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Emergenza informazione

em_vet3di VALERIA ROSSI – C’è un nuovo programma, su Sky, che si chiama “Emergenza veterinaria”. Una specie di E.R. degli animali, girato in una clinica veterinaria di Roma.
Non so, sinceramente, quanto possa essere accattivante per il pubblico “normale”, visto che è un po’ ad “andamento lento”: ma quando capita io lo guardo con piacere, perché mi diverto – rispolverando  i miei studi ormai secolari – a tentare di azzeccare diagnosi e terapie.
A volte ci riesco, a volte no: ieri, però, sono stata addirittura più brava dei vet protagonisti del programma, perché mi è bastata un’occhiata alla cucciolotta di bassotto dall’aria sofferente (i sintomi erano: vomito e diarrea) per diagnosticare senza tema d’errore: “cane dell’Est con parvovirosi”.
E infatti…
La parvo, purtroppo per la cucciola, è stata diagnosticata attraverso l’apposito test.
L’appartenenza alla categoria “cani dell’Est” (o comunque “cani di provenienza fortemente cagnara”), che per me era già stata evidente solo osservando la scarsa tipicità della bassottina, è emersa successivamente con chiarezza dal racconto agghiacciante del proprietario: il sedicente allevatore (ma cosa vuoi che allevi, quello…) gli aveva chiesto di riportargli subito il cane, perché “ci avrebbe pensato lui a farlo curare dai suoi veterinari”.
Tipica frase dei cagnari che, poi, se davvero qualcuno è così ingenuo da crederci, fanno immediatamente fuori il cucciolo e dopo una settimana te ne propongono un altro: a volte dicendoti che è lo stesso, guarito – mi è capitato addirittura che tentassero di rifilare questa palla con uno shih tzu col mantello diverso da quello precedente, raccontando che “il pelo, man mano che il cucciolo cresce, cambia colore”! – e altre volte confessando che il povero cucciolotto, pur curato con tanto amore, non ce l’ha fatta (difficile che ce la facciano, quando il “tanto amore” consiste nel buttarli, talvolta ancora vivi – altra bella scena vista di persona da un’amica allevatrice – nel bidone dell’immondizia), ma che loro sono persone serie e oneste e quindi te ne danno subito un altro.
Per la serie: cellulare, o televisore, difettoso? Te lo cambio.
Anzi, magari i cellulari provano pure ad aggiustarli, prima di buttarli via. I cani invece no, tanto a loro costano così pochi euro che non ne vale neanche la pena.
Il fatto che siano essere viventi e senzienti conta meno di zero.

em_vet2Bene, anzi male: il punto cruciale, durante la trasmissione, è stato il fatto che lo pseudoallevatore chiedesse ai proprietari di Lilly (così si chiamava la bassotta) di riportargliela subito, sottraendola quindi alle cure di emergenza a cui era stata sottoposta e costringendola ad un lungo viaggio senza alcuna assistenza medica, viaggio che evidentemente avrebbe potuto esserle fatale.
C’è stata quindi una discussione abbastanza accesa tra il proprietario (che dopo aver comprato il cane in chissà quale cucciolificio dei miei stivali, ed essendoselo ritrovato in fin di vita dopo 24 ore, credeva ancora alle parole del porco commerciante che gliel’aveva venduto, e quindi non capiva per quale motivo i vet romani volessero tenere lì la cucciola per qualche giorno) e la dottoressa che aveva preso in cura Lilly.
Ecco: in tutto questo, non si è fatto il minimo cenno né alla tratta di cani dell’Est, né ai rischi che si corrono acquistando cuccioli da fonti chiaramente cagnare (negozi, fiere, pseudoallevamenti multirazza eccetera), né al fatto che nessuna persona davvero amante degli animali (anzi, nessuna persona con un minimo di buon senso) si sognerebbe mai di chiederti di sottrarre un cucciolo a una terapia di emergenza per farlo “curare da altri”.
Niente, neppure una parola.
Hanno sciorinato leggi e regolamenti (anche a proposito del fatto che l’umano di Lilly, che in quel preciso momento ha cominciato a starmi sulle scatole, tentasse di svicolare dalle proprie responsabilità dichiarando che il cane non era ancora intestato a lui e che quindi, di fatto, non ne era il proprietario), ma non è stato fatto neppure un accennino-ino-ino alla provenienza della bassotta.
Anzi, il cagnaro è stato più volte definito “l’allevatore”, senza minimamente sfiorare l’argomento della sua competenza e senza neppure una frasetta piccola così sul fatto che un allevatore serio NON ti rifila un cucciolo così piccolo, che prima di venderlo lo vaccina e che quindi NON è proprio possibile ritrovarsi un cane ammalato di parvovirosi dopo 24 ore, se lo acquisti da un allevatore vero.
Niente. Silenzio di tomba.

em_vet1Alla fine i deficienti hanno deciso di riportare la cucciola al venditore e sullo schermo è apparsa la parola “DIMESSA”, anziché “CONDANNATA A MORTE” come sarebbe stato più realistico scrivere.
Una cosa da far rivoltare le budella.
Un’altra – l’ennesima – occasione persa dai programmi TV per far capire il dramma delle importazioni selvagge, per spiegare al pubblico che i cuccioli non si devono MAI comprare da certe fonti e così via.
Bastavano quattro frasi. Bastava chiedere alla famiglia dove avessero preso il cane.
Non c’era bisogno di fare nomi e cognomi, bastava una risposta generica, tipo “in un allevamento dove hanno cinquanta razza diverse” (tanto il programma è registrato, quindi si poteva concordare tutto il dialogo) e buttar lì qualcosa tipo: “Ma non sapevate che chi sostiene di allevare cinquanta razze in realtà importa cuccioli disperati dai Paesi più poveri, senza vaccinazioni e senza alcun criterio di allevamento? Bisogna fare attenzione alla fonte di acquisto”… blabla, due cosette così.
Bastava questo per fare un po’ di informazione come Dio comanda. Ed è evidente che la vet avesse capito benissimo qual era l’andazzo: bastava guardare la faccia che ha fatto quando le è stato detto che volevano riportare Lilly all'”allevatore”. Però non ha detto ba. O meglio, ha cercato (inutilmente) di convincere il tizio a farla parlare con il collega che avrebbe seguito la cagnolina, dopodiché un’altra vet si è limitata a spiegare che il loro dovere è accertarsi che un animale portato via dalla loro clinica abbia modo di proseguire correttamente le cure.
Dopodiché, ciao.
Dimessa.
Destinazione, bidone della spazzatura: ma questo i telespettatori non hanno avuto modo di capirlo.
E allora a che cavolo serve, fare trasmissioni come questa?
A che serve, se non si passano neppure quelle poche informazioni utili anche a chi veterinario non è, ed esperto cinofilo nemmeno?
Un “Grande Fratello veterinario” non serve a nessuno. E ho detto, all’inizio, che “quando capita, guardo con piacere” questa trasmissione: ma forse avrei dovuto parlare al passato, perché non credo che la guarderò più.

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Informazioni su Valeria Rossi

Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). CI ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.




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