mercoledì , 22 novembre 2017
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Per la serie: quando l’arte è deficienza totale

20140316_65118_7di VALERIA ROSSI – Mi pento e mi dolgo di aver scritto, qualche giorno fa, che il senso estetico è stato ciò che ha dato vita all’espressione forse più elevata della cultura umana, e cioè all’arte. Perché, in certi casi, il concetto di “arte” si scontra piuttosto duramente con quello di “amore per gli animali”.
Non mi riferisco solo al pazzo furioso, nonché delinquente, che come “forma d’arte”, qualche anno fa, ha scelto di mostrare l’agonia e la morte per fame di un cane (e ancora mi domando perché nessuno l’abbia preso per il coppino e sbattuto in galera o al manicomio, a scelta), ma anche ad altre forme di presunta “arte” sicuramente meno drammatiche, ma quasi altrettanto discutibili.
L’ultima che mi è stata segnalata è la rassegna fotografica di tale Paul Nathan, di professione fotografo.
Se volete vederla tutta, la trovate sul “Mattino”:  ma penso che gli esempi che vedete in questa pagina  bastino ampiamente a farsi un’idea.

20140316_65118_Untitled-2-copy‘Sta roba qua, a suo avviso, sarebbe arte. Sinceramente, io non riesco neppure a trovare un termine adatto a definirla.
Sul Mattino la rassegna viene commentata con queste parole: “Forse si tratterà anche di scatti artistici ma a noi è sembrato singolare (forse anche assurdo) umiliare gli animali solo per ottenere un effetto cromatico“.
Io toglierei il “forse”. E’ assurdo  e basta!
Anche se – fortunatamente – non penso che i cani si sentano “umiliati” da queste pagliacciate: i cani non si vedono allo specchio, ma anche se si vedessero credo che non farebbero una piega. Dopotutto non è che ci sia tutta ‘sta differenza tra la “normale” (si fa per dire) toelettatura da show di un barbone (perché questi sono barboni, nel caso non si fosse capito) e questa fiera del kitsch.
Certo, in più ci sono i colori: ma sono certissima che siano state usate tinture assolutamente innocue per la pelle  e il pelo dei cani.
No, il problema non è questo: è piuttosto la mancanza di rispetto, che sta alla base di tantissimi problemi della cinofilia (e non solo).
E’ l’idea di poter prendere un essere vivente e senziente, dotato di intelligenza (a volte palesemente superiore a quella di certi umani) ma non di parola, né della possibilità di intentare azioni legali, e di giocarci a proprio piacimento, infischiandosene di quello che potrebbe pensarne lui.
Lo stesso concetto vale per certe estremizzazioni della tipicità che hanno portato alla nascita di razze che hanno spesso difficoltà respiratorie, argomento sul quale spesso ci si scanna con i fautori del  “meticcio a tutti i costi, perché i cani di razza sono tutti malati”.
Non è vero che sono “tutti malati” e non sono “tutti” malati neppure bulldog e carlini, tanto per fare i due esempi più noti: è vero, però, che bulldog e carlini – pur essendo sempre stati brachicefali e brachimorfi, perché la prima selezione è stata naturale – sono stati estremizzati fino al limite della patologia solo per compiacere un gusto estetico umano che non ha tenuto in minimo conto il benessere dei cani.

20140316_65118_34Ecco, in questo caso l'”arte” non ha più nulla di sublime: diventa espressione della piccineria, e non più della superiorità umana. Diventa prevaricazione.
Certo, una toelettatura fa meno danni di una selezione “deformante”: come disse l’ubriaco della barzelletta alla racchiona, “a me domani me passa!”.
Però, “oggi”, a me sembra che ci sia un problema – e serio – nella testa di chi pensa di fare arte in questo modo (e anchenella testa di chi la apprezza).
Ripeto, non ci sono conseguenze negative sulla salute del cane e neppure – credo – sulla sua psiche: probabilmente, se uno di questi “modelli” tentasse di andare a giocare con dei suoi simili, inizialmente verrebbe preso ad abbaiate… ma per fortuna i cani sono animali ad orientamento olfattivo, quindi penso che dopo il primo impatto choccante (perché sono ad orientamento olfattivo, ma non sono ciechi!) riuscirebbero pure ad essere identificati come cani dai loro simili. Semmai mi preoccupa il fatto che cani utilizzati per fare da modelli a pagliacciate come queste abbiano davvero una normale “vita da cani”: e un po’ ne dubito, ma non avendo elementi per giudicare me ne sto zitta.
No, questi cani non sono stati umiliati e neppure sottoposti a maltrattamenti o sofferenze: però sono “cani oggetto” che mi fanno la stessa pena delle donne oggetto, dei bambini oggetto e di tutti quelli che, invece, avrebbero il sacrosanto diritto di essere considerati come soggetti pensanti e capaci di decidere autonomamente.

Untitled-1Trovo sbagliato proprio il principio, mi irrita proprio la mancanza di rispetto di cui parlavo sopra, oltre a  trovare queste toelettature davvero brutte anche dal punto di vista estetico.
E dire che il sciur Nathan, a fotografare, è pure bravo: sul suo sito c’è anche qualcosa di molto buono. E c’è anche un suo libro, “Groomed”, nel quale ha fotografato cani con normali toelettature da show visti in modo realmente artistico: almeno, la foto di copertina la trovo sensazionale. Quelle all’interno nin zo (ben me ne guardo dall’acquistare un libro di questo signore): però la foto di questo Bedlington terrier è uno spettacolo.
Peccato che subito sotto, nell’elenco dei suoi libri, arrivi già una mazzata per gli occhi e per il buon gusto. Questa non ve la mostro, se volete vederla basta cercare Paul Nathan su Amazon: mi pare che questa pagina sia già stata sufficientemente oberata di brutture e che sia meglio lasciare per ultima questa copertina davvero elegante, simbolo di ciò che l’uomo saprebbe fare se si limitasse a fare, appunto, senza provare a strafare.
Capire qual è il limite, forse, è la cosa più difficile: ma è proprio qui che sta il confine tra l’arte e quella che a me sembra pura deficienza DOC.

orroreP.S.: proprio mentre scrivevo questo articolo, su FB mi hanno segnalato un’altra “galleria degli orrori” pubblicata, stavolta, da Repubblica.
In questo caso il cronista voleva far sorridere i lettori cogliendo le “espressioni di disappunto” di cani toelettati in modo ridicolo (alcune foto sono molto datate e si sono già viste parecchio in giro: altre mi mancavano).
Non mi pare che il bersaglio sia stato centrato, se non in pochissimi casi: le facce dei cani non rendono l’idea che si voleva trasmettere.
A me piacerebbe, invece, fotografare le facce degli umani che guardano queste foto… sperando che somiglino tutte a quella che vedete qui a sinistra. Perché mi auguro davvero che a nessuno passi per l’anticamera del cervello di trovare gradevoli, o anche solo “simpatiche”, quelle  immagini.

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Informazioni su Valeria Rossi

Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). CI ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.




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