mercoledì , 22 novembre 2017
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Non c’è più gusto nemmeno a provocare…

di VALERIA ROSSI –  Questo venerdì mattina è stato piuttosto intenso: prima metter su un paio di articoli, poi correre al campo a fare lezione, poi preparare la valigia che al pomeriggio si partiva per Rimini, poi allestire qualcosa di commestibile… avendo tante cose da fare, le ho fatte così di corsa che mi sono ritrovata ancora qualche minuto libero  prima del treno. E quando ho qualche minuto libero, di solito, faccio una puntatina sull’ex newsgroup cinofilo che bazzico da quindici anni, oggi “trasferito” su FB.
Ci trovo il solito manifesto animalista capace di farmi venire le bolle: “Mentre tu compri un cane, un altro muore per strada: NON COMPRARE, ADOTTA”.
Sotto, i soliti commenti di altre persone a cui frasi come questa fanno venire le bolle… e poi quello che a me appare come un vero colpo di genio: un’amica, infatti, commenta: “Mentre tu partorisci tuo figlio, migliaia di bambini nel mondo muoiono: NON PARTORIRE, ADOTTA!”
Rubo immediatamente la frase, cerco una foto forte per rendere la cosa ancora più provocatoria… e partorisco questo “manifesto” che pubblico sul mio profilo:

nonpartorire
Dopodiché… che succede?
Che una marea di persone commenta la provocazione prendendola sul serio.
Si va da quello che fa disquisizioni filosofiche sul fatto che scegliere un cane o un bambino non sia la stessa cosa (MA VA?!?) a quello che, nientemeno, mi rinfaccia di aver firmato (insieme ad altre cinquanta persone, peraltro) l’esposto alla Procura che ha dato il via alle indagini sull’inquinamento mortale prodotto dalla centrale a carbone della mia ex città, che ha portato al temporaneo sequestro della suddetta in attesa che i suoi proprietari e dirigenti ottemperino agli obblighi di legge e smettano di far fuori adulti e bambini (a Savona e dintorni, come hanno dimostrato varie perizie, muore un bel 30% di gente in più rispetto al resto della Liguria… che è già parecchio inquinata di suo). Questo strenuo difensore del lavoro a tutti i costi (che già qualche giorno fa aveva minacciato di “mandarmi sotto casa” il personale della centrale a cui, secondo lui, avrei tolto il pane dalla bocca) mi scrive: “È incredibile… sei un mito… dopo aver tolto il posto di lavoro agli operai della centrale elettrica… adesso suggerisci alle mamme di fare da chioccia ai figli degli altri…“.
E se già trovo decisamente orripilante che ci sia ancora gente capace di pensare che uno stipendio a fine mese sia più importante della salute di un’intera cittadinanza (che comprende ovviamente gli stessi operai, visto che muoiono pure loro come mosche), ancor più cinica e disgustosa mi sembra quella frase sul “fare da chioccia ai figli degli altri”, come se i “figli degli altri” fossero bambini di serie B e adottarli fosse una sorta di crimine.

Ovviamente io non ho mai suggerito seriamente di adottare anziché partorire (ma per favore…!): la mia era, appunto, una provocazione tesa a far capire l’assurdità del messaggio “se compri un cane ne ammazzi un altro”, paragonandolo all’altrettanto folle messaggio “se partorisci ammazzi un bambino”.
Ma fosse stato solo ‘sto tizio, a non aver colto il sarcasmo…
I commenti sono stati una settantina, moltissimi dei quali prendevano la provocazione alla lettera (mentre altri si sforzavano di spiegarne il vero significato (tipo: “il messaggio è rivolto solo a chi attacca gli allevatori e chi preferisce prendere il proprio cane in un allevamento per scelta… non è ne contro la genitorialità nè contro chi non mostra preferenze tra allevamento o adozione”. Oppure: “Davvero la gente non si rende conto che il messaggio é “Una frase come quella riportata sotto bianco su nero é tanto grottesca quanto una frase come quella riportata sopra nero su bianco?“)
In realtà è proprio così: la gente non coglie più il sarcasmo, né la provocazione.
Tanto che è arrivata anche  l’immancabile maledizione di turno: “Dovresti vergognarti Valeria Rossi sta cosa è di pessimo gusto! specie per chi oltretutto non riesce neanche ad avere figli e spera di poter veramente adottarne uno… Il tuo è un paragone del tutto fuori luogo auguro veramente a chi lo ha creato di non poter averne di figli... i cani che si comprano hanno la possibilità di essere più visti. i cani da adottare e che non vengono adottati purtroppo no… se la cosa ti da tanto fastidio e ti fa crescere una coda di paglia dietro al sedere, non sono problemi dei cani in canile o in strada… e ripeto per difendere quei tre o quattro allevatori seri, tu stai offendendo non solo i cani in canile, ma anche madri, non madri che ci provano da anni e anche quei poveri bambini che non hanno colpe ad essere nati in un mondo che non li sfama! vergognati veramente!”
Purtroppo per questa commentatrice, abbiamo già dato: il figlio ormai l’ho fatto. Però, se la cosa può farle piacere, le dico anche che non posso averne altri. Mi dispiace informarla che non è stata la sua maledizione: è stata un’altra cosetta che si chiama menopausa e che rende piuttosto problematica la procreazione a tutte le donne della mia età… ma insomma, si accontenti!
Scherzi a parte – e a parte ogni considerazione sul fatto che gli accidenti ormai vengano via davvero per poco, cosa che continua a procurarmi un certo turbamento – io resto davvero allibita di fronte a tutte queste persone che non riescono a cogliere il senso di ciò che si intende dire.
Resto altrettanto allibita di fronte a dichiarazioni come “i cani che si comprano hanno la possibilità di essere più visti, i cani da adottare invece no”. Se guardo solo la mia personale bacheca, ci trovo ogni giorno millemila annunci di cani da adottare e nessunissimo annuncio di cucciolata da vendere: e non perché li cancelli, visto che non sono graditi… ma proprio perché da quando sono su FB sarà successo due volte che qualcuno abbia tentato di metterceli.
Invece gli annunci  e gli appelli di adozione sono davvero ovunque, sul mio profilo e su quello di tutti i miei amici di FB. Sostenere che abbiano meno visibilità mi sembra pura follia.
Se non hanno il successo che meriterebbero, forse (forse, eh?) bisognerebbe chiedersi come mai. Io ripeto da sempre che i maiuscoli, l’overdose di vocali, lo strappalacrimismo coatto (tipo “salvate questo angelo pelosooooo! si sta lasciando morireeee!”) e tutto il repertorio standard degli animalisti fa presa su un numero risicatissimo di persone; che raccontare storie di passati difficili, maltrattamenti, torture e affini (talora solo presunti) rischia di far smettere di leggere alla seconda riga, perché a nessuno fa piacere sentir parlare di atrocità e quindi la reazione più immediata è quella di rifiuto (non parliamo poi di quando il racconto è corredato da foto); che sarebbe sicuramente MOLTO più efficace mettere una bella foto del cagnolino da salvare, elencando le sue qualità anziché porre l’accento sui difetti di chi l’ha abbandonato, facendo quasi un paragone diretto con chi non l’ha ancora adottato.

Il mio messaggio, infatti, voleva essere soprattutto questo: “Finchè continuerete a dare addosso a chi fa scelte diverse da quelle che piacerebbero a voi, anziché limitarvi a promuovere quella che preferite, vi procurerete più antipatia e rifiuti che seguaci, quindi farete l’esatto contrario dell’interesse dei cani di canile“.
Un conto è dire ad una persona “Guarda, potresti fare un’opera buona”, e un altro è dirgli “Brutto stronzo di un pezzo di merda, perché non hai ancora fatto un’opera buona?”.
A me sembra che la differenza dovrebbe saltare agli occhi di chiunque: a quelli di chi promuove adozione di cani, così come a quelli di chi cerca di diffondere abitudini alimentari rispettose degli animali.
Evidentemente, però, non è così. Non salta agli occhi una verità che dovrebbe essere lampante (e cioè che suggerire gentilmente è più produttivo che insultare e maledire), così come non saltano agli occhi le provocazioni, l’ironia, il sarcasmo.
E non soltanto nelle cose serie, visto che puntualissimamente, per esempio, ogni volta che scrivo un “vero standard” umoristico, arriva qualcuno a difendere indignato la lesa maestà di questa o quella razza.
A me, che ho sempre cercato di vedere il lato comico di ogni cosa (anche perché sono profondamente convinta che senza ironia – ed autoironia – la vita diventi davvero triste), fa davvero paura questo dilagare della “presa alla lettera” di qualsiasi scherzo, beffa, canzonatura.
Mi viene in mente una frase letta in un romanzo di Stephen King, quando il titolare di un’officina entra nel locale totalmente deserto e dice, scherzando, al suo operaio: “C’è un bel viavai, eh, oggi?”. E l’altro gli risponde: “No, veramente non è venuto nessuno!”.
Quell’operaio, però, viene descritto come un ragazzotto un po’ debole di mente: invece qui sta succedendo la stessa cosa a gente che teoricamente dovrebbe essere normalissima.
Ma se a queste persone bisogna spiegare pure le barzellette… come sarà mai possibile passare un’informazione corretta, far capire un messaggio, avere un dialogo minimamente costruttivo?
Su Facebook, alla fine della trafila di commenti, ho espresso la seguente amarissima opinione: “Sarà che a forza di sentirci propinare barzellette come se fossero verità assolute, non riusciamo più a distinguere. Chi ha voluto rincoglionire in massa gli italiani c’è riuscito alla perfezione”.
Temo che ci sia molto di vero: tanto che la mia coda di paglia, a volte, mi viene proprio da infilarla tra le gambe e tenerla lì, rinunciando a qualsiasi ulteriore tentativo di discussione.

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Informazioni su Valeria Rossi

Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). CI ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.




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