lunedì , 20 novembre 2017
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Anche la Cina scopre il cane-status symbol: questo non è progresso…

tibetan_mil1di VALERIA ROSSI – Mi segnalano stamattina una notizia che, ad una prima occhiata, mi è sembrata vecchia: avevo infatti già sentito parlare parecchio tempo fa di un Tibetan Mastiff venduto a peso d’oro, oltre un milione di euro.
Invece non si tratta dello stesso cane, ma di un altro: stavolta si parla di un cucciolone pagato un milione e quattrocentomila euro (12 milioni di yuan), contro gli 1,1 milioni del primo caso finito agli onori delle cronache.
Bene (anzi, malissimo): se del primo caso non avevo ritenuto di dover parlare, visto che l’avevo considerata la singola eccentricità di un folle Paperone con gli occhi a mandorla, una storia che si ripete diventa degna di maggiore attenzione.
E lo diventa perché non è affatto bello che la Cina, diventata indubbiamente la nuova potenza economica mondiale (abbinando questo suo successo – come è noto – al totale disprezzo dei diritti umani), viaggi a tremila all’ora verso un consumismo sfrenato che poggia sull’ignoranza.
Sul lato umano ci sarebbe fin troppo da dire: ma non è mio compito – e sicuramente non è tra gli intenti di questo blog – disquisire di questo. Noi ci limitiamo a parlare di cani… ma anche parlando solo di cani, fa un po’ specie leggere sul “Corriere” che l’allevatore del cucciolo iperpagato ha giustificato la cifra folle sostenendo che i suoi cani portano fortuna (e vabbe’), ma soprattutto che “hanno sangue di leone“.
Maddài.
Se è stata una boutade ad uso e consumo dei giornalisti, allora passi: ma se costui è davvero convinto di far credere cotanta panzana al resto del mondo (e se magari se l’è bevuta anche il suo cliente), allora siamo messi davvero male.
I cinesi pensano davvero che gli occidentali possano bersi la storia di un cane che si accoppia – di fatto – con un gatto?

tibetan_mil4Quando leggo queste cose mi viene in mente l’origine di molti cani cinesi – dal pechinese al chow chow – che si basano sulla leggenda del cane-leone e soprattutto sull’idea che gli antichi asiatici avevano del leone, non avendone ovviamente mai visto uno.
Le statuette qui a destra dimostrano che le idee erano un po’ confuse, e confuse rimasero quando cercarono di creare cani che somigliassero a questa immagine, e non a quella di un leone vero.
Però, uno pensa: stiamo parlando di mille anni fa. Oggi il mondo è un filino cambiato, c’è la televisione, c’è Internet… uno straccio di documentario probabilmente riescono vederlo, prima o poi, anche i popoli più poveri e primitivi: figuriamoci se non ci riescono i cinesi, che stanno conquistando il mondo anche dal punto di vista tecnologico!
E invece… mah. Non so mica come siano messi esattamente in campo culturale, specie quando si parla di animali.
E’ solo dell’anno scorso l’altra notizia tragicomica del Tibetan mastiff spacciato per leone addirittura da uno zoo cinese che non era in grado di mantenere veri animali esotici e che quindi si è arrangiato come poteva.

tibetan_mil3Anche quelle foto avevano fatto il giro del web: e in quel caso, personalmente, avevo pensato a una clamorosa bufala. A quanto pareva, infatti, lo scandalo era scoppiato solo quando il presunto “leone” si era messo ad abbaiare…
Se si mettono insieme tutte queste notizie, però, qualche dubbio sorge: e se fosse tutto vero?
Il dubbio, ovviamente, riguarda il benessere di questi cani. Perché se uno si compra un Tibetan Mastiff pensando che abbia sangue di leone, se accetta senza problemi che venga toelettato con clamorose cotonature che ricordano appunto una criniera, se “di gran moda” sono diventati soltanto i Tibetan rossi, proprio perché ricordano il colore del leone… poi come caspita verranno trattati, questi animali?
Lasciamo pure da parte quello ficcato in uno zoo: io mi chiedo anche come staranno ‘sti poveri cani pagati cifre iperboliche, ma forse considerati anche pericolosi predatori da tenere magari in gabbia tutta la vita.
Non lo so. Non è facile neppure avere notizie dai cinesi, che sono un popolo abbottonatissimo che non si apre al resto del mondo se non per fare business: quello che so è che qualche anno fa, per esempio, furono i giapponesi a fare incetta di cani da show, a loro volta strapagandoli. Dopo aver acquistato praticamente tutti i campioni americani disponibili, i giapponesi cominciarono a visitare anche altri Paesi ed approdarono anche in Italia: nel frattempo, però, si era scoperto che i loro cani venivano tenuti sempre e solo in kennel, uscendone solo per girare sul ring delle expo. Io stessa venni approcciata da un giapponese con tanto di interprete al seguito, che mi offrì una cifra iperbolica per un mio maschio husky: non si parlava certo di cifre come quelle citate sopra, ma vi garantisco che di zeri ce n’erano parecchi, molti più di quanto fossimo abituati a considerarne sul mercato cinofilo (ovviamente, avendo già saputo che tipo di vita avrebbe fatto il mio cane, col cavolo che glielo cedetti).

tibetan_mil2Adesso al Giappone è subentrata la Cina, e la domanda si fa ancora più inquietante: come vivranno i cani?
No, perché il Giappone, se non altro, ha una cultura molto rispettosa della vita (e anche dei cani: non per niente le loro razze sono considerate “tesori nazionali”): è vero che li tengono in kennel, ma è anche vero che vivono in case di carta e quindi, forse, qualche buon motivo ce l’hanno.
I cinesi, invece, di rispetto per la vita (anche umana) finora non ne hanno dimostrato granché: se a questo aggiungiamo che vanno a visitare zoo con i cani in gabbia, e che li distinguono dal leone solo quando abbaiano… non lo so, ma a me qualche brivido per la schiena passa.
Perché già è triste che l’idea di “progresso” e di “sviluppo” passi per il consumismo più becero e per gli status symbol: ma se poi questo consumismo vede come protagonisti gli animali, e se si accompagna a una crassa ignoranza su cosa sia realmente un cane e sulle esigenze che potrebbe avere… allora penso che forse gli animalisti – quelli seri – un’occhiata alla Cina dovrebbero provare a darla. E provare a capire quello che sta succedendo.

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Informazioni su Valeria Rossi

Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). CI ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.




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