mercoledì , 22 novembre 2017
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Una Mela a pelo duro: storia di un’adozione felice

Mela profilodi AGNESE WITKOWSKA  – Ho letto con molta attenzione la storia di Alice la segugia e questa lettura mi ha invogliato a condividere la nostra storia.
Vivo da sola con la figlia diciottenne e da quasi otto anni abbiamo ampliato la famiglia prendendo dal canile la segugia a pelo forte, Mela, di un anno all’epoca dell’adozione.
L’ inizio è stato difficile, come descritto nella vostra sezione sui cani deprivati e come da me atteso.
Quando realizzai che eravamo pronte ad accogliere un cane tutto nostro, ho deciso di fare una piccola differenza e di prendere un cane bisognoso d’affetto (lo so, lo sono tutti), problematico, con poche possibilità di trovare la casa, non più cucciolo.
Potendo dedicare il tempo, avendo le condizioni (appartamento in un grande giardino e in zona boschiva) e un po’ di esperienza (i miei hanno sempre avuto i cani), ho portato mia figlia Sarah al canile, quello della Muratella di Roma, dove abbiamo trovato personale davvero gentile, attento e preparato.
Mela ha catturato la nostra attenzione, affacciandosi paurosa da dietro la schiena del cane-capobranco del suo box. Tremava di paura, ma la curiosità era più forte del terrore.
L’abbiamo inizialmente presa in affidamento: solo dopo un controllo presso il precedente padrone cacciatore, e la successiva espropriazione, l’abbiamo potuta adottare defnitivamente.
Credo si sia persa (come descritto nella sezione – segugio): o forse era davvero trattata male, come è stato suggerito. Non so.
Di certo era un cumulo di nervi e di paure.

100_4212E’ stato come se ci fosse nato un figlio. Ci siamo concentrate su di lei in due settimane estive, non siamo andate in vacanza, alla fine delle ferie abbiamo limitato ogni impegno per stare più tempo possibile con lei.
Per i primi anni abbiamo dovuto fare l’attenzione a non tormentarla con i rumori forti (serrande, sportelli della macchina, un cucchiaio caduto in cucina…)
E lei è stata subito sorprendente.
Dalla prima mattina svegliatasi a casa nostra, ci ha fatto le feste come se vivesse lì da sempre.
Si faceva medicare (era stata sterilizzata prima di lasciare il canile) senza protestare, come se fossi la sua padrona.
Portata fuori nel bosco e lasciata libera correva entusiasta, facevo fatica a tenere il passo (e sono abbastanza allenata)!
Nei nostri otto anni di convivenza abbiamo fatto un lavoro notevole, coccolandola, incoraggiandola, facendole vincere le sue paure, tutto molto gradualmente.
Come con una bimba, durante le nostre passeggiate “a scopo sociale”, la facevo avvicinare gli altri cani dicendole di farsi coraggio, anche forzandola (un poco alla volta) quando l’altro animale si mostrava amichevole.

Mela sorridenteAlternavo lo stress con le lunghe corse nei boschi, tra i campi. Lì si sfogava felice e (giuro!) sorridente.
Per un periodo dopo il trasloco, prima che si sentisse a suo agio sul terrazzo della casa nuova, l’ho portata con me in ufficio. Viaggiava serena sulla metro e sul treno, purché la mia gamba fosse a portatata di naso.
Non potendola affidare a nessuno, nei primi anni, l’ abbiamo portata con noi ovunque: in macchina fino in Sicilia, sul traghetto, sull’aereo, sul treno.
Le bastava stare con noi per essere contenta.
Il suo volo, lungamente studiato con la veterinaria di fiducia, è stato superato a pieni voti, senza uso di medicinali.
Scendendo dal trasportino come se avesse fatto un giro in macchina era felice di poter passeggiare e sgranchire le zampe.
Successivamente ha accettato pian piano i nostri amici, anche se tutt’ora diffida dei maschi. Una delle pochissime volte che ha abbaiato, è stato al mio ex:  tutto dire…
Poi abbiamo stretto l’accordo di scambio canino con i proprietari di una boxerina, quindi qualche volta è rimasta “dagli zii”.
Oggi sembra un cane quasi normale;  “quasi”,  appunto…
Di recente ha sofferto un po di gelosia, quando – incinta del mio secondogenito – mi sono vista costretta… ad accogliere una gatta in fin di vita.
Questa soluzione si è rivelata utilissima nel affrontare l’arrivo del bebè: concentrata sulla ciotola della micia, dovendo far fronte alla condivisione della cuccia, quasi non ha notato il nuovo equilibrio familiare.
Faccio quindi un grande il bocca al lupo alla padrona di Alice: perché… ci si può fare!

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