venerdì , 17 novembre 2017
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Avola, missione Cultura

avolascuoledi MARCO ANSELMINO – Avola, ci arrivo di mercoledì sera. Appena atterro mi aspetta una volontaria. Di corsa a comprare qualche guinzaglio (i cuccioli del canile li rosicchiano), un po’ di biscotti (sì, con i biscotti i volontari cercano di socializzare prima e dare un minimo addestramento ai piccoli), un trasportino (domenica mattina parto con sei cani, e i kennel che abbiamo rimandato ad Avola dopo l’ultima spedizione non sono ancora tornati) e poi di corsa a trovare loro, quelli che per noi sono da difendere e da curare come se fossero tutti i “nostri bambini”!
E’ sera, ma loro sono sempre li che ti aspettano: qualcuno è nuovo, altri sono stati adottati e qualcun altro non c’è più, ma la moltitudine è li, un centinaio di code allegre!
Questo viaggio, però, non è stato “solo” per portare qualche cane alle nuove famiglie adottive (in circa quattro anni abbiamo fatto adottare oltre 400 cani avolesi, per la maggior parte cuccioli ma anche una quindicina d’adulti ed una decina di cani con handicap) ma per provare a fare Cultura!
La Cultura nella mia bella Avola l’abbiamo iniziata con un corso seguito da sette volontari quattro anni fa: eravamo io e Davide Cardia, insomma una piccola oasi nel deserto. Poi è arrivata in soccorso anche Valeria Rossi con i corsi aperti alla cittadinanza, e quest’anno persone da tutta la Sicilia hanno percorso centinaia di chilometri per seguire tre giornate intensissime.
La Cultura, questa volta, partiva con “Aurora – il sogno della liberazione”, film di Piercarlo Paderno, e poi da uno spettacolo impostato sulla mamma, che diventava di volta in volta la mamma umana e poi la mamma di un animale (serpente, cane, gatto). Si parlava di sterilizzazione, di microchip, di antropomorfizzazione, di storia, di scienze, di etologia, di legge, d’economia, di randagismo, di branco interspecifico.

avolascuole_gruppo1Eravamo alla “Prima” assoluta, non l’avevamo mai portato su nessun palco; provato con i due attori (Andreina e Gianni, che facevano da spalla al narratore) solo la sera prima… ma miracolosamente è andata bene!
Nella patria del randagismo e dell’ abbandono, è andata molto bene!
I ragazzi, i professori ed i volontari sono stati attenti sia al film che allo spettacolo, abbiamo ricevuto anche degli applausi (cosa non scontata!) e allo spettacolo è sempre stata presente anche l’assessore al randagismo Simona Loreto, che ci ha chiesto di riproporlo spettacolo in tutte le scuole avolesi, sperando che il seme della cultura cresca nelle nuove generazioni (visto che quelle attuali, a parte rari casi, a parere mio sono inadeguate).
Alla mattina teatro con i ragazzi, al pomeriggio randagi e Rifugio Sanitario.

Saro
Saro

Sui randagi incredibile la storia di Saro, cane sperduto nella campagna trovato mesi fa completamente invaso dalla rogna: ora la cura è finita e la rogna ha lasciato solo qualche segno sulla sua morbida pelliccia. Saro vive con Lola, cane del territorio sterilizzato. Saro è affettuosissimo: appena aperta la porta della macchina, non pensava al cibo ma mi saltava in braccio entrando in macchina con l’irruenza del “voglio le coccole”; una volta mangiato  tornava a farsi fare le coccole insieme a Lola, dolcissima anche lei.

Lola
Lola

Passata la mezz’oretta dedicata a loro, devo andarmene: Lola sembra capirlo e si sdraia tra i fiori, Saro non si rassegna e continua a saltarmi addosso come per dirmi di non lasciarlo.
Salgo in macchina tenendolo fuori a fatica, vuole entrare anche lui e mi impongo di non girarmi, ma poi lo faccio e finché può, finché ce la fa, lui insegue la macchina.
Vederlo fermarsi rassegnato ed esausto è un colpo al cuore, mi sono sentito un bastardo come colui che l’ha abbandonato.
Ogni giorno lo stesso lutto, i volontari che affrontano anche solo questo tutti i giorni sono degli eroi! Poi ancora altri ed altri randagi… sembra (ma non lo è) una guerra persa.
Tra i cani del Rifugio c’è quello non vedente con problemi neurologici che dà segnali sbagliati agli altri e qualche morso se lo prende, c’è il pastore tedesco con la leishmania a livelli stratosferici, ci sono i pit (uno di loro, Max, ha trovato adozione e salirà a Torino la prossima settimana), c’è Sic, il grosso lupoide nero dolcissimo ed intelligente (qualsiasi cosa che faccia controlla se viene premiato o no, e… o la ripete mille volte – ed in quel caso devi avere mille biscottini e mille carezze – o non la farà mai più), ci sono i “sette dell’apocalisse” e i due simil rott, c’è il maremmano (sembra di razza… o meglio, di cagnaro) e purtroppo sempre molti cuccioli.

CUccioli a casa dei volontari
Cuccioli a casa dei volontari

Ora vengo alla cosa che mi fa incazzare davvero: i cuccioli nati da randagi del territorio sono pochissimi!
Per la maggior parte sono figli di cani padronali quelli che troviamo dentro ai bidoni o buttati in borse e cartoni nelle campagne. Sì,  padronali, te ne accorgi perché hanno il cordone ombelicale attaccato e della mamma non si vede traccia, cuccioli alcune volte di poche ore, cuccioli che qualcuno poi pensa di buttare dentro al Rifugio, forse per lavarsi la coscienza, cuccioli che li morirebbero tutti (siamo ad oltre venti di quattro cucciolate diverse, due sono arrivati mentre ero li io), cuccioli che poi i volontari prendono in casa loro dandogli il latte e stimolandogli i bisogni ogni due ore, vedendone comunque morire oltre il 90%. Una tragedia annunciata.
Qualcuno ce la fa ed allora l’esperienza non solo medica ma anche educativa dei volontari cerca di “creare un cane adottabile”.
I volontari, ai quali cerchiamo di fare formazione continua, passano da dare le pastiglie e fare iniezioni, al togliere la cacca, a spazzolare per controllare che non ci siano pulci e zecche, a correre a casa ad allattare, a socializzare nella speranza d’un adozione… ma lì una casa la trovano solo i cani di razza (mediamente di cagnari, comprati in negozio). Per fortuna al Nord adozioni se ne fanno.

avolascuole_3Io non sono contro i cani di razza, anzi alcune razze sono stupende ed è un bene che ci siano;  una parte degli allevatori (non so quanto grande) sono delle persone stupende alcuni di questi – e ne conosco – aiutano anche i canili.  Non c’è alcuna concorrenza tra allevatori seri e canili, anzi Valeria ti rubo una frase: “chi compra il cane da un allevatore serio non lo abbandona, anche solo per il motivo che nel caso che il cane non sia più ben voluto l’allevatore se lo riprende ed il cane ha il microchip così non può essere abbandonato!”
Sono invece contro chi ha una cagna che non sterilizza e poi butta i cuccioli: questo sì che mi fa incazzare davvero!!!
In quattro intensi giorni ad Avola ho incontrato anche il sindaco, al quale abbiamo fatto una proposta suggerita sempre da Valeria la scorsa estate: chi sterilizza la sua cagna può avere uno sconto sulla Tares.
Questo giovane sindaco e la sua giovane assessore sembrano d’accordo, cercheranno di trovare in un bilancio dissestato i soldi necessari, anche perché si spenderebbe ora ma si risparmierebbe in futuro: e in futuro sarebbero risparmiate anche inutili sofferenze sia ai cani che ai volontari.
Sono fortemente contro alla proposta “chi adotta ha X agevolazioni”, sia perché uno che adotta deve farlo per motivi di cuore… e poi, dopo aver ottenuto lo sconto, chi garantisce che il cane non venga nuovamente abbandonato?  O che venga trattato degnamente?
Mentre una volta che il cane è sterilizzato, lo è per sempre!

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