27-rhodesian-ridgeback-670di VALERIA ROSSI – Piccolo aneddoto iniziale: fino a una ventina di anni fa, io il Rhodesian Ridgeback l’avevo visto solo in fotografia. Sapevo che era un cane sudafricano con una cresta sulla schiena, formata da peli che crescono nel senso opposto a quelli del resto del mantello. Fine delle mie conoscenze.
Poi, una sera, mi telefonò un’amica dicendomi che una cliente del ristorante di sua sorella sosteneva di aver trovato un Rhodesian abbandonato: e mi chiedeva se avessi potuto dargli un’occhiata, per confermare che si trattasse proprio della razza in questione. Risposi che, appunto, io ‘sta razza l’avevo vista solo in fotografia. “Ecco, io neanche lì – fu la risposta – Dai, vieni, ti invito a cena: la signora porta il cane e le dici se secondo te si tratta proprio di un “rodesiano”, come lo chiama lei”.
Ero ovviamente non solo scettica: di più. Non sapevo quanti Rhodesian esistessero all’epoca in Italia, ma presumevo che si contassero sulle dita di una mano o poco più: e che se ne trovasse addirittura uno abbandonato mi suonava quantomeno strano. Però un invito a cena – e in un ristorante dove si mangia benissimo – non si rifiuta mai. Quindi accettai. Le mie perplessità aumentarono quando la signora in questione, che era arrivata inizialmente senza cane (l’avrebbe portato la figlia di lì a poco) cominciò a raccontarmi che prima di questo presunto “rodesiano” aveva avuto un “bobberman” e un “kurzar persico”… ma non feci in tempo a chiedermi che razza di cane fosse quest’ultimo (il primo era riconoscibile, ma il kurzar persico non sono mai riuscita a identificarlo), che finalmente arrivò la figlia tenendo al guinzaglio un coso alto una trentina di centimetri, color grigio lupo, probabilmente originato da migliaia di anni di misteriosi incroci.
Mentre Antonella (l’amica bastarda inside) rideva sotto i baffi e io facevo più o meno questa faccia qui: O_______________O, la signora cominciò a spiegarmi che il cane era sicuramente africano, perché “anche se era luglio, non tirava mai fuori la lingua”. A quel punto la interruppi balbettando  l’obiezione più scontata, quando si parla di presunti rhodesian: “Ehm… signora, ma non ha la cresta!”
“Eh, adesso no che non ce l’ha! – fu la pronta risposta – Quella gli viene solo quando si incazza!”

Rhodesian_ridgeback_head_studyVARIETA’ ALTERNATIVE – Mi dispiace moltissimo di aver smesso di frequentare le expo prima che il RR diventasse di moda: perché credo che oggi si potrebbero scoprire moooolte varietà alternative in più (anzi, se le avete sentite siete pregati di comunicarmele).  Nella mia limitata esperienza io finora ho sentito soltanto un “Rompesian” (cane molto distruttivo?), un “Rhodesian Ridge” (probabilmente protagonista della versione canina di Beautiful) e un “Rodean Back” (cane che monta cavalli selvaggi?). Più, ovviamente, un’overdose di “quel cane con la cresta”, “quel cane coi peli dritti sulla schiena” (che mi fa ricordare immancabilmete l’aneddoto di cui sopra), “quel cane col pelo al contrario” e così via.

rhodesian-ridgeback-02ASPETTO GENERALE – Strafigo senza essere appariscente. Che, se ci pensate su un attimo, non è mica cosa da poco.
Il Rhodesian Ridgeback (spesso abbreviato in RR, come la Rolls Royce) è un “cane fatto a cane”, senza stranezze morfologiche (a parte la cresta, ovviamente), senza colori particolari (è sempre e solo color frumento, dal chiaro al rossiccio) per di più a pelo corto. Che cos’ha di così interessante da essere sul punto di diventare un cane di gran moda? La particolarità della cresta certamente non basta da sola a spiegarne il successo: il fatto è che proprio un bel cane. Punto e basta. Il brutto è che lo sa. E se la tira una cifra.

 CARATTERE ED ATTITUDINI –  Partiamo dalle attitudini, perché il Rhodesian è stato selezionato per la caccia al leone. No, dico: al leone, mica ai gatti del vicino. La cresta è proprio una caratteristica che gli deriva dai cani degli Khoikhoi, popolazione indigena dell’Africa australe: erano loro ad averla, nessuno ha mai saputo perché né percome. Si sa invece che i loro cani cacciavano i leoni in gruppo, bloccandolo e minacciandolo senza però provare a combatterci (mica scemi…), in attesa dell’arrivo dei cacciatori umani.

le-rhodesian-ridgeback-un-baroudeurIl carattere del RR è stato definito “fiero”, “dignitoso”, “distaccato” e così via: ma dopo averne (finalmente) conosciuti un po’, la migliore definizione che ho letto è quella di “quasi arrogante”.
Anzi, io toglierei pure il “quasi”.
Il Rodhesian si sente palesemente superiore a qualsiasi altro cane, ma anche a qualsiasi altro essere vivente. Gli umani, poi… ahah! Quando uno è abituato a giocarsela con i leoni, figuriamoci quanto lo possono impressionare degli stupidi bipedi sprovvisti di naso, lenti come lumache e forti come pesci rossi.
Sarà per questo che, quando provi a lavorare con uno di loro, ti senti giudicato (e clamorosamente smerdato) ancor prima di aver accennato ad insegnargli un “seduto”. Sulla testa del RR appaiono fumetti chiari come insegne al neon, che dicono cose tipo: “Dovrei mettermi seduto? E perché?”; “Terra? Tu sei scema, l’erba è bagnata, sdraiatici tu”; “Vieni? Sì, dopo, col calma: adesso ho da fare”.  E così via.

sunny_giocaAll’ultimo seminario che ho tenuto a Fermo c’era una femmina di Rhodesian, Sunny, che ci guardava con palese schifo quando le proponevamo qualsiasi tipo di gioco. Per questo ho goduto come un riccio vedendo apparire su FB la foto qui a sinistra, una settimana circa dopo il seminario: perché mi auguro di aver avuto un po’ di merito in questo successo. In realtà, però, Sunny deve essersi convinta (ripensandoci su per giorni) che giocare potesse anche essere divertente. Ma se non si convinceva lei, col cavolo che si sarebbe ottenuto un qualsiasi risultato.
Il Rhodesian è sempre un cane riflessivo, controllato, equilibrato: gli estranei li guarda con lo stesso interesse che riserverebbe a una pietra piatta, mentre gli umani di casa li ama moltissimo e li difende con determinazione. Però anche l’amore te lo dimostra a modo suo: mai in modo troppo sdolcinato, per carità. Non sia mai. Una scodinzolatina, una musatina, una zampatONA (ha dei piedi che fanno provincia) sono il massimo dell’enfasi.

FutureChampsNota: poiché l’Italia non è che pulluli propriamente di leoni, anni fa (parecchi anni fa) qualche bello spirito ha pensato di allevare RR piuttosto aggressivi, pensando di poterli vendere meglio come cani da guardia. Fortunatamente gli allevatori seri hanno bloccato sul nascere questa tendenza ed oggi praticamente tutti i Rhodesian sono veri modelli di equilibrio.
E’ un cane addestrabile? Ma sì, certo: dopotutto è un cane!
Però devi: a) non provare neppure a importi con le maniere brusche/forti: ti riderebbe in faccia; b) non chiedergli di rifare due volte di fila la stessa cosa: ti guarderebbe col fumetto che dice “ANCORA?!? Già mi sono rotto le palle la prima volta, figuriamoci se me lo chiedi una seconda”; c) non pretendere che si comporti da stupido robottino esegui-ordini (tanto non lo farebbe neanche morto), ma convincerlo che quello che si sta facendo insieme ha uno scopo. Pazienza se non c’è il leone da attaccare tutti insieme… ma qualcosa dev’esserci: qualsiasi attività deve avere per lui un’utilità reale, per i giochetti non ha né tempo né voglia.
E’ difficile convincerlo a collaborare con noi?  SI!
Sappiatelo e stampatevelo bene in testa, che ve lo metto anche in grassetto: questo NON è un cane per tutti.
Non lo si può scegliere solo per avere il “cane figo con la cresta”; ha assolutamente bisogno di essere educato con mano dolce, ma anche ferma; devi dedicargli tanto tempo, anche perché puoi scordarti di farlo lavorare per più di dieci minuti alla volta (si scoccia e ti pianta lì come un palo nella vigna).

TESTA – duretta, come si sarà probabilmente intuito. Però ricordiamo che i cani meno docili sono spesso i più intelligenti: e il RR è un vero genio (del male, in alcuni casi: tipo quando impara ad aprire il frigo, prelevarne il contenuto e richiudere la porta. Per la serie: il delitto perfetto). Morfologicamente parlando, la testa è quella tipica di un braccoide. Ogni tanto, quando il cane se la tira troppo, gli si potrebbe ricordare che il suo Standard originale Lo redatto da Francis R. Barnes nel 1922, si basava su quello del dalmata.

khoiOCCHI – Ricordate cos’ho scritto poc’anzi, a proposito del metodo di caccia del Rodhesian? Ecco, lui fa così ancora oggi, se deve lavorare come cane da guardia: blocca l’intruso con l’abbaio, ma soprattutto con il suo sguardo di cane che fa assolutamente sul serio. E’ uno sguardo enigmatico, reso ancor più profondo dalle leggere rughe sulla fronte: sembra sempre che intenda dirti “se fai ancora un passo ti mangio”, anche quando in realtà sta pensando “non è che per caso hai un wurstel in tasca?”.
Sta di fatto che l’intruso, solitamente, si ferma.

bacioNonostante l’arroganza, è anche capace di fare lo sguardo tutto cuoricini: non tanto per fame (se la tira troppo anche per mendicare cibo), quanto proprio per amore… sempre se siete stati in grado di meritarvelo e conquistarvelo. Altrimenti verrete giusto degnati di quel tanto di affetto che basta a giustificare il fatto che lui sia un cane (se nasci cane, devi amare per forza: non si scappa), ma i bacini della foto a destra ve li potete sognare.
A proposito della foto a destra, quelli ritratti sono Paolo e Khoi, due amici che mi stanno particolarmente simpatici.

paoloAnzi, mo’ ve li mostro anche a figura intera, così vedete che Paolo ha un problema fisico, dovuto ad un incidente di paracadutismo, e che nonostante questo ha saputo creare un rapporto specialissimo con il suo RR.
Però, attenzione a non farsi ingannare dalle apparenze: se avete pensato “oh, poverino”, siete sulla strada più sbagliata del mondo. Questo signore qua, tanto per cominciare, di professione fa il pilota (e non solo: a forza di battaglie è riuscito ad ottenere l’abilitazione a pilotare aerei con speciali comandi per chi non ha l’uso delle gambe e adesso spera anche di aprire una scuola), fa una miriade di sport, è sempre in giro per il mondo e – detto papale papale – si gode talmente la vita che a me, di solito, viene molto più da invidiarlo che da compatirlo.
khoi_zampeDi cani ne ha due: e confesso di non ricordare il nome della bianca fanciulla, ma ve la mostro in questa foto in cui potete anche vedere una tecnica alternativa di caccia del RR (magari con un leone non funzionerebbe altrettanto bene, ma non cerchiamo il pelo nell’uovo).
Comunque, ciò che volevo dire è che non si deve pensare al Rhodesian come cane “da pet therapy”: primo, per il palese disinteresse –  diciamolo, al limite dello schifo – che prova per gli estranei; secondo, perché lo specialissimo rapporto che esiste tra Paolo e Khoi è dovuto al fatto che Paolo e sua moglie Sonja, con questo cane, ci hanno lavorato (e continuano a lavorarci) moltissimo.

ORECCHIE – Da Standard: “inserite piuttosto alte, di medie dimensioni, piuttosto larghi alla base, diminuiscono gradatamente, fino a una punta arrotondata. Devono essere portate aderenti alla testa“. Ma perché gli Standard non dicono mai le cose più importanti? Per esempio, qui bisognerebbe assolutamente aggiungere: “sensibilissime al minimo fruscio di lucertola, capace di scatenare una inseguimento di millemila chilometri, possono diventare totalmente insensibili a termini come “vieni qui”, “resta!” e soprattutto “NO!“.

rhodesian-ridgeback-pictures-91ARTI – sono quattro, ma sembrano diciotto, a giudicare dalla velocità con cui si muovono quando il cane decide di correre davvero. Non è che lo decida spesso, in realtà: di solito trotterella in giro con l’aria di chi non ha nessuna intenzione di sforzarsi più di tanto. Poi, di colpo, vede la lucertola di cui sopra, o lo scoiattolo, o qualsiasi altro animaletto che gli faccia ricordare di essere un fiero cacciatore… e allora parte a quattromila all’ora. Finché è cucciolone va sempre a quattromila all’ora, però con un andazzo completamente disarticolato che fa schiattare dalle risate: alterna lunghe falcate a salti stile coniglio, sembra che debba passarsi le zampe sopra le orecchie, dà sempre l’idea di doversi scatafasciare a terra da un momento all’altro (in realtà, quasi sempre, riesce a rimanere in piedi: come, non si sa).

Rhodesian_Ridgeback_RunningDa adulto è tutta un’altra cosa: elegantissimo, ti incanti a guardarlo correre. Dopodiché ti risvegli dall’incanto e ti ricordi di chiamarlo, ma lui è già arrivato a millemila chilometri da te. E torna solo se sei stato eccezionalmente bravo nell’educarlo.

CODA – “Di moderata lunghezza”, dice lo Standard. Sarà.
E’ comunque abbastanza lunga da ammollarti frustate capaci farti venire i lividi blu sulle gambe. Quando succede, ringrazi il cielo per il fatto che questo non sia un cane esageratamente espansivo e che quindi non scodinzoli mai con eccessiva enfasi.

kioni-9-weeks-8CONCLUSIONI –  Sarà meglio che ci arrivi in fretta, alle conclusioni, visto che ho scritto un papiro… ma questa è una razza terribilmente affascinante, che magari non ti fa secco al primo sguardo (anche se la naturalezza, l’equilibrio delle forme, l’armonia dell’insieme colpiscono ancor più della famosa cresta) ma che ti conquista fino all’osso se solo riesci ad averci a che fare per qualche minuto.
Bisogna però ricordare che, a parte gli scherzi e qualche esagerazione che di default DEVE rientrare nei “veri Standard”, questa è una razza piuttosto complicata da vivere e da gestire.

finesseCerto, anche il Rhodesian sa fare il pagliaccione, sa giocare (se ne ha voglia), sa fare le feste: però tutto nella dovuta misura. Quindi, se volete il cane tutto coccole e distintivo, non è questa la razza per voi. Non lo è neppure se volete il festaiolo coatto, amico di tutti: i “tutti” vengono, al massimo, tollerati (bambini estranei compresi), ma quasi mai considerati come degni di un secondo sguardo (e figuriamoci di amicizia).
E’ un fiero cacciatore, abituato a lavorare in branco: quindi, se non gli date le stesse opportunità, si annoierà a morte (non servono necessariamente i leoni, ma qualcosa di interessante SI).
Non è esattamente un “cane da lavoro”, per quanto esistano Rhodesian addestrati per varie attività: personalmente ritengo i loro conduttori persone degne di grande ammirazione, ma anche con un fondino di masochismo). Come cane da guardia ha il suo perché, ma di certo non è il massimo che offra la cinofilia in questo settore.
Tutto questo dovrebbe impedire alla razza di diventare di moda… e invece, purtroppo, è proprio quello che sta succedendo. Per questo l’unica cosa davvero seria che posso dire, al termine di un articolo umoristico, è: “pensateci bene”.
Una cresta, per quanto originale, non può essere il solo motivo per cui si sceglie un cane.

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Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). Ci ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.

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