo una fatica della madonna si sarebbe potuto avvicinare agli accampamenti umani e mangiarsi i loro rifiuti: per questo l’ex lupo-e-basta è diventato canis lupus familiaris. Scelta di Madre Natura, non dell’uomo. Scelta opportunistica di cui l’uomo, a sua volta opportunista, ha sicuramente approfittato: in natura questo succede in continuazione. Ne ha approfittato “troppo”, ha schiavizzato il cane, l’ha sfruttato per i suoi biechi fini?
Mah, in qualche caso forse sì. Resta il fatto che la vita media di un cane domestico è di dodici anni e quella di un lupo in condizioni naturali è di cinque/sei anni. Quindi, forse, il gioco valeva la candela: altrimenti il cane se ne sarebbe beatamente tornato nei boschi, come è stato sicuramente libero di fare per migliaia di anni. La favola di La Fontaine, nella quale il lupo sceglie la libertà dopo aver visto i segni del collare sul collo del cane, è solo una favola: nella vita reale le cose sono andate diversamente. D’altronde anche noi stessi, se fossimo restati scimmie, saremmo stati più liberi: invece abbiamo scelto di scendere dagli alberi e mo’ ci ritroviamo a dover tacere quando il capufficio ci cazzia. Però restiamo zitti, perché a fine mese lo stipendio ci serve.  Insomma, siamo opportunisti esattamente come il cane, per il quale lo “stipendio” si traduce in ciotola piena, tetto sulla testa, cure mediche a portata di zampa e così via.

dobermann_caniled) I canili sono pieni di cani di razza!
Assolutamente NO.
I canili sono pienissimi di meticci, alcuni dei quali somigliano vagamente ad una razza (ma per il volontario del tutto digiuno di cinotecnica, “è” un cane di razza). Basta guardare gli annunci non soltanto dei canili, ma anche dei Rescue, che in teoria dovrebbero occuparsi proprio solo di cani di razza pura, ma che in realtà nove volte su dieci propongono “mix australian shepherd”, “incrocio chow chow”, “quasi CLC” eccetera eccetera.
E i cani dati in adozione tramite i Rescue NON finiscono mai in canile, ma restano in famiglia finché non si trova l’adozione giusta.
Qual è la vera percentuale di cani di razza pura (ovvero: proveniente da un Allevamento con la A maiuscola) che finiscono in canile? Così a stima, limitandomi a guardare i siti di moltissimi canili italiani, direi che l’1-2% è già tanto.
Certo, se poi vogliamo chiamare “dobermann” o “rottweiler” tutti i cani nero focati (come quello dell’annuncio riportato qui), allora la percentuale sale di brutto… peccato che questo genere di cani NON venga mai fuori da un allevamento serio.
Ma soprattutto: l’Allevatore con la A maiuscola, gli eventuali cani che il proprietario non potesse più tenere per un motivo o per l’altro, se li ripiglia! E gli trova una nuova famiglia con facilità, perché sa benissimo di aver messo al mondo cani sani, di buon carattere e pure belli: che si “piazzano” (brutto termine, ma realistico) nel giro di pochi giorni. Aggiungo: non si ripiglia solo i cani che “tornano indietro” per problemi dei proprietari, ma si ripiglia anche quelli che non è sicuro di aver sistemato nella famiglia ideale. Personalmente sono andata fino a Bari a riprendermi una cagnina che credevo di aver affidato a una famigliola con bambini e che invece è stata messa in riproduzione a meno di un anno. Ho sbagliato (mi avevano infinocchiato benissimo) e ho rimediato. E siccome era stata tutta colpa mia, non l’ho neppure “ricollocata”: la cagna è rimasta con me fino all’ultimo giorno di vita. Ma non è che voglia santificarmi per questo: la stessa cosa so che hanno fatto decine di altri allevatori SERI, per il semplice motivo che l’allevatore serio, i suoi cani, li ama.

Basta, mi fermo qui perché altrimenti scriverei un romanzo. Ma non escludo una “seconda puntata”: quindi, sempre nell’ottica di un confronto civile, se possibile… chiunque abbia altre domande o affermazioni a cui vorrebbe una risposta da parte cinofila è  invitato a farsi avanti.

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Informazioni su Valeria Rossi

Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). CI ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.




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